Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Cosavogliodipiù

L’ultimo film di Soldini non è un bel film, ma è un buon film. È buono perché è una desolante fotografia dello squallore sociale della contemporaneità quotidiana. Una storia banale, la solita, di corna, vissuta nel suo più profondo squallore, e forse neppure quello: senza passione, senza amore, senza neppure devianze psicanalitiche. È noia, forse giusto quello. 

Le esistenze descritte da Soldini sono esistenze qualunque, ma estremamente diffuse nelle nostre metropoli: lavori di scarsa soddisfazione sottopagati, relazioni di coppia strascinate senza neppure crisi strazianti. Il tradimento arriva così, per caso, e solo in secondo momento si cerca di dargli significato, magari inventandosi che è amore, mentre invece è solo il tentativo di riempire con eventi esterni un vuoto esistenziale interiore profondo.

Non c’è scampo né redenzione, ma solo desolazione, perché le risposte possono solo essere interiori, solo da dentro si può trovare una prima risposta per sfuggire al vuoto esistenziale. 

Certo, però, la società attuale, per come è strutturata, non aiuta granché. In un certo senso è come un serpente che si morde la coda: c’è bisogno di uno sforzo interiore per migliorare l’esistenza, ma c’è bisogno di un’esistenza migliore per trovare la necessaria forza interiore. Insomma non sembra esserci via d’uscita.

Il film è stato accusato di essere infarcito di luoghi comuni, il che è in parte anche vero, però non va dimenticato che se un luogo comune nasce, se una generalizzazione si forma, c’è sempre un solido fondo di verità il più di delle volte, com’è nel caso del film di Soldini. Lo spaccato sociale che il regista descrive è tristemente reale: i motel dell’hinterland milanese per adulteri fast food non hanno il fascino decadente di quelli ai margini delle highways statunitensi, non offrono nessuna possibilità di dare un senso a vite che senso non ne hanno.

 Soldini per raccontare la sua storia fa scendere in campo due fra i migliori attori italiani, Alba Rohrwacher e Pierfrancesco Favino, per ruoli che non permettono certo interpretazioni memorabili, ma i due sanno rendere perfettamente la desolazione dei personaggi e delle loro storie, e i ruoli di contorno sono anch’essi affidati ad eccellenti professionisti dello schermo.

Non è un bel film, come detto, e non poteva esserlo vista la storia, ma è un film da vedere perché può, meglio di tanti sproloqui da sociologi da talk show, farci prendere coscienza del degrado sociale ed esistenziale che ci sta soffocando, e questa volta non si può dire che quello che accade sullo schermo sono cose che succedono solo nei film.

Ferdinando Menconi


Giulietto Chiesa vuole "andare oltre", ma sceglie i giornali meno adatti

Prima Pagina 05 maggio 2010