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C’era una volta la speculazione cattiva...

L’ultima favoletta è che hanno vinto i buoni. Cioè i governi occidentali, riuniti nell’ora del supremo pericolo e affratellati, o quasi, dalla generosa-luminosa-grandiosa volontà di sconfiggere cotanta minaccia. Al loro fianco, orgogliose della loro autonomia ma pronte alla pugna contro il nemico comune, le banche centrali, a cominciare dalla Bce. Tutti insieme (appassionatamente) contro i cattivi. Che in questo caso indossano i panni – griffatissimi, ça va sans dire – degli speculatori di Borsa. 

Come si conviene in ogni favola, la trama prevede due fasi contrapposte. Nella prima sembra che abbia la meglio il male, così che tutti rabbrividiscano al pensiero delle terribili conseguenze che si vanno profilando e che si abbatteranno sulle vittime innocenti. Nella seconda, oplà, trionfa il Bene. Tutti quanti tirano un bel respiro di sollievo e si godono l’happy end, tanto più dolce e gratificante quanto più amaro e angoscioso era apparso il disegno oscuro del Fato. 

La settimana scorsa le Borse erano in caduta libera. L’ombra della catastrofe finanziaria incombeva sull’Occidente, e in particolare sull’Europa. I media registravano le massicce percentuali di ribasso dei listini e si affrettavano a tradurle in dollari e in euro, ricorrendo alla solita formula, abusata e fuorviante, del “bruciate centinaia di miliardi di capitalizzazione”. Moody’s annunciava di aver declassato il rating del Portogallo e della Spagna, e di osservare con preoccupazione il futuro dell’Italia e dell’Inghilterra. Tutto sembrava procedere nel modo peggiore. La preoccupazione era grande. La chiusura di venerdì era stata disastrosa. La riapertura di lunedì si preannunciava altrettanto infausta, se non di più.

E invece... Ieri, dopo che nel weekend i Novelli Cavalieri di Camelot si sono decisi a dare battaglia (sia pure a suon di quattrini e di debiti, anziché a colpi di spada e di lancia), la tendenza negativa si è ribaltata e la depressione si è trasformata in euforia. Con l’ennesimo testacoda, che basterebbe di per sé a far capire quanto i meccanismi delle Borse siano perversi e le loro dinamiche artificiose, gli indici sono schizzati verso l’alto facendo segnare aumenti record. I miliardi “bruciati” sono magicamente ricomparsi. La cenere – ma guarda – è ridiventata una magnifica e rassicurante catasta di legna, da contemplare, e da esibire, per la soddisfazione di tutti. Anche di quelli che non ne possiedono, e non ne possiederanno mai, nemmeno un pezzetto. 

Morale: la speculazione è cattiva, ma tutt’altro che invincibile. La speculazione è potente, ma ancora più potenti sono i governi. Sia i governi degli Stati che quelli delle Valute. Obama e la Merkel. L’europeo Jean-Claude Trichet e lo statunitense Ben Bernanke. I popoli possono stare tranquilli: c’è chi vigila sul loro futuro ed è pronto a difenderli. Giusto in cambio, ma questo è naturale, di una sana obbedienza e di una doverosa disponibilità a fare i sacrifici che si renderanno necessari di volta in volta. 

Una favoletta, certo. D’ora in avanti, però, la sentiremo sempre più spesso.

Federico Zamboni

Prima pagina 11 maggio 2010

Secondo i quotidiani del 11/05/2010