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Grecia: la guerra tra i poveri

Mentre da oltre Atlantico i soliti Soros, Paulson e Goldman Sachs continuano a speculare sui titoli di Stato greci per spingerli fuori mercato e instillare la bancarotta dei conti pubblici, con l'azione concertata delle agenzie di rating da essi stessi pagate, sostenute e promosse, ad Atene i cittadini combattono tra loro. I politici ben arroccati in Parlamento dispiegano l'esercito (fatto da cittadini greci che subiscono essi stessi la medesima onda speculativa e restrittiva) per contenere, in modo anche violento, la rabbia delle decine di migliaia di persone che sono scese nelle strade per manifestare contro i tagli ai quali dovranno sottostare.

In sostanza, a fare le spese di tutto questo, è il popolo. È in atto, insomma, una guerra tra poveri.

Quello che viene chiamato "piano di austerità" altro non è che l'imposizione, con tanto di corda alla gola, di Ue e Fmi per concedere il prestito speculativo alla Grecia. Per la precisione si tratta di una cifra tra 20 e 24 miliardi di euro di tagli che la Grecia dovrà impostare, mediante rincari e restrizioni, per ricevere i primi prestiti dalla Ue. 

Altro, dunque, che "dovere e responsabilità patriottica", come ha dichiarato Papandreou: si tratta di un taglieggiamento ben orchestrato. Frutto di errori e storture economiche precedenti, sia chiaro, vedi il dubbio ingresso della Grecia in Ue, guarda caso "aiutato" proprio da Goldman Sachs, all'epoca, ma frutto ancora di più della natura intrinsecamente sbagliata di tutto il sistema di sviluppo occidentale collegato alla moneta.

In tre anni la Grecia riceverà, o meglio, dovrebbe ricevere, circa 120 miliardi di euro al tasso del 5% (comunque insufficienti, visto che al momento pare ne serviranno il doppio se non il triplo), e nel frattempo, per poter incamerare tale denaro, deve operare dei tagli che vanno tutti, indistintamente, sulle spalle dei cittadini. Immaginate in Italia cosa accadrebbe se Tremonti e Brunetta tagliassero tredicesime e quattordicesime, oltre al blocco degli aumenti salariali e quello delle assunzioni e delle pensioni, nella megamacchina del settore pubblico del nostro Paese. In Grecia sta succedendo esattamente questo, unitamente all'aumento dell'Iva e delle tasse sulla benzina e su altri generi. Vi sono diversi aumenti ancora tutti da dettagliare, ma insomma, tutto ciò che era prevedibile e temibile si sta verificando.

Naturalmente, il solito cane che si morde la coda: un Paese profondamente in crisi, spinto ancora più in basso da queste misure, come farà a produrre il surplus necessario per ripagare il tasso usuraio del 5% sui prestiti ricevuti? Naturalmente non uscirà mai da tale situazione - stanti così le cose - ma fino a un attimo prima della bancarotta fatale, Banche e speculatori succhieranno tutto il possibile dai cittadini ellenici. Stessa sorte, naturalmente, solo spostata di un po' (quanto non è dato sapere, ma certamente non molto) per gli altri Stati che seguono a ruota. Portogallo e Spagna in primis. E quindi l'Italia, o non penseremo mica che i nostri conti stiano davvero tanto meglio e che i nostri ministri e il nostro governo siano tanto più capaci di evitare gli strozzini istituzionali sulle nostre teste? 

Per ora il nostro paese, in particolare, è in una situazione di tregua, ma intendiamoci: l'asta pubblica di giovedì scorso, in merito a circa 8 miliardi euro, è andata più che bene - se così si può dire - considerando che abbiamo avuto richieste di circa il 40% superiori all'offerta. Il mercato, insomma, si fida della solvibilità dei nostri Btp e Cct. Ora, da un lato la cosa è quanto meno comica: siamo "felici" del fatto che, pur essendo alla canna del gas, il mercato ci conceda ancora credito, senza fiatare su come sarà possibile (non lo sarà) pagare gli interessi sugli interessi che accumuliamo e che già oggi non possiamo ripagare, visto che siamo costretti a finanziarci, appunto, con nuovi debiti. Cosa sottolineata, sebbene in maniera leggermente diversa, dal Guardian, che non si capacita - giustamente - del fatto che l'Italia, avendo un debito immenso, ovvero il 112% - rispetto a quello appena più alto della Grecia che è al 115% - sia ancora considerata come "sicura". Ma le agenzie di rating sono dietro l'angolo. 

Valerio Lo Monaco

 

 

Prima Pagina 3 maggio 2010

Secondo i quotidiani del 03/05/2010