Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Secondo i quotidiani del 14/05/2010

1. Le prime pagine

Roma -

CORRIERE DELLA SERA – In apertura: “Anemone, prime ammissioni”. Editoriale di Giovanni Sartori: “Spendiamo troppo spendiamo male”. Al centro, in un riquadro: “Berlusconi: licenzierò chi ha sbagliato”, con fotonotizia: “Colpito il comandante delle camicie rosse” e “Sanità, stop ai fondi per le Regioni in rosso “Aumentino le tasse””. Di spalla l’intervista di Aldo Cazzullo al Presidente di Mediaset Fedele Confalonieri: “”Vi dico perché non vedo Silvio al Quirinale””. In basso: “La casta e i biglietti per la finale di Madrid” e “Roma vince su Venezia “I giochi sono fatti””.

LA STAMPA – In apertura: “Case, spunta la lista dei vip”. Editoriale di Marcello Sorgi: “Ora serve una mossa del Premier”. Al centro, con fotonotizia: “Quest’opera di Cattelan venduta per 8 milioni”, “Sanità, le Regioni in rosso dovranno aumentare le tasse” e “Suicida a 16 anni per non tornare in Albania”. A sinistra: “Se la destra non grida al complotto”. Di spalla: “La medicina per i mali dell’Italia” e “Il dollaro e un primato a rischio”. In basso il buongiorno di Massimo Gramellini: “Le due code”.

LA REPUBBLICA – In apertura: “Lista Anemone, scossa nel governo”. Al centro, in due riquadri: “L’ira del Cavaliere “Non vi difendo più”” e “E spunta il pied-à-terre che imbarazza Bertolaso”, con foto notizia: “Bangkok, spari sulle camicie rosse: grave il leader”. Di spalla: “Bonus e sussidi ecco i 101 modi per portare a casa i soldi pubblici”. In taglio basso, a sinistra: “Sanità, buco in 4 regioni arrivano nuove tasse”, in due riquadri: “Quei ragazzini picchiati per la loro innocenza” e “Cannes applaude Draquila il Grande inganno italiano”.

IL SOLE 24 ORE – In apertura: “Tassa-sanità per 4 regioni”. Editoriale di Donato Masciandaro: “La Bce non dovrà contare in tedesco”. Al centro: “Sec e giudici premono sulle big di Wall Street per derivati e rating” e, con foto notizia: “Scure di Lisbona sugli statali”. Di spalla: “Cara Europa il XXI secolo non ha più bisogno di te”. In basso: “Caccia grossa online contro l’uomo mascherato”.

ITALIA OGGI – In apertura: “Più tasse dove si spreca”. Al centro: “I finiani fanno gruppo in Piemonte per mettere sulla graticola la Lega di Cota” e, in un riquadro: “Aumentano i controlli sui fondi immobiliari e sui trust dei paesi a rischio”. In basso: “All’Inps la cassa dei ragionieri” e, in due riquadri: “L’ex mister prezzi direttore gruppo Pd alla camera” e “Class Editori, ricavi a +1,6% Ebitda a +7,4%”.

MF – In apertura: “Btp a ruba, fiducia all’Italia”. In alto: “Anche Cuomo accerchia le banche e l’indagine Sec si allarga all’Europa” e “Il trimestre Tod’s corre ancora e riempie la cassa”. Al centro: “Così il governo cambiò idea sul Tfr”. Sulla questione del deficit della sanità: “A rischio crack Campania, Puglia e Calabria”, “Trading online, folla da record al forum 2010”. In Basso: “Pressing di Draghi sulla Banca Etica” e “Altri 400 milioni dalla Bei per salvare jv Enel-Sharp-St”.

IL MESSAGGERO – In apertura: “G8, Anemone collabora”. Editoriale di Carlo Jean: “Nucleare, il Paese non rinunci al futuro”. Al centro, con fotonotizia: “Bufera sulla lista della cricca. Berlusconi: fuori chi sbaglia. Bersani: ora andare a fondo”, “Sanità in rosso, aumento Irpef in vista” e, in un riquadro: “Gugliotta: io urlavo, gli agenti colpivano”. In basso: “Unità d’Italia, Mameli nel degrado”, “Cannes, la scossa di Draquila” e il diario di primavera di Maurizio Costanzo.

IL GIORNALE – In apertura: “Case e vip: gli altri 248 nomi della lista” di Vittorio Feltri. Al centro, con foto notizia: “Mancino, lo slalomista degli scandali”, “E Fini si fa il suon partito “Ma non romperò col Pdl”” e “Sanità, le regioni in rosso aumenteranno le tasse”. Di spalla: “Bondi censore? No, è chi lo odia a fare paura” e “Però alla fine il censurato è solo il Premier”. In basso: “Celentano sindaco? Musica tra le macerie” e “Che follia la fecondazione gratis per i terroristi dell’Eta in carcere”.

 (red)

 

 

2. Inchesta G8, premier indignato: Chi ha sbagliato paghi

Roma -

“Stavolta si cambia spartito. Basta con le indulgenze, mano dura con chi viene preso con le mani nel sacco, scrive Frnacesco Bei a pagina 7 di REPUBBLICA. ‘Anche perché noi siamo diversi dagli altri, non campiamo con la politica, veniamo dall´impresa: se c´è qualcuno che si è arricchito personalmente dovrà pagare’. È la nuova linea che Silvio Berlusconi sta impostando per affrontare la marea nera che emerge dalle inchieste sul "sistema Anemone". Un problema su cui intende impegnarsi in prima persona, tanto che avrebbe già chiesto chiarimenti ad Altero Matteoli sulla figura di Ercole Incalza, capo della struttura tecnica di missione del dicastero delle Infrastrutture, il cui nome è comparso nell´inchiesta. E nel frattempo ha chiamato a Palazzo Grazioli Guido Bertolaso per fare il punto della situazione con il capo della protezione civile. Perché sarà anche vero che il premier, come ha spiegato davanti a una ventina di imprenditori ricevuti a cena a palazzo Grazioli, ritiene che sia una 'mistificazione' parlare di una 'nuova tangentopoli'. Ma l´allarme è serio - il governo ora trema per altri due ministri che potrebbero essere travolti - e Berlusconi non sottovaluta le ricadute che gli scandali sulla casa stanno avendo sull´opinione pubblica (tenendo presente che anche i giornali d´area stanno cavalcando la vicenda). Per questo, anche al prezzo di qualche contraddizione, il Cavaliere stavolta non scatenerà alcuna campagna contro i magistrati. Niente toghe rosse dunque. ‘Non possiamo lasciare a Fini la bandiera della legalità’, ha spiegato il premier, ‘stavolta non possiamo coprire tutti’. Ma c´è di più, perché Berlusconi si è mostrato molto irritato per le notizie apparse sui giornali. «È vergognoso che non ci sia più il segreto istruttorio, vengono dati in pasto ai giornali nomi di persone che magari non c´entrano nulla. Un vero sciacallaggio. Però non è tutto fumo, chi ha sbagliato dovrà assumersene la responsabilità. Senza sconti’. Il premier ha confidato di sentirsi ‘ferito e indignato’ per certi ‘comportamenti troppo disinvolti’ e teme che ‘forse qualcuno abbia abusato’ della sua fiducia. Niente nomi, ‘ma non possiamo escludere che ci sia stato qualcuno che abbia pensato ad arricchirsi personalmente’. Berlusconi li ritiene solo delle ‘pecore nere’ in un gregge pulito e, in ogni caso, ‘io sono sempre portato a credere all´innocenza delle persone che ho scelto’. Una delle conseguenze di questa nuova impostazione sarà il rilancio del disegno di legge anticorruzione, approvato mesi fa sull´onda dei primi scandali e poi messo in secondo piano: ‘Porta la mia firma, Alfano lo seguirà passo passo in Parlamento finché non sarà approvato’. Il secondo corno della strategia impostata a palazzo Grazioli prevede di puntellare la maggioranza con l´ingresso dell´Udc nell´area di governo. E proprio per allettare i centristi con una postazione di prestigio, il premier tiene ancora per sé l´interim del ministero dello Sviluppo economico lasciato da Scajola. ‘Abbiamo una forte maggioranza parlamentare - osserva un uomo dell´entourage del premier - e l´ultima votazione sul decreto incentivi ha mostrato che abbiamo 65 voti di scarto sull´opposizione. Per cui, finché i finiani continueranno a mostrarsi leali, andremo avanti così’. Tuttavia, il premier si tiene pronto all´ipotesi di una rottura definitiva con il presidente della camera. In quel caso i contatti con i centristi (c´è sempre Lorenzo Cesa dall´altra parte del telefono) potrebbero produrre un allargamento della maggioranza. Ma c´è un ma. Casini infatti non ha intenzione di entrare nel governo in questo modo, come ‘ruota di scorta’ nel caso venga meno una parte del Pdl. ‘Capisco la convenienza di Berlusconi, ma perché dovremmo prestarci?’. Altra cosa, spiegano a via Due Macelli, sarebbe se il premier ‘si aprisse all´idea di un governo di larghe intese, presieduto sempre da lui, per gestire la crisi economica e fare le riforme’. In quel caso ‘anche una parte del Pd, stanca dell´eterna rissa fra Veltroni e D´Alema, potrebbe essere interessata’. Ma si tratta ancora di scenari da cartomanti”.

