Ottima scelta

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C'è chi sceglie la frusta

Quest’anno alcuni commercianti veneti hanno chiesto e ottenuto di aprire i negozi anche il 1° Maggio. Facciano pure: tanto, ormai, giorno più, giorno meno… La chiamano Festa del Lavoro, no? E allora, chi voglia sgobbi come tutti gli altri giorni. Quale miglior modo di festeggiare che non costringersi da soli a faticare come  sempre, allo scopo di racimolare un gruzzolo in più? Il tempo: questo l’unico bene a cui dovremmo dedicare non un giorno all’anno o alla settimana, ma quel che abbisogna tutti i santi giorni per godersi i frutti del lavoro. 

E invece no. Preferiamo la frusta e la catena di montaggio, mai morta, solo trasferita nel fondo del nostro subconscio. Mascheriamo con l’auto-convincimento delle frasi fatte e dei riti spenti l’unica ragione per cui osanniamo il lavoro: i soldi. Non raccontiamocela: siamo vittime di un meccanismo che ci siamo costruiti con le nostre mani, e a metterlo in moto è solo e soltanto il miraggio di gonfiare il conto in banca (e infatti le banche sono padrone del gioco). Uno dice: d’accordo ma poi con quei pezzi di carta la mia vita migliora, basta spenderli. E qui sta il tranello: li spendiamo per cose futili, cretinate infantili come la ‘tecnologia moderna’, o tutt’al più per intrupparsi in spiagge sommerse dall’umanità più caciarona e conformista. Li dobbiamo spendere, quegli stramaledetti bigliettoni, altrimenti crolla tutto il sistema. L’economia si ferma, il lavoro scompare, e si torna al valore d’uso delle cose: sono fortunato se ho una casa mia e di che vivere decentemente, non se ho l’ultimo modello di telefonino o l’auto che va a 200 all’ora. Il motto dell’uomo liberato: accumulare stanca.

La dignità non si acquista lavorando, perché la dignità non si compra. Perciò, se esiste un Dio che non faccia l’operaio o l’impiegato, lo preghiamo di liberarci dalla retorica del “posto”, del “mercato del lavoro”, della “produttività”, della “qualificazione”. Lavoriamo, sì: ma per fare ciò che ci fa sentire vivi. E poi godiamoci la vita. 

Alessio Mannino

 

 

Buon Primo maggio. Ma adesso, lazzaroni, al lavoro!

Il fumetto del razzismo