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Le ipocrisie sul sedicente "disarmo" nucleare

Quali sono le circostanze estreme? E soprattutto, chi decide, in base a quale criterio, secondo quale interesse (e di chi?) quando tali circostanze sono estreme? 

Il nuovo "documento sulla strategia difensiva" - sul concetto di "difesa" ci sarebbe già da scrivere una biblioteca intera - dell'Amministrazione Obama, è un concentrato di ipocrisia e vacuità. Soprattutto, è l'ennesima dimostrazione di come si facciano passare come pregni di buon senso e a beneficio di tutti quelli che sono invece soli ed esclusivi interessi personali. 

Il documento, presentato ieri sera, è un memorandum per una definizione di una nuova strategia (nucleare) divulgato 48 ore prima della firma, a Praga, del nuovo trattato Start Usa-Russia, ovvero tra in presidenti Obama e Medvedev sul disarmo, e a una settimana dalla conferenza sulla non proliferazione di Washington, alla quale parteciperanno 50 Paesi. 

Prima delle riflessioni necessarie vediamo alcuni punti di questo documento. La Presidenza Usa fa sapere che il tema principale del Nuclear Posture Review - questo il nome - è che gli "Stati Uniti faranno ricorso a ordigni nucleari solo in circostanze estreme", e ancora, "solo per difendere l'interesse vitale degli Usa o dei suoi alleati o dei suoi partner". Infine, il terrorismo nucleare resta comunque, per il governo Usa, "il pericolo più grande e immediato"

Già qui si devono necessariamente aprire alcune parentesi, nelle quali chiunque può mettere il contenuto che crede, ma i punti di partenza sono i seguenti: oltre a quello citato in apertura, ovvero capire il merito delle "circostanze estreme", c'è il punto legato al fatto che gli Usa hanno confermato che potrebbero usare tali ordigni, quindi il fatto che lo farebbero per difendere i propri interessi vitali e quelli dei suoi partner e quindi, infine, la definizione (univoca) di "terrorismo". 

Conseguentemente, non si capisce il motivo per il quale, un Paese (un qualsiasi Paese) che ritenesse estreme delle circostanze molto diverse da quelle che potrebbe ritenere gli Stati Uniti, che non fosse, per propria scelta, un partner Usa e che abbia una definizione diversa in merito al "terrorismo" rispetto a quella che gli Usa stessi hanno, non dovrebbe cercare con tutte le proprie forze di dotarsi, a propria volta, di un armamento nucleare. E, ovviamente, a scopo difensivo. Chi non cercherebbe di difendersi di fronte al Paese più influente del mondo, dotato dell'arma più potente del mondo, che per di più dichiara senza mezzi termini che potrebbe usare tale arma? 

Di più, e in modo chiarificatore: per quanto riguarda la Russia, la presidenza Usa fa sapere che vuole perseguire con Mosca delle intese per la riduzione delle armi nucleari, e questo anche ben oltre l'accordo che firmeranno a Praga. Ora, al di là della efficacia di accordi del genere - efficacia sulla quale la storia ci ha dato già ampia dimostrazione - si prevede la riduzione del 25% delle armi nucleari dispiegate. Come dire, in una eventuale disputa di strada nella quale si affrontano due bande di teppisti: invece di minacciare una rissa in venti contro venti energumeni, facciamo che cinque per uno li mettiamo in panchina, mentre gli altri, nel caso, potranno pure affrontarsi tra loro. 

Fuori di metafora, il discorso sugli armamenti nucleari è - oltre alla ovvia pericolosità generale della cosa, che riguarda tutti - di una semplicità disarmante: non vi è un solo motivo che sia uno per il quale - oggi, stanti così le cose - un Paese libero e sovrano, qualunque esso sia, non debba dotarsi, se lo crede necessario, di tale arma. Soprattutto nel momento in cui altri Paesi la detengono e guarda caso sono gli stessi Paesi che vogliono impedire ad altri di dotarsene.

 

Tutto il resto, la dichiarazione dell'Amministrazione Obama, il Nuclear Posture Review e l'incontro imminente a Praga - per non parlare di questa ridicola definizione di "disarmo" - è e resta uno specchio per le allodole. Ma vedrete, sugli altri media si parlerà solo di questo con i classici toni trionfalistici che riguardano ogni sorriso di Obama.

 

Valerio Lo Monaco

 

Link a Euronews, la notizia.

 

Prima Pagina 07 aprile 2010

Turchia in Europa: perché?