Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Secondo i quotidiani del 13/05/2010

1. Le prime pagine

Roma - CORRIERE DELLA SERA – In apertura: “Case, la lista segreta di Anemone”. Editoriale di Giovanni Bianconi: “Cautele e dubbi”. A centro pagina: “Obama tassa i petrolieri: ‘Per l’ambiente’”. “Zapatero taglia lo stipendio degli statali”. A fondo pagina: “La religione a scuola fa media: che errore”.

LA REPUBBLICA – In apertura: “Tutti i nomi della lista Anemone”. In un riquadro: “Obama tassa i petrolieri: ‘Pagate per la marea nera’”. A centro pagina: “Fini-Berlusconi, nuova rottura”. A fondo pagina: “Roma, libero il ragazzo picchiato dalla polizia”.

LA STAMPA – In apertura: “Guerra della Ue al debito”. Editoriale di Alberto Bisin: “Dagli usa un aiuto interessato”. A centro pagina: “Scajola non va dai pm: ‘Troppe indiscrezioni’”. “Disastro aereo, bimbo sopravvive”. “L’idea di Silvio: un faccia a faccia col ‘nemico’ Fini”.

IL SOLE 24 ORE – In apertura: “Dal Pil un segnale di crescita”. In un riquadro: “Patto di stabilità Ue esteso al debito, Zapatero taglia del 5 per cento i salari pubblici”. A centro pagina: “Utili oltre le attese per UniCredit”. “Niente tetto agli stipendi dei manager”.

IL GIORNALE – In apertura: “L’elenco che fa paura ai politici”. Editoriale di Vittorio Feltri: “Casini può aiutare a fare le riforme senza Casini”. In un riquadro: “La verità? Per il Cav è un momento d’oro”. A centro pagina: “Tre regioni del Nord mantengono l’Italia”. A fondo pagina: “Quel ragazzo scarcerato 4 giorni troppo tardi”.

IL FATTO QUOTIDIANO – In apertura: “La lista di Anemone”. “Scajola scappa, non si fa interrogare”. Editoriale di Bruno Tinti: “Il sorcio in bocca”. Di spalla: “Chi non muore si risiede” di Marco Travaglio. A centro pagina: “Ragazzo scarcerato, agente indagato”.

IL TEMPO – In apertura: “Onorevoli contro pizzardoni”. “Scajola non va dai pm: ‘Nessuna garanzia’”. A centro pagina: “Villa Pia, ci sono altre sedici morti da spiegare”. A fondo pagina: “Scarcerato Gugliotta, indagato poliziotto”.

LIBERO – In apertura: “Le 350 case del governo”. A sinistra: “Fare pace? Fare finta. Biglietto tradisce Fini”. Editoriale di Maurizio Belpietro: “Non è più il momento di giocare a fare la ‘secondadonna’”. In un riquadro: “La pedata di De Benedetti al Pd”.

IL MESSAGGERO – In apertura: “G8, Scajola sfida i giudici”. Editoriale di Francesco Pizzetti: “L’urgenza del nuovo patto unitario”. In un riquadro: “Anemone, ecco la rete dei rapporti: politici, artisti e grand commis”. A centro pagina: “Gugliotta libero, indagato un agente”. “Europa, nuovo patto: sanzioni per chi sfora”. (red)

 

 

2. Case, la lista segreta di Anemone

Roma - Diego Anemone aveva una lista segreta di appalti e ristrutturazioni. Nel computer sequestratogli figura l’elenco degli appalti e delle commesse ottenuti tra il 2003 e il 2008. Compaiono la sede della Protezione civile, del ministero del Tesoro e due locali di Palazzo Chigi. Il quarantenne costruttore della “cricca”, scarcerato domenica, aveva tra i clienti politici, registi e manager. Intanto si è dimesso Ercole Incalza, 66 anni, funzionario del dicastero delle Infrastrutture e già braccio destro di Lunardi. Coinvolto nell’inchiesta non ha voluto attendere oltre. Ha scritto la lettera di dimissioni e ha lasciato la decisione al ministro Altero Matteoli. Scrive il CORRIERE DELLA SERA: “Le società di Diego Anemone avrebbero effettuato tre ristrutturazioni nelle case del capo della Protezione civile Guido Bertolaso. Due volte sarebbero stati invece svolti lavori nell’appartamento privato dell’ex ministro Claudio Scajola, quella dimora con vista Colosseo per la quale l’architetto Angelo Zampolini aveva versato 900.000 euro. Alla mamma del funzionario Mauro Della Giovampaola sarebbe stata mandata una squadra in una casa di Ostia, mentre il commissario per i mondiali di nuoto Claudio Rinaldi avrebbe avuto gli operai per ben tre volte. La lista degli appalti e delle commesse ottenute dal costruttore — accusato di aver corrotto politici e funzionari per aggiudicarsi i lavori pubblici, in particolare quelli inseriti nei Grandi Eventi — svela la sua rete di relazioni. Il documento, allegato agli atti dell’inchiesta, è stato sequestrato nel suo computer al momento dell’arresto. Contiene l’elenco dei 370 incarichi svolti tra il 2003 e il 2008, poco prima che l’indagine della magistratura rivelasse l’esistenza di una ‘cricca’ in grado di pilotare le assegnazioni. (...)Nell’elenco sequestrato ci sono le palazzine delle Fiamme Gialle e la sede della Protezione civile di via Vitorchiano a Roma, ma anche la camera da letto e la cucina di Palazzo Chigi. Ci sono il carcere minorile di Casal del Marmo e la sede del ministero del Tesoro, la sede dell’avvocatura e quella di Forza Italia, il palazzo dei congressi dell’Eur e una dicitura ancora misteriosa: ‘Appartamento via Arno del papa’. Ci sono gli uffici del ministero per le Politiche Agricole e quelli dei servizi segreti in piazza Zama. E poi ci sono i lavori effettuati al Viminale grazie alla concessione del Nos, il nulla osta di sicurezza. Incarichi che Anemone sarebbe riuscito a ottenere grazie ad Angelo Balducci, potente Provveditore ai lavori pubblici (...)”. (red)

