Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Secondo i quotidiani del 25 giugno 2010

1. Le prime pagine

CORRIERE DELLA SERA - In apertura: “Azzurri, la disfatta e la vergogna". Commento di Mario Sconcerti: "Peggio della Corea". A sinistra editoriale di Giovanni Sartori: “Quei soldi maledetti”. Al centro: "Il ministro Brancher chiede di rinviare il processo". In basso: "Cardia alle Fs, Catricalà verso la Consob”.

LA REPUBBLICA - In apertura: "Azzurri, vergogna e lacrime". Editoriale di Giuseppe D’Avanzo: "Il predone". In basso: "Dalle Regioni schiaffo al Governo"

LA STAMPA - In apertura: "Il mondiale della vergogna, l’Italia torna a casa". Al centro: "Tagli, lo schiaffo delle Regioni". Editoriale di Lucia Annunziata: "L’orgoglio del Sud". A fianco: “Brancher non va al processo”

IL GIORNALE - In apertura: "Campioni dell’alreo mondo". L’editoriale di Vittorio Feltri: “Caro Berlusconi non fare come Lippi”. In taglio alto sopra l’apertura: “Primo premio alla D’Addario”. In taglio basso: “L’autogoal di Brancher sul legittimo impedimento” e “Ultracentenari grazie a un microchip”.

IL SOLE 24 ORE - In apertura: "L’industria vede la ripresa". Fotocolor centrale: "Eliminati gli azzurri peggiori di sempre". Sotto: “antitrust indaga Telecom” e “Il processo amministrativo cambia volto: il governo dà il via libera alla riforma”.

LIBERO – In apertura con vignetta di Benny: “Bidoni del mondo”. Commento di Mario Giordano: “L’Italia perde 3-2 contro la Slovacchia. Nazionale eliminata con disonore. E già tutti ci ridono dietro”. Sotto L’Editoriale di Maurizio belpietro: “Prove di golpe ai danni di Cota”. A fianco: “DiPietro ci sfila soldi pure da contadino”.

IL MESSAGGERO - In apertura: "Disfatta Italia, fuori senza onore". Editoriali di Piero Mei: "Non si vince senza talento" e Enrico Maida: “Che errore puntare sulla Juve”. In un box: "Lippi si processa: In campo col terrore, è tutta colpa mia".A fianco: “La casta si vieta la partita ma la guarda di nascosto” e “Tagli, le Regioni sfidano il governo”. In taglio basso: “Brancher chiede lo stop al processo. Scontro sul legittimo impedimento” e 2Tumori al polmone, in arrivo una pillola al posto della chemio”

IL TEMPO - In apertura con foto a tutta pagina dei tifosi della nazionale: "Traditi, mesto addio ai Mondiali dell’Italia battuta e umiliata dalla Slovacchia". Editoriale di Mario Sechi: "Lo specchio di un Paese che non sa più vincere".(red)

