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L'ennesimo condono mascherato

In qualche modo questa legge "s'ha da fare". Non importa come. Con un decreto legge, con una normetta nella manovra finanziaria o con una proroga dei termini. L'importante è che ognuno abbia l'attichetto allargato, la baracca trasformata in villa, la piscina condonata senza troppi problemi. Perché di questo si tratta.

Il primo condono della storia della Repubblica Italiana risale al 1985 (governo Craxi-Nicolazzi) ma il vero re dei condoni è l'attuale presidente del Consiglio. 

La prima volta che Berlusconi parlò di condono era il lontano 1994. Alla sua prima legislatura Berlusconi estese i termini del condono precedente, di ben 10 anni prima, al 31 dicembre 1994, stabilendo inoltre il silenzio-assenso in caso di perdurare dell'inerzia comunale.

Da allora al 1996 si contano ben 14 Decreti legge, tutti decaduti per mancata conversione in legge e tutti riguardanti sanatorie edilizie: semplificazione dei procedimenti, condono opere abusive eccetera. 

Il termine di questa pratica si pone nel 1996 solo grazie all'intervento della Corte Costituzionale*, che dichiarò illegittima la reiterazioni di decretazioni d'urgenza. Ma gli effetti sono rimasti.

Dal 2001, dunque, si cambia metodo. Visto che i giudici costituzionali hanno messo i bastoni tra le ruote, si passa a inserire il condono edilizio nelle leggi finanziarie. L'articolo che se ne occupava (l'art.71 della finanziaria del 2001) fu poi abrogato e ripreso l'anno successivo con un'altra legge che ne vietava almeno l'applicazione al demanio marittimo.

Il 2003 è l'anno della legge 212/2003. Dopo aver provato con l'ennesimo decreto legislativo il governo, modificandolo solo in parte, praticamente lo trasforma in legge. Rimane il divieto di applicazione alle zone vincolate dalla tutela dei beni paesaggistici. Il tutto prorogato al luglio e poi al dicembre 2004.

Ora, è facile continuare così. Basta una proroga. In fondo la legge è già fatta e non bisogna faticare più di tanto. Tant'è vero che a febbraio di quest'anno i nostri deputati hanno provato di nuovo a fare la medesima cosa: hanno proposto, all'interno del "milleproroghe", un nuovo rinvio, spostando i termini del 2004 al dicembre 2010, con possibilità di sanare anche gli abusi in aree vincolate dalla tutela dei beni paesaggistici. Le conseguenze sono immaginabili. A questo dunque sarebbe servita questa nuova proroga: a poter condonare abusi in zone con vincolo paesaggistico. A Ischia, per esempio, isola che, finora, è completamente coperta da questa tutela. Grazie a dio. E grazie a dio anche questa volta la proposta non è diventata legge. La Commissione Affari Costituzionali ha giudicato infatti inammissibile l'inserimento di questa norma nel dl "milleproroghe" per assenza di omogeneità con le altre leggi e mancanza dei requisiti di necessità e urgenza.

E allora? Allora bisognava inventarsene un'altra. Così, facendo leva sul fatto che le "case fantasma" - cioè costruite abusivamente - non pagano le tasse, il condono è stato inserito nella grande manovra anticrisi. 

A sentire il ministro Tremonti si tratterebbe in realtà di una "sanatoria", non di un "condono" vero e proprio. La sanatoria riguarderebbe tutti quegli immobili abusivi ma sanabili. In pratica si tratterebbe di una regolarizzazione "catastale": se si è costruito in maniera abusiva, cioè senza un titolo abilitativo all'intervento edilizio, ma comunque in conformità alle previsioni urbanistiche,  l'abuso può essere regolarizzato previo pagamento di una sanzione. Ma questa è la sanatoria ordinaria. La sanatoria "speciale" introdotta dalla manovra riguarda tutti gli abusi su consistenza e destinazioni dell'immobile, e permette la regolarizzazione previo pagamento di un terzo in meno rispetto alle sanzioni in cui si incapperebbe con una sanatoria "ordinaria". 

Gli immobili non dichiarati al catasto sarebbero, secondo un'indagine condotta dall'Agenzia del Territorio, circa 2 milioni.  Si tratta di sanare queste case sconosciute al catasto e al fisco, recuperando una rendita catastale di circa 627 milioni di euro e una rendita Irpef di 104 milioni l'anno. Ma, ancora una volta, oltre a infischiarsene del piano urbanistico, si fa uno sconto sulla sanzione a chi ha agito illegalmente e, in secondo luogo, con i proventi di questa sanatoria i comuni dovranno provvedere a tutti i servizi per queste case fantasma (strade, fognature ecc.) il che - se non lo annullerà del tutto - senz'altro ridurrà di molto il gettito reale della sanatoria.

Sara Santolini

 

*sentenza n° 360 del 17-24/10/1996 

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Prima Pagina 3 giugno 2010