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Autodiscriminazione: una questione di responsabilità civile (per romeni e non)

Continuiamo sul tema dell’autodiscriminazione, che non è discriminazione autoinflitta ma la discriminazione subita al volante. Mentre ieri, però, parlavamo delle auto blu inglesi oggi parliamo delle auto italiane di tutti i giorni, dove la discriminazione etnica al volante è divenuta una questione di responsabilità civile. Civile sì, ma solo nel senso di polizza RC auto: l’ultima trovata per taglieggiare meglio è stato di introdurre il concetto di discriminazione etnica per la quale i Romeni pagheranno di più.

Questa è una recentissima iniziativa di alcune compagnie di assicurazione che ha un forte retrogusto di razzismo, è una indubbia forma di discriminazione che, però, è “giustificata” dai numeri: i romeni pare causino più incidenti delle altre etnie, almeno stando alle statistiche. Certo è una discriminazione odiosa, se almeno diminuissero le polizze agli italiani, ma di quello non se ne parla: i romeni pagheranno di più, ma con ciò non è che gli italiani pagheranno meno, sarebbe stato ugualmente razzista, ma almeno non solo a vantaggio di pochi.

Le associazioni dei consumatori si sono giustamente indignate, certo la statistica rafforza il luogo comune dell’indisciplina romena. Esisteranno pure dei romeni virtuosi al volante, perché penalizzarli solo perché sono romeni? Perché a parità di condizioni un romeno deve essere considerato pregiudizialmente indisciplinato e pagare di più? La responsabilità dovrebbe essere un fatto individuale e non etnico.

È sul quel “a parità di condizioni” che vogliamo attirare l’attenzione, perché quelle “condizioni” sono le discriminazioni che sono passate in un’accettazione generalizzata e condivisa. La prima, passata quasi nel plauso generale, è quella sessista: un uomo più più di una donna. Sono le statistiche a giustificarlo, nonostante esistano uomini virtuosi alla guida, ma se i numeri giustificano la discriminazione sessuale, altrettanto giustificano quella etnica. Così pure l’età, ci saranno pur dei giovani assennati, ma ben sappiamo che i giovinastri alla guida passano il loro tempo a causare disastri, il telegiornale ce lo conferma di continuo, quindi che paghino di più. Però se posso discriminare sull’età, sempre sia su base statistica prodotta dalle assicurazioni, perché non posso su base etnica?, visto poi che in fondo c’è già una discriminazione etnica: quella basata sulle province.

La discriminazione dovrebbe essere personale e basata esclusivamente sul comportamento individuale, non sull’età, sul sesso, sull’etnia. Meglio sarebbe farne sulle categorie di veicolo, magari avendo l’accortezza di distinguerle meglio, ad esempio scorporando scooter e moto propriamente dette, ma questo non converrebbe. Quello, però, di responsabilità individuale è un concetto aborrito dalla nostra società e così, adesso, ci troviamo confrontati ad una discriminazione che suona odiosa, ma la “colpa” non è delle assicurazioni: è nostra. È nostra perchè abbiamo fatto passare troppe altre discriminazioni sotto silenzio o, peggio, plaudendole.

Attenzione, però, perché un atteggiamento del genere non lo riscontriamo solo per l’RC auto, ma anche in aspetti molto più importanti della vivere civile, non dobbiamo permetterci di dimenticare che fatta passare una discriminazione passeranno anche tutte le altre. Non è accettabile una scala delle discriminazioni o, peggio ancora, considerarne giuste alcune e pretendere poi che le altre siano sbagliate. Oggi è toccato ai romeni per all’RC auto e domani?

Ferdinando Menconi

Draghi e i gli altri draghi della vera macelleria sociale

Prima Pagina 31 maggio 2010