2. Waterloo azzurra, il peggior mondiale della nostra vita

Roma -“Era la realtà di una squadra di calcio italiana, la ‘Lippi Part 2’, che è passata alla storia dei nostri incubi come la cosa più orrenda, più vergognosa che mai lo sport nazionale del pallone abbia portato fuori dai nostri confini, da quando monsieur Jules Rimet decise di organizzare una coppa del Mondo nell’Uruguay del 1930. Una Waterloo - scrive Vittorio Zucconi su LA REPUBBLICA - che ha seppellito l’età d’oro del calcio azzurro. Non so dire, avendo assorbito questo ‘horror show’ dalle tribune dello Ellis Park di Johannesburg dal riscaldamento di giocatori visibilmente paralizzati dall’ansia e dalla coscienza della propria broccaggine, come gli spettatori davanti alla tv in Italia abbiano vissuto la vergogna di una Nazionale che per un’ora e un quarto non è riuscita a fare un tiro in porta. Non ha saputo costruire un’azione, fare passaggi elementari, compitare l’abc del pallone, evitare errori da ‘scapoli contro ammogliati’ della Cassa di Risparmio come quello di De Rossi che ci ha subito spedito sott’acqua, come ci è accaduto puntualmente e meritatamente in tutti i primi tempi di questa catastrofe. Ed è arrivata alla comica finale di un gol preso su rimessa laterale, come neanche tra i pulcini della Solbiatese. Quello che si può dire è che, oltre ogni considerazione statistica, valutazione tattica, confronto storico che crudelmente lo condanna, il ‘Lippi, the Sequel’ è stato un supplizio palpabile, un malessere fisico per chi l’ha seguito, cominciato dal primo minuto contro il Paraguay e finito all’ultimo minuto contro la Slovacchia, quando Pepe ha mancato fortunatamente il miracolo del pareggio che avrebbe nascosto l’orrore e creato le solite illusioni di stelle o stelloni. Sarebbe bastato guardare gli occhi sbarrati con le pupille dilatate mostrate dai teleobbiettivi del povero ragazzo spedito tra i pali, il Marchetti, terrificante scelta di un esordiente a un Mondiale nel solo ruolo nel quale non si può mai sbagliare, l’amnesia muscolare che sembrava avere colpito le gambe degli azzurri incapaci della più banale corsetta o del passaggino più semplice, per capire che Ellis Park non sarebbe stata una Caporetto, dopo la quale venne una Vittorio Veneto, ma una Waterloo senza possibile riscatto. E che le mani più volte ripassate tra i fili della paglietta bianca che Lippi ha al posto dei capelli, non avrebbero potuto rimediare ai suoi errori, alla sua testardaggine presuntuosa, alla convinzione di ‘cesarismo da spogliatoio’, di uomo del destino, il perenne italiano che crede, in forza della propria presunzione, di poter rifare, se non una nazione, almeno una nazionale. Lippi ha cercato la disfatta perché si era convinto di poter trasformare per l’ultima, la più esaltante, delle sue avventure le rape prodotte dal calcio italiano di oggi in preziosi tartufi. La vicenda di Marcello il Viareggino ‘Part One’ e ‘Part Two’ è in fondo la classica storia del giocatore d’azzardo dostoevskijano che azzecca l’en plein alla roulette nel 2006 e crede di essere stato bravo e di poter quindi ripetere il colpo, puntando, puntando e scommettendo fino all’inevitabile disastro. Sapevamo tutti, ma proprio tutti, che i calciatori portati in Sudafrica e ripetutamente imbarazzati da avversari sulla carta inferiori fin dal 2009, sono i resti di una generazione di campioni che campioni non sono più e di una generazione di giovanotti che campioni non saranno mai. Il 1994 di Sacchi il Fanatico del ‘calzio’ e delle ‘ripartenze’ negli Usa, arrivato esausto alla finale col Brasile, aveva visto liti e risse, il memorabile ‘ma questo è matto’ di Baggio sostituito dopo 20 minuti, ma aveva giocatori di grande qualità, sparsi fra i reparti. L’Italia di Maldini nella Parigi del 1998 era arrivata a una spanna dalla eliminazione della odiata Francia (a proposito, non abbiamo forse esagerato nel godere delle umiliazioni altrui divenute boomerang?) con un tiro di Baggio nei supplementari che fischiò a poche dita dall’incrocio dei pali. Anche la memorabile tragicommedia di Daejong nella Corea del Sud, fra l’arbitraggio di un ecuadoriano avviato alla sacrosanta radiazione per manifesta corruttibilità, e i nostri errori, conteneva un serbatoio di formidabili talenti. Ieri pomeriggio, sul bellissimo prato di Ellis Park che i nostri giocatori costretti da società insensate e da gestioni demenziali capaci di verniciare, ma non di seminare, a correre sopra campacci spelacchiati, non c’era nessun talento, almeno non fino a quando Pirlo ha dimostrato, con qualche passaggio e lancio come si possa giocare al calcio anche da fermi e da vecchi. O fino all’ingresso di Quaglierella, che non è Maradona ma ci ha messo brandelli di cuore. Se il viareggino ha fatto tutto quanto in suo potere per assicurarsi che la rape restassero verdure umili, sbagliando tre formazioni di partenza su tre, un record, senza il processo, la condanna ormai arrivata al definitivo terzo grado, sono irrilevanti. ‘Mi sono condannato da solo’ ha detto, in un momento finale di inevitabile verità. Ma la condanna vera è quella di un’epoca del pallone italiano finita ieri, e, se la follia non lo distruggerà, a ricominciare con umiltà, con pazienza, con meno soldi e meno bilanci fasulli, dallo zero al quale è arrivato. Neppure lo spirito profondamente masochista del tifoso, e in particolare del tifoso della Nazionale italiana avido di strazianti agonie per assaporare l’estasi delle vittorie, ingordo di Coree Nord o Sud fa lo stesso, di pali, di rigori sbagliati, di traverse, di lamentazioni arbitrali e delle moviole che infestano gli studi televisivi, riuscirebbe più a reggere allo sgocciolio dei secondi che passavano dentro uno stadio sorprendentemente casalingo per noi, in un pomeriggio squisito di sole fresco dopo tanto gelo, gonfio di spettatori locali con il tricolore, addirittura con i costumi da centurioni da Colosseo turistico, per una simpatia filo italiana che sarà già svaporata. Il vuoto che sentivamo dentro era lo stesso vuoto che si vedeva in campo, che si vede nel calcio italiano, una ciambella di squadre con il buco nel mezzo. Un giornalista cinese seduto accanto a me, sciaguratamente per lui tifoso nostro, picchiava pugni e parolacce incomprensibili a ogni strafalcione azzurro, prima di inseguirmi a chiedermi per il suo registratore digitale ‘Why? Why?’ Perché l’Italia si vuole male e si vuol far male, amico mio, noi siamo spesso i peggiori nemici di noi stessi. E ora chiudete gli occhi, se siete giovani, e cercate di imprimervi nella memoria la Nazionale più ignobile della storia del pallone che vi ha regalato questa Super Corea. Volevano farsi un nome, i ragazzi dell’Anonima Pallone, spezzare il cerchio della solitudine che li circondava dallo sbarco nel mezzo del nulla dove erano in ritorno. Ci sono riusciti magnificamente. Portami via dal Sudafrica, mamma, voglio uscire.(red)

