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Egregi concittadini, arrangiatevi

I dettagli sono ancora incerti e delle modifiche ci saranno sicuramente, ma una cosa è inequivocabile: la finanziaria allo studio di Tremonti e del governo è tutta centrata sulle necessità del presente e non ha nessuna idea di futuro. Tutta aritmetica, per così dire, e niente matematica. Tutta ragioneria spicciola e niente management. È come se al posto del consiglio d’amministrazione ci fosse solo un contabile che chissà come ha assunto i pieni poteri. E che, adesso, pretende di far quadrare i conti sforbiciando le prime voci di spesa che gli capitano a tiro. A cominciare dagli stipendi dei dipendenti (pubblici): siccome sono tanti si fa presto a risparmiare su di loro. Retribuzioni bloccate per tre anni, a prescindere dall’inflazione, e che si facciano bastare quello che prendono. Per dirla alla Maurizio Lupi, l’ormai onnipresente “uomo tv” del PdL, che ringrazino il cielo di non essere stati licenziati o spediti in cassa integrazione, come è avvenuto ai lavoratori del privato. Hanno il privilegio del posto sicuro? Se lo tengano stretto. E non rompano i coglioni.

Beninteso: le pubbliche amministrazioni – e lo dico avendoci lavorato per anni, verificando in prima persona l’esistenza dei concorsi pilotati, l’assoluta mancanza di meritocrazia, l’indolenza dei sottoposti e, ancora prima, la totale inadeguatezza dei quadri e dei dirigenti – sono infestate di gente che è stata assunta senza una selezione attendibile e che, al di là della maggiore o minore buona volontà, è spesso priva sia di una preparazione professionale decente che della capacità di acquisirla. Ma è di questo che si dovrebbe discutere. Del perché siano stati assunti, e magari promossi, senza averne alcun titolo. Del perché le procedure restino farraginose e l’efficienza a dir poco modesta. E del perché, quindi, i costi lievitino di conseguenza. Imporre a tutti una decisione indiscriminata come il blocco totale e inderogabile dei compensi è il classico specchietto per le allodole con cui si cerca di attrarre il consenso del resto dei cittadini. Che per forza di cose non hanno alcuna simpatia per la “marmaglia” burocratica che spadroneggia, o ha spadroneggiato fino a ieri, a colpi di normative deliranti e di negligenze e disservizi tanto ricorrenti quanto impuniti.

Quella che si vorrebbe dal governo e dalla maggioranza è innanzitutto un’assunzione di responsabilità, visto che dal giugno 2001 a oggi il centrodestra è rimasto a Palazzo Chigi per sette anni su nove. Si vorrebbe una riflessione approfondita sui vizi del sistema, e non solo sui loro riflessi contabili. Il fatto che la manovra sia cospicua nei numeri non la rende affatto “strutturale”. Il problema che resta insoluto – e non potrebbe essere altrimenti, con questa classe dirigente – è la mancanza di un progetto di rilancio a lungo termine. Le misure in via di assunzione continuano a essere ispirate a una logica puramente emergenziale. E danno l’impressione di essere prese controvoglia, nella folle speranza che la crisi, nonostante tutte le evidenze, finisca col rivelarsi momentanea. Berlusconi, riferiscono alcune indiscrezioni, durante il summit con Letta e con Tremonti era fortemente preoccupato della perdita di popolarità che potrebbe derivargli da misure impopolari. Non del fatto che ci saranno milioni di famiglie che ne sopporteranno il peso. Macché. Delle ripercussioni negative sui sondaggi, anche se poi non è previsto alcun ritorno alle urne per i prossimi tre anni.

Lo stesso Tremonti, la cui finezza intellettuale e certe riflessioni apprezzabili non bastano certo a cancellare le innumerevoli ombre della sua attività di ministro, se l’è cavata con un lapidario “primum vivere, deinde filosophari”. E intanto ha predisposto un taglio considerevole ai trasferimenti agli enti locali, dalle Regioni in giù. Della serie: lo Stato deve sopravvivere a qualsiasi costo, in quanto socio di una holding sovrannazionale, e che i cittadini se la cavino da sé.

Federico Zamboni

Secondo i quotidiani del 26/05/2010

Abbasso la scuola