Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

E se invece di unità, Napolitano parlasse di Sovranità (che non c'è più)?

L’ultimo totem è l’unità d’Italia. Guai a criticarla: arriva il professor Giorgio Napolitano, officiante il cento cinquantenario in qualità di Capo dello Stato, e ti bacchetta sulle mani. «Si può considerare solo penoso che da qualunque parte, nel Sud o nel Nord, si balbettino giudizi liquidatori sul conseguimento dell'Unità»: così ha detto l’altro ieri a Marsala contro chi osa mettere in discussione il dogma unitario. Ebbene noi non solo osiamo, ma rilanciamo. E proviamo a mettere in fila i tabù istituzionali, scelti fior da fiore dai pomposi sermoni quirinalizi, l’ipocrisia del Palazzo allo stato puro. 

L’Italia una e indivisibile, dicevamo. La democrazia dei partiti, ritenuta la sola politica possibile e contrapposta all’«antipolitica» di chi sta fuori dal recinto. Il lavoro come valore centrale. Lo sviluppo, naturalmente “equo”. L’informazione “libera e pluralista”. L’integrazione-omologazione degli stranieri. La “sicurezza”. Il non-conflitto obbligato con organi dello Stato, come  l’attuale governo, anche se in flagrante e recidiva condotta eversiva. Il rispetto del Parlamento come fosse Dio. L’Europa dei banchieri e dei burocrati, e l’euro suo braccio armato. La Nato. Le guerre “umanitarie”, le “missioni di pace” e i doveri di alleato (verso i padroni Usa). La memoria condivisa. L’amor patrio, anche se per un’Italia poco patria e molto matrigna. Il “dialogo”. I toni bassi. 

Peccato che basti la scoreggia di un fondo finanziario americano, lo starnuto di un’agenzia di rating o un giro di telefonate fra le banche centrali (ma può anche bastare un Alfano qualsiasi) per fare di tutti i soporiferi discorsi del nostro Presidente della Repubblica delle chiacchiere impennacchiate e dal potere pari a zero. Tranne uno: quello di dare il crisma dell’ufficialità alle balle spacciate per Verità. È come una statua, il Presidente. Una bella statuina. Cava, inutile, ma al centro della piazza e perciò, ahinoi, ingombrante e insopportabile.  

Alessio Mannino


Inutile tifare per il vulcano. Lucrano anche lì, e paghiamo sempre noi

Secondo i quotidiani del 14/05/2010