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Fiamma Nirenstein e le "verità capovolte". Le sue

“Dieci morti per una verità capovolta” è il titolo di un recentissimo articolo di rara faziosità di Fiamma Nirenstein in cui la giornalista si sforza di capovolgere una verità evidente, cosa cui ci ha abituato quando parla del suo amato Israele, in perfetta conformità con la linea delle prime pagine del Il Giornale, ma l’unica cosa che riconosciamo possa capovolgersi è Montanelli nella tomba nel vedere come è stato ridotto il giornale da lui fondato.

Montanelli, se ne condividessero o meno le idee, era uomo da verità scomode, magari proprio sulla questione palestinese, ma non certo da verità capovolte ed è proprio questo ciò che Il Giornale sta provando a fare. Il commento alla foto di prima pagina, dove verrebbe dimostrato che i soldati israeliani sono stati aggrediti a colpi di bastoni di ferro e sedie, è semplicemente grottesco, ben oltre i limiti del ridicolo. Consoliamoci col fatto che non arrivano a dire che è stata la nave turca ad abbordare le unità della marina israeliana, perché visto come ha aperto l'altro giorno, a questo punto è già tanto.

Perché il punto fermo è questo: chi ha abbordato chi e soprattutto dove. Se qualcuno abborda una nave e tenta di salirvi a bordo, legittima Comandante ed equipaggio ad opporsi all’aggressione con ogni mezzo disponibile, fossero anche temibili spranghe e sedie brandite da civili esperti contro sprovveduti soldati dotati di inoffensive armi da fuoco di ultima generazione. Così, secondo le norme della navigazione.

Anche per salire a bordo di una barchetta a vela ormeggiata in banchina è obbligo chiedere al Comandante il permesso di salire a bordo ed eventuali forze di polizia dovrebbero esibire un regolare mandato per poterlo fare. Una barca ormeggiata è domicilio e quando è in acque internazionali è come fosse un brandello del suolo patrio della bandiera che batte. Acque internazionali, questo è il dato che non viene mai ripetuto abbastanza: gli avvenimenti si sono svolti in acque internazionali. Fossero stati in quelle territoriali la Nirenstein avrebbe anche potuto giustificare un siluramento del Marmara, ma erano acque internazionali e questo cambia di molto le cose.

In acque internazionali a nulla vale cercare di sostenere che i pacifisti, che probabilmente proprio così pacifisti non sono, in realtà erano seguaci di Hamas, ed in quelle acque naufraga anche il resto dell’abile esercizio di free climbing  su specchi verticali della Nirenstein. Alla luce di questo “dettaglio” va detto che sbaglia anche chi definisce l’azione della Marina Militare Israeliana - altro “dettaglio” di non poco conto - un’azione di pirateria o di terrorismo internazionale.

Non è pirateria per sua essenza etimologica: pirata deriva dal termine olandese privateer, ossia privato, e una marina militare non può essere certamente considerata un soggetto privato al pari dei pirati, quelli sì, del Golfo di Aden. Non è neppure un atto di terrorismo, come tale avrebbe potuto essere, al limite, qualificato se gli israeliani avessero attaccato imbarcazioni prive di bandiere identificative. La nave Marmara, invece, batteva regolare bandiera turca ed incrociava in acque internazionali quando è stata abbordata dalla Marina Militare Israeliana: un gesto del genere può configurare un vero e proprio atto di guerra. Erdogan, se avesse voluto gettare benzina sul fuoco, avrebbe tranquillamente potuto appellarsi all’articolo 5 del trattato NATO: per fortuna ha preferito, o lo hanno convinto a preferire, più miti consigli.

I fatti sono di un’evidenza disarmante, a nulla vale appellarsi alla “provocazione” o a “seguaci di Hamas travestiti da pacifisti” o, anche, a ipotesi sull’effettivo contenuto delle stive, dove magari potevano esserci le mai trovate armi di distruzione di massa di Saddam... Sostenere, commentando una foto dove si vedono militari che abbordano una nave, che gli aggressori sono quelli che difendono la loro nave è un esercizio di equilibrismo disinformativo che sfonda ogni confine della malafede, a un punto che lascia basiti, nonostante sia sulle pagine de Il Giornale e l’articolo a firma della Nirenstein, entrambi che pur ci hanno abituati a simili "prodezze".

Ma si sa i criminali sono altri, sono la “cricca” delle COOP che boicottano la Agrexo perché non marchia col “marchio dei lebbrosi” (come scrive la Nirenstein stessa) i prodotti agricoli che vengono dai territori occupati, permettendo così al consumatore “razzista” di non comprarli, ma vi pone solo l’identificativo israeliano: sarà mica che per la Nirenstein quei territori sono ormai Israele e quindi provenienti dalla terra promessa al popolo eletto e nessuno deve opporsi a quella volontà?

Noi invece riteniamo che in Palestina vi debbano essere due stati, liberi e indipendenti con pari dignità di fronte alle nazioni, e che il diritto delle genti esiga che, in acque internazionali, vi sia piena libertà di navigazione perché, come disse Gneo Pompeo Magno, andando a combattere i pirati che infestavano il Mediterraneo: Navigare necesse est, vivere non est necesse.

Invece abbiamo chi ha il coraggio di sostenere, non solo che l’azione di Israele fosse giustificata, ma che gli aggrediti fossero gli aggressori,  e con somma vergogna ci ritroviamo pure un Ministro degli Esteri che esprime gratitudine allo stato di Israele per aver rilasciato i nostri connazionali rapiti: quel rilascio è un atto dovuto, e un vero uomo di Stato vero avrebbe pronunciato parole ben diverse. 

La sicurezza di Israele è una esigenza fondamentale, ma questa non deve essere paravento per una politica di genocidio nei confronti dei palestinesi: ogni 27 gennaio si ricorda la Shoah affinché non vi siano più genocidi, non per giustificarne altri.

Ferdinando Menconi


Prima Pagina 3 giugno 2010

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