 (red)

 

 

3. Inchiesta G8, Confalonieri: ministri facciano il mutuo

Roma -

“ ‘Quando una persona che conosci da sessant’anni riesce ancora a stupirti, dev’essere un fenomeno. Io ho conosciuto Silvio bambino all’oratorio, sono diventato suo amico al ginnasio, ma in questi giorni lui riesce ancora a stupirmi. Ha una resistenza alle pressioni quasi sovrumana. Uno dei suoi segreti è sempre stata la fisicità; come ha capito Belpoliti, che è di sinistra ma nel suo libro sul corpo di Berlusconi ha intuizioni giuste. Anche ora, che è sempre charmeur ma ha i suoi anni, Silvio ha una forte fisicità. Con qualche aiutino, d’accordo. Ma quando deve gasare qualcuno, ha un magnetismo chemi ricorda il Senofonte dell’Anabasi, o i condottieri raccontati da Tucidide. Del resto i leader naturali sono sempre stati molto fisici. Come Mussolini. De Gaulle. O il Fidel Castro che parlava otto ore di fila’. Presidente Confalonieri – chiede Aldo Cazzullo a pagina 9 del CORRIERE DELLA SERA -, Berlusconi parla di un’entità esterna che lavora contro il governo. Condivide? ‘Ci hanno sempre provato. Fa parte del gioco. I magistrati — anche se non tutti— e la stampa di sinistra hanno sempre considerato Berlusconi un intruso. Non dico sia un complotto; è una coincidenza di strategie. Ovunque l’opposizione tenta di far cadere i governi; la differenza è che in Italia l’opposizione non la fanno i partiti di sinistra, che sono messi malissimo, ma una parte dell’establishment. Ero contrario alla discesa in campo proprio perché, siccome Berlusconi è un genio ma io non sono un pirla, sapevo che ci sarebbe successo tutto questo’. Che idea si è fatto dello scandalo delle case? ‘Non è una bella cosa. Facessero un mutuo, come tutti... Scajola è un mio amico, non voglio dare giudizi. A Di Pietro, che restituì i soldi in una scatola di cartone, hanno perdonato tutto; ad altri no’. Nella lista Anemone ci sono anche i restauri di Palazzo Grazioli, dove lei dorme quando è a Roma. ‘Bisogna distinguere. Se uno ha commissionato dei lavori, e li ha pagati, non c’è niente di male. Se li ha fatti in cambio di favori, è un altro discorso. Ma certo Silvio non ha bisogno di fare soldi con la politica: ne ha già tanti... A Palazzo Grazioli ha fatto fare molti lavori, e ha speso parecchio; anche se non è casa sua, è in affitto dal duca’. Nessun problema, quindi? ‘No, il problema c’è. Alla politica un tempo si avvicinavano uomini mossi da grandi ideali: il cattolico solidarista, il comunista che voleva cambiare il mondo, il liberale con il culto della libertà. Valori che non ci sono più. La rivoluzione di Berlusconi ha dato un’occasione agli agnostici della politica: uomini sempre rimasti ai margini, esasperati dal politichese e dalle formule astruse, stufi dell’austerità e del cattocomunismo, naturalmente di destra anche perché considerati dalla sinistra come baluba, ignoranti, stupidi, mentre erano in realtà disimpegnati, un po’ egoisti, al limite un po’ gretti. Tra loro ci sono quelli che vogliono il Suv e l’orologio firmato, il che non è un male: "Enrichissez-vous!". È un male l’eccesso. È un male cedere al vizio capitale dell’avidità. E la corruzione va punita’. Ce ne sono anche nell’entourage di Berlusconi? ‘Chi può escluderlo? I ministri non guadagnano molto, ma hanno uno status e soddisfazioni che dovrebbero bastare; che si accontentino. Detto questo, attenti a disconoscere il lavoro di un Bertolaso. Io non so se abbia frequentato queste signorine. So che in un anno ha dato casa agli aquilani. E ricordo le vergogne del passato. Ricordo il Belice. Quand’ero amministratore del Giornale sono stato in Irpinia, investono gli sceicchi. E il nostro sceicco è Moratti’. Il 22 maggio tiferà Inter o Bayern? ‘Senta, io andavo a vedere il Milan di Nordhal, con Silvio e suo padre: tram fino a piazzale Lotto, poi a San Siro a piedi. Ho seguito il Milan in B, ho visto la Cavese espugnare il nostro tempio. E vuole che tifi Inter? Il tifo è anche gufare. Riconosco però che l’ultima campagna acquisti di Moratti è stata eccellente, e Mourinho è antipatico ma bravissimo’. Chi allenerà il Milan? ‘Io avrei tenuto Leonardo. Ma Silvio sa scegliere gli allenatori. Sacchi lo prese dal Parma. Capello lo chiamavano il maggiordomo di Berlusconi, ora è il numero 1 al mondo’. Il governo dura tre anni? O si va a votare prima? ‘Votare è sempre un rischio, l’elettorato è imprevedibile. E poi il senso di responsabilità lo impedisce: la crisi è ancora qui, ci sono cose da fare subito. So che Silvio aveva promesso molto: la defiscalizzazione, la semplificazione. Tutte le rivoluzioni del resto restano incompiute: è successo a quella francese e a quella russa; in Italia non si parla forse di Risorgimento incompiuto, di Resistenza tradita? Oggi tutti si riempiono la bocca con le riforme, ma alcune vanno fatte davvero, a cominciare dalla giustizia: non puoi aspettare dieci anni per riscuotere un credito». Berlusconi punta al Quirinale? «Sinceramente: non lo vedo. Non ne abbiamo mai parlato, anche perché parlarne prima porta un po’ sfortuna. Ma Berlusconi è fatto per i ruoli operativi. E al Quirinale non sono mai andati i leader, ma figure di compromesso. Berlusconi potrebbe essere un presidente alla Sarkozy; però la nostra Costituzione affida al presidente un compito diverso, per quanto importante. L’unico che giocò un ruolo in prima persona fu Cossiga. Ho detestato Scalfaro, non mi è piaciuto Ciampi; ora Napolitano sta facendo bene’. Volevate davvero vendere a Murdoch? ‘Era il ’98, Silvio era in piena traversata del deserto. Voleva liberarsi delle accuse sul conflitto d’interessi. E non si era ancora accorto di quanto fossero bravi i suoi figli, che lo fermarono; con amore, ma lo fermarono’. Quindi riconosce che il conflitto di interessi c’è. ‘Certo che c’è. Ma ormai è endemico: scegli Berlusconi e prendi tutto. E c’è anche la libertà di stampa. Questi poveri diavoli che gridano alla dittatura non fanno certo il gioco della sinistra. Perché un italiano legge queste classifiche, in cui il suo Paese viene dopo il Burundi, e gli girano’. De Benedetti dice: ‘Berlusconi ha fatto mascalzonate incredibili, ma non è una cattiva persona’. ‘Da che pulpito! Mi disturba parlare di De Benedetti. Non doveva chiedere quei 750 milioni. La divisione della Mondadori è stata fatta vent’anni fa, d’accordo anche con le forze politiche’. Ma non avete comprato la sentenza? ‘A parte il fatto che si parla di un giudice su tre, Berlusconi aveva comprato la Mondadori dai Formenton. Per fortuna De Benedetti riconosce che Silvio ha creato una grande azienda dal nulla. Repubblica invece non l’ha creata De Benedetti, ma Scalfari: che mi sta antipatico anche più di Mourinho, che quando parla con Dio è pretenzioso, ma è stato un grande giornalista e anche un grande imprenditore’. Con Fini come finirà? ‘Fini e Berlusconi hanno il dovere di andare d’accordo. Non devono amarsi; del resto neppure Forlani e De Mita si amavano; ma nessuno dei due metteva in discussione l’unità del partito’. La Milano di oggi come la trova? ‘La mia città mi piace sempre. Milano non va mai in crisi, perché a Milano c’è tutto: la moda, l’editoria, la finanza... Gli intelligentoni vanno all’estero, tornano e sentenziano: Milano non è New York, non è Parigi. Bella scoperta! Neppure l’Italia è l’America. Ora ce l’hanno con gli alberi in piazza Duomo. A parte il fatto che ho nostalgia della piazza Duomo con i tram che sferragliavano, dico un paradosso sapendo di dirlo: se Milano ha il record degli ultracentenari, è perché l’aria è buona. Oppure gli anziani sono mitridatizzati’. La Moratti com’è? ‘Ancora? Ho già parlato di suo cognato...’. E la nuova Scala? ‘Non mi convince. La Scala è un tempio, ha bisogno di un sommo sacerdote: Toscanini, Abbado, Muti’. In tv cosa guarda? ‘A 73 anni si ha paura di sprecare tempo. Vedo i cofanetti della Bbc con il teatro di Shakespeare, beninteso coi sottotitoli. I dvd di Wagner, Verdi, Mozart. La musica classica su Sky. Le news, il calcio e qualche bel programma di intrattenimento sulle nostre reti. Ma non confondo l’alto e il basso, non mi piace questo sincretismo banalizzante tra la grande cultura e il pop. Apprezzo Baglioni e Dalla, ma non li confondo con Chopin e Bach. Leggo volentieri Amis, Coetzee, McEwan, anche per tenermi in esercizio con l’inglese; mi è piaciuto il libro di Aldo Nove sui precari, ho trovato Gomorra un’opera coraggiosa, un utile choc. Ma Shakespeare è Shakespeare, Dostoevskij è Dostoevskij’”.

