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Un problema di nome Monica

Alla fine Bertolaso se l'è lasciato scappare. Lui non è il tipo che va con le prostitute (ops, escort) ha semplicemente un problema, un problema di nome Monica, proprio come niente di meno che l'ex presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton. "Monica", nome in comune con la ben più nota Lewinsky, sarebbe la donna che Bertolaso avrebbe incontrato al Salaria Sport Village, la stessa che inizialmente avrebbe giurato di non conoscere e solo successivamente ammesso di aver frequentato ma solo in qualità di fisioterapista.

Sia chiaro che come Bertolaso passi le giornate, quali massaggi si faccia fare e a che prezzo non importa proprio nulla. Importerà in caso a sua moglie, di certo solleverà delle questioni etiche, ma sicuramente non sarà quello che andrà a influire sul suo agire da sottosegretario alla presidenza del consiglio. Perché è questo che è importante. Continuare a sottolineare la parte "sexy" di questa storia non fa che distrarre dalle questioni reali, non fa che lasciarci sfuggire un "ma vada con chi gli pare, basta che faccia il suo dovere". Il punto è proprio qui. Il suo dovere Bertolaso non pare l'abbia fatto. Senz'altro non nei confronti di questo Stato, che pure lo ripaga lautamente per svolgere il servizio che dovrebbe. Il suo dovere che sarebbe stato, in primis, di essere super partes, di non privilegiare altri che non il mero interesse pubblico.

Questo incontro con Monica  entrerebbe in un quadro molto diverso di quello del semplice scandalo a luci rosse. La moglie di Bertolaso avrebbe lavorato per Balducci proprio per la progettazione di quel centro sportivo - i soli giardini per ben 99mila euro - mentre Anemone avrebbe fatto dei lavori di ristrutturazione - utilizzati, secondo i pm, proprio per corromperlo - a casa del sottosegretario. Insomma l'incontro piccante tra Guido Bertolaso e Monica sarebbe solo uno dei tanti episodi di corruzione che legherebbe la famiglia Bertolaso a Balducci e Anemone. Il favore sessuale sarebbe collegabile in particolare agli appalti sul G8 alla Maddalena: l'imprenditore Diego Anemone avrebbe ringraziato - anche con soggiorni in centri benessere e versamenti di denaro - il sottosegretario per averlo favorito negli appalti delle tre grandi opere finite nel mirino della magistratura grazie al suo ruolo istituzionale che gli permette di "decidere la spesa pubblica connessa alla realizzazione degli appalti del G8"*. 

Oltre alla serietà della situazione occorre sottolineare che le dichiarazioni di Bertolaso dello scorso 8 maggio sembrano semplici scuse, e probabilmente lo sono. La conferenza stampa, indetta in fretta e furia con tanto di polo blu della Protezione civile, gesti eclatanti per mostrare assegni e fogli, anticipazioni di risposte su notizie che già sapeva essergli sfuggite di mano come la ristrutturazione della casa e il lavoro della moglie, sembra un inquietante copione imparato a memoria. Se non avessimo paura della censura, potremmo quasi dire che Guido va a scuola dallo stesso autore che scrive gli interventi a Silvio Berlusconi. E proprio come lui alla fine non resiste e se ne esce con una battutaccia su una storia vecchia, con leggerezza: lo scandalo Lewinsky. Dice di avere un problema - di nome Monica - in comune con l'ex Presidente americano facendo sollevare Frattini e infuriare la Clinton - di nuovo (ricordate la gaffe sugli aiuti a Haiti?), forse per cercare di passare dalle pagine di giornalismo giudiziario a quelle di gossip.

Comunque occorre ricordare che negli USA il Sexgate fu una cosa seria. La Camera dei deputati decise di sfiduciare il Presidente per aver "mentito alla nazione", anche se riguardo un tema che con la sicurezza, la politica, la corruzione, la spesa pubblica non c'entrava nulla. E alla fine Bill dovette andare in Tv, col capo cosparso di cenere, ad ammettere di fronte al mondo di aver mentito sull'intera vicenda. Hillary lo perdonò pubblicamente e la famiglia Clinton salvò capra e cavoli, immagine e presidenza. Se Bertolaso avesse voglia di imitarlo, l'Italia tutta sarebbe curiosa di sentire quali ammissioni si sentirebbe di fare. Sul G8, ovviamente.

Sara Santolini

 

*dall'ordinanza del gip Rosario Lupo

Che bel "pacco regalo" per i nostri figli

Prima pagina 11 maggio 2010