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Grecia: ecco l'alibi per delegittimare la rivolta

Qualche morto doveva scapparci. E infatti ci è scappato. Non era stato ancora approvato il piano di lacrime e sangue del governo di Atene, ed ecco che i rivoltosi in sciopero generale sono diventati i "cattivi" che aggrediscono e uccidono. È cominciata fin da subito la criminalizzazione dello spontaneo e sacrosanto moto di protesta del popolo greco. Tre, diconsi tre, ragazzi, frettolosamente marchiati senza uno straccio di prova come generici "anarchici", hanno dato fuoco con bombe incendiarie all'interno di una banca ateniese provocando altrettante vittime fra i dipendenti (fra cui, particolare su cui si sofferma la cronaca partigiana dei media, una madre ancora incinta). 

Detestiamo i cospirazionismi obbligati, e perciò il primo pensiero che ci viene è che i soliti imbecilli dalla molotov facile abbiano commesso la cretinata di rito, fornendo l'alibi perfetto per delegittimare la rivolta, e legittimare la repressione. Ma il secondo pensiero è che tali scie di sangue, come sempre negli scontri nelle piazze occidentali, siano troppo prevedibili, troppo a orologeria, troppo comode all'uso per apparire casuali. La solidarietà che nasce immediata nell'animo degli altri europei, tartassati e schiacciati dalla crisi i cui colpevoli sono quelle maledette speculazioni all'origine del crac ellenico, dopo i tragici fatti di Atene verrà colpita dall'infamia dell'assassinio. A tutto svantaggio delle ragioni di chi ci rimette: la povera gente. 

I politicanti servi delle banche (i Papandreou come le Merkel), i signori del credito e degli affari, la cricca dei burattinai internazionali (Bce, Fmi, Banca Mondiale), tutti costoro che sono i veri e soli responsabili della disperazione collettiva in cui è piombata la Grecia, si sfregano le mani, intoccabili e con l'aureola dei salvatori, cupidi dell'avvenire che li aspetta, come sempre in sella e coi fili saldamente in mano. In questi bui tempi di mistificazione mediatica e ideologica, persino lo strumento naturale di ogni rivolta, la violenza, diventa un'arma controproducente. Non si può più nemmeno sfogare la propria rabbia per essere stati tenuti all'oscuro, ingannati, umiliati e adesso anche puniti, con strangolanti tagli alla carne viva dell'esistenza quotidiana, per errori da imputare esclusivamente a lorsignori. Chi ha fame non può più neppure assaltare i forni e bruciare i palazzi del potere: se lo fa, viene tacciato di malvagità. Come coi bambini: se uno si ribella, è cattivo. Il copione infantile della società occidentale vuole dei sudditi-bambini, privi di senso critico, incapaci di dire basta alla religione paternalistica dei "sacrifici", ai quali si può concedere qualche strepito e qualche pianto ma che appena s'azzardano a fare ciò che si è sempre fatto contro la tirannia, cioè usare la forza, vengono additati come nemici pubblici e resi inoffensivi tramite il castigo del pubblico ludibrio. Anche ai bei tempi, quando la televisione non c’era e non si viveva imbozzolati e anemizzati nella palla di vetro del "benessere", il Potere usava condannare chi osava ribellarsi con lo stigma del facinoroso, del criminale, del mostro. Solo che allora gli insorti se ne sbattevano, e facevano quel che dovevano fare: piazza pulita. 

 

Alessio Mannino 

 

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