 

 

3. Case, Scajola non depone a Perugia: "mancano garanzie"

 Roma - “E adesso Claudio Scajola sfida i magistrati che indagano su di lui. Rinuncia all´audizione prevista per domani a Perugia, che pure aveva sollecitato per chiarire la sua posizione. Perché non è di quei pm, avverte, ‘la competenza sul caso’. Scrive LA REPUBBLICA. “Inchiesta Grandi Opere, la cricca sullo sfondo degli appalti di Stato, favori del "sistema Anemone" a boiardi e (forse) esponenti di spicco dei governi Berlusconi. ‘Devo difendermi’ aveva annunciato il ministro berlusconiano Scajola il 4 maggio annunciando le sue dimissioni. In effetti, la procura di Perugia attende da lui chiarimenti sull´acquisto, avvenuto il 6 luglio 2004quando era ministro all´Attuazione del programma dell´appartamento vista Colosseo. Ufficialmente con i 600 mila euro di mutuo dichiarati da Scajola, sebbene ai venditori risultano essere stati girati in aggiunta 89 assegni circolari per altri 900 mila euro. Il sospetto dei magistrati è che la grande fetta in nero sia riconducibile proprio ad Anemone, ma i chiarimenti dell´ex ministro non arriveranno. Perché, dopo le notizie sull´inchiesta apparse sui giornali, verrebbe sentito ‘in una veste che parrebbe ormai solo formalmente, ma non già sostanzialmente, quella di persona informata sui fatti’, spiega in una nota l´avvocato Giorgio Perroni, legale dell´ex ministro. Avverrebbe ‘senza il rispetto delle garanzie difensive normativamente previste’: il timore insomma è che Scajola sia già un indagato e che quanto dica gli si possa ritorcere contro. E ancora, la procura di Perugia viene ritenuta incompetente ‘perché i fatti sono tutti avvenuti a Roma e perché, in ogni caso, la competenza a giudicare il ministro Scajola sarebbe, eventualmente, del Tribunale dei ministri’. La decisione è destinata ad alimentare altra tensione e altra apprensione nel Pdl e in un Parlamento in cui continuano a rincorrersi voci quotidiane su nuovi risvolti, altri coinvolgimenti di uomini della maggioranza (...)”. (red)

 

 

4. Di Pietro: Pd si svegli, è momento di scegliere un leader

Roma - “Non c´è altra spiegazione: se Scajola non si presenta di fronte ai pm di Perugia e questi non lo mandano a prendere vuol dire che non è stato chiamato da persona informata dei fatti, ma da indagato. Antonio Di Pietro – scrive LA REPUBBLICA – si rimette la toga da pm e interpreta così il rifiuto dell´ex ministro allo Sviluppo di andare alla procura di Perugia. Poi guarda oltre e chiede al Pd di darsi una mossa a trovare un leader per le prossime elezioni. ‘Perché con un governo impegnato a raccogliere i suoi cocci e a difendersi dai processi tutto può succedere’. Onorevole Di Pietro, Scajola prima dice di dimettersi per fare chiarezza e difendersi, poi non si presenta di fronte ai pm. Cosa ne dice? ‘C´è questo aspetto tecnico che mi pare interessante. Non lo dico io, ma una simile frase detta da un avvocato non ha nessun senso. Lo sanno tutti: i testimoni non si possono permettere di dire io sì, io no. I testimoni che vengono chiamati si devono presentare, altrimenti li vanno a prendere i carabinieri. Il che significa che Scajola è indagato. Ci ha dato una notizia. D´accordo che adesso con Berlusconi tutto è possibile... ma se quello che dice Scajola fosse vero significherebbe che questa volta fanno i loro comodi senza nemmeno cambiare la legge’. Dunque non crede a Scajola... ‘Dico che si è comportato meglio di Berlusconi che è cento volte più inguaiato di lui e sta lì a fare il bello e il cattivo tempo. Quello delle dimissioni è un passo doveroso che comunque gli dobbiamo riconoscere di avere fatto. Ora deve dare delle giustificazioni e per questo ha fatto bene ad affidarsi agli avvocati. Spero però che scelga la strada si difendersi nel processo anziché dal processo. Che poi è l´unico modo che ha per uscirne con la dignità intatta. Mica come Berlusconi che il novanta per cento delle cose le fa da Palazzo Grazioli o da Arcore che non sono certo la sede del Governo. E infatti le riunioni sono sempre più dedicate a mettere insieme i cocci della coalizione o a raffazzonare difese, come il lodo costituzionale. Da un momento all´altro può succedere di tutto’. In che senso? Dice che tra poco si va a votare? ‘Qui il governo può cadere dall´oggi al domani e poi va a finire che scatta l´emergenza e noi non siamo preparati. In un momento del genere rivolgo una accorata preghiera a Bersani: non possiamo più dire che è troppo presto per formare la coalizione. Non è una cosa che si fa dalla mattina alla sera, noi dobbiamo essere pronti se no finisce come nel Lazio. Dobbiamo formare una coalizione con una serie di proposte sui problemi del Paese, non contro qualcuno. È il momento di scegliere un leader (...)’”. (red)

 

 

