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Parleremo della stangata. Certo: quando sarà resa nota

Qualcuno tra i lettori ci ha scritto, non senza toni di critica, chiedendoci il motivo per il quale, negli ultimi recenti giorni, non siamo entrati (o non abbiamo parlato, se non di sfuggita) della maxi-stangata che si sta per abbattere su noi italiani, in seguito alla manovra correttiva che Tremonti sta preparando.  

La risposta è semplice e presto detta, ed è lo stesso identico motivo per il quale ne abbiamo invece parlato, e in anticipo rispetto alla grande maggioranza di tutti gli altri, quando la notizia ha iniziato a trapelare. Affrontiamo un argomento, generalmente, in due modi: non appena una notizia ci appare degna di nota, con intenti anticipatori rispetto a quelli dell'agenda setting generale (qui, in merito all'agenda setting) e poi solo ed esclusivamente quando è veramente il caso di farlo. Ovvero dopo che siano usciti i particolari. 

In altri momenti. Per esempio in questi giorni, è inutile. E lasciamo tale fatica inefficace ad altri. Si tratterebbe di parlare e disquisire del nulla, ovvero ciò che stanno facendo altri media, visto che nulla o quasi ancora si conosce.

Un conto è annunciare qualcosa che altri tralasciano e che invece ci pare essenziale per capire in che direzione si sta andando. Un conto è parlare ed entrare nei dettagli, e in questo caso sì, commentare, quando la notizia si è sviluppata e conosciuta. Un altro conto, invece, è disquisire sul nulla.

Della manovra di Tremonti trapelano alcune informazioni. Alcuni particolari. Ma nessun dettaglio. Mentre è su questi che si deve intervenire e commentare. Quando saranno resi noti, ovvero a breve. 

Si può anche perdere un particolare senza mancare il senso generale della cosa, ma è sui dettagli che si gioca il tutto. Perché un dettaglio è la cosa fondamentale. Probabilmente quella attorno alla quale ruota il tutto.

Dunque, non appena avremo veramente dei dettagli sui quali discutere - a breve, a quanto pare - lo faremo. Prima invece è inutile.

Per concludere. Il dettaglio più importante, fino a ora, è quello che abbiamo indicato proprio diversi giorni addietro: anche in Italia (che i nostri politici definivano immune e "fuori dalla crisi", come ha ripetuto in modo estenuante il Presidente del Consiglio) dovrà operare delle misure finanziarie in stile Grecia (altro che "nessuna probabilità di contagio") dettate dai vertici Europei (altro che sovranità nazionale) i quali andranno tutti - tutti - sulle spalle dei cittadini.

Il resto, a tempo debito. Ciò che è certo è che questi tagli ci saranno. E che saremo noi a pagarli. Il che dice molto. O non dice già tutto?

 

Valerio Lo Monaco

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Prima Pagina 21 maggio 2010