3. La maratona in Aula non ferma il bar sport 

Roma -“Il malumore è comprensibile, ma probabilmente appartiene a chi non abbia seguito la partita a Montecitorio. Lì, è stato uno spasso. Lì, il coraggio e l’estro mancati agli azzurri del calcio sono stati distribuiti con dovizia brasiliana, tutto un colpo di tacco e una rovesciata regolamentare. Insomma, un tripudio. Ed era cominciato - scrive Mattia Feltri su LA STAMPA - con l’Italia dei Valori impegnata a fissare i congiuntivi giusti per difendere la cultura: passeranno sul nostro corpo, dicevano, prima di tagliare un euro agli enti lirici. Avevano trascorso la notte in aula e ieri mattina alla Camera erano già ciondolanti, le cravatte lente, le barbe lunghe, le braghe stropicciate e la solita plumbea determinazione. Discutevano (un aperitivino) se fosse più grave l’assenza di Pierferdinando Casini, che aveva mollato per un sonno di quattro ore, o il cedimento di virilità di Tonino Di Pietro, accasciato ronfante sullo scranno. Quelli dell’Idv, ecco, annunciavano dunque l’ostruzionismo, non avrebbero fatto muovere foglia, occupato ogni spazio per parlare, e nella persona dell’onorevole Pierfelice Zazzera arrivavano che classe! alla recita dei sacri versi di Goffredo Mameli. Lì c’era l’applauso, col magone bipartisan però, perché la partita stava andando a cominciare. Ma ormai gli illustri emiciclanti si erano zappati i piedi da sé, a furia di fare i fenomeni. Di Pietro aveva accusato Pd e Udc di intelligenza col nemico allo scopo di sgombrare in tempo per il fischio d’inizio. E Casini allora si era indignato: sarete voi che volete vedere la partita, noi resteremo qui a votare finché servirà. È andata così, insomma. Non potevano più tirarsi indietro. E chi alle 15, a un’ora dal match, ancora sosteneva che siamo in Italia, e che la seduta in un modo o nell’altro sarebbe stata sospesa, non aveva considerato che effettivamente siamo in Italia: il genio è fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità di esecuzione. Ma soprattutto è improvvisazione. ‘Stanno girando i link’, avvertivano in Trasatlantico. E cioè gli indirizzi internet cui collegarsi per assistere a Italia-Slovacchia. Alle 15,50 l’aula era piena. I computer erano tutti aperti, si cominciava a navigare, a cliccare, a maledire gli intoppi della tecnologia. Qualcuno però ce la faceva. Da lassù, dalle tribune, i giornalisti vedevano qui e là la grinta di Ringhio Gattuso alle note dell’inno. Insomma, mentre tutto il Paese guardava la partita, i deputati, per darsi finalmente un tono, dicevano di non guardarla, ma la guardavano. Un semplice intrico di onesta italitudine. Sennonché il bello doveva ancora cominciare. Si stava ancora sullo zero a zero, era metà del primo tempo, e qualche svogliato cronista si era trascinato in sala stampa per seguire la sfida, poiché i portatili degli onorevoli erano troppo distanti per apprezzare la manovra. Ed è lì che dal nulla è comparso un commesso armato di telecomando. Uno a uno, ha spento tutti i televisori, e proprio mentre segnava la Slovacchia, e intanto che gli spettatori si spostavano sull’apparecchio a fianco per vedere il replay, il commesso lo spegnava, inesorabile, fino all’ultimo schermo. Minacciato di morte, il gufo confessava che l’idea era stata di tal Roberto Iezzi, capo dell’ufficio stampa di Montecitorio. ‘Questa è la Camera! Non è uno stadio!’, diceva Iezzi iratissimo, raggiunto al telefono. Ma nel frattempo tutti si erano organizzati. Si accendevano tv in stanzine dimenticate, si trovavano drappelli di tifosi in angusti corridoi. I parlamentari uscivano a ogni votazione per l’aggiornamento, verso monitor di fortuna, e poi tornavano in aula con scatti invidiabili da uno Iaquinta. Alla sala Berlinguer, del gruppo Pd, c’erano maxischermo, poltroncine e aria condizionata. I commessi e i portaborse, che la gremivano, cacciavano gli intrusi della stampa. Rosi Bindi, presidente di turno, aggiornava i colleghi: ha segnato la Slovacchia. Ma i più sapevano, si connettevano coi computer, coi BlackBerry, con l’iPhone. E più passava il tempo più annacquava il pudore. Il problema era lo sfasamento delle connessioni: qualcuno era indietro di due minuti, altri di dieci, e i parlamentari non si raccapezzavano. Si sentiva uno strillo: ‘Due a due!’. E un altro: ‘Ma sei ciucco? Siamo tre a uno’. Comunque, al due a zero la Bindi segnalava il tracollo. Al primo gol dell’Italia si sentivano urla di gioia soffocata e si vedevamo parlamentari rientrare in aula serrando i pugni. Al due a due (poi annullato) i severi delegati del popolo accendevano i mortaretti: stava parlando Paola Goisis, della Lega, quando un boato e un formidabile applauso hanno scosso l’assemblea. La Goisis si guardava intorno, incredula del successo oratorio, finché si accorgeva che l’entusiasmo scaturiva via satellite. Il finiano Fabio Granata sveniva di felicità addosso alle colleghe leghiste. Italo Bocchino abbracciava famelico Fabrizio Cicchitto, superando tutte le incomprensioni correntizie, in una carnalità che il nuovo reggente, il vicepresidente Antonio Leone, scambiava per agguato: ‘Lasciate stare il collega Cicchitto!’. Ormai le notizie si inseguivano col sapore della leggenda metropolitana. Punteggi incontrollati si diffondevano di gruppo in gruppo. Si favoleggiava di triplette di Quagliarella. E mentre i dipietristi si lanciavano in ringraziamenti come alla consegna dell’Oscar al ministro Sandro Bondi (trentacinque ore di aula) fino all’ultimo degli inservienti per l’esempio di serietà dimostrato all’intero Paese, capannelli di colleghi cercavano di ristabilire una verità credibile. Sconfitta ed eliminazione venivano dunque certificate, la mascherata finiva in cupezza, ma restava il gusto di un pomeriggio capolavoro. (red)

4. La Lega attacca: Via gli stranieri dal campionato

Roma -“L'Italia di Lippi è andata a picco e più di qualcuno, nel Palazzo, l'aspettava al varco. Passano pochi minuti dall'eliminazione - si legge sul CORRIERE DELLA SERA - ed ecco che arriva lo sfogo del ministro della Semplificazione legislativa, Roberto Calderoli. Tra la Nazionale e la Lega è guerra aperta: ‘Che vergogna. Semplicemente ridicoli. Pagati milioni, gambe di gelatina e nato corto. Mi spiace per i tifosi, ma mi spiace decisamente di meno quando penso all'arroganza di Lippi e ai capricci di quei bambini viziati...’. Il ministro, che di recente fece un falò di leggi e leggine ritenute inutili, stavolta mette al rogo proprio gli azzurri: ‘Questa prematura eliminazione non è altro che il risultato di una demenziale politica sportiva, che ha portato alla cancellazione dei nostri vivai e che ha fatto sì che a vincere il campionato e la coppa Italia, oltre che la Champions League, sia una squadra che di nostrano non ha neppure l'allenatore (cioè l'Inter, ndr). Ora dovremmo pensare piuttosto a far giocare nei nostri club solo giocatori italiani...’. Calderoli l'autarchico. Una proposta choc, la sua: dobbiamo, forse, tornare a chiudere le frontiere? Il capogruppo Idv alla Camera, Massimo Donadi, non ci sta: ‘II razzista Calderoli è più molesto di una vuvuzela’. Italia a picco e Paese disorientato. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha visto la partita in famiglia. n messaggio che viene dal Colle a fine partita è molto triste: ‘n Capo dello Stato fanno sapere dal Quirinale condivide la grande amarezza per la sconfitta dell'Italia con i giocatori, l'allenatore e tutti gli italiani’. Meno tenero, da Palazzo Chigi, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo Sport, Rocco Crimi: ‘Speravo di trovarci uniti nella gioia della vittoria e invece ora ci accomuna l'amarezza di una sconfitta senza attenuanti. Ho già sentito al telefono il presidente del Coni, Petrucci, ci incontreremo nei prossimi giorni’. Insemina, aria pesante e anche voglia di regolare i conti. Quella battuta di Lippi alla vigilia (‘Stavolta, se succede, non faremo salire nessuno sul carro dei vincitori’) non è andata giù a molti. L'amarezza però è bipartisan: ‘Una sconfitta che ci riporta alla Corea’, per Giorgio Merlo del Pd. ‘Che cosa potevamo aspettarci? I giocatori di classe, Cassano, Tolti e Balotelli, sono rimasti a casa e i risultati si sono visti’, osserva il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto. n leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, sceglie una linea più soft: ‘Non ho visto la partita, ma mia figlia mi ha detto che non mi sono perso nulla’. Anche il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, preferisce non infierire: ‘Sono molto avvilita ma non mi sento di fare in questo momento, come fanno molti italiani, il Ci, dicendo ciò che era giusto o non giusto fare. Certo però la squadra non ha fonzionato’. I leghisti, invece, si direbbe che non aspettassero altro, sebbene il giorno prima il leader del Carroccio, Umberto Bossi, avesse fatto gli auguri personalmente agli azzurri, chiedendo scusa per la battuta da bar sport della vigilia (‘Italia-Slovacchia? Si compreranno la partita...’). Al vetriolo, così, arriva il commento del senatore Piergiorgio Stiffoni: ‘La nazionale italiana non si merita neppure la business-class per tornare in patria, se ci fosse una Transafricana dovrebbe tornare col treno...’. E Matteo Salvini, europariamentare: ‘Se contro la Slovacchia avessero giocato il Chievo o il Novara o la mitica nazionale padana, avrebbero certamente vinto e fatto una figura migliore’. Poi Mario Borghezio, collega di Salvini a Strasburgo: ‘Se la Nazionale di calcio era l'ultimo collante dell'Unità d'Italia, il risultato di questi mondiali le ha dato il colpo di grazia. Non siamo certo noi padani a dover dare spiegazioni di tutto ciò, spetta piuttosto ai sostenitori dell'Unità d'Italia dover ammettere che un senso di appartenenza affidato ormai soprattutto ai piedi dei calciatori è fragile e inconsistente. Grazie a Dio la Padania ha per noi padani un diverso significato: libertà e un avvenire in comune’. E Radio Padania? Ieri pomeriggio è stato boom di ascolti. Conduttore misurato, si fa per dire. (red)

