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L'Iran sotto tiro (ma chi paga?)

Il Medio Oriente sta per esplodere. Chi ha seguito gli ultimi sviluppi del colloquio - naturalmente è un eufemismo - tra Usa e Iran sa che il conflitto è ormai dietro l'angolo. Manca, per ora, il casus belli. Ma come si conviene in circostanze del genere, la cosa è in "via di preparazione". 

Oltre al noto braccio di ferro sul nucleare iraniano, sul quale valgono le parole di Ahmadinejad "Potete tagliarvi la gola, saltare avanti e indietro, fare dichiarazioni e passare risoluzioni. Non fermerete il progresso e la ricostruzione della nazione iraniana", e quelle non meno decise dell'Amministrazione statunitense e dei suoi consiglieri alla Luttwak che vogliono "luce verde" per un bombardamento preventivo, si aggiungono i convitati di pietra - interessati - di Israele, Cina e Russia. Naturalmente, come al solito, a mancare di parole chiare è l'Europa, ma alla cosa siamo abituati da tempo considerato che l'Europa stessa, dal punto di vista politico in pratica non è mai esistita. 

Cosa sta succedendo? Molto semplicemente, che Israele, in questi giorni, ha ripreso la guerra contro i palestinesi di Gaza. Alla faccia dei negoziati, il governo di Nethanyau ha ripreso a insediare nuove colonie ebraiche nella parte ancora araba di Gerusalemme e nella Cisgiordania palestinese. Eventi sui quali il presidente iraniano si è espresso con la solita delicatezza verbale alla quale siamo abituati, minacciando di "morte certa" l'entità sionista se attacca la disarmata Gaza: "Voglio dire ai sionisti e a quelli che li sostengono che sono stati già commessi abbastanza crimini come questi. Una nuova avventura non vi salverà ma vi avvicinerà alla vostra morte certa". 

Dunque tutto è pronto. Cina e Russia renderanno vane le possibilità di infliggere nuove sanzioni Onu all'Iran in merito al nucleare, mediante dei veti. Lo stesso Iran si è espresso chiaramente in tal senso in risposta agli Usa e allo stesso tempo ha minacciato Israele in chiave di difesa palestinese e il "gendarme atlantico in medio oriente" sta puntualmente accendendo ulteriormente la miccia sollecitando la reazione dell'Iran. 

Tutto è pronto per l'intervento dello Zio Sam, in chiave "umanitaria", s'intende. Dimenticando del tutto ciò che avviene in Palestina, ma per mettere fine a uno Stato, l'Iran, che dal punto di vista geostrategico e petrolifero rappresenta una spina nel fianco per gli interessi Usa. Oltre al fatto che, partisse una nuova crociata militare, negli Usa potrebbero riprendere a salire gli occupati e il Prodotto Interno Lordo, visto che le aziende di carattere militare non aspettano altro. 

Usa-Israele-Iran: la solita triangolazione per dare una sorta di legittimità a un ulteriore scontro contro un Paese che di fatto non ha mosso un dito - oltre alle parole - per meritare tutto questo.

Dietro casa nostra, ovviamente, e nel silenzio assoluto dell'opinione pubblica europea.

Preparate gli elmetti. Soprattutto per la propaganda che ci pioverà addosso nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. 

Valerio Lo Monaco

Secondo i quotidiani del 06/04/2010

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