5. Pdl, Berlusconi pronto a incontrare Fini

 Roma - “Il Cavaliere è pronto a incontrare Fini. Visto che i suoi aiutanti non ci riescono, anzi gli combinano pasticci, Berlusconi pare voglia afferrare il toro per le corna”. Scrive LA STAMPA: “Fonti a lui vicine assicurano che ‘ineluttabilmente’ si va verso un faccia-a-faccia, perlomeno lo desidera il premier. Quando? Non oggi né tantomeno domani, forse la prossima settimana. E comunque, d’ora in avanti bocche cucite, la falsa partenza del negoziato è stata colpa dei chiacchieroni. L’altro ieri Verdini non aveva fatto in tempo a fissare il suo appuntamento col presidente della Camera, che già le agenzia di stampa rilanciavano la notizia. Chi l’ha passata ai cronisti voleva mettere i bastoni tra le ruote, ragion per cui i sospetti si concentrano sugli ex-colonnelli finiani arruolati dal Cavaliere. Acqua passata, comunque. Berlusconi è costretto a guardare avanti. Certi cortigiani più realisti del re lo descrivono imbufalito con Fini, che rifiuta di ricevere i suoi emissari, ma pure questo fa parte del teatrino. In realtà, spiegano a via del Plebiscito, il presidente del Consiglio tiene un atteggiamento concreto: ‘Lui vuole governare il Paese, la fronda finiana glielo impedisce, logico che tenti di venirne a capo’. Osvaldo Napoli, vecchio saggio, fa il tifo perché i co-fondatori del pdl si vedano, ‘sono persone intelligenti, sapranno trovare la quadra’. Magari prima qualcuno si affaccerà dal presidente della Camera, però veramente in segreto, o magari con l’aria di passare di lì per caso. Cicchitto, che in quanto capogruppo da quelle parti ci bazzica. Gianni Letta, sgusciando attraverso il sottopassaggio blindato tra Palazzo Chigi e Montecitorio. Bonaiuti, sempre così presente alle votazioni in Aula... Loro non darebbero nell’occhio. Come degli U-boot, vedremmo soltanto il periscopio. La buona disposizione del Cavaliere si coglie su fatti precisi. A costo di violentare i gerarchi (contrarissimi), Berlusconi concede personalmente il via libera al gruppo dei finiani ‘moderati’ che oggi daranno vita a ‘Spazio aperto’, non corrente ma zona franca di riflessione sul futuro del Pdl. Moffa alla Camera, Augello e Viespoli a Palazzo Madama, promuoveranno seminari, dibattiti, incontri senza per questo venire scomunicati. Aderiranno pure parlamentari ex Forza Italia, non troppi si capisce, ma abbastanza per dimostrare che l’iniziativa mira a unire, non ad alzare nuovi steccati. Berlusconi le prova tutte. Si parla in queste ore di rinviare la scadenza più a rischio, il rinnovo delle presidenze di commissione che, tradizionalmente, vengono avvicendate a metà legislatura. Manuale Cencelli alla mano, i finiani sono sovra-rappresentati, dovrebbero cedere una poltrona, forse due agli altri ex-An. Alza le spalle Gasparri, ‘che gli incontri si facciano o no cambia poco, il mondo va avanti lo stesso’. Ma lo scontro non è nell’interesse del premier, specie se Fini accettasse di posticipare la legge sulla cittadinanza... E Gianfranco? Accetterebbe di rivedere Silvio? Ieri mattina ha fatto sapere che in assenza di chiarimenti sarebbe ‘prematuro fare incontri, soprattutto con intermediari’. Anche il suo umore viene dipinto a tinte fosche, offeso con Berlusconi che voleva mandargli Verdini, di rango politico giudicato troppo basso (il coordinatore nazionale però non si offende, ‘aspettiamo’ fa il misterioso). Suspense su un bigliettino scritto di suo pugno durante un dibattito con Veltroni alla Camera: ‘Fare pace? Fare finta!’. Il portavoce Alfano spiega l’equivoco, Fini si riferiva al conflitto tra Serbia e Kosovo. Eppure il nocciolo è tutto qui. Scuote amaro la testa un protagonista della vicenda: ‘Quei due non vogliono fare la guerra, però nemmeno sono in grado di stipulare la pace’”. (red)

 

 

6. Pd, E.Letta: "Basta schiaffi a leader, ora scelte forti"

 Roma - Una riunione di bersaniani per reagire all´offensiva della minoranza interna. La risposta del segretario a chi lo accusa di voler anestetizzare le primarie. Una corsa troppo anticipata alla leadership del centrosinistra. Dopo il convegno di Area democratica a Cortona le acque del Pd continuano a essere agitate. Scrive LA REPUBBLICA: “Enrico Letta riunisce i fedelissimi di Bersani per dire ‘basta schiaffi al leader’. Si mette in discussione il ruolo di Dario Franceschini come capogruppo. ‘Non può rappresentare tutti e fare il capo della minoranza. Sostiene per esempio il referendum sull´acqua pubblica mentre il gruppo dirigente lo considera uno strumento inadeguato’. Non si è arrivati a chiedere le dimissioni del presidente dei deputati (Bindi: ‘non è in discussione’), ma il segnale è stato mandato. Ed è naturalmente un segnale anche a Walter Veltroni che con il discorso di Cortona è tornato in campo, ha lanciato un messaggio alto e condannato la segreteria Bersani. Non a caso alla riunione di ieri (c´erano anche Rosy Bindi, Andrea Orlando, Daniele Marantelli, Michele Ventura) qualcuno ha spiegato che preferiva evitare attacchi diretti a ‘Dario altrimenti rafforziamo Walter’. La maggioranza interna si fa sentire soprattutto perché Veltroni si è ripreso la scena. ‘Non vuole i caminetti? Allora decide il segretario’, si sente dire nella sala della riunione. Bersani deve prendere in mano la situazione, si sfogano i suoi: ‘Più decisioni, meno mediazioni’. È l´ex segretario nel mirino. È nata la sua fondazione Democratica, si rincorrono le voci di una corsa alla candidatura a premier magari in ticket con Vendola anche se il governatore smentisce: ‘Ma quale leader e vice leader. Verranno da soli una volta che ci sarà un progetto politico’. L´Unità di ieri ha pubblicato una lettera nella rubrica di Luigi Cancrini, psichiatra e vicino ai comunisti italiani. Si critica duramente l´uscita di Veltroni, si parla di ‘rabbia e stupore dei lettori’ per un discorso che divide il partito. E si invita l´ex sindaco di Roma a ‘fare un passo indietro’. Cancrini gestisce in autonomia il suo spazio, ma ieri il sito del quotidiano ha intervistato Reichlin che dice: ‘Bersani non è un genio ma è una persona seria. Teniamocelo buono’. E su Veltroni spiega: ‘Aveva detto che la strada dell´intesa con l´Udc è sbagliata. Il giorno dopo ha fatto il contrario chiamando all´inaugurazione della sua associazione tutti quanti, compresi i centristi’. La replica di Veltroni per il momento non c´è. ‘È solo una lettera’, dicono i suoi collaboratori. Le armi vengono affilate in questi giorni perché la prossima settimana si tiene l´assemblea nazionale, la prima dopo la sconfitta alle regionali (...)”. (red)

