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Il fumetto del razzismo

Tin Tin, storico personaggio del fumetto creato dal belga Hergé nel 1929, è stato accusato di razzismo da un cittadino congolese che vive da anni in Belgio. Non ci sarebbe nulla di nuovo per il nostro eroe se non fosse che il congolese ha deciso di adire al tribunale affinché il fumetto scompaia addirittura dagli scaffali.

Tin Tin non è certo nuovo ad accuse di razzismo, il fumetto incriminato “Tin Tin in Congo” nelle librerie era, infatti, già passato dalla sezione ragazzi a quella adulti. Mossa condivisibile questa, ma non di più, il fumetto è del 1931: arrivare al divieto è una aberrazione inaccettabile, considerato anche che nel dopoguerra in diversi episodi i testi di Hergé erano già stati modificati per renderli accettabili alle nuove sensibilità post belliche. 

Bisogna ammettere che Tin Tin non è affatto esente da forme razziste e politicamente scorrette, almeno nelle edizioni originali, e certo in Congo i belgi si comportarono in maniera che, anche all’apice del periodo coloniale, era considerato inaccettabile, fatto che giustifica l’ipersensibilità dell’ex coloniale, ma non le misure censorie che pretende.

Nulla può arrivare a giustificare il divieto dell’album: anche se è solo fumetto è documento storico che rappresenta le sensibilità (o insensibilità di un’epoca). Alcuni, ad esempio, ritengono che Tin Tin sia un personaggio che ad Hergé, che aveva note simpatie Rexiste, fu ispirato da Lèon Degrelle, fondatore del detto movimento di estrema destra e che combattè con le SS fino alla fine del Reich. Certo, personaggio oggi poco raccomandabile come esempio all’infanzia, il che giustifica  l’averlo tolto dallo scaffale “ragazzi”, ma non il toglierlo dalla sezione adulti rendendo così inaccessibile della documentazione di un certo interesse per la ricostruzione storica, che non deve essere privilegio di pochi studiosi ufficiali autorizzati.

Tin Tin si potrebbe dire che è “solo” un fumetto, ma se passa questo concetto di censura retroattiva quanta letteratura “maggiore” rischierebbe di essere colpita? Quanti libri scomparirebbero dagli scaffali? Robinson Crusoe, tanto per citare un titolo, col suo “Venerdì” dovrebbe anch’esso venire messo al nuovo “indice” dei libri politicamente scorretti o subire ampie operazioni di editing prima  che ne sia nuovamente permessa la lettura da parte del grande pubblico da educare al pensiero unico dominante?

 Se può essere accettata una censura, anche se qualsiasi censura è dura da mandar giù, sulle nuove produzioni, che senso ha censurare la storia? I libri, anche se a fumetti, non possono venire vietati né messi al rogo, neppure se sono libri che contengono cose malvagie, perché tutti i libri che sono stati messi al rogo, dalla biblioteca di Alessandria al Terzo Reich, lo sono stati perché “cattivi”, ma ricordiamoci sempre che c’è da temere più di chi si arroga il diritto di decidere ciò che è bene e ciò che male, che non presunti propositi razzisti, espressi per di più in epoche che avevano altri valori, contenuti in un fumetto classico.

Non ha importanza se Tin Tin in Congo sia razzista o meno, la libertà che va difesa è quella di poter leggere qualsiasi cosa si desideri e che nessun libro subisca più l’indice o il rogo, anche perché come diceva Oscar Wilde “Non esistono libri morali o immorali, ma solo libri scritti bene o scritti male”.

Ferdinando Menconi


C'è chi sceglie la frusta

Secondo i quotidiani del 30/04/2010