Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Keystone, Colorado. USA.

 Sono qui per conoscere gli americani. Quelli veri, naturalmente. Ovvero gli Indiani sterminati dai colonizzatori dopo la scoperta di Colombo. Da chi, con esigenze di separazione dalla "vecchia" Europa, venne qui alla conquista del West. Ne parleremo in uno dei prossimi numeri del mensile, dove cercherò di affrontare uno dei più grandi (se non il più grande) genocidio della storia del Mondo.

E ovviamente non sono nelle grandi città, ma nell'interno, ovvero dove si può capire le ragioni più profonde della natura di questo popolo. Nel frattempo provo uno strano senso di disperazione. Qui non hanno capito nulla, o quasi, di ciò che hanno contribuito primariamente a fare, né di ciò che stanno facendo e a cosa stanno andando incontro. Mi riferisco, naturalmente, alla crisi economica globale e allo stato pietoso, dal punto di vista ecologico, del nostro pianeta.

Sono partito carico di emozione per visitare, tra le altre cose, la Arapaho National Forest. E sto cercando con tutte le mie forze di prestare equilibrio in ogni contatto con loro, con gli Yankee, anche se la cosa, dopo tutti gli studi fatti, dopo l'analisi quotidiana degli avvenimenti mondiali - che affrontiamo ormai da danni sul Ribelle e sulla quale è inutile insistere - richiede una dose di professionalità veramente notevole.

Qui non hanno la più pallida idea, o se ne fregano, il che è peggio, che il loro stile di vita, poi esportato in tutto il mondo, con il soft power delle finte democrazie e della colonizzazione dell'infotainment o anche con le armi, sta facendo precipitare il pianeta in un buco nero senza ritorno. Economico, sociale, ecologico. 

 In God We Trust: ho tra le mani i loro bigliettoni verdi e sulla banconote c'è scritto proprio questo. Credono in Dio. A quale non è dato sapere, visto che il mix di puritanesimo e religione pop fai da te trasuda dal fatto stesso che inseriscono una frase del genere proprio sul biglietto della loro moneta.

 Qui continuano imperterriti a girare con dei truck e con dei suv mostruosi, tutti rigorosamente abbigliati con la bandiera stelle e strisce e tutti rigorosamente oltre i 2000 o 3000 di cilindrata. Continuano a sgasare imperterriti in queste vallate e altipiani e a scorrazzare sulle Rocky Mountain lasciando tracce di inquinamento a ogni passaggio. Sulle stesse strade e nelle stesse foreste solcate rispettosamente dagli indiani, con un raro esempio di comunità integrata perfettamente nella biosfera, a impatto zero, ora è la volta di questi ipernutriti (media di obesi veramente fuori dall'ordinario) e ipertrofici ragazzoni e ragazzone sempre, immancabilmente, con qualche litro di bevanda dolciastra in mano.

 Trangugiano quantità di liquidi e cibo difficili da definire. Negozi e bar e ristoranti e alberghi hanno aria condizionata a livelli intollerabili per un europeo. Ma non importa: di petrolio ce ne è ancora, e nessuno si sogna di evitare trivellazioni marine anche dopo il disastro del Golfo. Nessuno osa anche solo mettere in discussione un livello di vita, di consumo e di inquinamento, che loro hanno ormai assunto come cosa normale, come l'aria che respirano.

Così come nessuno (o quasi) si sogna di mettere in discussione quei "bravi ragazzi" che bombardano e uccidono in varie parti del mondo per consentire agli statunitensi di continuare a vivere in questo modo. Sulle spalle, ecologiche e sociali, di tutti gli altri.

Voglia di tornare indietro. Voglia di non smettere di combattere, perché per cercare di cambiare le mentalità, di cambiare la via che ha preso questa società, non c'è un minuto da perdere. Non c'è un metro da indietreggiare.

Valerio Lo Monaco

Secondo i quotidiani del 28 giugno 2010

G20. Come prima, peggio di prima