 

 

7. "Le conseguenze di un riavvicinamento fallito di nuovo"

Roma - “La sensazione è che adesso Gianfranco Fini si senta un po’ meno debole; e comunque veda un Silvio Berlusconi incalzato dalle inchieste giudiziarie sul G8 e dalle misure economiche che il governo dovrà prendere per aiutare la Grecia. Il ‘no’ piccato col quale ha rifiutato di incontrare uno dei coordinatori del Pdl, Denis Verdini, mediatore fra premier e presidente della Camera, è un segnale chiaro. Indica – spiega Massimo Franco nella sua nota sul CORRIERE DELLA SERA – la sua volontà di tenere sulla corda palazzo Chigi, nella convinzione che sia Berlusconi ad avere bisogno di lui. L’irritazione della terza carica dello Stato nascerebbe anche dal sospetto di essere stato usato. Ufficiosamente, dalla presidenza della Camera si sostiene infatti che è stata la maggioranza a contattare Fini. Ma la manovra, maldestra o sapientemente avvelenata, ha avuto il risultato di allontanare di nuovo Berlusconi e il suo ex alleato; e di ispessire il gelo fra il centrodestra e la sua minoranza. Per quanto sconcertante, è rivelatore l’avvertimento dei seguaci dell’ex leader di An, secondo i quali il primo alleato di Fini oggi sarebbe Giulio Tremonti. Per approvare un ‘decreto Grecia’ da 25 miliardi di euro, si spiega, è necessaria un’intesa tra loro. Sembra di capire che Fini sia pronto ad usare il suo ruolo istituzionale per condizionare il governo. Formalmente, Berlusconi si dichiara disposto a ricomporre lo strappo apertosi nella Direzione del Pdl di aprile. Di fatto, il riavvicinamento è già fallito. Fini non rinuncia al suo quotidiano smarcamento; e già programma una riunione dei ‘suoi’ amministratori. Sul versante opposto, gli ex di An fedeli al premier temono che in cambio di una tregua Fini chieda la loro decapitazione. Eventualità remota, in una guerra di nervi così spietata. E poi, le priorità del Cavaliere sembrano altre. Dopo il fronte finanziario europeo, adesso l’impegno si concentra sulla Sicilia. L’implosione del centrodestra nell’isola è una sorta di metafora delle liti dentro il Pdl. E gli incontri separati con i maggiorenti siciliani dovrebbero arginare i contraccolpi di una rissa inspiegabile all’opinione pubblica. ‘Serve un partito unito’, ripete il premier. Ricucire il partito lì, a suo avviso, accerchierebbe ulteriormente l’operazione di Fini. Eventualità remota, in una guerra di nervi così spietata. E poi, le priorità del Cavaliere sembrano altre. Dopo il fronte finanziario europeo, adesso l’impegno si concentra sulla Sicilia. L’implosione del centrodestra nell’isola è una sorta di metafora delle liti dentro il Pdl. E gli incontri separati con i maggiorenti siciliani dovrebbero arginare i contraccolpi di una rissa inspiegabile all’opinione pubblica. ‘Serve un partito unito’, ripete il premier. Ricucire il partito lì, a suo avviso, accerchierebbe ulteriormente l’operazione di Fini. Ma le variabili sono molte. Sullo sfondo rimangono le inchieste che hanno già portato alle dimissioni del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola; lo ‘scudo’ di una legge costituzionale per proteggere le alte cariche dello Stato dai processi, presentata ieri al Senato. Le preoccupazioni di Berlusconi sulla giustizia si affiancano a quelle della Lega, spaventata dalla prospettiva di mancare l’obiettivo del federalismo. La campagna per la ‘liberazione delle regioni rosse’ annunciata dal Carroccio emiliano punta su Bologna. Ma forse non esclude a priori una campagna elettorale meno locale”. (red)

 

 