 (red)

 

 

4. Inchiesta G8, così Anemone creò la sua ragnatela

Roma -

“L´ultimo imbarazzo di Guido Bertolaso, il pied à terre da 40 metri quadrati di via Giulia 189 allocato nel centro migliore di Roma, conduce - seguendo le nuove carte uscite dalla Procura di Perugia che mettono a fuoco 412 lavori eseguiti dal gruppo edile Anemone dal 2003 al 2008 - alla spiegazione del funzionamento del sistema Protezione civile, alle sue logiche di scambio, scrivono Francesco Viviano e Corrado Zunino a pagina 3 di REPUBBLICA. I lavori privati realizzati nelle case che contano, le molte falegnamerie allertate per realizzare le librerie private dei politici, facevano scaturire dopo mesi i grandi appalti pubblici per l´imprenditore di Grottaferrata. Gli iperlavori del G8 della Maddalena, la ricostruzione dell´Aquila, poi i Mondiali di nuoto e tutte le opere del "giro fiorentino" sono state evidenziate nella prima parte dell´inchiesta, quella ancora radicata nelle procure di Roma e Firenze. Ora i tre sostituti di Perugia, sequestrando le carte della contabilità di Anemone, hanno messo in fila tutti gli altri appalti, quelli ordinari, figli - secondo l´accusa - di un rapporto diretto con i ministeri retti nel tempo da Claudio Scajola e Pietro Lunardi, soprattutto con il potentissimo ufficio di Guido Bertolaso: la Protezione civile. Si scopre, allora, come nelle otto pagine di "ricostruzione appalti" i lavori elargiti a Claudio Rinaldi, commissario di "Roma 2009", in via Appia, via Aosta e via Nazionale a Roma si trasformeranno nell´ottenimento - da parte di Anemone - della ricostruzione della scuola di San Giuliano di Puglia, a Campobasso, quella che soffocò con il terremoto del Molise ventisette bambini e un insegnante. Rinaldi, infatti, fu nominato da Bertolaso capo della missione. E´ impressionante scoprire la profondità della ramificazione pubblica di Diego Anemone e della sua famiglia, capaci di ottenere 65 appalti importanti in sei stagioni. Le sue aziende hanno costruito il carcere di Sassari (58 milioni di euro) e realizzato cinque interventi nel "minorile" romano di Casal del Marmo. Era forte su quel terreno, con quei ministeri (Interno, Difesa), l´imprenditore Anemone. E infatti, grazie al "certificato Nos" per i lavori con le "istituzioni sensibili", ha ottenuto dodici appalti per otto caserme della guardia di finanza, corpo nel quale aveva generali e marescialli amici che lo informavano delle inchieste sul suo conto. Si scoprono due appalti con i carabinieri (la caserma di Tor di Quinto, sempre a Roma) e quattro con il Viminale. Importante è il cantiere di via Zama, sede dei servizi segreti. Seguendo il libro mastro della contabilità di Anemone si torna dal generale (gli appalti pubblici) al particolare (i lavori nelle case dei vertici della polizia e dei servizi). Nella lista si possono avvistare gli interventi nella casa di via Civinini interno 6 intestata all´ex capo della polizia Gianni De Gennaro (qui appuntato come "capo Ps", ma in realtà vi risiede il figlio) e quelli nella stessa strada romana - presumibilmente lo stesso palazzo - che ospita l´appartamento di Antonio Manganelli, attuale capo della polizia. Lo staff di Manganelli fa sapere che quella dimora è stato presa in affitto, ma non ancora occupata. De Gennaro, invece, conferma di aver conosciuto l´imprenditore Anemone e che la sua famiglia lo ha regolarmente pagato per la ristrutturazione. Negli appunti edili, ancora, c´è il nome dell´attuale capo dei servizi segreti, Nicola Cavaliere: lui assicura di non aver mai incontrato Anemone. E´ possibile che i lavori nella casa di Cavaliere siano stati realizzati quando l´appartamento era occupato da Claudio Scajola, ministro dell´Interno dal 2001 al 2002. Il livello dei rapporti del costruttore del Salaria Sport Village gli ha consentito di entrare direttamente nei palazzi di Silvio Berlusconi. La lista di Anemone racconta, infatti, di quattro interventi a Palazzo Chigi: la consegna di un letto, poi di una cucina, alcuni mobiletti e la generica manutenzione. Appuntava tutto, il costruttore. Una seconda nota parla di "Palazzo Grazioli" (la residenza privata romana del premier), senza ulteriori specifiche. Quindi, si legge di un intervento in un ufficio della presidenza del Consiglio ricavato in via XX Settembre, dell´impianto di condizionamento della sala stampa di Palazzo Chigi e della "sede di Forza Italia". Tre appalti il costruttore di Grottaferrata li ha ottenuti con il dicastero delle Finanze, uno con le Attività produttive, uno con il ministero dell´Istruzione. Uno, ancora, è stato segnato come "ministero delle Scienze". A Porta Pia le manovalanze di Anemone si sono occupate del nuovo ufficio di AB (presumibilmente Angelo Balducci, il presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici oggi in carcere) e in via Monzanbano dell´ufficio dell´ingegner Rinaldi. Ma i "servigi" dell´imprenditore ai potenti hanno garantito altri appalti pubblici romani: il Policlinico Umberto I (due interventi), l´ospedale Spallanzani, la Facoltà di Architettura di Valle Giulia e a Latina la Casa dello studente universitario. Nello sport, oltre al Centrale del tennis, ecco gli interventi sui centri Coni di Madonna di Campiglio e Schio. Poi lavori su sette chiese, a dimostrazione di un asse di ferro con il Vaticano. E quelli in emergenza (60 milioni) per la frana di Cavallerizzo, provincia di Cosenza. Dove Bertolaso era, al solito, commissario straordinario”.

 (red)

 

 

5. Inchiesta G8, l'offensiva della Procura

Roma -

“Sarà un duro braccio di ferro quello che si profila tra la procura e l’ex ministro Claudio Scajola. I magistrati hanno letto con grande irritazione le parole dei legali dell’ex ministro, specie quel passaggio sulla ‘correttezza’ che sarebbe mancata nei suoi confronti, scrive Francesco Grignetti a pagina 5 della STAMPA. E quindi si preparano, qualora venisse confermata una volta per tutte la competenza di Perugia a indagare, a convocare Scajola formalmente. Ma a quel punto è evidente, perché annunciata, la decisione dell’uomo politico di rifiutarsi. Allora si passerà inevitabilmente alla richiesta successiva: la procura si rivolgerà al Parlamento per essere autorizzata alla convocazione coatta del teste. Lui, Scajola, a sua volta è pronto a trasformare il suo caso in una questione politica di livello nazionale. E quindi il suo avvocato, Giorgio Perroni, già annuncia: ‘Loro andranno in Parlamento a esporre le loro ragioni, noi ci opporremo e diremo le nostre». Il giorno dopo il gran rifiuto di Scajola, il procuratore capo Federico Centrone si limita a dire che «la procura prende atto senza fare valutazioni di alcun tipo’. Centrone ribadisce che la posizione di Scajola rimane quella di persona informata dei fatti. L’affondo dell’avvocato Perrone, dunque, che ha chiesto l’iscrizione dell’ex ministro al registro degli indagati (‘Un atto che ormai passa per sinonimo di condanna, ma invece è a garanzia dell’individuo’) non è valso a cambiare le convinzioni dei magistrati. Di più. Negli ambienti giudiziari si sottolinea come, in base al codice, per un parlamentare chiamato a deporre non possa essere disposto l'accompagnamento coatto. ‘Ma una convocazione normale come teste, quella sì’. Se poi l’uomo politico si rifiuta, la procedura prevede il passaggio parlamentare. E lì se ne vedranno delle belle. ‘La nostra puntualizzazione - ribadisce il difensore dell’ex ministro - è stata presentata con grande serenità e lealtà. La situazione, per come leggiamo sui giornali, è chiara: esiste un sospetto su Scajola, che fa collegare una compravendita immobiliare a un’eventuale corruzione, ma allora, se c’è questo sospetto, la sua posizione non può più essere quella di un testimone. La posizione deve essere necessariamente quella di un indagato, il che comporta altre garanzie e diverso trattamento. Così lealmente ho detto ai magistrati nell’incontro di mercoledì; così ribadiremo, se necessario, nella discussione parlamentare’. I pm, all’opposto, sono fermi nel loro convincimento: non c’è prova che Scajola sapesse che i soldi dell’architetto Zampolini erano una provvista di Anemone, quindi non esiste alcun concorso nel reato di riciclaggio. Il resto, ossia collegamenti con gli appalti vinti da Diego Anemone, sono speculazioni giornalistiche. Nulla autorizza questa conclusione in questo stato delle indagini. Ad essi, dicono i magistrati, interessa interrogarlo per registrare il racconto di uno dei protagonisti, e d’altra parte Scajola stesso si era offerto di venire a Perugia e perciò era stata concordata informalmente una data. Se ora l’ex ministro ha cambiato idea, loro lo convocheranno formalmente. E nell’ipotesi che venga indagato, comunque gli atti verrebbero trasferiti semplicemente al Tribunale dei ministri di Perugia. Non a Roma”.

 (red)

 

 

6. Inchiesta G8, dubbi del cdm sulla nomina di Gabrielli

Roma -

"C'è chi racconta che per il momento è tutto saltato, che se ne riparlerà a uno dei prossimi consigli dei ministri, scrive Alessandra Ricciardi a pagina 8 di ITALIA OGGI. E chi invece lo dà sicuro in sella, addirittura pronto a incontrare gli uomini del Dipartimento già oggi per un primo saluto. Insomma, l'arrivo di Franco Gabrielli alla Protezione civile, al momento come vicecapo, è un giallo. La ratifica era attesa per ieri al consiglio dei ministri. Secondo rumors di Palazzo Chigi, da più parti invece sarebbe giunta la richiesta di una pausa per una riflessione sul destino stesso della Protezione civile, che potrebbe essere oggetto di un decreto di riorganizzazione. La nomina di Gabrielli, ex prefetto all'Aquila e capo del Sisde, sulla carta, almeno quando è stata proposta qualche settimana fa, doveva essere il primo passo per l'avvicendamento ai vertici del dipartimento stesso, al posto di Guido Bertolaso. Che ancora ieri è stato tirato indirettamente dentro l'inchiesta di Perugia. Secondo un documento in possesso della Procura di Perugia, Diego Anemone, il costruttore che avrebbe lavorato con e grazie ad Angelo Balducci e anche alle grandi opere della Protezione civile, avrebbe svolto lavori nello stesso dipartimento. Nel mirino degli inquirenti sarebbero finiti alcuni interventi realizzati presso la sede di via Vitorchiano, situata in un'area classificata R4, ovvero a rischio idrogeologico. Si tratterebbe, sono ancora in corso gli accertamenti, della sala operativa Italia, costruita in un interrato, e dell'ampliamento di un'ala dell'edificio. Tant'è. In attesa che l'inchiesta prosegua e sia fatta chiarezza sui rapporti di Anemone, sul nome di Gabrielli futuro capo della Protezione civile sono state sollevate perplessità. Figura bipartisan, ben vista dallo stesso Bertolaso, Gabrielli pagherebbe per essere l'ennesimo uomo dei Servizi alla Protezione, dopo Giuseppe Cucchi e Alfredo Mantici. E se dovesse passare il progetto di una riforma complessiva della Protezione sotto il controllo del Ministero dell'interno, la sua presenza di prestigio toglierebbe respiro a un ruolo rafforzato del Corpo dei vigili del fuoco".

