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Buon Primo maggio. Ma adesso, lazzaroni, al lavoro!

Sempre pieni di inventiva, questi liberisti. Dopo attenta riflessione, e avendo constatato che nei giorni festivi chi non lavora ha più tempo per dedicarsi allo shopping, hanno partorito un’idea davvero acuta: tenere aperti i negozi anche il Primo maggio. Sai com’è. La gente se ne va a passeggio e guarda le vetrine. Vede tutto quel ben di dio, dai bikini in promozione al grana padano in offerta (8 e 50 al chilo, minimo un chilo), e smania dalla voglia di comprare. Comprare e risparmiare: praticamente il massimo. Pensa che bello, tornarsene a casa, già stasera, con quel magnifico costumino per il mare o quell’appetitoso taglio di grana... Sedersi in poltrona, rimirare gli acquisti, riflettere su quanto sono stati convenienti. E sentirsi felici.

Come dite? Che si tratta della “festa del lavoro” e che, tradizionalmente, i dipendenti di qualsiasi settore se ne stanno in ferie, con la sola eccezione di chi opera nei servizi essenziali? Ma basta! Diritti di qua, garanzie di là. E che cavolo. Mica siamo nei soviet. Si uccide la libera iniziativa, così. Si stecchisce la ripresa. Si depaupera il Pil. Si affossa il Paese. Si disonora la Patria. Si immiserisce la Repubblica (la quale, come afferma la Costituzione, “è fondata sul lavoro”... Beh, con qualche eccezione, certo).

Pensateci bene: perché mai non dovrebbe essere libero di esercitare la propria onesta e proficua attività anche il Primo maggio, l’operoso imprenditore che con tanta fatica ha messo su un negozio, o magari – sia detto a suo merito – un’intera catena? Perché mai dovrebbe restarsene inerte, in una giornata che si annuncia così remunerativa, l’alacre management che gestisce un centro commerciale tanto grande e accogliente – e costoso? E lo stesso, naturalmente, si può dire per innumerevoli altre imprese, dall’officina meccanica alla galleria d’arte, dal laboratorio d’analisi al centro di scommesse sportive. Eccetera, eccetera, eccetera. 

Suvvia. Il loro dinamismo merita il giusto riconoscimento. E sarebbe davvero assurdo che ciò non accada soltanto perché, finora, si è diffuso e consolidato questo malvezzo, questa fisima, questa pigra e compiaciuta abitudine di astenersi dal lavoro proprio nel giorno in cui esso andrebbe più intensamente celebrato. Lavorando con maggior lena, appunto. 

Ps Purtroppo i liberisti non sono venuti a capo – ma solo per ora, si intende – del seguente problema: se il Primo maggio lavorano tutti, o quasi, chi cazzo va in giro a fare lo shopping? Si attende con ansia l’avvento di un degno erede di Hayek, o di Friedman, per trovare la necessaria risposta.

Federico Zamboni


Prima Pagina 30 aprile 2010

C'è chi sceglie la frusta