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Regno Unito: Democrazia non rappresentativa

Come previsto le elezioni nel Regno Unito non hanno dato la maggioranza parlamentare a nessun singolo partito e il sistema uninominale ha dimostrato la sua inadeguatezza a garantire non solo un sistema bipartitico, che in Inghilterra non è mai esistito checché ci vogliano far credere, ma neanche la governabilità: difatti siamo di fronte ad un “Hung Parliament”, Parlamento appeso o impiccato a seconda di come si preferisca tradurlo.

Alla faccia di tutti quanti indicano il sistema inglese come bipartitico stanno per cominciare i giri di valzer del leader liberale, Clegg, con Cameron e Brown per vedere a chi gli converrà concedere il governo del Regno Unito, ma non è qui il punto che interessa, cambierà comunque poco, è che il sistema uninominale a turno unico ha dimostrato di essere eccellente per avere una “democrazia non rappresentativa”.

Il sistema supera se stesso come “efficienza” in Irlanda del Nord dove lo Sinn Fein è il primo partito con il 25,5% dei voti seguito a ruota dal Democratic Unionist Party col 25%, solo che il primo ha 5 seggi mentre il secondo 8. Scherzi della democrazia inglese, certo si potrà obiettare che nella “colonia” le circoscrizioni elettorali sono state disegnate in modo da disperdere il voto “irlandese” e mantenere una salda maggioranza artificiale dei sudditi fedeli a Sua Maestà. Obiezione legittima, anche se non propriamente democratica: è chiaro che un sistema proporzionale, fotografando meglio la realtà delle 6 contee nordirlandesi, renderebbe più difficile il controllo da parte di Londra.

Il sistema, però, anche in Gran Bretagna (1) ha dimostrato di non essere per nulla rappresentativo, difatti se la differenza percentuale fra Tories e Labour di circa il 7% giustifica la differenza di 48 in termini di seggi altrettanto non si può dire fra Liberali e Laburisti: in questo caso la differenza percentuale è addirittura minore, 6%, ma lo scarto in termini di seggi è di 201, siamo di fronte ad una grave stortura del sistema. 

L’uninominale, con buona pace dei suoi sostenitori, non solo non riesce a garantire stabilità e a sottrarre i governi dal ricatto delle minoranze, ma non è neppure adeguato ad una democrazia che si vorrebbe rappresentativa considerata la notevole discrepanza fra voti e seggi, che in certi casi riesce addirittura a capovolgere i rapporti maggioranza minoranza.

Quanto al supposto “bipartitismo britannico”, pur volendo escludere i partiti dell’Irlanda del Nord - che Gran Bretagna non è - ricordiamo che non è neppure tripartitico visti i 4 seggi andati a socialdemocratici e verdi, volendo poi infierire sugli apologeti dell’uninominale secco ci sarebbero da computare anche i seggi dei nazionalisti scozzesi e gallesi.

Il sistema uninominale ha un carattere arcaico, adatto ai tempi in cui sorse ma decisamente inadeguato per una moderna democrazia che si vuole rappresentativa. Solo il sistema a doppio turno può portare a storture peggiori: in Francia infatti accade regolarmente che partiti che rappresentano fra il 10 e il 15% della popolazione non siano presenti in Parlamento.

Temiamo però che ancora una volta gli assertori dell’uninominale non vorranno accettare che solo un sistema simile a quello tedesco può dare un giusto compromesso fra rappresentatività e governabilità, elemento quest’ultimo che comunque nessun sistema può garantire, accompagnandolo magari col ripristino del voto di preferenza, unico modo in cui il cittadino può scegliere il suo rappresentante, a meno che l’uninominale non sia accompagnato dall’utopia di vere primarie collegio per collegio.

Non sembra però che sia nelle intenzioni di nessuno voler garantire un sistema che rappresenti al meglio la volontà popolare, l’interesse pare più indirizzato a voler garantire al meglio la volontà espressa dalle segreterie di partito, cosa solitamente inconciliabile con il concetto di democrazia rappresentativa. Questo senza approfondire i limiti del sistema parlamentare nel rappresentare la volontà popolare e garantire la libertà dell’individuo.

 

Ferdinando Menconi

 

(1) Ricordiamo che per Gran Bretagna si intende l’isola maggiore dell’arcipelago, comprendente Inghilterra, Galles e Scozia. Quanti hanno titolato elezioni  “inglesi” o “in Gran Bretagna”, magari abbreviando in GB, hanno commesso un’imprecisione, il nome corretto dello stato è Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, nel caso da abbreviare in UK o RU. Anche se di fatto il Parlamento di Wenstminster assicura il controllo inglese sulle altre nazioni del arcipelago britannico.


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