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Droga in calo. Perché non ci sono soldi

La relazione annuale sull'uso di sostanze stupefacenti presentata ieri a Palazzo Chigi ha indicato che dal 2009 si è verificato un calo del 29%. Calo sensibile, come si vede, da parte dei consumatori di stupefacenti. Anche se a "resistere" meglio è l'uso di stimolanti, soprattutto tra adolescenti.

La cosa in sé è positiva, non tanto per qualche - pur giusta, talvolta - motivazione relativa ad aspetti etici e morali, oltre che naturalmente volti alla salute. Quanto per tutto il corollario di situazioni che il mercato della droga, nel nostro Paese come altrove, porta con sé. Mafie di vario tipo e delinquenza in genere su tutte.

Eppure bisogna necessariamente riflettere su altri due aspetti, a nostro avviso molto più importanti. Il primo, evidente, è il fatto che tale calo sia dovuto non tanto a una scelta di vita dei consumatori, che magari da un certo punto decidono di non fare più uso di tali sostanze, quanto da meri motivi economici. La droga costa, e non ci sono più tanti soldi in giro. Calo dovuto alla crisi economica, pertanto. Che è aspetto un po' diverso da un calo imputabile a scelta personale. Insomma si consuma di meno unicamente perché ci sono meno soldi.

Il secondo aspetto riguarda invece l'imperterrita tenuta degli stimolanti, sia tra gli studenti sia tra gli altri. 

Sinteticamente: ci si "stordisce" di meno ma ci si continua a stimolare. 

Aspetti legati, entrambi, alle medesime necessità del nostro mondo. 

Droga è fuga. Stimolo è per rimanere "dentro" a tutti i costi.

Sull'utilizzo della droga come fuga da una realtà che evidentemente non piace, sia essa fatta di noia o insoddisfazioni, o mancanza di obiettivi altri reputati raggiungibili e dunque speranza di evasione mediante qualche sostanza, c'è poco da aggiungere. Sociologia, psicologia e senso comune concordano e bastano a comprendere il fenomeno.

Per quanto attiene l'uso di stimolanti, invece, non si tratta che della seconda faccia della stessa medaglia. Mondo della competizione e guerra spietata per stare al passo suggeriscono a molti - o impongono? - di assumere sostanze in grado di alterare la percezione della fatica e del calo di attenzione onde poter sostenere carichi di lavoro e stress sempre maggiori. Anche in questo caso, per via chimica.

La notizia in sé, quella del calo del consumo, sbandierata ai quatto venti come chissà quale buona novella, è dunque, invece, la conferma (ove ce ne fosse bisogno) di una tendenza in atto da decenni e accettata ormai come cosa comune. Questo è il mondo della competizione e dello stress, ma allo stesso tempo, grazie a questo, della perdita di futuro e della noia. Della mancanza di senso. Di direzione e significato. E dunque della ricerca di stare al passo oppure di fuggire.

Vite che si trascinano hanno bisogno di sostentamenti per trascinarsi meglio (stimolanti) oppure di stordimenti per evitare di guardare in faccia la realtà (droghe).

Di vite trascinanti in sé, di obiettivi superiori e degni di essere perseguiti che ci si impegna a raggiungere e di capacità di reazione e ribellione trovando in sé, naturalmente, i propri punti forti, ce ne sono poche. Pochissime. Motivo per il quale, quando ci si trova davanti una persona che conduce una vita autenticamente ribelle, si ha conferma di non essere soli a combattere in un oceano di desolazione.

 

Valerio Lo Monaco

Prima pagina 23 giugno 2010

Secondo i quotidiani del 23/06/2010