 (red)

 

 

7. Inchiesta G8, Tremonti congela le nomine di Scajola

Roma -

“ ‘Stanco. Ma pronto a dare battaglia, sempre. Non mi arrenderò tanto facilmente, mi conoscete bene. Prima però ho bisogno di capire costa sta davvero accadendo intorno a me’. Claudio Scajola è rientrato da Roma ieri sera poco dopo le dieci, a cercare un po´ di tranquillità nel silenzio di Villa Ninina, sulle alture di Imperia, scrive Massimo Calandri a pagina 4 di REPUBBLICA. Ha anticipato di ventiquattr´ore il tradizionale fine settimana in famiglia perché ‘ho bisogno di riflettere’, ha confessato. In ballo non c´è solo l´inchiesta di Perugia. C´è anche l´improvviso muro eretto nei suoi confronti dal ministro del Tesoro Giulio Tremonti, che in questi giorni ha sorprendentemente congelato tutte le nomine in scadenza ai vertici delle società pubbliche del nucleare. Nomine "suggerite" da Scajola nelle vesti di ministro dello Sviluppo economico. Ma evidentemente poco gradite da Tremonti, che dopo le dimissioni dell´altro ha stoppato tutti i movimenti. Pare che a convincerlo sia stata la recente promozione del professor Pietro Canepa a presidente della Nucleco, la società pubblica che gestisce i rifiuti radioattivi in Italia. Fedelissimo di Scajola, Canepa era stato premiato tre giorni dopo l´uscita di scena del politico imperiese dal governo. Un episodio che dicono abbia mandato su tutte le furie Tremonti. Le conseguenze non si sono fatte attendere. Primo episodio lunedì scorso: assemblea della Fn, piccola società di Bosco Marengo controllata al 98% da Enea (e con una piccola partecipazione di Ansaldo Energia), specializzata nelle nuove tecnologie legate al nucleare. Il ministro del Tesoro dà l´ok al bilancio. Ma salta il rinnovo delle cariche sociali, che erano naturalmente in scadenza. Più o meno stesso copione ieri al momento di tirare le somme con la Siet di Piacenza, controllata da Enea ed Enel Hidro (e partecipata da Finmeccanica, Ansaldo Energia e Politecnico di Milano) e con compiti di studi e ricerche nella progettazione di sistemi di impianti nucleari: questa volta l´addio è tanto all´approvazione del bilancio quanto a quella delle nomine, anch´esse scadute. Si parla di società relativamente piccole ma di grande importanza strategica. E poi, il segnale lanciato da Tremonti è inequivocabile. Il panorama economico e istituzionale legato all´energia è inevitabilmente sull´orlo di una crisi di nervi. Il prossimo banco di prova è dietro l´angolo: domani scade il commissariamento della Sogin, società che già in qualche modo "congelata" a causa del braccio di ferro fra il commissario Francesco Mazzucca e il suo vice Giuseppe Nucci. Intanto vale la pena dare un´occhiata ad Enea, ente a sua volta commissariato dallo scorso agosto: da allora al suo vertice c´è Giovanni Lelli, già direttore generale dell´Enea e luogotenente di Scajola. Lelli punta ad una nuova nomina ma con l´aria che tira non si sa mai: e intanto Enea si trova a gestire la delicatissima partita dei due reattori sperimentali "Triga" e "Tapiro", gli unici oggi funzionanti in Italia. ‘Il destino si accanisce sempre contro i migliori’, dice Maria Teresa Verda, suocera di Claudio Scajola. ‘Stanno succedendo troppe cose strane intorno a lui’, aggiunge e forse il riferimento è proprio allo sconcerto che negli ultimi giorni ha preso l´ex ministro. Che ha preso atto con amarezza del diverso atteggiamento di tanti colleghi romani. Ieri notte è rimasto alzato fino a tardi. ‘Per cercare di capire. E ridare battaglia’”.

 (red)

 

 

8. Pdl, nascono due nuove correnti

Roma -

“Promette. ‘Nessuna imboscata, ma neanche un partito trasformato in palude’. Perché ‘in un grande partito del 35 per cento tutti coloro che cercano di mettere il sale nella minestra, tutti quelli che dicono che è giusto fare così ma magari cercano di farlo meglio, vanno ringraziati, non contestati’. Gianfranco Fini non si ferma più, scrive Carmelo Lopapa a pagina 14 di REPUBBLICA. Prima all´università di Pisa, poi a Castiglion Fiorentino, il presidente della Camera prosegue a spron battuto il suo tour per l´Italia che, con molta probabilità, lo riporterà in tv nei prossimi giorni. ‘Sono presidente pro tempore, ma non certo nel senso che intendo dimettermi’ avverte a scanso di equivoci al cospetto degli studenti, ridendoci su. Sono giorni in cui i rapporti col premier Berlusconi appaiono ormai ridotti al lumicino. Giorni di ponti saltati, porte chiuse e "ambasciatori" rispediti al mittente. E in cui l´ex leader di An dà corpo e struttura alla minoranza interna. Sul sito di "Generazione Italia" viene pubblicato il Comitato nazionale di quella che ormai appare qualcosa in più che un´associazione fininana. Un elenco che è una conta. Perché ne fanno parte 25 deputati e 6 senatori, oltre a 4 eurodeputati. Numeri che raccontano come la squadra del presidente della Camera a Montecitorio sarebbe già in grado di dar vita a un gruppo. Dentro, oltre a Italo Bocchino che la guida, Barbareschi e Moffa, Granata e la Perina, Tremaglia e Urso, tra i tanti. ‘Ma non compaiono Giulia Bongiorno e tanti altri, perché questa è la nostra organizzazione territoriale, è solo il primo passo, ora partono i circoli sull´onda dei 9 mila contatti web al giorno: da qui a un anno diventerà un partito, se sarà necessario - ragiona Carmelo Briguglio - Come dire, se dovesse piovere, questo sarà l´ombrello». Mentre tanti altri ombrelli si stanno aprendo, dentro il Pdl. Al Senato, Andrea Augello e Silvano Moffa (finiani moderati) danno vita a "Spazio aperto", una non-corrente, dicono loro, che mette insieme una quarantina tra berlusconiani ed ex aennini con l´obiettivo di «ricercare un punto di sintesi tra l´indiscussa leadership di Berlusconi e l´indubitabile valore aggiunto di Fini». Sono insomma quelli che credono ancora alla convivenza tra i due, dopo lo strappo-shock in direzione. L´appello è sottoscritto anche da deputati e senatori berlusconiani doc quali Comincioli e la Bergamini e finiani di stretta osservanza come Viespoli e De Angelis. Ma è tutto un proliferare di correnti. Roberto Menia, sottosegretario all´Ambiente, dà vita ad Area nazionale (An, non a caso) con l´intento di ‘ripristinare nel Pdl uno spazio per la destra nazionale, rendendola riconoscibile’. Anche la creatura politica di Menia si ripromette di dar vita a circoli territoriali e di far leva sulla rivista già esistente "Area". Riposizionamenti, nuove sigle, tutto in fermento dentro il Pdl. Ma Fini prova a inviare segnali rassicuranti, anche dalla Toscana. ‘Chi pensa che il gruppo di parlamentari che si riconosce attorno alle questioni che io pongo possa avere come obiettivo quello di far cadere il governo, non ha capito assolutamente niente’. Il rispetto del programma di governo non è in discussione, scandisce. Poi torna a criticare la soggezione nei confronti della Lega. ‘Il Carroccio è alleato strategico, ma il Pdl è diventato fotocopia di un originale e l´acquirente tra l´originale e la copia sceglie sempre l´originale’. Rifirmerebbe la Bossi-Fini sull´immigrazione, precisa, ma con due modifiche: estensione da 6 mesi a un anno del tempo da concedere agli immigrati per trovare lavoro e l´invio della Finanza nelle aziende che non firmano contratti di lavoro con extracomunitari pur impiegandoli. E la cittadinanza, suo cavallo di battaglia, va riconosciuta sulla base dello ‘ius soli’. Musica per le orecchie della sinistra, ma Fini mette in guardia e dice no a «marmellate politiche’. Le rassicurazioni del presidente della Camera tuttavia non bastano più al premier e ai suoi. L´ultimo attacco del berlusconiano Stracquadanio (‘Fini fa politica con convegni pagati dalla Camera’) dà la misura di quanto il vaso del Pdl sia in frantumi”.