8. L´economia italiana rialza la testa, Pil +0,5% nel I trim.

Roma - Si torna a crescere, ma si continua a spendere troppo. Il debito pubblico aumenta mentre le entrate fiscali calano. Scrive LA REPUBBLICA: “Dopo due anni in apnea, il Pil - la ricchezza prodotta dal Paese - è aumentato dello 0,5 per cento. Mezzo punto percentuale guadagnato nei primi tre mesi del 2010 e un +0,6 per cento sullo stesso trimestre del 2009. Anche se la ripresa si fermasse per tutto il 2010, il Pil sarebbe comunque positivo. Non è una svolta, ma è un segnale quello che arriva dall´Istat anche perché è più di quanto si attendevano gli economisti, è superiore della media Ue (+0,2 per cento) e non si discosta molto dallo 0,8 per cento previsto dall´Fmi. Un dato, quello del Pil, che tra l´altro va a braccetto con il balzo della produzione industriale di marzo, un +6,4 per cento come non si vedeva da anni. Tant´è che Piazza Affari festeggia e chiude con il segno più. ‘Un dato positivo’ commenta Emma Marcegaglia, che si aspetta di archiviare il 2010 con una crescita dell´1 per cento. ‘Ma - aggiunge il presidente degli industriali - la strada è ancora lunga. Dobbiamo recuperare un meno 6,3 per cento di Pil accumulato tra 2008 e 2009’. Le buone notizie però finiscono qui. Il debito pubblico a marzo è salito del 3,1 per cento, tornando a sfiorare il livello record raggiunto in ottobre, mentre le entrate fiscali calano e in tre mesi lasciano sul terreno oltre un miliardo di euro. È la Banca d´Italia a fotografare lo stato dei conti pubblici nel suo Bollettino statistico: il debito è salito a 1.797,653 miliardi, contro i 1.794,978 di febbraio, lievitando in una anno di 52 miliardi. E mentre il debito cresceva, le entrate tributarie scendevano dell´1,6 per cento rispetto al primo trimestre 2009 (erano 81,016 miliardi a marzo 2009, sono calate a 79,672 miliardi). Un lieve recupero c´è stato invece a marzo. La novità però è la ripresa dell´economia. Ma se la crescita del Pil è la migliore negli ultimi tre anni, i conti pubblici rappresentano un macigno sulla strada della crescita. ‘Che c´è - commenta il ministro del Welfare Maurizio Sacconi - ma il nostro compito è accelerarla. Dobbiamo incoraggiarla e accompagnarla con l´occupazione’. Cauto il vice ministro allo Sviluppo economico Adolfo Urso. ‘La crescita - spiega - è trainata principalmente dalle esportazioni, cresciute del 7 per cento nei primi tre mesi dell´anno’, mentre la domanda interna è debole, come sottolineano i consumatori. Per stimolarla, aggiunge Urso, occorre ‘realizzare riforme interne’. A trainare l´aumento del Pil è stata anche l´agricoltura, sottolinea la Confederazione degli agricoltori: ‘Abbiamo segnali positivi’, commenta il presidente Giuseppe Politi, anche se le ‘imprese restano in affanno’. La Cisl valuta invece con molta cautela il dato sul Pil e per due ragioni. ‘L´aumento segnalato dall´Istat - dice Luigi Sbarra segretario confederale Cisl - deriva dal confronto con due trimestri a crescita negativa’. Non solo. Nel 2009 ‘la diminuzione del Pil in Italia (5 per cento) è stata superiore alla media Ue (4 per cento)’. Tiepida anche Confcommercio che parla di un ‘segnale incoraggiante’, ma certifica ‘la lentezza del recupero, effetto della debolezza strutturale dell´economia italiana’”. (red)

 

 

9. San Paolo, Benessia salva la presidenza

Roma - Otto ore di conclave per salvare la presidenza Benessia e trovare un compromesso con i dissidenti che eviti il voto della spaccatura. Scrive LA REPUBBLICA: “In una villa della collina torinese si consuma così, tra tensioni e annunci di pace, la lunga giornata della resa dei conti tra i 21 consiglieri della Compagnia di San Paolo. Ed è significativo che, alle 18, tocchi a un padre nobile come Giovanni Conso, annunciare il compromesso che chiude la settimana terribile di Benessia. Iniziata con il rischio che, saltata l´ipotesi Siniscalco, non passasse nemmeno il nome di Beltratti alla guida della banca e proseguita con la rivolta di 11 consiglieri su 21 che chiedevano la sua sostituzione al vertice della Compagnia. Il compromesso raggiunto ieri è una sorta di commissariamento di Benessia da parte del suo consiglio ma, visti i tempi, il presidente può considerare una vittoria il fatto di non aver perso il posto. Il prezzo pagato è alto: avrà al suo fianco un vice espressione della maggioranza dei dissidenti e avrà un mandato a tempo: ‘Entro sei mesi - dice il compromesso raggiunto ieri - si verificherà il lavoro svolto’. Così Benessia potrebbe non mangiare il panettone oppure essere riconfermato per un altro periodo. Il suo potere, in sostanza, è limitato. Si conclude in questo modo un braccio di ferro senza precedenti, segno evidente della debolezza della Compagnia e delle difficoltà nelle quali l´intero sistema Torino, dalle banche alla politica, è entrato nelle ultime settimane. ‘Abbiamo scelto di difendere l´unità della Fondazione’, dichiara uno dei dissidenti, Stefano Ambrosini, uscendo dalla villa dove ha appena raggiunto l´accordo con Benessia. I testimoni riferiscono la scena simbolo della giornata: il presidente seduto alla scrivania che scrive il testo del compromesso sotto l´occhio vigile di chi, fino a poche ore prima, voleva le sue dimissioni. Dopo la chiusura dell´accordo, la vita della principale Fondazione di Intesa non si presenta comunque facile, con un presidente dimezzato e la prospettiva di un continuo potere di veto sostanziale da parte del consiglio generale. I presidenti delle commissioni consiliari parteciperanno infatti alle riunioni del comitato di gestione: ‘In questo modo - ironizzava ieri sera uno dei dissidenti - anche il contributo alla bocciofila di Valperga dovrà essere oggetto di ampio e approfondito dibattito’”. (red)

 

 