5. Il neoministro Brancher chiede di rinviare il processo

Roma -“I legali di Aldo Brancher hanno presentato un'istanza di legittimo impedimento, sostenendo che il neoministro non potrà essere presente in aula fino al prossimo 7 ottobre. Una richiesta - scrive il CORRIERE DELLA SERA - che arriva a una settimana dall'insediamento di Brancher. Nomina che ha già sollevato più di una polemica per la denominazione, passata da ‘Attuazione del federalismo’ a ‘Decentramento e Sussidiarietà’. Ora le polemiche si concentrano sul legittimo impedimento, che spetta ai ministri, e sul sospetto che avanzano con forza le opposizioni che si tratti di una nomina fatta ad arte, per consentire a Brancher di evitare l'aula. Parole dure da Pd e Idv, ma critiche anche dai finiani. Silvio Berlusconi, invece, durante il consiglio dei ministri, lo difende: ‘Sono polemiche assurde: Brancher è stato fondamentale per ricucire i rapporti con Bossi’. E dopo aver saputo che il gup del processo Mediatrade ha inviato gli atti alla Consulta, chiedendo l'incostituzionalità del legittimo impedimento, il premier si è sfogato: ‘I giudici vogliono distruggermi’. Brancher è imputato, assieme alla moglie, per un filone della vicenda che riguarda la tentata scalata ad Antonveneta da parte di Bpi. I capi di imputazione sono ricettazione e appropriazione indebita. Domani era prevista un'udienza ma i legali, Pier Maria Corso e Filippo Dinacci, sostengono che Brancher ha bisogno di tempo per organizzare il nuovo ministero. Organizzazione che comporta incombenze, elencate nel dettaglio. Ci sono già stati tre rinvii e domani, nell'udienza, il pm potrebbe sollevare l'eccezione di illegittimità costituzionale della legge e chiedere la separazione della posizione di Brancher da quella della moglie Luana Maniezzo. Contro la richiesta del neoministro si levano le proteste dell'opposizione. Dario Franceschini commenta; ‘La maschera è caduta: a pochi giorni dalla nomina fa ricorso al legittimo impedimento. È la prova che la nomina aveva questa fi nalità’. Il vicesegretario del Pd Enrico Letta mette in evidenza la posizione della Lega: ‘Non prova vergogna? Se ingoia anche l'umiliazione del federalismo usato come scusa per i fatti processuali di Brancher, perde qualunque credibilità’. E forse nella Lega qualche imbarazzo c'è. Umberto Bossi, si limita a un laconico ‘chiedete a lui’. E dopo le sfuriate dei giorni scorsi, i leghisti provano anche a riprendersi lo spazio mediatico su federalismo e dintorni: ieri Marco Reguzzoni e Giancarlo Giorgetti hanno presentato il disegno di legge che prevede lo spostamento della Consob da Roma a Milano. Contro Brancher è dura anche lldv, con Massimo Donadi: ‘Ormai per sfuggire alla giustizia ci sono solo due strade: o la latitanza o una poltrona nel governo Berlusconi’. Critiche arrivano anche da Generazione Italia, think tank vicino a Gianfranco Fini, che parla di un ‘problema quantomeno di natura estetica’: ‘Votammo a favore del legittimo impedimento - scrivono i finiani -per mettere al riparo l'Esecutivo dalle incursioni della magistratura politicizzata, non certo per favorire il sospetto che quella norma servisse a mettere al riparo dai processi autorevoli esponenti politici, promuovendoli a ministri’. Commenta il direttore Gianmario Mariniello: ‘Non è un bei vedere’, m difesa di Brancher si schiera il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi, che cita l'autore di ‘La nascita della tragedia’: ‘Ricordo agli amici dell’opposizione una frase di Nitzche, secondo cui il pregiudizio è l’inizio dell’ideologia”.(red)

