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Crepa, Italia. Che peggio di così è difficile andare

Lo Stato d’Israele assalta una nave di pacifisti in acque internazionali e fa una mezza strage, e il nostro ineffabile ministro degli Esteri Franco Frattini, invece di condannare l’accaduto, che sarebbe il minimo, si preoccupa di sottolineare che «l’Italia è amica dello Stato ebraico e… la democrazia israeliana deve dare oggi una risposta chiara per continuare a essere salda e credibile al tavolo della pace con l’Autorità palestinese». Frattini, asciugati la saliva dalla bocca, mentre noi ce la togliamo dalla dita per aver sfogliato la prima pagina del Giornale di ieri, che così titolava: “Israele ha fatto bene a sparare”. Vittorio Feltri: il peggio del peggio. 

Nel frattempo il suo editore di facciata, Paolo fratello del premier Silvio Berlusconi, è indagato per uno scandalo che puzza tanto di Watergate all’italiana. L’accusa della procura di Milano è ricettazione: un’intercettazione segreta del luglio 2005 tra il presidente di Unipol Giovanni Consorte e l’allora leader dei Ds Piero Fassino, pubblicata dal Giornale il 31 dicembre 2005, non ancora depositata agli atti né trascritta o riassunta ma esistente solo come file audio nei computer esclusivamente dei pm, degli ufficiali della Guardia di Finanza e dell’azienda privata Research control system (che per conto della Procura svolgeva le intercettazioni), sarebbe stata ascoltata e acquisita da Paolo e da Silvio Berlusconi in una visita privata fatta dal titolare dell’azienda e del suo amico (e di Paolo B.) Fabrizio Favata, accusato a sua volta di averla illegittimamente comprata da Raffaelli e averla “donata” ai Berlusconi bros. Ma mentre Paolo può essere messo sotto indagine, Silvio no perché reso immune dalla giustizia terrena grazie all’ignobile lodo Alfano. 

In parlamento è in ballo una vergognosa legge-bavaglio contro le intercettazioni, fatta apposta per nascondere i traffici da consorteria e da bordello che allignano copiosi nelle foresterie di potenti, e che va a genio non solo ai politici ma anche a quella classe, irresponsabilizzata e predonesca, di banchieri e uomini d'affari che lucrano, manovrano e inciuciano coi "rappresentanti del popolo", servendosene come paggi di un potere senza controllo. Un’altra legge per lorsignori mentre, nell’Italia reale, un’intera generazione è falcidiata da una precarietà stabile come una legge divina (il 30% dei giovani è disoccupato, secondo l’Istat) e il nostro lavoro, i nostri risparmi e le nostre fatiche valgono sempre meno, per il dio mercato.

Il dipendente della congrega bancaria internazionale, l'integerrimo presidente di Bankitalia Mario Draghi, continua senza sosta a sommergerci d'inviti alla crescita economica spiegando gli effetti nefasti della crisi dei mutui Usa, omettendo però di dirci che quella crisi e il marasma finanziario in cui perennemente viviamo sono il frutto purissimo delle scelte fatte da lui e dai suoi colleghi di Francoforte, Washigton e Pechino.

Il capo dello Stato Giorgio Napolitano, bontà sua, pone qualche timido argine alla tagliola di Tremonti sulla cultura, vera ricchezza del nostro paese, e fa da capo cerimoniere alle feste comandate della Patria, il 150simo dell’Unità e ieri l’anniversario della Repubblica. Ma quale Patria, quale orgoglio, se nella penisola si moltiplicano i clientelismi e le ruberie, le cricche, le Gomorre, gli abusivismi palazzinari, se interi pezzi della società civile sono lottizzati da camorre private e partitiche? Di quale Repubblica (res publica, “cosa pubblica”) vanno blaterando, se ogni giorno assistiamo allo sfascio generalizzato provocato da un senso comune amorale, velinaro e puttaniere: della repubblica delle banane? Cosa dovremmo festeggiare, il fatto che con l’euro abbiamo svenduto la nostra sovranità ai banchieri e alla finanza globale che ci tengono per le palle col ricatto del debito pubblico? 

Questa è l'Italia. E questo è l'ennesimo articolo che scrivo con la penna intinta in una stanca indignazione. Gl'Italiani si meritano tutto questo. Così come i loro simili di un pianeta plasmato tutto sull'unico modello con l'unico ordine di massa "taci, lavora e non pensare". Il senso è morto. Non resta che il sesso, il gossip, i soldi e il miraggio della vita facile. Sapete che vi dico? Crepa, Italia. 

Alessio Mannino


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Prima Pagina 1 giugno 2010