10. Crisi, l'Ue dichiara guerra al debito

Roma - Bruxelles dichiara guerra al debito e minaccia un giro di vite nei confronti di quei Paesi che non riusciranno a tenere sotto controllo i conti pubblici: tra questi c’è anche l’Italia. Scrive LA STAMPA: “Chi ha il bilancio troppo in rosso non si salverà più solo tagliando il deficit. ‘Se un Paese ha un debito uguale o superiore al 100% del Pil - avverte il commissario Ue all’economia, Olli Rehn - diventa fondamentale non soltanto riportare il fabbisogno sotto la soglia virtuosa del 3%, ma ridurlo in misura da garantire una sufficiente correzione della dinamica storica del passivo’. Vuol dire che, a bocce ferme, l’Europa potrebbe presto chiedere ai tre Stati che denunciano un indebitamento a tre cifre di compiere sforzi aggiuntivi rispetto a quelli richiesti per correggere il disavanzo. In caso contrario potrebbero scattare le nuove sanzioni automatiche antidebito. I tre stati, per la cronaca, sono il Belgio, la Grecia e l’Italia. Prima o poi doveva succedere. La crisi greca e la conseguente tempesta che ha fatto tremare l’euro ha convinto l’Europa a spingersi laddove avrebbe dovuto essere già arrivata, ovvero al completamento dell’Unione monetaria con la sua parte economica. La Commissione Ue ha scritto ieri le regole con cui propone di rafforzare il coordinamento preventivo delle politiche nazionali per dar loro maggiore efficacia e controllare meglio la compatibilità con gli obiettivi comuni. E’ una scommessa al rialzo che impone un maggior confronto e sanzioni per i fuorilegge, crea un meccanismo permanente anticrisi che Rehn invita a non chiamare Fondo monetario europeo e, soprattutto, dichiara guerra al superdebito. Il presidente della Commissione Barroso attacca. ‘Gli Stati devono avere il coraggio di dire se se vogliono o meno l’unione economica - tuona - e se non la vogliono, meglio che dimentichino quella monetaria’. (...). Il Patto di stabilità s’è dimostrato solido fino a un certo punto. Ha tenuto sotto schiaffo solo il deficit (massimo consentito: 3 per cento del Pil secondo Maastricht) e trascurato il debito (60% al massimo, in teoria). Nel 2005 la cornice è stata resa più flessibile da chi non te lo saresti atteso, una Germania e una Francia fiaccate dal disavanzo eccessivo. ‘C’è troppo debito - avverte Rehn - nel 2011 saremo in media all’83%’. Bisogna chiudere i rubinetti e punire chi diverge. A Roma dovranno pensarci. ‘Senza sanzioni non possiamo essere credibili’, rileva Barroso. I debiti eccessivi in una situazione di ‘good times’, insiste il portoghese, dovranno affrontare delle penalizzazioni concrete, come l’accensione di ‘un deposito fruttifero’ o il congelamento dei fondi per lo sviluppo. ‘E’ importante che gli Stati rispettino il Patto’, ribadisce il presidente dell’esecutivo. Importante al punto che la Commissione auspica un ‘semestre economico’ in cui le capitali dovranno confrontarsi sui contenuti delle manovre, presentando a Bruxelles le finanziarie prima di esibirle ai parlamenti di casa. ‘E’ per coordinarsi meglio e fare le giuste raccomandazioni’, precisa Rehn. Ora tocca all’Europarlamento e ai 27 dire la loro. La Francia è aperta, la Germania no. Smentendo la sua cancelliera, il ministro degli esteri tedesco Westerwelle ha detto che ‘non devono esserci interferenze nella sovranità nazionale’. Tenere a battesimo la Nuova Maastricht sarà tutto meno che una passeggiata. (red)

 

 

11. Spagna, Zapatero costretto alla super stangata

Roma - “Zapatero prende il toro per le corna. L’ultimo premier socialista tra i grandi Paesi Ue ha snocciolato ieri alle Cortes il suo piano d’austerità per tagliare 15 miliardi di euro dal deficit pubblico (una riduzione dell’1,5% del Pil) tra il 2010 e il 2011. È una stangata – spiega LA STAMPA – alla greca: riduzione del 5% in media degli stipendi degli impiegati pubblici dal mese prossimo, congelamento dei salari e delle pensioni non contributive e minime (per la prima volta da 25 anni) dall’anno prossimo. L’Fmi e l’Ue applaudono, come la borsa (che ha guadagnato lo 0,85%). Ma i sindacati e le sinistre insorgono promettendo scioperi e manifestazioni che mettono fine alla pace sociale in un Paese che ha il più alto tasso di disoccupazione della Ue (il 20%). Era un Zapatero teso quello che si è presentato alla Camera. I giornali lo avevano preceduto riportando che Obama gli aveva telefonato il giorno prima chiedendogli misure urgenti per dare fiducia ai mercati. Il premier, scuro in volto, alle corde nei sondaggi che danno vincitrice l’opposizione popolare di centro destra nelle legislative del 2012, sapeva che stava compromettendo il suo futuro politico (c’è chi lo chiama già Gordon Brown Zapatero), anche se stava facendo gli interessi della Spagna e dell’euro. ‘Queste misure sono imprescindibili per ridurre il deficit pubblico (l’11,2% del Pil nel 2009, ndr), è necessario uno sforzo speciale, singolare e straordinario’, ha detto il capo dell’esecutivo, che ha aggiunto alla stangata l’eliminazione dal 2011 dell’assegno di 2.500 euro per ogni nascita, una sforbiciata di 6 miliardi di euro negli investimenti statali, un taglio di 600 milioni agli aiuti allo sviluppo e una diminuzione di 1,2 miliardi di spesa agli indebitatissimi regioni e Comuni (che gestiscono l’80% della spesa pubblica). A poco è valso che passasse pure la proposta dei nazionalisti catalani di auto-ridurre del 15% lo stipendio di governo e parlamentari. Tutti i partiti lo hanno criticato, benché Zapatero abbia cercato di salvare l’anima di sinistra promettendo aumenti di imposte per i ricchi”. (red)

 

 

