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Alemanno? No Party!

Alemanno ha deciso di vietare il cosiddetto “Pub Crawl”, cioè l’organizzazione di giri guidati dei pub per ubriacarsi a prezzo prestabilito, attività che in altre città d’Europa, tipo Dublino, sono addirittura promosse e favorite dagli enti turistici.

È vero che in certe città il giro dei pub può avere anche valenze culturali, a Dublino molti sono, infatti, i pub storici o letterari, mentre a Roma, come in buona parte d’Italia, è più difficile attribuirgli quel significato e il “Pub Crawl” nostrano non ha alibi: si risolve solo in bere e divertirsi insieme in una città straniera dove magari non si conosce nessuno. Ma anche senz’alibi dov’è il male da estirpare?

Bisogna ammettere che da noi queste cose sono organizzate in nero da giovani che non hanno alcuna licenza, cosa inaccettabile in un paese dove serve un pezzo di carta col timbro di un balzello per tutto. Tutte irrinunciabili licenze e permessi che sono in genere di nessuna utilità,  salvo quella di frenare l’iniziativa individuale. Il "nero", siamo d’accordo, è un fatto grave, anche se qui siamo nel peccato veniale, sono gli altri evasori che dovrebbe esecrare e colpire Alemanno prima di avventarsi su questi giovinastri, ma poi a ben riflettere: anziché vietare non sarebbe meglio regolarizzare? Altrove, infatti, il sistema porta introiti all’industria del turismo e questi giovani, che anziché piangere si sono inventati un mestiere in un paese che di opportunità ne offre già poche, andrebbero incentivati. Ma meglio i bamboccioni, sono più gestibili.  Poi perché avere un turismo che spende e fa crescere l’indotto, meglio il vecchio sano turismo “low cost” da museo mordi e fuggi, che spende poco, o, specie in Roma, quello dei pellegrini, che spendono ancor meno, alloggiando magari in strutture vaticane, stile case generalizie, che di nero non hanno solo i gesuiti e magari sono anche esenti da ICI?

Certo, questi giovani ubriaconi, spesso di cultura angloceltica, sono schiamazzanti e disturbano la quiete pubblica della sonnacchiosa Roma, ma sono solo piccola parte della “Movida romana”, e chi conosce Madrid ha forti difficoltà a chiamare così le scialbe notti capitoline. Ma ciò ammesso, esistono comunque già chiare normative sugli schiamazzi notturni: basterebbe applicarle. Ma in Italia, si sa, anziché applicare una legge è meglio farne una nuova, che non sarà parimenti applicata ma che sulla disinformata opinione pubblica fa sicuramente più presa. Magari mischiando questi ragazzi con gli incidenti stradali anche se questi  per strada vanno a piedi. Stai a vedere che adesso al pedone positivo all’alcotest si proporrà di sequestrare le scarpe...

In linea con questa c’è l’ennesima campagna contro il tavolino selvaggio che ingombra il marciapiede: puntuale come ad ogni inizio estate è arrivata la nuova ordinanza che non risolve nulla visto che viene immancabilmente emanata ogni anno. Quanti bei dehors, che non intralciano, ci sono a Parigi, città d’arte viva anche di notte, ma lì si è fatta una legge razionale che viene applicata con successo, e anche l’ordine pubblico viene fatto rispettare senza ricorrere a chiusure anticipate: in giro ci sono tanti bei CRS (i celerini francesi) in tenuta antisommossa che pattugliano e si fanno rispettare, non come i nostri tutori dell’ordine chiusi in macchina a Campo de’ Fiori e che sono bravi solo a multare i gestori di bar, e meglio se di bar lontani dai punti caldi.

Non solo bevono, ma sporcano pure questi dannati ubriaconi, ma com’è che a Dublino o Londra non si vede tanta sozzura per le strade? Gente diversamente educata, è vero, però qui parliamo di gente che viene da quei paesi, non sarà che si vuole colpire loro per non vedere dov’è il vero problema? Anche perché il degrado da immondizia non è solo il fine settimana intorno ai locali.

Chi vuole riposare deve essere giustamente tutelato, come accade in capitali europee come Madrid o Parigi, ma non si può mandare tutti a letto presto a, peggio, tenerli a casa a rincoglionirsi davanti alle tivvù del Presidente, ma magari il fine delle crociate antialcoliche in costante crescita è proprio questo: non inebetitevi con birra o vino, fatelo col digitale. 

Fin qui, però, nulla di apparentemente così grave, è giusto un rigurgito di bigottismo che potrebbe essere risolto con la canzone di Brel “Le bourgeois”, una scrollata di spalle e una birra media. C’è la dichiarazione a riguardo dell’ex democristiano Dino Gasperini, Consigliere comunale delegato per il Centro Storico: "Si tratta di reprimere fenomeni di aggregazione non autorizzata. Questo ci fa accapponare la pelle: da quando l’aggregazione fra libere persone deve essere autorizzata? Sì c’è stato un tempo che un capannello di tre persone poteva essere considerato un’adunata sediziosa, ma Alemanno ci aveva assicurato di aver superato il fascismo.

Attenzione, pretendendo di andare contro un fenomeno fatto percepire come di malcostume, e elementi di malcostume in certe notti etiliche sono ben presenti lo ammettiamo, si va a colpire sottilmente, e col consenso della maggioranza benpensante, il diritto di libertà di aggregazione del cittadino.  Ma non era il fascismo il solo regime a sostenere che dove c’è una libera aggregazione di gente che potrebbe scambiare idee c’è un potenziale pericolo per il potere: in fondo la presa della Bastiglia è partita da un caffè (*). Certo, la Lucignolesca Movida di Roma non è frequentata altrettanto bene, ma neppure i suoi salotti e le sue terrazze.

Ferdinando Menconi

 

Le bourgeois sottotitoli in inglese 

Tre canzoni di Brel fra cui Le bourgeois sottotitolate in italiano

(*) Lo storico caffè Procope ha avuto fra i suoi habitués: Voltaire, Rousseau, Diderot, Danton, Marat, Desmoulins, Franklin, Danton, Marat, Franklin, Wilde.


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