6.Brancher, no a processo è bufera sul legittimo impedimento

Roma -“Già da sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il 17 maggio, era riuscito a evitare la prima udienza al processo per appropriazione indebita per il caso Antonveneta, perché doveva raggiungere in treno Hannover al seguito dell’allora ministro Claudio Scajola. Allora – scrive LA REPUBBLICA - non aveva ancora lo scudo formale del legittimo impedimento. Ora, da neoministro per il Federalismo, Aldo Brancher ha fatto sapere al tribunale che domani non sarà in aula. ‘Non ho nulla da rimproverarmi ha spiegato tra l’altro devo organizzare il mio ministero’. Davanti al giudice è anche disposto ad andarci, ma non prima del 7 ottobre prossimo. E scoppia la bufera politica. La procura di Milano tace, ma domani mattina in aula, il pm Eugenio Fusco potrebbe invocare l’intervento della Corte Costituzionale per chiedere se la norma che garantisce uno scudo processuale alle più alte cariche istituzionali, non cozzi con il basilare principio che sancisce come la legge debba essere uguale per tutti. Salvo, comunque, scegliere di proseguire il processo per la compagna del ministro, Luana Maniezzo. Il giudice Anna Maria Gatto aveva già fissato quattro udienze del processo. Se domani la procura deciderà di proseguire il dibattimento senza il ministro, potrebbero anche bastare per arrivare alla sentenza. Alla signora Maniezzo, Fusco contesta il reato di ricettazione. Secondo l’ex numero uno della Bpi, Gianpiero Fiorani, all’esponente del PdL e alla sua signora, la Popolare di Lodi avrebbe garantito finanziamenti a fondo perduto. Il legittimo impedimento dei legali di Brancher, Corso e Dinacci, ha scatenato l’ira dell’opposizione. ‘La maschera è caduta ha reagito il capogruppo alla Camera del Pd, Dario Franceschini: che a pochi giorni dalla sua nomina a ministro Brancher abbia fatto ricorso al legittimo impedimento per bloccare un processo, è la prova che la nomina aveva questa finalità’. ‘Una vergogna che va oltre ogni immaginazione’, attacca Andrea Orlando, responsabile giustizia del Pd. ‘Ciò a cui stiamo assistendo accusa Antonio Di Pietro, leader Idv, non si chiama solo conflitto d’interessi, ma si chiama "ladrocinio di Stato"‘. Attacca la Lega il vice segretario del Pd, Enrico Letta, chiedendo se ‘non si vergogna’, visto che ‘ingoia anche l’umiliazione del federalismo usato come scusa per i fatti processuali di Brancher’. Mentre l’ex pm Luigi De Magistris parla di un ‘governo logorato dalla questione morale’. Per il segretario dei Verdi, Angelo Bonelli, ‘il governo ha oltrepassato il limite della decenza morale ed istituzionale’. E mentre al terzo piano del Tribunale di Milano veniva presentato il legittimo impedimento del ministro, al settimo si consumava la prima udienza preliminare per l’affaire Mediatrade. Tra gli imputati, anche Silvio Berlusconi, accusato dai pm De Pasquale e Spadaro di appropriazione indebita e frode fiscale per aver gonfiato i costi dei diritti televisivi. Sabato scorso, i legali di Berlusconi, Ghedini e Longo, avevano fatto sapere al gup, Marina Zelante, della concomitanza con il G8 in Canada. Un altro ‘legittimo impedimento’, dunque. In questo il caso, gli avvocati, indicavano come prima data utile, il 27 luglio. La Zelante, invece, ha inviato tutte le carte alla Consulta. Perché, ha sostenuto, ‘le nuove prerogative per i ministri, come quelle previste dalla legge 51/2010, possono essere introdotte solo con legge costituzionale’. Decisione che ha incassato il duro affondo del premier che parla dell’esistenza in Italia di una ‘oppressione giudiziaria’”.(red)

7.Fondazioni liriche:Nell’ostruzionismo Di Pietro resta solo

Roma -“Dopo trentasette ore di dibattito parlamentare, con tanto di seduta notturna densa di battutacce, insulti e pisolini rubati, la maggioranza ha portato a casa il decreto legge sulle fondazioni liriche. Pd e Udc - scrive LA STAMPA - hanno rinunciato all’ostruzionismo in cambio di una decina di emendamenti ‘condivisi’, l’Italia dei valori, invece, ha condotto una stressante maratona ostruzionistica e, praticamente, ha rotto con il Pd. Questo è il bollettino di guerra della lunga notte di Montecitorio. Il motivo del contendere è un decreto del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi che interviene drasticamente sugli enti lirici. La discussione in aula comincia alle 9,30 dell’altro ieri. L’opposizione è furiosa e gli interventi sono di fuoco, ma il governo ha bisogno di stringere i tempi altrimenti il provvedimento scade, tant’è che nel primo pomeriggio fa balenare l’idea di mettere la fiducia, e tanti saluti. Iniziano consultazioni febbrili: il Pd, con Dario Franceschini, minaccia di tenere inchiodato il governo in un dibattito fiume se non passano alcune misure a favore dei lavoratori e concorda una strategia con l’Udc: riduzione del danno. La maggioranza ha i numeri per fare quello che vuole, ovviamente, ma Cicchitto accetta la mediazione. È il momento in cui scatta l’ira di Di Pietro ‘unica opposizione’, e per l’Idv inizia la notte del ‘nessun dorma’, con un ostruzionismo che si protrarrà fino alle 18 del giorno successivo. Regolamenti della Camera alla mano, il gruppo ha 5 minuti per illustrare la sua posizione su ciascun emendamento (in totale sono 70 e vanno esaminati uno per volta). Inoltre la metà meno uno dei deputati (quindi 11, considerando i 24 dipietristi) può parlare ‘in dissenso’ (simulato) col gruppo per un altro minuto. Sintesi: si esamina un emendamento per circa 20-25 minuti, e poi si vota. Le cose vanno per le lunghe, quindi verso mezzanotte viene votata la notturna. Ci sono problemi con i commessi costretti allo straordinario, cominciano a serpeggiare mugugni ma anche panini e bibite per evitare lo sfinimento. L’aula non può essere sguarnita sennò manca il numero legale, quindi iniziano i turni nei vari gruppi. Solo Bondi resiste impassibile al suo posto, mentre alla presidenza si alternano Leone, Bindi, Lupi. E comincia la gazzarra: i leghisti danno del ‘traditore’ a Borghesi (ex del Carroccio ora con l’Idv) quando prende la parola, ‘Topo Gigio’ viene detto al Formisano. I dipietristi replicano cantando, citando Dostoevskij, Mario Merola, Raffaella Carrà: di tutto. Al mattino verso le nove appare Casini e viene insultato ‘Pierfurbi!’perché si pensa che sia andato a dormire, mentre agli atti risulta una sua votazione alle 3,23. Di fronte a questo atto di forza dell’Idv, la posizione del Pd è durissima: ‘Ci sono momenti in cui occorre compiere scelte strategiche dice Franceschini che incidono sulla vita dei lavoratori, piuttosto che far accendere qualche riflettore in più su di sé come ha fatto l’Idv’. La presa di distanza da Di Pietro è netta. Ma lui, il leader dell’Idv minaccia di tenere tutti lì fino oltre la partita dell’Italia prevista per le 16 (e in effetti ci riesce). Cicchitto parla dell’Idv come di ‘un partito eversivo’. La votazione si conclude a partita ultimata: 257 voti favorevoli, 209 contrari. Martedì l’ultima parola al Senato. L’Idv replicherà?”.(red)

