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Gay, botte, e proposte anticostituzionali

A Roma un gay è stato recentemente aggredito e malmenato a causa, ma i fatti restano ancora da accertare, della sua omosessualità ed immediatamente si sono scatenati gli sciacalli del buonismo, Destra Mulino Bianco in prima fila, reclamando a gran voce una legge contro l’omofobia in considerazione anche del preoccupante dilagare del fenomeno. Legge che si sonstanzierebbe nel prevedere aggravanti specifiche per le aggressioni agli omosessuali.

Qualche premessa è doverosa, la prima riguarda il preoccupante dilagare del fenomeno: era da tempo che non si aveva notizia di nulla del genere e questo non comproverebbe il dilagare del fenomeno, odioso, certo, ma non dilagante. Diciamo che c'è piuttosto un forte interesse a cavalcarlo. La seconda è che pur essendo particolarmente deprecabile, un’aggressione causata dall’omosessualità della vittima, non è che pestare qualcuno per altri motivi, dal calcio alla politica passando per la rapina, sia un atto lecito: il legislatore, infatti, ha previsto specifiche fattispecie di reato. Il problema vero, che colpisce indistintamente tutti, è che difficilmente le pene irrogate vengono effettivamente scontate dal delinquente. Prima di prevedere aggravanti non sarebbe meglio accertare che chi merita la galera ci vada? Ma come ben sappiamo in Italia è meglio promulgare nuove leggi che far applicare le vecchie, conviene in termine di visibilità politica: un problema è meglio cavalcarlo che risolverlo.

Infatti il problema viene posto in una maniera che ha già permesso una volta di fermare l’iter parlamentare sollevandone l’incostituzionalità ai sensi dell’Art. 3, quello che ci vuole tutti uguali di fronte alla legge. Certo, fu obiezione mossa per motivi speciosi dall’area cattolica, ma aveva fondamenti saldi e rischia di averli nuovamente se si continuerà a portarla avanti a esclusiva tutela di una specifica categoria.

L’incostituzionalità, andando avanti per la strada legge antiomofobia,  è inevitabile sotto due possibili aspetti, a seconda di come la vorrà impostare, perché la legge non è un articolo di giornale o un discorso di propaganda. Qualora si volesse punire con maggiore gravità quando la vittima fosse un gay, indipendentemente dal motivo dell’aggressione, si creerebbe una disparità di trattamento con chi gay non è. Se un etero viene percosso per motivi, diciamo di condotta stradale, perché il suo aggressore deve vedersi comminate meno aggravanti che se avesse aggredito un gay? Qui l’incostituzionalità è evidente e viene da supporre che la via che si percorrerà sarà altra.

La via che si percorrerà sarà, più verosimilmente, quella delle motivazioni che, nonostante la difficoltà probatoria, è, senza dubbio, più equa: in effetti picchiare qualcuno perché omosessuale è atto decisamente odioso. Però anche qui fa costituzionalmente acqua: se uno viene picchiato perché gay fa scattare le aggravanti, se, invece, viene picchiato perché etero no, scatta quindi la violazione dell’Art.3. Non vogliamo nasconderci dietro a un dito, le aggressioni di solito sono opera di etero contro gli omosessuali e difficilmente il contrario, ma questo improbabile non è un impossibile ed il legislatore deve tenerne conto. Evitiamo di cadere poi nel pregiudizio del delicato omosessuale e dell’etero gagliardo e tosto: ricordiamo che un capitano della nazionale Gallese di rugby ha fatto coming out. Un rugbista gallese non è certo un tipo che risponda allo stereotipo della mommoletta, provatevi ad aggredire lui: avrete maggiore fortuna se invece di alzare le mani proverà a convertirvi alla sua causa sodomizzandovi.

Una via, però, ci sarebbe per portare in porto la legge e porre un ulteriore deterrente alle aggressioni ai danni degli omosessuali e consisterebbe nell’impostare la legge secondo una formulazione del tipo: aggravanti per le aggressioni perpetrate a motivo dell’orientamento sessuale della vittima. In questa maniera si andrebbe a tutelare in egual misura ogni cittadino nel pieno rispetto dell’Art 3 della Costituzione, ammesso e non concesso che poi le pene verrebbero effettivamente scontate. Il problema è che una legge così formulata non potrebbe essere bandiera di un movimento specifico, non andrebbe a vantaggio dei professionisti dell’omosessualità e delle loro lobby. Non darebbe lustro nei salotti Mulino Bianco o Cachemire, magari riuscirebbe a risolvere il problema ed aggirare gli speciosi sbarramenti di incostituzionalità, ma questo non è nell’interesse dei manipolatori del consenso.

Non possiamo essere a favore delle varie crociate per le leggi antiomofobia, almeno per come sono formulate e propagandate, siamo invece a favore di una legge che istituisca aggravanti quando il reato sia commesso per motivi di orientamento sessuale, sia questo omosessuale o etero o anche se se la vittima venisse percossa perché dedita ad un’innaturale castità. Quasi certamente coloro che ne trarrebbero maggior vantaggio sarebbero gli omosessuali, che di fatto sono le principali, se non esclusive, vittime di questo tipo di reato, e di questo non possiamo non esserne che soddisfati, ma qualche ricaduta anche sugli altri vi sarebbe, e in ciò non vediamo danno alla comunità omosessuale.

In questo paese ci sarebbe bisogno di più fatti, cominciando magari dalla certezza della pena,  e meno di battaglie di facciata, condotte solo a parole, parole peraltro spesso, per volontà o incompetenza, impiegate in maniera sbagliata che smuovono, sì, l’indignazione ma che parimenti allontanano dall’obiettivo, che sarebbe di per sé più che meritevole di un serio perseguimento.

 

Ferdinando Menconi


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