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Disastro nel Golfo del Messico: chi paga? E soprattutto, quanto?

Altro che "pagheremo tutti i danni". Questo il comunicato della British Petroleum in seguito al disastro causato nel Golfo del Messico. O meglio, quale la somma da pagare? Nel senso: come si fa a quantificare? 

Questo è il punto. La Bp pagherà i conti relativi alla ripulitura, ammesso che si possa fare, e quelli alla perdita di lavoro delle persone che nel luogo vivevano di pesca e turismo. Ma il resto? Ovvero, il disastro ambientale, l'aspetto relativo alla natura, come si fa a quantificare?

Attenzione, l'argomento è esattamente uno di quelli che l'economia, che si presuppone scienza e invece non lo è affatto, non è mai riuscita a comprendere, ovvero, nella sua logica e secondo il suo linguaggio, a quantificare. Non è affatto un caso che in ogni testo di economia non vi sia mai stato affrontato il punto con la meticolosità che una scienza dovrebbe avere. Perché la cosa, semplicemente, non è possibile. Farlo con criterio e logica scientifica sovvertirebbe la materia economica stessa, facendo crollare tutti i suoi santini e i suoi santoni. Al massimo si parla di tasse per lo sfruttamento di mari e territori, ma mai di una quantificazione numerica o monetaria della cosa, se non, appunto, con metodi poco ortodossi e tutt'altro che scientifici.

Il tema è chiaro: di chi è la natura? Quale prezzo possiamo darle? E dunque, come commercializzarla? Da qui, se vi fosse, dovrebbe pervenire la risposta in merito alla quantificazione, e in seguito monetizzazione - visto che nel nostro mondo il parametro moneta è l'unico che viene inteso ai quattro angoli del globo - del danno causato. 

Inutile insistere sui numeri e i dettagli del fatto e sui ridicoli tentativi di fermare il disastro: è sulle cronache di tutti i giornali e telegiornali. Non vi è nessuno, però, o quasi, che tenti almeno di impostare il discorso nell'unico modo in grado di farlo capire. Poiché farlo significherebbe ammettere l'assoluta inadeguatezza dell'economia come unico paradigma del nostro modello.

Il tutto si gioca sulla differenza tra prezzo e valore. Difficile, in questo caso specifico, quantificare un prezzo per il danno inferto. Impossibile, per la natura stessa dell'evento, cercare di quantificare invece il valore di ciò che è stato distrutto.

Lo sfruttamento del pianeta, dei mari, del sottosuolo, delle acque e dell'aria che respiriamo, ruota tutto attorno a questo concetto. Si commercia in denaro ciò che di fatto non può essere prezzato, pur avendo un valore altissimo. Speculazione anche in questo caso, come in molti fatti recenti della nostra attualità, dove nella fattispecie lo speculatore è l'azienda che commercia (sulla pelle della) natura, e lo speculato è il mondo intero. Cioè noi. Senza alcun prezzo fissabile per rifondere il valore che è stato distrutto. 

Valerio Lo Monaco


Economia: oltre la "meccanica" il nulla, altro che etica

Prima pagina 10 maggio 2010