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Per un pugno di Dollari. La vita è già cambiata

Secondo Emma Marcegaglia il "picco della crisi è alle spalle, o sta per essere raggiunto", poi "l'Italia tornerà a crescere". Purtroppo, ha aggiunto, non è stato invece ancora raggiunto il picco della disoccupazione, che tecnicamente - e il che è vero - impiega più tempo rispetto lo scoppio della crisi, per manifestarsi. Così come più tempo impiega, a crisi superata, per tornare ai livelli ante-crisi.

Per essere precisi, si prevedono diverse centinaia di migliaia di nuovi disoccupati nel 2011, rispetto alle cifre raggiunte attualmente.

In merito ai numeri le cose stanno così. Meglio, le previsioni stanno così. Non fosse che dall'alto di una capacità strategica fondamentale, che economisti ed esponenti di spicco, nel campo, dovrebbero avere, l'unica strategia a essere venuta alla luce è quella che possiamo chiamare berlusconiana: negare, negare sempre, e dire che tutto va bene. Anche quando ci sono manovre inaspettate, anche quando si rendono schiavi i dipendenti di una grande azienda, anche quando il numero dei disoccupati non aumenta per un motivo preciso. Ovvero che sono molti di più quelli che rinunciano a cercare lavoro.

È un punto fondamentale: quando si offrono le cifre sulla disoccupazione, esse rilevano i disoccupati iscritti al collocamento, che stanno, dunque, cercando lavoro. Quelli che non vengono registrati - né comunicati - sono gli inoccupati, non iscritti in alcun posto. Questo è invece il numero che conta.

Ma torniamo sulla strategia. Il picco è raggiunto, ora si risale, dicono. Ergo (il messaggio è questo): non fate troppo rumore, non protestate troppo se vi tagliano i servizi e di fatto aumentano le tasse, anzi, spendete pure (soprattutto ora, per le vacanze) magari indebitandovi un po', tanto il picco è passato e al ritorno dalle vacanze si riparte.

Al ritorno dalle vacanze, invece, non si riparte per niente. Ma ci saranno, nel caso, le comode rate da pagare per quello straccio di settimana di ferie acquistata a debito.

Il motivo è semplice, e gli strateghi economisti-ci, Marcegaglia inclusa, ben si guardano dal citarlo. Ovvero la situazione mondiale. L'Italia non è che un piccolo paese che nulla può al crollo monetario e finanziario internazionale nel quale siamo. Questo momento è come l'occhio del ciclone: passata la prima bufera, quando si è al centro esatto, tutto si calma. Prima di tornare a scatenarsi la furia.

Offrire i dati italiani a supporto di previsioni del genere, è dunque irrilevante, visto che i problemi relativi alla crisi del debito riguardano l'Euro e l'Europa tutta, e quindi, naturalmente Gran Bretagna e soprattutto Stati Uniti: ovvero il mondo nel quale viviamo, nel suo insieme.

Ecco perché bisogna necessariamente rammentare i dati globali e le prospettive - meramente matematiche - che descrivono impietosamente che da questa crisi, quando se ne uscirà, verrà fuori un mondo diverso. Non una situazione ante-crisi, ma un mondo veramente diverso. È già così, passo passo, un pezzetto alla volta. Guardate cosa è accaduto dalle parti di Pomigliano. Cosa accade alle Regioni e ai Comuni, cioè in casa nostra. E tenete d'occhio la Grecia, e gli altri Paesi deboli d'Europa per primi, e poi la Gran Bretagna. E poi gli Stati Uniti.

Ma sopra ogni altra cosa, guardiamo le nostre vite, la difficoltà di arrivare a fine giornata. Per un pugno di dollari, o poco più. In qualche caso molto meno. 

Insomma, il suggerimento è di attendere, e farsi scivolare addosso comunicati del genere. Come quelli di Berlusconi, che per più di due anni ci ha detto che noi eravamo fuori dai problemi.

 

Valerio Lo Monaco

Economia? Non per la difesa

Prima pagina 24 giugno 2010