8. Le regioni: Ridaremo le competenze allo Stato

Roma -“Firmano tutti il documento. Centrodestra e centrosinistra, all'unanimità. Ed è una vera e propria dichiarazione di guerra alla manovra firmata da Giulio Tremonti: se non cambia, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome è pronta a restituire allo Stato le deleghe del ddl Bassanini. E sarebbe clamoroso – scrive il CORRIERE DELLA SERA -, una sorta di federalismo al contrario, perché si tratta di materie come trasporto pubblico, mercato del lavoro, polizia amministrativa, incentivi alle imprese. Protezione civile. E ancora: demanio idrico, energia, miniere, trasporti, invalidi civili, salute, opere pubbliche, agricoltura, viabilità e ambiente. ‘Tutto questo perché - denuncia il presidente della Conferenza, nonché governatore dell'Emilia Romagna, Vasco Errani (Pd), alla fine di una riunione dagli accenti drammatici ú l'insieme di queste competenze valgono oltre 3 miliardi di euro mentre il taglio previsto nel 2001 è di oltre 4 miliardi di euro’. Tutti mobilitati in modo trasversale, con il governatore del Veneto, Luca Vaia, che parla di ‘grido’ degli enti locali. Insemina, la sfida al governo è lanciata e questa volta la battaglia si preannuncia davvero dura. Anche perché l'esecutivo, da parte sua, non sembra avere toni più dialoganti. Basta ascoltare il ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto: ‘Quella delle Regioni è una provocazione. Hanno usato argomenti eccessivi. Dovrebbero essere più responsabili e rendersi conto che stanno portando avanti una protesta che non guarda fuori dei confini nazionali: la crisi è globale e loro non sembrano accorgersene’. m altre parole: ‘Già prima della manovra i ministeri hanno cominciato a tagliare la spesa. E sono pronti a continuare su questa strada. Ora tocca alle Regioni fare sacrifici’. Ma la Conferenza che ieri, dopo l'incontro del giorno prima con Tremonti (giudicato ‘fortemente negativo’), ha anche elaborato le sue proposte chiedendo di poter utilizzare i fondi Fas per ‘gestire il Patto di stabilità interno’ e di discutere anche sui Por (programmi operativi regionali): ‘Chiederemo l'istituzione subito di una commissione straordinaria per valutare le spese di funzionamento e quindi anche gli sprechi, congiunta tra governo e Regioni’. Ed è già partita anche un'altra strategia, che punta a ‘fare rete’ con l'And (i Comuni) e rupi (le Province): ‘Dobbiamo incontrarci per costruire una piattaforma comune’, visto che i tagli alle Regioni avranno ‘obiettivamente ricadute su tutti gli enti locali’. E il sindaco di Torino Sergio Chiamparino ha già dichiarato la sua disponibilità per l'And. L'offensiva è partita: la prossima settimana d sarà anche un incontro con le forze sociali ed economiche e in quell'occasione si promette di dimostrare la ‘maggiore efficienza delle Regioni rispetto allo Stato’. Ma, soprattutto, si chiede di incontrare Berlusconi, Fini e Schifani, ‘con l'intenzione di tenere informato il presidente della Repubblica’. Per il presidente della Camera e quello del Senato è cosa fattibile. Per il premier invece no, almeno per una settimana, perché occupato negli impegni internazionali (G8, Brasile, Panama). E, quindi, la sua assenza priva la battaglia in atto della mediazione che senza dubbio avrebbe più chance di sbloccare la situazione. (red)

9. Intercettazioni, battaglia in aula dal 26 luglio

Roma -“Via libera alle audizioni sul ddl intercettazioni, con un programma che occuperà i lavori della commissione Giustizia della Camera per tutta la prossima settimana. La presidente Giulia Bongiorno (Pdl) - si legge sul CORRIERE DELLA SERA - ha accolto, almeno in parte, le richieste delle opposizioni sostenute anche dalla minoranza finiana: sulla riforma degli ascolti e del diritto di cronaca, dunque, ci sarà l'ennesimo approfondimento. Eppure, nulla cambia sulla calendarizzazione della legge Alfano che potrebbe arrivare in aula lunedì 26 luglio per la discussione generale. Se poi seguirà un voto la prima settimana di agosto anche questo lo stabilirà la conferenza dei capigruppo convocata da Gianfranco Fini per il 30 giugno. Sebbene Pdl e Lega denuncino ad alta voce il tentativo ostruzionistico dell'opposizione, la finiana Giulia Bongiorno ha applicato alla lettera il regolamento. Ha analizzato il listone di 35 audizioni proposte da Pd, Idv e Udc e alla fine ha scelto 7 nomi per gli approfondimenti che comunque dovranno concludersi entro la prossima settimana. Da martedì, la commissione ascolterà il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, il procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, Glauco Giostra (ordinario di procedura penale a ‘la Sapienza’), i rappresentanti degli avvocati (Cnf), dell'Associazioni nazionale magistrati (Anm), dei giornalisti (Fnsi) e degli editori (Fieg). Nel merito delle modifiche che la maggioranza è disposta ad accettare, la lista della Bongiorno fornisce ora più di una traccia su quale potrebbero essere le richieste per una stesura finalmente condivisa nella maggioranza del ddl Aitano: meno vincoli per gli ascolti nelle indagini ordinarie che poi portano alle associazioni mafiose; limiti meno rigidi per la durata delle intercettazioni; sanzioni economiche meno pesanti per gli editori; abolizione del divieto di pubblicare atti non coperti dal segreto. Enrico Costa (Pdl), però, esprime ‘perplessità per la decisione del presidente Bongiorno di reiterare la processione di superflue e ripetitive audizioni’. n capogruppo del Pdl dice che queste audizioni servono solo ‘a dar maggior corpo alle osservazioni critiche contenute nella relazione del presidente-relatore’ Bongiorno. La Lega condivide. Invece, per Donatella Ferranti (Pd) è ‘apprezzabile lo sforzo del presidente Bongiorno che nonostante gli ostacoli posti dalla sua maggioranza ha autorizzato le audizioni anche se rileviamo l'assenza dall'elenco dei rappresentanti della polizia’. Anche Federico Palomba (Idv) e Roberto Rao (Udc) ‘apprezzano la decisione della presidente’. n mandato conferito dai vertici del Pdl al ministro Angelino Alfano e all'avvocato Niccolò Ghedini prevede che sia pronta per metà luglio la versione definitiva degli emendamenti. I ‘tecnici’ scelti da Berlusconi procedono con molta prudenza, con l'intenzione forse di scoprire le carte solo all'ultimo minuto. Magari in aula con l'ennesimo maxi emendamento su cui porre la fiducia (sarebbe la terza sul ddl Alfano). Ma ancora ieri, tra i deputati della commissione, circolavano seri dubbi sul fatto che la legge Alfano venga approvata prima dell'estate. Al Senato, infatti, si consolida il piano alternativo della maggioranza, n lodo Alfano bis (legge costituzionale) hacompiuto un passo in avanti in I commissione: sono stati presentati una ottantina di emendamenti al testo del governo ú che introduce un super scudo processuale per il premier e per i ministri ú e già mercoledì la discussione entrerà nel vivo. Due emendamenti sono del presidente Carlo Vizzini (Pdl): ‘Ma riguardano aspetti tecnici come la definizione di alte cariche, che scompare dal titolo’. Il senatore Stefano Ceccanti (Pd) - che ha presentato molti emendamenti frutto delle obiezioni di alcuni costituzionalisti ú sente nell'aria un'accelerazione: ‘il lodo Alfano ordinario, infatti, scade nell'ottobre del 2011 ed è anche possibile che la Consulta si esprima prima in senso negativo’. E dovendo ancora compiere 4 passaggi parlamentari, oltre alla prova del referendum confermativo, nel Pdl c'è chi toma a puntare sul lodo Alfano Bis più che sulle intercettazioni”.(red)