 (red)

 

 

9. Sicilia, Lombardo: Cercano di piegarmi attraverso procure

Roma -

“Presidente Raffaele Lombardo, teme di essere arrestato? ‘No. Sta semplicemente accadendo quel che avevo previsto quando nel dicembre scorso si è dissolta la maggioranza di centrodestra che mi aveva sostenuto fino ad allora’. Cosa ha previsto? Chiese Carmelo Lopapa a pagina 17 di REPUBBLICA. ‘Che sarebbero piovuti attacchi politici quotidiani da parte del Pdl estremista e antigovernativo, come è avvenuto col disegno di legge vagamente intimidatorio che prefigurava perfino l´ipotesi di morte del presidente della Regione per sancire comunque la sopravvivenza della legislatura. Sarebbe seguito un attacco mediatico e giudiziario, e siamo in questa fase. Infine, ci sarebbe l´attacco estremo, personale, la fase tre, che preferisco non definire ulteriormente’. Esiste un´indagine della procura di Catania a suo carico. Sembra ci siano 3 mila pagine di intercettazioni, atti amministrativi, testimonianze sulle sue frequentazioni, i suoi presunti favori a personaggi vicini alle cosche. ‘Sono presunto indagato, presunto inquisito, presunto arrestato. Tutto presunto. Ma solo sui giornali. Se venisse provato dalle indagini preliminari che io abbia consapevolmente favorito la mafia me ne andrei senza indugiare. Ma so che non è così. Invece, sono stato bersaglio di due fughe di notizie, una sull´esistenza dell´inchiesta e una sulla richiesta di arresto, entrambe puntualmente smentite dal procuratore di Catania. Mi presenterò ogni giorno al palazzo di giustizia, se sarà necessario, per chiarire ancora una volta la mia posizione. L´ho già chiesto. Ma è tutta un´anomalia, dietro la quale intravedo un disegno’. Quale disegno? ‘Io non ce l´ho con i giornalisti che fanno il loro mestiere, quanto con i magistrati che si prestano a giochi politici’. Dei magistrati si prestano a un disegno politico? E quale? ‘Mi spiace dire che qualche procuratore sta offrendo assist alla ricomposizione del Pdl in Sicilia, risolvendo una grana non da poco a beneficio di Silvio Berlusconi. Fallito l´attacco politico, ecco la seconda arma: piegare Lombardo e costringere il Pdl Sicilia che mi sostiene a rientrare tra i ranghi. È quello che stava per accadere a Palazzo Grazioli mercoledì mattina?’ Si riferisce all´incontro del premier con Micciché, fedele al suo governo, e poi con Alfano e il Pdl ufficiale, che le fa la guerra? ‘Non è affatto casuale che la fuga di notizia sia avvenuta alla vigilia di quell´incontro. Al presidente del Consiglio tornava utile, eccome, un Lombardo in ginocchio’. Un asse tra Berlusconi e i magistrati? Non starà eccedendo in dietrologia? ‘Non c´è stata alcuna iniziativa giudiziaria, ma una fuga di notizie utile allo scopo. Il Pdl nazionale e l´Udc siciliano puntano alla caduta del mio governo con ogni mezzo per arrivare alle elezioni regionali a novembre. Rimossa l´anomalia siciliana, per il premier si spiana la strada verso il voto anticipato nazionale: ad aprile prossimo si può tornare alle urne. Ecco perché la partita dell´isola diventa decisiva’. Non teme il forfait del suo sodale Micciché? Sembra sia pronto ad assecondare il diktat di Berlusconi e tornare a "casa". ‘La ricomposizione del Pdl ci sarebbe stata già quella mattina, durante il loro incontro a Palazzo Grazioli, se non fosse arrivata la smentita della procura sul mio ipotetico arresto. Alla fine, il faccia a faccia tra i due invece è stato interlocutorio. Il mio governo andrà avanti, anche col sostegno del Pdl Sicilia’.Pensa che il Pd resista ai boatos sul suo conto o ritirerà il sostegno esterno al suo governo? ‘Il Pd sostiene con responsabilità solo il percorso di riforme che abbiamo intrapreso. Con l´ultima Finanziaria, la riforma della sanità, la denuncia dello scandalo dei termovalorizzatori dal quale è scaturita un´inchiesta a Palermo e lo stop all´eolico per sospetti interessi mafiosi. Abbiamo assestato un colpo durissimo al sistema affaristico mafioso. Quanto mi sta accadendo non è estraneo a tutto questo’. D´accordo, ma lei è del tutto estraneo a Vincenzo Aiello, boss vicino ai Santapaola con il quale, stando a quanto trapela dall´inchiesta, avrebbe avuto contatti? ‘Non lo conosco, non so chi sia’. Guardi al suo passato, nulla da rimproverarsi? La sua gestione del potere ha avuto profili clientelari? ‘Non ho la coscienza a posto, ma molto di più. E non ho nulla da temere, saprò difendermi. Anche dagli attacchi bassi assestati alla mia famiglia’. Si riferisce a sua moglie? E´ stata chiamata in causa per un impianto fotovoltaico da 5,6 milioni di euro finanziato dalla Regione. ‘Era un semplice impianto su serra. Ma ho avuto lo scrupolo di cancellare quel progetto, esibendo in giunta la fotocopia della ricevuta di ritorno con cui rinunciavo alla realizzazione di quella struttura’. Altra persona di famiglia chiamata in causa è suo fratello Angelo, deputato. Mette la mano sul fuoco sulla sua trasparenza? ‘Mio fratello mi ha assicurato che non ha mai incontrato Aiello, né Sturiale, né altri personaggi ambigui. Ed è ridicola questa storia del pestaggio subito e non denunciato. Esistono cartelle cliniche e medici che possono testimoniare come sia stato ricoverato due volte, nel 2006 e nel 2008, per crisi ipertensive, di cui soffre. Ma anche su questa invenzione la procura farà chiarezza’”.

 (red)

 

 

10. Sanità, Fazio: Fas sbloccati solo se piani credibili

Roma -

“‘I Fas non sono un bancomat: prima di assegnarli per ripianare i disavanzi servono piani di risanamento reali e credibili. Se e quando ci saranno potremo valutare la possibilità di sbloccarli e di rivedere anche l'uso della leva fiscale’. Il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, spiega le decisioni prese ieri dal governo in un’intervista a Roberto Turno pubblicata a pagina 3 del SOLE 24 ORE. Quasi un antipasto del federalismo fiscale: premi solo a chi merita se ha bilanci sani e in ordine. Professor Fazio, senza i Fas saranno lacrime e sangue per le "regioni canaglia"... ‘Fin dall'inizio non avevo visto di buon occhio l'uso dei Fas per ripianare i disavanzi sanitari senza prospettive di risanamento dei conti e dei sistemi locali. I Fas servono per lo sviluppo ed è possibile un loro impiego se esiste un progetto credibile di correzione strutturale, per lo sviluppo appunto, della sanità regionale. Ma dobbiamo esserne assolutamente certi. Senza risanamento non può esserci sviluppo’. I piani delle 4 regioni fanno acqua da tutte le parti? ‘Dalle verifiche emerge che allo stato attuale la necessaria correzione strutturale non c'è. E che non c'è neppure alcuna garanzia che non si possano formare altri disavanzi’. Intanto c'è la bastonata fiscale. ‘La decisione del governo comporta che quando conosceremo gli adempimenti per una correzione strutturale dei conti, allora vedremo. Come è già avvenuto, e con ottimi risultati, con l'Abruzzo e con la Sicilia’ .Le regioni nel mirino sono tutte amministrate dal centrodestra. ‘Almeno per tre regioni – Calabria, Campania e Lazio – la situazione non può essere imputata a chi oggi le governa. Anzi, da subito abbiamo avviato con i nuovi governatori un confronto serrato e abbiamo ottenuto una collaborazione altrettanto serrata’. Se i piani funzionano, potrete fare marcia indietro sia sui Fas che sul ricorso alle super addizionali? ‘Ripeto: vanno fatti piani credibili e affidabili. Se otterremo risposte e progetti credibili e che funzionano con certezza, a quel punto i Fas potranno essere sbloccati. E allora potremo anche valutare cosa fare per la leva fiscale’. Quando deciderete? ‘Abbiamo in programma altre riunioni e verifiche tecniche fin dalla prossima settimana, poi ancora per tutto il mese di maggio e a giugno. Ecco, credo che a giugno potremo valutare l'intera situazione’. Dove dovranno intervenire le regioni per risanare i conti? ‘Ogni regione ha le sue "specificità". Ma i nodi sono sempre gli stessi: la rete ospedaliera, gli acquisti per beni e servizi, il personale, l'accreditamento, i contratti con i privati. E la certezza della contabilità’”.

 (red)

 

 

