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Inutile tifare per il vulcano. Lucrano anche lì, e paghiamo sempre noi

Inutile tifare per il vulcano, può solo irritare chi si trova a buttare tempo negli aeroporti facendosi prendere per il culo dalle compagnie aeree, non scardinerà il sistema. Può, al limite, prenderlo di sorpresa, ma l’Idra saprà subito adattarsi e scaricarne la furia sul povero malcapitato viaggiatore.

La grande nube ha paralizzato i voli per alcuni giorni, trasformando in apocalisse maya i disagi di alcune notti passate in aeroporto con presunti “incalcolabili” danni alle compagnie aeree tali da sconvolgerne gli affari per sempre, facendo credere che la natura avrebbe fatto giustizia. Come, però, si è presentata la piccola nube sulla Spagna le compagnie aeree avevano già imparato come reagire e scaricare le diseconomie sul viaggiatore inesperto, magari quello da compagnia low cost, anche quando da nube, legalmente, non erano.

Le compagnie low cost un bel passo avanti per la democratizzazione del traffico aereo. Non scambiamole, però, per dei Robin Hood dell’aria: nonostante i prezzi popolari queste guadagnano e bene. Il vero mistero non è tanto come facciano a guadagnare con quelle tariffe: il mistero è come le compagnie di bandiera, potremmo citarne una, siano riuscite a fallire con tariffe ben più alte. Certo che se il principale aeroporto di Milano è a Varese, a livello di tangenti secondo solo a Enimont, e si prova ad aggirare il volume di affari turistici della Capitale, qualsiasi idiota può trovare una risposta, tranne quelli eletti e più ancora quelli che li eleggono.

Bisogna premettere una cosa: tutte le direttive europee, faticosamente emanate e recepite a tutela del viaggiatore aereo, non proteggono, o quasi, se cancellazioni et similia avvengono per cause di forza maggiore, quali le calamità vulcaniche. Ciò premesso, i ritardi da nube di ceneri, che ad esempio possono colpire compagnie piccole che hanno basi solo in Spagna, magari in aeroporti regionali, ma che competono su tratte commerciali europee ad alto valore aggiunto, tipo Roma-Parigi, possono permettere alla detta compagnia di addebitare al vulcano disservizi che altrimenti passerebbero come scelte commerciali che, se così individuate, imporrebbero rimborsi, assistenze, notti in albergo ed altre dovute tutele al consumatore.

La tecnica, affinata nel tempo ed adattata alla situazione, è tenere sulla corda i viaggiatori pur sapendo in partenza che, a causa del ritardo al decollo in Spagna, ben difficilmente si potranno mantenere orari che non permettono sbavature e per conseguenza tutti i voli promessi e venduti. Sapere e non comunicare che le promesse non potranno essere mantenute, così deve essere. Difficile da far accettare, ma il gioco è fatto se si pone il viaggiatore in una situazione di incertezza e speranza dove non può avere informazioni e non può reagire, magari facendogli imbarcare il bagaglio, assicurandogli che pur in ritardo l’aereo partirà, promettendogli inoltre, mentendo, che passati i controlli di sicurezza potrà avere informazioni ed assistenza dalla compagnia, di bandiera per inciso, in code sharing, che invece non sa nulla ed è già fin troppo impegnata a coprire le falle del traffico iberico da occuparsi del microbo. Traffico intenso peraltro, perché la fatalità lo vuole oberato da pellegrini italiani e, soprattutto, romani che vanno a Fatima a vedere il Papa, come non stesse in Vaticano tutto l’anno, ma i misteri non sono un’esclusiva di Fatima, la psiche umana ne racchiude molti di più. 

L’abilità suprema è, però, assicurare all’ora della prevista partenza ritardata, che l’aereo è finalmente riuscito a decollare dalla Spagna e che la partenza è quindi sicura, tutto regolare, salvo che la compagnia aveva tre aerei in partenza da Roma e solo uno in arrivo. Perché mentire quindi? Ma per dare il tempo a tutti gli aerei delle altre compagnie, previsti per  le destinazioni da sacrificare, di partire e quindi poter non riproteggere i viaggiatori su queste. Cancellare un volo alle 22 comporta più caos e meno problemi che farlo nel primo pomeriggio, matare un toro prima di averlo infilato di banderillas è molto più difficile, mentre un viaggiatore stanco e senza più opzioni è una vittima che abbaia, ma non sa più mordere. 

La vera chicca, però, è modificare la destinazione per uno di questi aeromobili, in modo che torni in Spagna anziché andare all’aeroporto previsto, evento che avrebbe comportato aggravi di spesa, scelta “commerciale” si badi bene e non di “forza maggiore”, raccontando ai passeggeri che il traffico aereo sulla Francia era appena stato chiuso. Gioco facile, il catastrofismo da vulcano ha contagiato tutti e il viaggiatore privo di esperienza, che ignora gli intrecci di rotte delle compagnie e che non pratica mestieri di indagine, si berrà il racconto del vettore. Certo si incazzerà, ma, se forse avrà un rimborso, non avrà la notte in albergo, forse sarà imbarcato in voli successivi, magari neppure del giorno successivo ma della stessa compagnia. Si badi bene, posti permettendo.

La colpa è del vulcano, non della compagnia, anche se stando a fonti di Orly, la spazio aereo francese non è mai stato chiuso, fonti che sottovoce raccontano inoltre che altre compagnie hanno annullato voli con troppo pochi passeggeri grazie al vulcano, mentre quella con base in Spagna aveva annullato voli “per causa di forza maggiore” pur di riportare l’aeromobile in casa e non avere aggravi di esercizio, tanto i costi li evitava il vulcano.

Per fortuna delle aerolinee, quelle che il vulcano avrebbe messo in ginocchio, sono pochi coloro che, portando in viaggio oltre al bagaglio il proprio mestiere, sanno come indagare e svelare alcune verità sul vulcano. Purtroppo una di queste è che è inutile confidare troppo in lui, il sistema è già riuscito a metterlo al suo servizio, per abbattere l’uomo ci vuole l’uomo inutile e sperare in interventi esterni se non si vuol far una figura da coro dell’Adelchi.

Ferdinando Menconi


Qui l'articolo di Massimo Fini, che invece sta "dalla parte" del vulcano:

Perché faccio il tifo per il vulcano

Ci spingono alla "competizione", che a sua volta ci ha spinto e spinge giù

E se invece di unità, Napolitano parlasse di Sovranità (che non c'è più)?