10. Mediatrade, ricorso alla Consula

Roma -“La notizia più scontata è che, per la terza volta, la legge Alfano sul ‘legittimo impedimento’ del premier a comparire in udienza, continuativo e autocertificato da Palazzo Chigi nella versione riapprovata dal Parlamento dopo la bocciatura costituzionale della prima legge Alfano sull'immunità temporanea delle alte cariche, finisce di nuovo davanti alla Consulta: stavolta per un vaglio di costituzionalità sollecitato dai dubbi del giudice che ieri doveva celebrare l'udienza preliminare Mediatrade per le ipotesi di ‘appropriazione indebita’ e ‘frode fiscale’ a carico di Silvio Berlusconi, accusato (nella compravendita Mediaset di diritti tv) di aver concorso nel 2002-2005 dalla poltrona di Palazzo Chigi a depauperare di 34 milioni di euro la società quotata in Borsa di cui è azionista di maggioranza, e a frodare il fisco per 8 milioni di euro con effetti tributari sensibili ancora fino al settembre 2009. La notizia invece meno scontata è che, di fronte alla legge (o, almeno, a questa legge Alfano), tutti i cittadini non sembrano più essere uguali. In teoria la legge, incostituzionale o meno che sia poi ritenuta la prossima primavera dalla Consulta, a rigore dovrebbe intanto valere solo per il premier e i ministri, ma le scelte dei giudici, al pari delle preferenze espresse ! dai pm, settimana dopo settimana stanno costruendo una prassi che estende i benefici della legge (e cioè il congelamento del processo) anche a tutti i coimputati della carica istituzionale protetta dalla normativa (in questo caso il premier impegnato al vertice del G8 in Canada e poi ancora fino al 4 luglio). Era già stato ú nel gemello processo di primo grado sui diritti tv Mediaset in corso da anni davanti alla prima sezione penale del presidente D'Avossa - il caso dei dieci coimputati di Silvio Berlusconi, quando la sospensione del dibattimento (in attesa della decisione della Consulta) era stata disposta per tutti e non solo per il premier. Ed è successo ancora ieri nell'udienza preliminare Mediata-ade per gli undici coimputati di Berlusconi, compreso qui il figlio Piersilvio, vicepresidente Mediaset e presidente Rii, e il presidente di Mediaset, Fedele Gonfalonieri. Non solo le difese hanno sponsorizzato questa soluzione del giudice Marina Zelante, ma anche gli stessi pm De Pasquale e Spadaro, che all'applicazione letterale della legge avevano già mostrato in passato di preferire non sdoppiare i dibattimenti in più filoni logisticamente complessi da gestire. Ed è infatti con motivi di economia processuale, oltre che di possibile pregiudizio ai singoli coimputati per i probatori con la posizione del teoricamente stralciabile Berlusconi, che la giudice Zelante ha ieri motivato la decisione di non separare i procedimenti e di sospendere l'udienza preliminare per tutti gli imputati in attesa del verdetto della Consulta, sollecitato dalla giudice ‘d'ufficio’, cioè di sua iniziativa, senza che la questione fosse stata ancora introdotta dall'accusa o affrontata dalle difese che avevano offerto la data del 27 luglio.”(red)