11. Sanità: la Calabria e le altre: un buco da 3,7 mld

Roma -

“Un buco da 3,7 miliardi. È quello che hanno messo insieme, fino al 2009, quattro Regioni italiane: Calabria, Campania, Lazio e Molise. Un ‘rosso’ che scende a 2 miliardi grazie alle misure già messe in campo dai rispettivi governi locali, tra fiscalità, fondi e risorse proprie. Uno sforzo che però rischia di non bastare – scrive Antonella Baccaro nel focus dedicato al deficit della sanità pubblicato a pagina 13 del CORRIERE DELLA SERA - , se è vero che ieri il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha convocato i quattro ‘governatori’ minacciandoli di negare loro le risorse dei Fas (Fondi europei per le aree sottoutilizzate), qualora non adottino piani di rientro credibili. Tagli e tasse sono dunque all’orizzonte per chi ha speso troppo: la soluzione potrebbe essere ritoccare le aliquote regionali di Irpef e Irap. Nel dettaglio la Regione più in ‘rosso’ è la Calabria, sotto di un miliardo e 31.970 euro: un dato che sconta i risultati negativi degli anni precedenti: 2006, 2007 e 2008. Kpmg, l'advisor incaricato di ricostruire la situazione contabile dal 2000 in poi, deve ancora presentare una certificazione conclusiva del debito. La Calabria è l’unica Regione che non presenta coperture proprie. A seguire c’è la Campania, sotto di quasi un miliardo: in questo caso la Regione ha racimolato 252 milioni dalle coperture fiscali e altrettanti da un fondo transitorio: il buco si è così ‘ridotto’ a circa la metà. Per il Lazio si parte da 1,6 miliardi di disavanzo, quasi tutti accumulati nel 2009. Dopo le coperture straordinarie derivanti da fiscalità aggiuntiva regionale, fondo transitorio e risorse regionali il disavanzo di gestione 2009 si aggira sui 420 milioni. Infine c’è il Molise, con un risultato di gestione 2009 negativo per circa 80 milioni di euro, che, sommato al trascinamento di una perdita 2008 di circa 30 milioni, porta il disavanzo a 110 milioni. A seguito delle coperture straordinarie effettuate con la fiscalità aggiuntiva regionale e il fondo transitorio, il disavanzo di gestione 2009 si è portato a circa 69 milioni. Altre due Regioni ieri hanno rischiato di finire in ‘zona Cesarini’: la Sicilia e l’Abruzzo. La prima partiva da un disavanzo di 237 milioni, ma grazie a coperture per 291 milioni è passata in attivo. Quanto all’Abruzzo, è risalito da -36,6 milioni a +87,3. Sotto osservazione restano la Liguria, che è passata da un buco di 97,7 milioni a un attivo di 46,3 e la Sardegna, sotto di circa 300 milioni, poi approdata a +18,6. Secondo i dati emersi dalla verifica sui conti effettuata dal ministero dell'Economia e dalle Regioni, nel marzo scorso, sono in deficit anche Veneto, Puglia, Basilicata e Trento, ma i loro piani di rientro sono apparsi convincenti. In regola, dunque, alla fine, ci sono solo otto Regioni: al primo posto c’è la Lombardia in attivo nel 2009 di 29,6 milioni di euro, a seguire le Marche (+17,5 milioni), la Toscana (+14,3 milioni), la provincia di Bolzano (+13,5 milioni), il Friuli Venezia Giulia (+9,2 milioni). Quanto al Piemonte e alla Emilia Romagna, in attivo rispettivamente di 17 e 41milioni, il loro risultato è il frutto del ricorso a risorse proprie per 399 e 155 milioni. A livello nazionale la spesa sanitaria nel 2009, secondo quanto riporta la Relazione unificata sull’economia e la finanza pubblica, stilata dal ministero dell’Economia, è risultata pari a 110,6 miliardi: in aumento dell’1,9% rispetto all’anno precedente. L’evoluzione riflette dinamiche differenziate nelle singole componenti: la spesa per il personale si è ridotta del 2%, dopo la crescita sostenuta del 2008, sulla quale avevano inciso gli effetti connessi ai rinnovi contrattuali del comparto, comprensivi della maggior parte degli arretrati. Al netto di questi ultimi, la spesa per il personale del 2009 ha registrato una crescita del 2,4%. I consumi intermedi sono cresciuti del 5,4% per effetto sia dell’aumento della spesa della farmaceutica ospedaliera (+9,8%), sia delle diverse modalità di erogazione di alcune prestazioni sanitarie che in precedenza erano in regime di convenzione. Risulta in calo invece la spesa per assistenza farmaceutica (-1,9%), in crescita quella per la medicina di base (+14,8%), a causa di oneri arretrati. Per capire quale sia stata l’evoluzione nel nostro Paese della spesa del comparto negli ultimi 15 anni, è interessante affidarsi alla relazione presentata di recente, alla Camera, dal presidente della Corte dei Conti, Tullio Lazzaro. Qui, ad esempio, si spiega che tra il 1995 e il 2000 la spesa sanitaria cresceva in media del 5,6% l’anno, pari al 5,7% del Pil (Prodotto interno lordo). Nei successivi cinque anni la tendenza si è ‘ulteriormente accentuata’: la spesa è cresciuta del 7% l’anno. Solo negli ultimi esercizi, si osserva, il tasso si è ridotto ‘in misura significativa’: tra il 2007 e il 2009 è stato in media del 3,3%. Anche per il 2009, si anticipa, ‘se i dati di preconsuntivo verranno confermati, la spesa sanitaria si manterrà al di sotto del previsto’. La forte flessione del Pil (-3%) produrrà però un aumento del peso della spesa sanitaria sul Pil, che sarà pari al 7,3%, a fronte del 6,9% del 2008. È proprio tra il 2006 e il 2008 che si è determinata una forte concentrazione dei disavanzi regionali: oltre l’80%, infatti, è da ricondurre a sole sette Regioni, le stesse che nel 2007 sottoscrissero i Piani di rientro. Questi ultimi, si conclude, hanno prodotto il risultato di ridurre la dinamica della spesa, anche se ‘gli aggiustamenti sono più lenti del previsto’, perciò ‘è difficile pensare’ che il percorso di attuazione dei Piani possa concludersi nei tempi previsti. Una nota di preoccupazione viene espressa infine proprio per la disposizione del ‘Patto per la salute’ che prevedeva l’utilizzo dei fondi Fas per la copertura dei disavanzi. Prescrizione che ieri ha registrato una clamorosa battuta d’arresto”.

 (red)

 

 

12. Infrastrutture, il Cipe scongela 17 miliardi

Roma -

“Nove miliardi di investimenti sbloccati dal rinnovo di 11 convenzioni autostradali, 4,8 miliardi dallo scongelamento del contratto di programma Fs, 358 milioni per la prima tranche del piano di edilizia scolastica, scrive Giorgio Santilli a pagina 5 del SOLE 24 ORE. Sono le decisioni del Cipe di ieri cui si aggiungono finanziamento e approvazione di quattro opere della legge obiettivo: le metropolitane milanesi M2 e M3 (1,37 miliardi), la linea ferroviaria Rho-Gallarate (382 milioni), la grande viabilità del porto di Ancona (480 milioni), la galleria Fossano per la Salerno-Reggio Calabria (110 milioni). Altri 560 milioni sono "prenotati" per le manutenzioni di Anas e Fs dal fondo infrastrutture alimentato dal Fas. Totale: 17 miliardi. Il ministero delle Infrastrutture in un comunicato parla di 11 miliardi, avendo escluso la cifra del contratto Fs e avendo invece inserito due opere (collegamento autostradale Campogalliano-Sassuolo e metropolitana leggera di Brescia: valore 1,2 miliardi) per cui il Cipe si è limitato a prendere atto di un'informativa, rinviando ogni decisione a una prossima riunione. Si prenota per una nuova tranche di finanziamenti anche il Mose di Venezia, rinviata sine die la seconda tranche del piano delle piccole opere richiesto dai costruttori dell'Ance. ‘Considero le decisioni di ieri come un segnale positivo - dice il presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti - perché qualcosa si muove nonostante la drammatica crisi finanziaria internazionale. Positivo per noi soprattutto lo sblocco del piano dell'edilizia scolastica cui vogliamo contribuire, in accordo con i sindaci dell'Anci, anche con risorse private e opere realizzate in project financing’. Fin qui i fatti. Non c'è neanche un euro di risorse aggiuntive che non fossero già state stanziate da parte del Tesoro. È fondamentale però che sia saltato il "tappo" politico del Cipe che negli ultimi 4-5 mesi si era sommato alle decine di tappi amministrativo-burocratici e finanziari che frenano ordinariamente le opere pubbliche. In questo senso, il Cipe di ieri apre forse una nuova fase di maggiore attenzione da parte del governo alle politiche per la crescita, come hanno sottolineato Confindustria e Ance. Lo sblocco dei piani e delle opere consente di mettere in moto una macchina che soltanto nel caso dell'edilizia scolastica - 1.700 piccoli interventi - porterà a cantieri in tempi rapidissimi. Un'accelerazione la subiranno anche le opere Fs comprese nel contratto di programma e già finanziate dal Cipe per un primo lotto: terzo valico Milano-Genova e Treviglio-Brescia. Senza contratto non si poteva procedere al finanziamento dei lotti parziali. Per le convenzioni autostradali bisognerà attendere la firma del decreto interministeriale Economia-Infrastrutture, ma la strada ora è in discesa. Tra le molte opere finanziate da privati, o per meglio dire dalle tariffe che pagano gli utenti, c'è la tirrenica Grosseto-Civitavecchia. Anche per la Rho-Gallarate cantieri vicini. ‘Esprimo grande soddisfazione perché siamo sul filo di lana con i tempi tecnici di costruzione’, ha detto il viceministro alle Infrastrutture, Roberto Castelli, che ha le deleghe per l'Expo 2015. ‘Soddisfazione’ anche di Confindustria, che con il vicepresidente Cesare Trevisani avverte: ora ‘le amministrazioni centrali e locali e i concessionari si adoperino per una rapida apertura dei cantieri’ e il ministero dell'Economia ‘garantisca la piena disponibilità delle risorse pubbliche programmate’. Una parte meno nota delle decisioni del Cipe di ieri riguarda i criteri di ripartizione delle somme restanti in carico al fondo infrastrutture. La nota Cipe fa riferimento a un residuo da distribuire di 1.424 milioni avendo già sottratto le riserve previste da leggi, come quella di un miliardo per il piano Prestigiacomo di difesa del suolo. Per la quota restante ci sono ancora prenotazioni, già approvate dallo stesso comitato interministeriale, per circa tre miliardi. Quelle poste sembrano però azzerate guardando ai criteri prescelti per la ripartizione. Al primo posto c'è infatti la ‘continuità funzionale di opere di difesa idraulica di ambiti urbani di rilevanza internazinale’: una definizione che identifica certamente il Mose di Venezia, opera che ha già ricevuto 800 milioni di finanziamento e teoricamente non era candidato ad altre tranche. Anche la seconda categoria di opere da finanziare prioritariamente non era prevista: la manutenzione della rete stradale e ferroviarie nel limite di 560 milioni. Ci sono poi le opere mirate al superamento delle emergenze idriche, gli interventi di messa in sicurezza delle opere stradali e ferroviarie, le ‘opere mirate alla funzionalità del trasporto metropolitane’, le opere mirate all'organizzazione di piastre logistiche, le opere supportate da capitali privati per almeno il 50 per cento. Per questi fondi residui, che ancora ieri Matteoli ha promesso di ripartire presto, si ricomincia da zero”.

