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Repubblica fa rima con retorica

Ci vorrebbe niente, a risanare i conti pubblici. Una bella tassa sulla retorica, ovverosia sulle chiacchiere fini a se stesse, e i quattrini arriverebbero a fiumi. E il primo contribuente, non a caso, sarebbe con ogni probabilità il cosiddetto Primo Cittadino d’Italia. Alias “il Presidente della Repubblica”. Alias “il Capo dello Stato”. Alias Giorgio Napolitano. 

Per esempio: parlando ieri a Genova il suddetto-cosiddetto Primo Cittadino d’Italia ha dichiarato, tra l’altro, che i festeggiamenti per il 150esimo anniversario dell’Unità «non sono tempo perso e denaro sprecato, ma fanno tutt’uno con l’impegno a lavorare per la soluzione dei problemi oggi aperti dinanzi a noi». Ci fosse la nuova tassa, l’avviso d’accertamento partirebbe a razzo. Oplà. Due frasi, due sanzioni. Con l’aggravante del falso incrociato, vale a dire di due proposizioni che cercano capziosamente di avvalorarsi l’un l’altra. Leggendo con attenzione, infatti, se ne deduce che i festeggiamenti «non sono tempo perso e denaro sprecato» in quanto «fanno tutt’uno con l’impegno a lavorare per la soluzione dei problemi oggi aperti dinanzi a noi». E dove accidenti sarebbe, tutto questo impegno? E quali risultati avrebbe dato, finora? E quali altri si ripromette di raggiungere, in avvenire?

La prima regola della retorica, nell’accezione peggiore (e più praticata) del termine, è quella della menzogna mascherata da verità. La seconda è quella di fare affermazioni generiche, che sembrano forti e calzanti e invece sono deboli fino alla più totale labilità e approssimative fino alla più completa incongruenza. Ogni volta che si asserisce qualcosa di vago, spacciandolo per una verità incontestabile, bisognerebbe avere l’obbligo di specificarne il contenuto. E in un Paese decente, com’è ovvio, sarebbero i giornalisti a vigilare perché questo avvenga. O magari gli stessi cittadini, se assistono al comizietto di turno in veste di spettatori. 

Come ha detto, Illustrissimo Presidente Napolitano? Che c’è «l’impegno a lavorare per la soluzione dei problemi oggi aperti dinanzi a noi»? Interessante. Ma sia più preciso. Non abbia paura di dilungarsi. Entri nel merito. Ci spieghi come mai tutto questo “impegno” ci ha condotti al disastro attuale. 

Ci spieghi cosa c’è da festeggiare, dopo che in 150 anni siamo arrivati a questa degenerazione collettiva che non smette di aggravarsi. Lei, e non solo lei, si ostina a cianciare di “unità d’Italia”. Ma il punto non è l’unità nazionale. Il punto è che questa nostra Italia fa schifo. E secondo lei, e tutti quelli come lei, non solo non è vero. Ma soprattutto non è colpa di nessuno. 

Federico Zamboni

Secondo i quotidiani del 06/05/2010

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