11. Il capo leghista al Quirinale per 'sminare' la giustizia

Roma -“Ieri è andato in scena l'ennesimo atto dello scontro senza fine tra Berlusconi e la magistratura. E sarà solo una coincidenza – scrive Francesco Verderami sul CORRIERE DELLA SERA -, ma certo colpisce la simultaneità delle mosse giocate dai ‘duellanti’, con il neo ministro Brancher fedelissimo del premier che si è fatto scudo del ‘legittimo impedimento’ proprio mentre il Tribunale di Milano si appellava alla Consulta contro la legge. E chissà se un giorno si saprà la vera storia sulla nomina a ministro di colui il quale come dice Berlusconi‘è il punto di congiunzione tra me e Bossi, l'uomo che ha contribuito a trasformare un'alleanza politica in un legame personale’. Ma il problema oggi non è sapere chi fosse a conoscenza delle intenzioni del Cavaliere, se è vero che Gianni Letta, persino Gianni Letta fino all'ultimo sia rimasto all'oscuro della nomina. Il punto è che un minuto dopo la controfirma di Napolitano, non solo l'opposizione ma anche numerosi esponenti di maggioranza hanno interpretato la scelta del premier come l'intenzione di tutelare un fedelissimo per coprirsi il fianco rispetto a una nuova offensiva giudiziaria che indirettamente avrebbe potuto colpirlo. Può darsi che l'assuefazione all'eterno conflitto porti a far calare presto l'attenzione sul ‘caso Brancher’, ma siccome è attorno alle leggi sulla giustizia che continuano a concentrarsi le tensioni in Parlamento, c'è il rischio di un pericoloso corto circuito. Perché al Senato è in ballo il lodo Aliano costituzionale, mattone decisivo nella costruzione della ‘linea Maginot’ berlusconiana, mentre alla Camera va ancora sciolto il nodo sulle intercettazioni. Avrà le sue ragioni La Russa nel sostenere che ‘i provvedimenti sulla giustizia, dal '94 ad oggi, hanno avuto sempre un impatto duro ed effetti dirompenti, per via dell'opposizione della magistratura. All'inizio di questa legislatura ci siamo illusi che un'accorta gestione politica della materia ci consentisse di superare certi problemi. .Non è andata così: basti ricordare la storia del lodo Alfano, su cui ci si mosse in piena sintonia con il Colle, finché non si arrivò alla Consulta...’. Ma la logica del muro contro muro, l'idea che non possa esserci alternativa, suscita in Bossi forti preoccupazioni, il timore che avanti nello scontro possa venire minacciato il percorso del federalismo fiscale, magari per una fine traumatica della legislatura. E c'è un motivo se ieri il Senatur ha smentito di aver parlato con Napolitano della riforma che gli sta più a cuore: ‘Abbiamo discusso di altro’. L'‘altro’ a cui si riferiva è il ddl sulle intercettazioni, su cui è ormai chiaro un coinvolgimento diretto del Quirinale. Il capo della Lega vorrebbe sgombrare il terreno parlamentare da questa mina, ritiene che l'estenuante braccio di ferro tra Berlusconi e Fini non porti da nessuna parte, perché qualsiasi modifica al testo di legge sebbene sostenuta dalla regia discreta del Colle verrebbe interpretata come una vittoria del presidente della Camera sul premier. Per superare l'impasse, Bossi è allora pronto a muoversi in prima persona, a intestarsi le proposte di modifica alla legge, così da fare in modo che non ci siano vincitori e vinti nella partita. Il ruolo di Napolitano è decisivo, è lui oggi il punto di riferimento istituzionale attorno a cui ruota la mediazione. È al presidente della Repubblica che ‘ci siamo rivolti’, ha confidato ieri Berlusconi ad alcuni ministri, rivelando un contatto diretto avvenuto due giorni fa tra l'inquilino del Quirinale e il Guardasigilli. Il capo dello Stato non si è esposto, ma i suoi uffici conoscono le proposte di modifica al testo sulle intercettazioni e le stanno vagliando. Ecco perché alla vigilia di un passaggio delicatissimo va capito se la mossa di Brancher, che intende usare il legittimo impedimento ‘solo fino a ottobre’, può provocare danni alla trattativa. E questo il vero nodo politico, più importante degli imbarazzi che la scelta del neo ministro ha provocato nella maggioranza, più importante della stessa vicenda in cui Brancher è implicato, e che evoca la turbolenta stagione dei Fazio e dei Fiorani, della banca leghista Credieuronord, dei ‘furbetti del quartierino’ e della scalata Unipol a Bnl”. (red)

12. Ronde, la Consulta le boccia a metà

 Roma -“Ronde bocciate a metà: i volontari per la sicurezza non potranno intervenire in situazioni di ‘disagio sociale’. Via libera, invece, al loro impiego per segnalare pericoli alla ‘sicurezza urbana’. Dalla Consulta - srive LA REPUBBLICA - arriva una bocciatura parziale: sotto esame, le ronde varate col pacchetto sicurezza del 2009. Quello delle ronde fai da te si conferma un percorso accidentato. La legge 94 del 2009 mirava a regolamentare il fenomeno, prevedendo appositi albi presso le prefetture e rigidi requisiti per gli aspiranti volontari. Come è andata? Se prima della "regolarizzazione", una rapida fotografia censiva circa 70 ronde attive, con le nuove regole ‘ben poche’come fanno sapere dal Viminale, senza però fornire numeri ufficiali sono le associazioni che hanno chiesto il riconoscimento ufficiale a sindaco e prefetto. Poi sono arrivati i ricorsi di costituzionalità delle regioni Toscana, Emilia Romagna e Umbria, accolti solo in parte dalla Consulta, con sentenza 226 depositata ieri. Via libera all’impiego delle ronde sul fronte della ‘sicurezza urbana’, intesa come ‘sola attività di prevenzione e repressione dei reati’. Stop invece alle ronde in situazioni di ‘disagio sociale’. Si tratta infatti di un settore, questo, che più volte la Corte ha ritenuto di ‘competenza legislativa regionale’ perché ‘individua il complesso delle attività relative all’erogazione di servizi destinati a rimuovere le situazioni di bisogno e di difficoltà che la persona umana incontra nel corso della sua vita’. La Corte ha pertanto dichiarato il comma 40 dell’art.3 della legge 94 del 2009 parzialmente illegittimo, per contrasto con l’art.117 della Costituzione (relativo alle competenze tra Stato e Regioni). Di una bocciatura ‘ininfluente’ parla il ministro dell’Interno, Roberto Maroni: la sentenza ‘conferma la legittimità’ della legge e la parte bocciata ‘è assolutamente ininfluente ed è una follia: non vedo perché se uno vede qualcuno che sta male non possa segnalarlo alle forze dell’ordine o al 118’. Per l’eurodeputato della Lega, Matteo Salvini, ‘questa è l’ennesima riprova che i parrucconi della Corte non vivono le città da persone normali’. Alla bocciatura, seppure parziale, plaude l’opposizione. ‘La sentenza ribadisce i dubbi di costituzionalità che il Pd aveva sollevato su una legge politicamente sbagliata’, commenta Emanuele Fiano (Pd). E Fabio Evangelisti (Idv) rilancia: ‘Per fortuna ancora esistono organi che rimediano ai pasticci di questa maggioranza’.(red)

Prima pagina 25 giugno 2010

Nutella offensiva