 (red)

 

 

13. Gugliotta: Abbassare i toni. La Questura si scusa

Roma -

“Il sorriso mette in evidenza la mancanza di un incisivo, quello che un poliziotto gli ha fatto saltare con un pugno. Ha di che stare allegro, Stefano Gugliotta, tornato in libertà l’altra sera dopo una settimana di carcere, scrive Fulvio Milone a pagina 24 della STAMPA. Ma poi si fa serio quando ricorda che cosa gli è successo il 5 maggio, dopo la finale di Coppa Italia Roma-Inter, quando gli agenti lo hanno scambiato per un ultrà e lo hanno riempito di botte: un pestaggio in piena regola per il quale un funzionario della polizia ieri ha chiesto scusa a nome del questore. «Io urlavo, gridavo che non avevo fatto niente ma quelli continuavano a picchiare», racconta il ragazzo. Nello studio del suo avvocato ricostruisce quei momenti e gli altri, ‘tremendi’, trascorsi in una cella di regina Coeli. ‘Erano in sette, otto, non lo so - racconta -. Non ricordo bene, perché dopo la botta più forte, una manganellata alla testa, tutto si è fatto più confuso’. Ricorda, Gugliotta, com’è cominciata la sua odissea. ‘Ero in motorino in via Pinturicchio, vicino a casa, quando un uomo in divisa mi ha bloccato gridando: "Che stai a fa?" e mi ha colpito’. Secondo la ricostruzione della polizia, Stefano ha reagito e tentato la fuga. ‘Non è vero - risponde Stefano -. Ho solo allungato le braccia per tenerlo a distanza’. D’altro canto, il video girato con un cellulare da un testimone, non lascia spazio al dubbio: Stefano viene affrontato da un agente, al quale subito se ne aggiungono altri. E proprio quelle immagini hanno indotto la procura della Repubblica a iscrivere nel registro degli indagati il poliziotto che ha sferrato il pugno. Ma che cosa è accaduto dopo? La polizia, nella sua relazione, sostiene che Stefano è stato portato in un furgone cellulare da cui avrebbe tentato di fuggire prendendo a calci gli agenti. ‘Non mi sono dimenato, ho solo detto che non c'entravo nulla - precisa il giovane -. Barcollavo, mi avevano dato un pugno, facendomi saltare un dente, e una manganellata sulla testa. Non ho cercato di scappare dalla camionetta. In un primo momento, in via Pinturicchio, ho pensato che mi avessero fermato perché non avevo il casco. Non potevo immaginare... Io con la partita e con gli ultrà non c’entravo niente’. Poi, la lunga settimana trascorsa in carcere. ‘I primi due giorni in isolamento sono stati terribili. Quando sono arrivato le guardie mi hanno detto solo che la sveglia era alle sette, che bisognava farsi trovare vestiti e che il pavimento doveva essere ben pulito. Altrimenti, niente televisione’. In cella Stefano ha creduto di impazzire. ‘Mi sembrava che il mondo si fosse dimenticato di me, e di contare meno di zero. Dopo l’isolamento sono stato trasferito in una cella con altri detenuti, ma parlavamo poco. Passavo le ore a guardare la tv’. Gli ultimi giorni di reclusione li ha trascorsi spesso nell’infermeria: ‘Ero agitato e indolenzito, ho preso molti ansiolitici e antidolorifici. Ho ancora i lividi delle manganellate sulla schiena e sulle gambe’. Stefano vuole dimenticare: ‘Spero di lasciarmi presto alle spalle questa storia e di trovare un lavoro migliore di quello che ho. Faccio il facchino. Siamo gente onesta, noi, mio padre è autista, mia madre fa le pulizie». Ma più d’ogni altra cosa vorrebbe che si spegnesse il clamore suscitato attorno alla sua vicenda: ‘Chiedo a tutti di abbassare i toni, non bisogna dimenticare che la maggior parte delle forze dell’ordine lavora in modo corretto’. Spera anche, Stefano, che il suo caso si chiuda al più presto anche dal punto di vista giudiziario: anche se scarcerato, infatti, resta indagato per resistenza al pubblico ufficiale. ‘Mi auguro che la sua posizione possa essere archiviata al più presto’, dice il suo avvocato”.

 (red)

 

 

14. Olimpiadi 2020, Roma batte Venezia

Roma -

“Mercoledì 19, giorno della sentenza, si riunirà prima la Giunta Coni con i suoi 19 componenti e poi il Consiglio nazionale (78 membri). La Giunta esaminerà la relazione della Commissione di valutazione e metterà ai voti (palesi) la scelta, scrive Daniele Dallera a pagina 31 del CORRIERE DELLA SERA. La Giunta ha tre strade davanti a sé: 1) Portare all’esame del Consiglio nazionale sia Roma che Venezia; 2) Promuovere una delle due; 3) Non ritenere all’altezza di una seria candidatura da presentare al Cio né l’una e né l’altra (questa strada non è da prendere nemmeno in considerazione). Il tam tam del palazzo sportivo ha un suono ancora confuso, ma prevalgono le note di un esame finale del Consiglio nazionale del Coni per entrambe le candidate: anche qui la votazione sarà palese. E il verdetto finale sarà favorevole a Roma, Venezia dovrà lasciare il passo. La Commissione di valutazione ha ormai chiuso un lavoro approfondito, qualche ritocco, forse c’è bisogno di limare qualcosa ancora, ma la strada olimpica 2020 porta a Roma, si affaccia sul Colosseo accantonando Ponte di Rialto e ogni gondola. Il progetto di Venezia è stato giudicato positivamente, per certi versi affascinante, ma viene considerato fragile sotto il piano dell’ospitalità. Roma garantisce delle certezze, Venezia no. E qui si potrebbe aprire un dibattito, ma così stanno le cose. Roma ha nel suo Dna il talento e la forza di ospitare grandi eventi, da quelli sportivi a quelli politici passando per quelli religiosi che fanno stare tranquilli il Coni che deve portare al Cio una candidatura vincente. Un’Olimpiade prevede l’arrivo di più di 20 mila ospiti sportivi (atleti, allenatori, mondo Cio), 28 mila giornalisti tra stampa, tv, radio e internet, più migliaia e migliaia di appassionati. Roma è giudicata più preparata. Sotto il piano sportivo Venezia, per chi deve giudicare e scegliere, ha una debolezza nei confronti delle Paralimpiadi, l’evento che accompagna e segue sempre l’Olimpiade. Viene giudicata una città non facile, con troppe barriere per chi è in una situazione di bisogno e di difficoltà. Altra riflessione favorevole a Roma: il Coni dovrà confrontarsi con il Cio che nel 2013 sceglierà la città olimpica. Il Cio è anche portato alle novità, ma non ama, non gradisce candidature rivoluzionarie. Preferisce certezze, soprattutto in un momento di crisi economica mondiale. E non c’è dubbio che sotto questo punto di vista Roma sia più, come dire, avanti rispetto a Venezia, considerata troppo innovativa rispetto ai palati fini del Cio. La situazione politica-sportiva dell’Italia per avere l’Olimpiade 2020 ha poi delle condizioni favorevoli. Il vicepresidente del Cio (governato da Jacques Rogge) èMario Pescante. Il presidente della Commissione programma del Cio è Franco Carraro. Il segretario dell’Associazione comitati olimpici europei è Lello Pagnozzi. I primi due sono anche membri (pesanti) del Cio. Altra condizione favorevole: il mondo africano non dovrebbe offrire candidature, visto che è già stato accontentato con i Mondiali di calcio (11 giugno-11 luglio) in Sudafrica, così quello russo (Sochi ospiterà iGiochi invernali del 2014), l’India ha dimostrato di avere dei problemi persino con iGiochi del Commonwealth. Più vicini a noi: altri Paesi europei non dovrebbero entrare in gioco perché la Germania vuole piazzare il fortissimo Bach al posto di Rogge il cui mandato alla guida del Cio scadrà proprio nel 2013 e la Francia sarà sistemata ahinoi con gli Europei di calcio del 2016. Capito perché sarà Roma ad ospitare i Giochi 2020?”

 (red)

 

 

15. Compagnia S. Paolo, suor Giuliana vicepresidente

Roma -

“Suor Giuliana Galli potrebbe diventare vicepresidente della Compagnia di San Paolo, la fondazione principale azionista di banca Intesa, scrive Paolo Griseri a pagina 35 di REPUBBLICA. A candidarla ufficialmente ieri sera, uno dei leader del gruppo dei dissidenti, Stefano Ambrosini, che nei giorni scorsi avevano chiesto le dimissioni di Angelo Benessia, presidente della Compagnia al centro delle polemiche sulla nomina del successore di Enrico Salza alla guida della banca. «Credo che suor Giuliana - ha detto ieri sera Ambrosini - possa garantire sia il gruppo di coloro che avevano chiesto una verifica dei vertici della Compagnia sia l´area cattolica della città». Una mossa che certamente troverà il consenso di quella parte del Pd torinese che aveva maggiormente criticato il comportamento di Benessia e le scelte fatte dalla Compagnia sotto la sua guida. Nei giorni scorsi, quando era cominciata a circolare l´ipotesi di una sua nomina alla vicepresidenza, suor Giuliana aveva fatto sapere di avere molti dubbi sulla candidatura. E anche ieri a tarda serata ha voluto precisare: ‘Di questa candidatura non so nulla e non ho ambizioni di diventare vicepresidente’. Ma è un fatto che proprio da lei martedì sera si è riunito il gruppo dei dissidenti per mettere a punto le strategie in vista della riunione decisiva sul vertice della Compagnia di San Paolo. La mancata votazione che ha salvato la presidenza di Benessia ha avuto come contropartita l´impegno dello stesso presidente a una gestione più collegiale della fondazione, con l´ingresso al vertice degli esponenti dell´area più critica (almeno 11 membri sui 21 che compongono il consiglio generale). Suor Giuliana, una vita spesa a favore dei malati del Cottolengo e una notevole capacità imprenditoriale utilizzata per decenni a favore di chi più ha bisogno, era stata indicata dal Comune di Torino nel consiglio della Compagnia con una mossa che aveva spiazzato molti, sconvolgendo la delicata geografia interna dei vertici bancari della città. Una mossa certamente a sorpresa, ma suor Giuliana non era certo un nome nuovo: nei suoi anni di attività al Cottolengo aveva avuto modo di farsi conoscere e apprezzare dalla Torino più povera e da quella che conta, dalle famiglie dei malati fino all´allora amministratore delegato della Fiat Cesare Romiti. L´eventuale nomina alla vicepresidenza imporrebbe al Comune di Torino di indicare due nuovi membri del consiglio generale. Mercoledì infatti, al termine della riunione che ha salvato Benessia, diminuendone di molto il suo potere reale, il primo rappresentante del Comune di Torino, l´ex sindacalista della Cisl Bruno Manghi, aveva annunciato le sue dimissioni pur apprezzando l´accoro raggiunto: ‘La mia storia di sindacalista mi spinge a trovare accordi, ma questo non modifica le ragioni che mi avevano portato a scegliere le dimissioni’. Così al suo rientro dal viaggio in Canada che sta compiendo in questi giorni, il sindaco di Torino Sergio Chiamparino avrà a sua disposizione due carte da giocare per influire sulle scelte della Compagnia individuando due nuovi nomi per il consiglio. Una ripartenza insomma dopo le polemiche seguite nel Pd alla scelta del sindaco di sponsorizzare la candidatura, poi naufragata, di Domenico Siniscalco alla guida della banca”.

