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Fede contro Saviano

Fede attacca Saviano, sostenendo che non se ne può più. Sarebbe facile liquidare la cosa con un sapesse Fede quanto non possiamo più noi di lui, ma se la notizia non fosse rimbalzata per agenzie e prime pagine dei quotidiani, “Il Giornale” compreso, non ci saremmo mai accorti della sua invettiva: per silenziare Fede basta il telecomando, mentre secondo la camorra per silenziare Saviano andrebbe premuto un grilletto più che un tasto.

Un minimo di ragione ci potrebbe pure essere, però, Saviano è diventato una specie di intoccabile Guru dell’antimafia e non solo: forse è celebrato oltre i suoi meriti e sembra cominciare a credere agli adulatori. È solo un minimo però: Gomorra è stato un libro e, poi, un film importante, e ha sensibilizzato la gente sul problema analizzato nel profondo. Certo non ha scoperto nulla che non sapessimo, o potessimo, sapere tutti. Almeno, però, ha avuto il coraggio di denunciarlo a gran voce: insomma ha fatto quello che ogni buon giornalista dovrebbe fare, e che pochi fanno.

Vero anche quanto dice Fede sul fatto che Saviano non è né il primo né l’ultimo a parlare di mafia e camorra. Uno di questi, ad esempio, fu Giancarlo Siani la cui vita e, soprattutto, morte, sono descritte nel film di Marco Risi: Fortapasc. Forse la differenza e il fastidio sono dovuti a questo: Saviano è vivo, non è un martire cui si intitolano strade che tanto non rompe più i coglioni e così la camorra ad ogni commemorazione può indirettamente ricordare che chi indaga contro di lei muore.

Saviano, dice Fede, non è un eroe, invece lo è anche se non dovrebbe esserlo. Non dovrebbe essere eroico fare il proprio mestiere, ma in Italia, e non solo, andando intorno alle mafie lo si diventa, e la “colpa” di Saviano è di essere un eroe vivo, uno che ogni giorno ricorda a certi giornalisti come dovrebbero fare il loro mestiere. Fede quindi doveva attaccarlo, poi lo aveva fatto il suo editore poco tempo prima e pertanto doveva unire la sua voce a quella del padrone: sono i Saviano a gettar fango sull’Italia, non le mafie, così come è la Guzzanti e non i costruttori che ridono alla notizia del terremoto.

Certo che ora il Premier dovrà, però, bacchettare anche il fratello, che nella stessa prima pagina inserisce notizie sulla camorra relative a controllo del mercato dell’ortofrutta e del traffico d’armi con la Bosnia. Certi editori - perché libri e notizie devono trovare un editore per aver diffusione - sono veramente una vergogna per l’Italia. Il Premier dovrebbe quindi aver vergogna non solo del fratello, ma anche della figlia e di se stesso, perché, anche se nessuno vuole ricordarselo, lo fece solo Crozza in un memorabile duetto con Favino: Gomorra fu edito da Mondadori, e chi ne siano Presidente e maggior azionista è noto a tutti.

E già nessuno, a destra come a sinistra, vuole ricordarsi del dettaglio: tutti se ne dimenticano, fanno finta di non sapere. A destra perché adesso Saviano è nemico del Premier, uno che pontifica facile adesso che ha fatto i soldi, ma se un autore fa soldi di solito il suo editore ne fa di più. Quanta ingratitudine da parte dei vertici della Mondadori e quanta incoerenza da parte degli ultrà del Berlusca, che dimenticano che Saviano ha contribuito ad arricchire il loro venerato leader. Incoerenza, va detto, anche da parte della camorra, perché se l’indagine di Saviano è divenuta di dominio pubblico è colpa anche dell’editore: anche lui aveva diritto alle minacce. Magari in questo caso Presidente e maggior azionista della Mondadori, gente che getta fango sull’Italia, sarebbero riusciti a diventare eroi anche per Fede.

A sinistra, invece, ci si dimentica del dettaglio, perché sarebbe scomodo dover ricordare che l’eroe è stato pubblicato proprio dall’odiato nemico, che è grazie alla Mondadori che certi fatti sono diventati di domino pubblico ed hanno avuto tanta eco. E sì, ha ragione Fede: anche altri si sono occupati di camorra, ma solo Saviano ha avuto a disposizione i potenti mezzi di promozione e distribuzione del Presidente. Che sia per questo che l’ha attaccato: perché si è preso indebitamente meriti che invece sono preminentemente di Silvio?

Forse Saviano non è l’incriticabile icona che alcuni vogliono, spesso strumentalizzandola a propri fini, però l’ultimo che può fargli la morale è proprio Fede, perché in questa Italia se Saviano non è un eroe è comunque un coraggioso come se ne incontrano pochi nelle redazioni dei giornali: la maggior parte di quelli come lui sono lapidi dimenticate come Giancarlo Siani.

 

Ferdinando Menconi


Secondo i quotidiani del 11/05/2010

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