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No alla censura, anche per Dandini e Celestini

Solidarietà totale a Serena Dandini e a “Parla con me”. Non tanto per lei, maestrina col sorrisetto spocchioso, né perché, se mai il programma non dovesse andare in onda per il mini-editto bulgaro di Berlusconi dell’altro giorno, ci sentiremmo orfani di qualcosa. È che la censura è sempre, per definizione, odiosa. E poi perché a far bruciare il culo al liftato nazionale è stato il fatto che la capocomica di sinistra ospita un artista coi fiocchi, Ascanio Celestini. Uno che non solo recita e fa bene il suo mestiere, ma soprattutto, tenetevi forte, pensa. Lo conferma l’intervista che ha rilasciato ieri al Fatto. Sentite qua, che balsamo: «Bersani, Fini, d'Alema, Berlusconi. Figure che non mi interessano. Fanno parte tutti di uno stesso copione. (…) Scoprirono all'improvviso l'esistenza del popolo. I nostri politici a un incontro che disveli un ambito diverso, non pensano proprio. Quelli più informati conoscono i dati, qualcuno di sinistra in periferia è andato a raccogliere i voti. Ma in verità non sanno nulla. Hanno mai fatto i precari da Ikea? Hanno mai sudato da Mc Donald? Una mia amica che ci lavorava mi spiegava: 'Io devo fare sorrisi differenti a persone diverse. Bambini, anziani, immigrati. Me lo chiede il mio direttore?’ Capisce come siamo messi? (…) Il vero rischio è che non ti ascolti nessuno. Puoi dire quello che vuoi, tanto domani si parla di altro. Si discute solo di ciò che è in agenda. Ma chi la gestisce, inevitabilmente decide tutto. Dei favori fatti a Scajola o delle inclinazioni personali di Marrazzo, mi importa zero. (…) L'Italia è un paese molto particolare. Abbiamo avuto 150 anni di lotta armata, ma oggi ci presentano un quadretto comico: Mazzini, Cavour, Vittorio Emanuele e Garibaldi. Quattro persone che non sono mai state sedute insieme a un tavolo. Mazzini è morto da terrorista e in clandestinità. Una rivoluzione? Ma figurarsi, per quella ci vuole consapevolezza. (…) Non dobbiamo cambiare Berlusconi, ma il nostro modo di fare le cose. Tra 30 o tra 300 anni, forse diranno che il decennio che stiamo vivendo in fondo ce lo siamo cercati. Non credo che il paese sia stato sequestrato da qualcuno, ma abbandonato da qualcun altro. (Ci ha fregati, ndr) il benessere. Acqua calda, frigoriferi, frullatori. Prenda la tv. E’ fascista per definizione. Mi fanno ridere quelli che dicono: ‘ho buttato la televisione’ senza capire che hanno gettato solo un oggetto. Per risalire dovremmo fare una seria analisi del nostro nazismo quotidiano. Abbiamo fatto finta che i treni per Auschwitz non passassero più, ma invece quelli camminano tutti i giorni. Passano nelle scarpe fatte da un bambino a un euro in India, attraverso il cibo che mangiamo. Ci hanno messo la lavatrice, spostato le tante Auschwitz contemporanee dall'altra parte del mondo e alla fine, stringendo, ci hanno bloccato. Chi è che vuole fare la rivoluzione se ha la possibilità di farsi una doccia?» (“Ascanio Celestini: i politici vivono in una realtà parallela, piena di privilegi”, Il Fatto Quotidiano, 9 maggio 2010). La chicca finale svela l’ostacolo immediato al cambiamento impossibile: la comodità materiale garantita, più o meno a tutti, dalla tecnologia. I luddisti, nel Settecento, avevano già capito tutto. E Celestini, ricordandocelo, è uno dei nostri.

 

Alessio Mannino

 

Regno Unito: Democrazia non rappresentativa

Prima Pagina 07 maggio 2010