 (red)

 

 

16. Manager, ecco chi decide gli stipendi d'oro

Roma -

“Sono i signori dei compensi. Compongono i ristretti comitati di amministratori che in banche e grandi imprese elaborano proposte per il board sulle remunerazioni di consiglieri e top manager, e sulle policy generali di retribuzione e incentivazione. Dopo la crisi la loro influenza è cresciuta moltissimo. E vi partecipano big di economia e finanza, dirigenti, banchieri e imprenditori, scrive Sergio Bocconi a pagina 39 del CORRIERE DELLA SERA. Del resto devono dibattere e proporre (che talvolta significa in pratica decidere) su un ‘tesoretto’ di dimensioni tutt’altro che esigue, se si pensa che soltanto nel 2009, e dopo le sforbiciate effetto-crisi, oltre 150 dirigenti di società quotate hanno ricevuto almeno un milione (lordo) di stipendio, e più di una ventina fra tre e quattro milioni. Ecco dunque che nel comitato per le remunerazioni di Generali presidente è Paolo Scaroni, l’amministratore delegato dell’Eni che nel Leone è consigliere e componente l’esecutivo. Con lui a parlare di compensi ci sono due pezzi da novanta, l’imprenditore Leonardo Del Vecchio di Luxottica e Lorenzo Pellicioli della De Agostini. Presidente del compensation committee dell’Eni è Mario Resca, ex numero uno di Mc Donald’s Italia, manager che ha ricoperto svariati incarichi in board e nel mondo pubblico. In Luxottica il presidente del comitato risorse umane (nome diverso ma stessi compiti) è il banchiere Claudio Costamagna. L’elenco di big è davvero ricco. In Enel il presidente del piccolo board sulle remunerazioni è l’ex ministro Augusto Fantozzi, mentre in Telecom Italia è Elio Catania, ex Ibm e Fs (oggi Atm), affiancato fra gli altri dal giurista Berardino Libonati. Nel comitato di Unicredit, presieduto da Dieter Rampl, ci sono anche Enrico Tommaso Cucchiani (Allianz), il presidente dell’Enel Piero Gnudi e l’imprenditore Carlo Pesenti, che fa parte anche dell’analogo comitato in Mediobanca presieduto da Renato Pagliaro e del quale fanno parte anche imprenditori come Roberto Bertazzoni, Vincent Bolloré e Jonella Ligresti. In Montepaschi il vicepresidente Francesco Gaetano Caltagirone non manca mai alle riunioni del board remunerazioni. E in Atlantia il comitato risorse umane è presieduto dall’imprenditore e vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei. In Fiat e in Mediaset invece i lavori li coordinano (rispettivamente) due superconsulenti, Roland Berger e Bruno Ermolli, mentre in Ubi accanto al presidente, il giurista Alessandro Pedersoli, ci sono imprenditori come Giuseppe Lucchini e Alberto Folonari. Insomma, le star (con relativi pesi e competenze) non mancano. In quasi tutti i casi si tratta di amministratori che hanno le caratteristiche dell’indipendenza secondo normativa e codice di autodisciplina considerata la «delicatezza» dell’argomento. E proprio in virtù del tema di non trascurabile importanza, secondo quanto viene riportato dalle relazioni sulla corporate governance che le società quotate elaborano annualmente, questi comitati si riuniscono con una certa frequenza, in qualche caso maggiore rispetto agli altri organi tecnici che sono chiamati a coadiuvare il lavoro del consiglio. Per esempio il compensation committee dell’Eni nel 2009 si è riunito 13 volte, con la partecipazione del 96% dei suoi componenti, quelli di Intesa Sanpaolo ed Enel 9 volte, Unicredit ha convocato il suo 7 volte, Ubi e Montepaschi 4. Nella maggior parte dei casi, sempre secondo quanto si legge nelle relazioni, le riunioni durano fra 80 e 120 minuti, quindi non si tratta di incontri pro forma. Lo testimonia per esempio Cucchiani, presidente di Allianz italia e componente il vorstand (consiglio di gestione) di Allianz se. Consigliere di Unicredit, partecipa al comitato remunerazione e sottolinea che in Piazza Cordusio ‘come in generale in tutta l’Europa continentale, dopo la crisi l’attenzione agli aspetti relativi a retribuzioni e bonus è cresciuta, riflesso anche della maggiore attenzione dei regolatori e degli azionisti e della più accesa sensibilità generale. Le riunioni sono preparate e il dibattito è acceso, focalizzato sui confronti internazionali sulla base del materiale preparato dai consulenti e di parametri oggettivi e quantitativi’. I signori dei compensi non perdono tempo, dunque. E il loro peso nelle aziende lo dimostra

 (red)

 

 

17. Gb, Cameron si taglia lo stipendio

Roma -

“Ora che i 23 membri del governo gialloblù sono definitivamente al lavoro, la benedizione di Mervyn King suona più un avvertimento che un augurio, scrive Francesca Paci a pagina 20 della STAMPA. Se ieri il governatore della Bank of England ha lodato l’impegno della coalizione nella riduzione del deficit da 163 miliardi di sterline, solo una settimana fa aveva messo in guardia i futuri vincitori dall’imminente responsabilità di misure talmente impopolari da allontanarli poi dal potere per un’intera generazione. David Cameron non ha scelta. ‘Si comincia’, dice alle 9 di mattina, seduto tra il segretario di gabinetto Sir Gus O’Donnell e il ministro degli esteri William Hague. Davanti a lui, al tavolo ovale di Downing Street da cui per l’occasione sono stati banditi Blackberry e cellulari, il vice premier Nick Clegg, fronte corrucciata e cravatta verde speranza. I mercati seguono a distanza. All’ordine del giorno c’è l’economia e la finanziaria d’emergenza da approvare entro 50 giorni. Per quanto giovane, il Cancelliere George Osborne sa bene che tra promettere il taglio di 6 miliardi di sterline alla spesa pubblica e metterlo in pratica, c’è la stessa distanza che corre tra un pieno trionfo tory e il matrimonio combinato con i libdem. Così, deciso a prendere il toro per le corna, parte dalla riduzione del 5% dello stipendio dei colleghi ministri, premier compreso, e di tutti i dipendenti statali, esclusi quelli con reddito bassissimo. Di aumenti se ne riparlerà tra 5 anni. ‘Il problema è che anche 6 miliardi di sterline sono una goccia nell’oceano’, osserva Azad Zangana, analista della Schroeder Investment Management. Il Tesoro dovrà sforbiciare a lungo prima di rilassarsi un po’. Un pool di 28 economisti indipendenti interpellati dalla Bbc ha calcolato che l’Iva, l’imposta sul valore aggiunto, passerà dall’attuale 17,5% al 20% per portare alle casse dello Stato 11,5 miliardi di sterline l’anno. Osborne ha il compito più pesante. Per questo l’amico Cameron gli ha affiancato l’ex banchiere David Law, il libdem addetto al lavoro sporco. ‘I governi senza principi sono instabili e durano poco», scrive sul Guardian Lord Adonis, colomba del team dei negoziatori laburisti. Non dimenticherà mai la telefonata in cui, martedì sera, Nick Clegg implorava Gordon Brown di rinviare le dimissioni sperando in concessioni extra dai conservatori alle corde. Molti tory, off the records, condividono lo scetticismo di Adonis. A partire dal sindaco di Londra Boris Johnson, convinto che la coalizione gialloblù sia «un incrocio tra un bulldog e un chihuahua’. Premier e vicepremier fanno orecchie da mercante, sperando che l’ogm «cleggeron» superi vincente la dialettica del darwinismo politico. Sebbene siano cresciuti negli Anni 80 ascoltando i Tears for Fears e si assomiglino come fratelli, il cosmopolita poliglotta Clegg vestito da Paul Smith e l’aristocratico ultrabritish Cameron in impeccabile completo Richard James si sono allontanati parecchio prima di reincontrarsi a Downing Street. Mentre il giovane tory imparava le scienze politiche a Oxford, l’altro studiava a Cambridge l’antropologia sociale di Levi-Strauss e si addormentava leggendo Beckett. Probabilmente non si sarebbero mai intesi se un giorno del ’97 a Westminster non fosse arrivato Tony Blair. Basta infatti guardarli parlare camminare, negoziare, per rivedere il padre della Terza Via. ‘La nuova politica, ideologicamente flessibile, non è il superamento del blairismo ma la sua estensione’, nota il columnist dell’Independent Steve Richards. Cameron è lo sminatore dell’elitario cinismo tory quanto Clegg frena l’alternativismo libdem: ammesso che il New Labour sia morto, il brand Blair è più vivo che mai”.

 (red)

E se invece di unità, Napolitano parlasse di Sovranità (che non c'è più)?

Prima pagina 13 maggio 2010