12. Un cent a barile: la tassa di Obama colpisce i petrolieri

Roma - Barack Obama è deciso a punire l’industria petrolifera, costringendola a pagare salato per i danni provocati dalla marea nera nel Golfo del Messico. Scrive il CORRIERE DELLA SERA: “In un disegno di legge inviato ieri al Congresso il presidente americano ha proposto di introdurre una tassa supplementare di 1 centesimo di dollaro per ogni barile di greggio prodotto, il cui gettito (calcolato in 118 milioni di dollari l’anno) andrebbe ad alimentare il fondo per migliorare la sicurezza e rispondere con più efficacia ai rischi di nuove fuoruscite di petrolio. Inusualmente dettagliata, la proposta della Casa Bianca prevede anche di innalzare il tetto degli indennizzi che le compagnie responsabili di disastri ambientali sono costrette a pagare per i danni provocati a terzi. Il governo non ha precisato di quanto, ma alcune proposte di legge già presentate in Congresso prevedono di portarlo dagli attuali 75 milioni a 10miliardi di dollari. Se fosse approvata, la Bp, proprietaria della piattaforma esplosa il 20 aprile scorso, potrebbe trovarsi a saldare un conto in grado di mandarla in bancarotta. La tassa attualmente in vigore per sostenere il fondo di responsabilità per i danni ambientali è di 8 centesimi di dollaro a barile. Obama chiede a Camera e Senato di portarla a 9, per poi aumentarla a 10 centesimi nel 2017. Il progetto di legge messo a punto dalla Casa Bianca prevede anche lo stanziamento immediato di fondi federali per 118 milioni di dollari, in buoni-pasto e indennità di disoccupazione per i pescatori e altri lavoratori della zona del Golfo, rovinati dall’esplosione dell’impianto della Bp, che ha causato la falla da cui continuano a uscire ogni giorno 750 mila litri di petrolio. Mentre al largo della costa della Louisiana proseguono senza successo i tentativi di bloccare l’emorragia, la commissione d’indagine creata dal Congresso ha proseguito ieri i suoi lavori in un clima di forte polemica. Secondo i risultati di un primo rapporto, sarebbe stato un difetto idraulico a causare il mancato funzionamento dei sistemi di sicurezza, che avrebbero potuto scongiurare la marea nera, bloccandola sul nascere. ‘Questa catastrofe — ha detto il deputato della California Henry Waxman, che guida la commissione per l’Energia — è il disastroso risultato di difetti operativi e tecnici: se le più grandi compagnie petrolifere e di servizi del mondo fossero state più attente, 11 vite umane sarebbero state salvate e le nostre coste sarebbero state protette’. In un’audizione davanti al Senato a tratti molto tesa, il presidente della Bp America, Lamar McKay, ha confermato che il suo gruppo è pronto a farsi carico di tutti i costi: ‘Voglio essere chiaro: indennizzi, responsabilità, colpe, addossatele a noi. Nostro compito è chiudere la falla, ripulire la zona, compensare le conseguenze della marea nera’”. (red)

 

 

13. Gb, Cameron-Clegg: "Questo è un governo che durerà"

 Roma - “‘Questo documento enuncia gli accordi raggiunti fra i conservatori e i liberal democratici su una serie di questioni’. Sette cartelle, ecco la Magna Charta della coalizione Tory-LibDem. Chi sia il moderno Giovanni senza terra (il re che nel 1215 concesse i diritti agli uomini liberi) lo si vedrà: se ha ceduto di più David Cameron, come temono i conservatori ortodossi, o se di più Nick Clegg, come invece temono i liberal democratici che volevano l'accordo coi laburisti. Fatto sta – spiega il CORRIERE DELLA SERA – che il nuovo premier e il suo vice hanno messo nero su bianco il patto che li unirà per i prossimi cinque anni. ‘Un governo stabile e di riforme’ che ha in agenda il taglio del deficit pubblico, la costruzione ‘di una società più forte’, la ‘politica pulita’, la difesa dei diritti di manifestazione ‘non violenta’. Ecco come sono stati divisi i posti chiave nell’Esecutivo. Ai conservatori vanno: gli esteri (William Hague, il più scettico fra gli scettici sull’Europa), bilancio e finanze (George Osborne, che a 38 anni è il cancelliere dello scacchiere più giovane di sempre), l'interno (Theresa May, appassionata collezionista di scarpe), la giustizia (Ken Clarke, europeista fin dai tempi in cui servì nei governi di Margaret Thatcher e John Major), la Difesa (Liam Fox che rappresenta la destra Tory), l'educazione (Michael Gove, l’ex giornalista del Times, con Osborne e Hague l’inner circle di David Cameron, tutti e tre oxfordiani), il lavoro e le pensioni (Iain Duncan Smith, ex ufficiale dell'esercito impiegato in Irlanda del Nord, il ribelle anti-patto di Maastricht). Il ‘chief whip’, il capo della delegazione conservatrice (con la supervisione sulla disciplina di partito), è Patrick McLoughlin, figlio di un’operaia, ex minatore come il padre e il nonno, il grande avversario di Arthur Scargill, il capo dei minatori laburisti che guidò gli scioperi contro Margaret Thatcher. Presidente dei Tory è stata nominata la baronessa Warsi, prima donna musulmana che siede in un governo britannico (...)”. (red)

 

 

