Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Ci spingono alla "competizione", che a sua volta ci ha spinto e spinge giù

Ogni tanto accade che venga fuori qualche dichiarazione - quando non solo degli effetti che chiunque può verificare sulla propria pelle - attraverso la quale si può comprendere in modo cristallino l'infausta ideologia del mondo nel quale viviamo. E in conseguenza, almeno dovrebbe, il motivo per il quale continuare a pensare e cercare di risolvere la situazione all'interno del solco del nostro modello di sviluppo, e non affrontando la cosa in modo radicalmente diverso, non possa che continuare a farci sprofondare.

Ecco il bollettino di maggio della BCE:

"In tutti i paesi dell'area dell'euro, per favorire una ripresa sostenibile, sono d'importanza cruciale riforme strutturali che rafforzino la crescita e l'occupazione". E ancora: "Alla luce del recente incremento della disoccupazione, per evitare che questo si traduca in un aumento della disoccupazione strutturale sono necessari sistemi tributari e assistenziali capaci di incentivare efficacemente il lavoro, migliori dispositivi di formazione e sufficiente flessibilità dei contratti di lavoro". E infine, ecco il punto: "È indispensabile che nella contrattazione salariale vi siano istituzioni che consentano un opportuno aggiustamento dei salari sulla base delle perdite di competitività e delle condizioni di disoccupazione"

La parola chiave è "competitività". Alla quale noi, ovviamente, contrapponiamo "collaborazione". 

Tutto ruota attorno a una intuizione semplicissima: in una competizione c'è chi vince e c'è chi perde. Che si è mai vista una competizione nella quale vincono tutti?

Di più, è ormai chiaro, per chi voglia vederlo, che l'assunto secondo il quale competendo si migliorino mediamente le condizioni di tutti, sia crollato in modo roboante. La competizione, al momento, ha fatto molte più vittime di quanti ha reso vincenti. Il che era prevedibile e normale. Anche tralasciando lo sfruttamento dei popoli del Terzo Mondo, le guerre mosse ai Paesi da conquistare come nuovi mercati e le vittime che tuttora vengono fatte in ogni angolo del globo, ma rimanendo ancorati all'opulento mondo occidentale e consumistico, ovvero sistemico, il risultato è sotto gli occhi di tutti. A fronte di pochi che sono diventati molto più ricchi, e che dunque hanno vinto, vi è la stragrande maggioranza che è più povera. Poverissima. E che ha "perso". Dal punto di vista materiale vi sono Paesi ed economie in ginocchio che non si riprenderanno. Dal punto di vista spirituale non si è mai dato un mondo tanto misero e privo di qualsiasi Nomos e non vi sono mai stati tanti, nel mondo, a condurre, nel sistema produci-consuma-crepa, una vita tanto miserrima.

Dulcis in fundo, il fatto che oggi, sempre grazie alla "competizione" che ci hanno venduto per decenni - e che continuano tuttora a venderci, malgrado i disastri sotto gli occhi di tutti - non si riesce più neanche a lavorare per consumare. Ma al massimo, quando lo si può fare, si riesce a lavorare come somari per riuscire appena a sopravvivere, oltre che riempire le tasche di quegli speculatori soliti noti che, guarda caso, ci spingono sempre più alla competizione.

Possibile che la maggioranza non riesca a vederlo?

Contro chi dovremmo competere? Contro il nostro vicino (o lontano)? Sperando noi di vincere, e rendendo perdente l'altro, oltre a vivere una condizione disperante di fatica e anomia, e di guerra costante, facendo perdere l'altro (per una effimera vincita nostra, sempre in un futuro irragiungibile) il conto generale non è forse in perdita per tutti?

Noi scegliamo la collaborazione alla competizione. E la cosa chiave da capire, è che rinunciando alla competizione, non necessariamente si perde. Anzi, semplicemente non si partecipa. Ma si vive in un altro modo. Ciò significa non partecipare delle briciole, significa non arrivare neanche secondi o terzi, o quarti. Ma significa anche non arrivare ultimi. Significa che se si è in grado di rinunciare a quelle briciole della competizione - che sia la possibilità di pagare un telefonino a rate, o di continuare ad acquistare oggetti - il risultato che si ottiene, sebbene da un punto di vista materiale meno opulento, è quello di una esistenza più serena. Non in perenne guerra con il vicino. E certamente non a tirare il carro per far vincere i soliti noti. Ma è pronto il mondo a rinunciare alle briciole di opulenza per permettersi di vivere fuori dalla competizione? Siamo pronti noi, uno per uno, a farlo?

Valerio Lo Monaco

 

Prima pagina 14 maggio 2010

Inutile tifare per il vulcano. Lucrano anche lì, e paghiamo sempre noi