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Prima pagina 20 maggio 2010

Genova 2001. Il tribunale condanna, il Viminale assolve

di Federico Zamboni

Non è questa la sede per ricostruire in dettaglio ciò che avvenne a Genova la notte tra il 21 e il 22 luglio 2001, quando le forze dell’ordine si macchiarono di una lunga serie di abusi e di violenze ai danni di decine e decine di persone indifese. Per chi ne abbia la voglia e il tempo – e di tempo ce ne vuole parecchio, se si vuole approfondire sul serio – la Rete offre una documentazione amplissima, filmati compresi. 

Tutto quello che dobbiamo fare, oggi, è commentare le dichiarazioni del ministero dell’Interno sulla sentenza d’appello che è stata emessa martedì scorso. E che ha ribaltato quella pronunciata nel novembre 2008 riconoscendo, come sembra del tutto logico, che quanto avvenne nove anni fa non fu affatto il risultato di un prolungato attacco di follia da parte di semplici agenti e di graduati, esasperati dalla tensione di due giorni di manifestazioni e di scontri di piazza, ma l’esito di decisioni prese da funzionari di alto livello.

Secondo i vertici del Viminale, invece, le valutazioni dei giudici sono totalmente sbagliate. Il sottosegretario Alfredo Mantovano afferma senza mezzi termini che «Questi uomini hanno e continuano ad avere la piena fiducia del sistema sicurezza e del ministero dell’Interno». 

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Modello cinese in arrivo. E Berlusconi ne è felice

di Valerio Lo Monaco

Berlusconi ci vuole come i Cinesi. E il sistema in generale, pure. Disperatamente alla ricerca di qualcosa da dire in merito alla situazione economica che sta precipitando in Europa oltre che in Italia, dopo che l'opinione pubblica dovrebbe essersi resa conto delle sciocchezze ripetute e pappagallo nel corso degli ultimi mesi, in merito alla crisi che in Italia stava già passando, il Presidente del Consiglio non ha trovato di meglio che continuare a dire sciocchezze.

O meglio, se nel primo caso ("Italia fuori dalla crisi") si è trattato di pure e semplici menzogne, nel secondo, quello attuale, la sua dichiarazione è ineccepibile, almeno numericamente. Non fosse che nasconde una realtà ancora più drammatica. (leggi tutto)

Morti in Afghanistan. La solita (pietosa) retorica

di Alessio Mannino

Spiacenti, ma non piangiamo i morti di Herat. Non perché non ne abbiamo umana pietà: i morti trucidati la meritano sempre. Ma proprio perché tutti i morti ne sono degni, compresi i civili innocenti, donne e bambini afghani sterminati dalle bombe americane, non possiamo non fare stecca al coro di questi giorni. 

I nostri soldati in terra afghana, così come gli americani, gli inglesi, i tedeschi e le altre forze Nato, sono truppe di occupazione. Non di liberazione («Liberazione di chi, da chi e da che cosa? Dinanzi alla Resistenza degli afghani - perché, caro amico, quella è una Resistenza - il motto dei sostenitori dell'occupazione potrebb'essere solo uno: “Fuori gli afghani dall'Afghanistan!”. Ma siamo tutti d'accordo, spero, che sarebbe pretesa eccessiva quella di chiedere solo di subire a chi deve sopportare un'aggressione in casa sua», Franco Cardini, Il Manifesto, 18 settembre 2009). (leggi tutto)

 

 

Sta a vedere che non c'è più libertà di culto

L'Europeo 20 - Il Conformista 15 maggio 1992

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Censurata RaiNews? Macché, solo tecnologia e incapacità

di Ferdinando Menconi

Censurata RaiNews? Magari, avrebbero fatto miglior figura fosse stato così. Non lo diciamo certo per la qualità delle notizie o per il valore del servizio, siamo consci dell’importanza di avere una rete allnews di servizio pubblico, come accade per France 24 ad esempio, anche se spesso si tratta di veline di Stato o, peggio, del “Presidente”. Il fatto è che l’improvviso oscuramento della rete non è stato dovuto a atto censorio, grave ma volontario, ma dall’incapacità a gestire il caos generato dalla sciagurata scelta del digitale terrestre, tecnologia obsoleta che si è voluta imporre prima di saper dominare.

La scomparsa della rete di notizie non è censura. È realmente frutto di problemi tecnici, come sostiene la Rai, ma sarebbe più giusto chiamarli pressappochismo gestionale di un sistema insensato che ha funzionato decentemente finché non è diventato l’unico.

Chi vive nel Lazio sa quali inenarrabili casini sono venuti fuori il giorno del passaggio al digitale e ancor oggi non si riesce ad avere sintonizzazioni stabili ed univoche, qualunque forma di decoder si sia scelta. Eppure prima di aver risolto i problemi nelle “regioni pilota” si va ad estendere il (dis)servizio al resto della nazione, anziché fermarsi e affinare il sistema, ma si sa: qualcuno ha fretta di piazzare sul “gratuito” digitale le sue reti a pagamento.

No, l’oscuramento della rete Rai non è stato un attentato alla libertà di informazione, ma è un sottoprodotto di quella solenne presa per il culo che è il digitale terrestre: il vero attentato all’informazione è stato che nessuna delle reti digitali, di stato e non, ha mai denunciato questo.  (leggi tutto)

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