14. Tripoli, aereo si schianta sulla pista: salvo un bambino

Roma - “Erano quasi arrivati. Dieci ore di volo per attraversare l´Africa. Da Johannesburg a Tripoli, una notte trascorsa senza troppi scossoni, avvolti dal ronzio delle due turbine che ruotavano ritmate, regolari. Pochi minuti prima delle sei di ieri mattina, l´annuncio del capo cabina che chiede di allacciare le cinture di sicurezza e di prepararsi all´atterraggio. Il risveglio – scrive LA REPUBBLICA – un po´ acciaccati, la colazione, la lenta discesa verso lo scalo. Poi, a poche decine di metri dalla pista, il boato: un´esplosione, l´Airbus 330 che prende fuoco e si disintegra in mille pezzi disseminati in un raggio di un chilometro. A bordo ci sono 104 persone: 93 passeggeri e 11 membri d´equipaggio. Ventidue sono libici, 62 olandesi, sedici di altre nazionalità europee. Non si accorgono di niente. Non fanno in tempo: l´esplosione è stata improvvisa, devastante. Il centro di controllo di Johannesburg si accorge subito che il volo 8U771 della Afriqiyah airways, una compagnia libica low cost che collega l´Africa con l´Europa e il Medio oriente con l´Asia, ha avuto dei problemi. La sua traccia è scomparsa dai radar. All´aeroporto internazionale di Tripoli, 35 chilometri dalla capitale, hanno già capito cosa è accaduto. Il terreno che confina con la pista è disseminato di rottami. Molti bruciano ancora, altri sono accartocciati e scagliati con furia tra gli arbusti del deserto, contro il reticolato di cinta che delimita la zona dello scalo. Scatta l´allarme, accorrono i camion dei vigili del fuoco, le ambulanze, i mezzi della Protezione civile. Arrivano gli uomini della sicurezza, dei soccorsi, medici e infermieri. Tutta la zona è transennata, l´aeroporto subito chiuso. I voli in partenza e in arrivo bloccati e dirottati altrove. Bisogna capire cosa è successo, se ci sono dei superstiti. In questi casi si spera sempre in un miracolo. È già accaduto in passato: il caso e la fortuna sono giudici del nostro destino. Si muore, si sopravvive. E qualcuno sopravvive: un bambino, 9 anni, olandese. Lo trovano a dieci metri di distanza. È scioccato, pieno di ferite. Si lamenta, lo toccano delicatamente e lui riesce ad urlare: ha molte fratture, in più punti. Rischia di morire. Lo portano in ospedale, lo operano, lo assistono. Sopravviverà. L´unico della sua famiglia: padre, madre e il fratellino di 11 anni non ce l´hanno fatta. I loro corpi verranno allineati in un hangar assieme a quelli delle altre 103 vittime. Il bambino, più tardi, fra qualche giorno, potrà raccontare cosa è successo. Parleranno anche le due scatole nere ritrovate subito. Una commissione d´indagine britannica è già in volo per Tripoli. Parteciperà all´inchiesta. L´esplosione, svelata da un responsabile dell´aeroporto all´agenzia Reuters, fa pensare ad un attentato. Ma l´ipotesi viene esclusa dal ministro dei Trasporti libico Mohammad Zidani e dal direttore dell´Aviazione civile Mohammad Sclebek. Non si sbilanciano sulle cause: guasto tecnico, errore umano. I dati del voice e data recorder ci diranno esattamente cosa è accaduto. È la più grave sciagura in Libia degli ultimi vent´anni (...)”. (red)

 

 

15. Treni veloci, la contesa sui ritardi

Roma - “Prima ancora di partire, la concorrenza ferroviaria scalda già gli animi dei protagonisti. E si accendono le prime scaramucce tra i contendenti in campo. A poco più di un anno dall’entrata in servizio dei nuovi treni superveloci della Ntv (Nuovo trasporto viaggiatori, società fondata da Luca Cordero di Montezemolo e Diego Della Valle), le Fs affilano le armi e infiammano un clima che si preannuncia sempre più teso. A colpi di comunicati, per adesso”. Scrive il CORRIERE DELLA SERA: “L’elemento scatenante: il ritardo denunciato ieri mattina da Montezemolo, che, arrivato a Padova per il convegno di Telethon con un’ora di ritardo, ha accusato proprio le Ferrovie, additando la colpa al treno sul quale era salito alle 7 e 30. Ritardo che ha dato lo spunto al presidente della Ferrari per esaltare la necessità, anche nel trasporto ferroviario, della concorrenza, soprattutto ‘nell’interesse dei cittadini’. Aggiungendo poi, con tono caustico: ‘Una volta dicevano che la concorrenza è l’anima del commercio, io dico che la concorrenza migliora i servizi’. Immediata la replica delle Fs, finalizzata a ribaltare, con un affondo secco, la critica sui ritardi: ‘Hanno molto a che fare con la concorrenza i pesanti ritardi registrati qualche giorno fa da 36 convogli Trenitalia proprio a causa di un treno della società di Montezemolo, impegnato in un test sulla linea Roma-Firenze: continui stop e rallentamenti per malfunzionamenti vari, con pesanti ripercussioni sui convogli Trenitalia che seguivano e conseguenti disagi a migliaia di nostri clienti’. L'azienda guidata da Mauro Moretti si è detta ‘assolutamente d’accordo’ sul fatto che ‘la concorrenza fra operatori efficienti e competitivi fa bene perché spinge tutti a migliorare sempre più’, e ha spiegato che il ritardo del convoglio di Trenitalia su cui viaggiava Montezemolo era stato determinato ‘da un problema dell'infrastruttura e non del treno: qualsiasi altra impresa ferroviaria quindi, oltre a Trenitalia, ne sarebbe stata penalizzata’. Tutto chiarito? Niente affatto. Dalla Ntv ecco arrivare la controreplica: ‘Questa storia dei ritardi a catena e per un numero così alto di treni coinvolti per colpa nostra, è esagerata. Avremmo preferito mantenere il profilo basso, ma visto che veniamo tirati in ballo è giusto fare chiarezza: il nostro treno prototipo che sta effettuando i test di linea ha avuto un solo problema la mattina di sabato 24 aprile, mentre era diretto al deposito di Firenze, fermandosi per circa mezz’ora e rallentando la circolazione di una decina di treni al massimo’. Dallo scorso febbraio Alstom, il costruttore dei treni Agv ad alta velocità che viaggeranno per Ntv, ha avviato con un prototipo le prove e i test di validazione e certificazione per poter ottenere l’omologazione della nuova flotta. Fino al prossimo luglio l’Agv percorrerà sulla rete ferroviaria italiana più di 60 mila chilometri. Il prototipo, che ha circolato inizialmente sulla linea storica Roma-Firenze, ha proseguito i collaudi sulla linea ad alta velocità Roma-Napoli e sta concludendo le prove sulla direttissima tra Roma e Firenze. Colorato per ora di grigio, invece che ‘rosso Maranello’, le sette carrozze attuali (invece delle 11 del convoglio definitivo) sono equipaggiate con 2mila sensori per raccogliere i dati e le misurazioni effettuate, e da decine di computer al posto degli interni che saranno firmati Italdesign-Giugiaro”. (red)

Così pragmatici, così maledettamente stupidi

Facce da Blair. Ovvero il bipolarismo moscio e inutile