Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Secondo i quotidiani del 07/06/2010

1. Le prime pagine

Roma - CORRIERE DELLA SERA – In apertura: “Calderoli: tagli al calcio” e l’intervista al ministro: “‘Moratti e l’Inter alterano il mercato’”. Di spalla: “Richiamo del Papa sul Medio Oriente”. Editoriale di Massimo Franco: “La sindrome dei panda”. Al centro foto-notizia su Napolitano: “Le fatiche del presidente” e “‘Chi attacca Finmeccanica è nemico dell’Italia’”. In un box: “Balducci, trovato il prestanome”. In basso: “Se le trappole del’invidia distruggono i talenti migliori” e “Briatore tradito da un’email”.

LA REPUBBLICA – In apertura: “Allarme debito, l’Europa accelera”. Al centro foto-notizia: “Benedetto XVI critica Israele: ‘Sta destabilizzando il Medio Oriente’” e “Legge bavaglio, l’affondo del Pdl”. Di spalla: “I veleni dell’Ecomafia che investe sulla crisi”. A fondo pagina: “Cozze e toast, i menù dell’ultima cena”.

LA STAMPA – In apertura: “Pensioni, il governo accelera”. Di spalla: “‘Bagno di sangue senza la pace in Terra Santa’”. Editoriale di Lucia Annunziata: “Se Benedetto XVI parla come Obama”. In taglio alto: “Napolitano a Torino: ‘L’Unità d’Italia non è centralismo’”. Al centro foto notizia: “Dall’Arena di Verona la serata in diretta su Raiuno condotta dalla Clerici”. E “Influenza A, rischi gonfiati per favorire le industrie”.

IL SOLE 24 ORE – In apertura: “Tutti i tagli città per città” e l’editoriale: “Ora si rischia l’aumento delle tariffe”. A centro pagina: “Buonuscite giù anche dl 40%” e fotonotizia “La stagione di Sissi. I programmi più visti in tv”. Di spalla: “Lo Stakhanov dei revisori getta la spugna: troppi rischi”. In basso: “Ai mondiali del benessere l’Italia esce agli ottavi”.

IL GIORNALE – In apertura: “Un esercito di papponi”. Editoriale di Vittorio Feltri: “Israele e i ‘pacifisti’, la verità viene a galla”. Al centro la foto-notizia su Marchisio: “‘Roma ladrona’, bufera sulla Nazionale”. Sempre a centro pagina: “Di Pietro e le verità bugiarde”. A fondo pagina: “Il mistero dei soldi raccolti per Haiti”.

IL MESSAGGERO – In apertura: “Pensioni, si alza l’età per le donne” e in un box: “L’Europa, il debito e la favola del ‘pifferaio di Hamelin’”. Editoriale di Oscar Giannino: “Se si scopre che Londra sta peggio di Roma”. Al centro: “Calderoli: tagli ai calciatori. Ma la Nazionale insorge” e “Medio Oriente, monito del Papa”. In un box: “Napolitano: l’unità del Paese non è centralismo”. A fondo pagina: “Griffe false, boom nonostante la legge” e “Ritrova su Facebook i figli scomparsi”.

IL TEMPO – In apertura: “La Lega nel pallone”. Di spalla: “I meriti del Cav più grandi dei suoi errori”. Al centro: “Ecco come sarebbe la marea nera sull’Italia” e in un box: “Vi spiego perché pago i romeni per lasciare Roma” di Gianni Alemanno. A fondo pagina: “‘Vinceremo’. Così finì il Duce”.

IL FOGLIO – In apertura: “Soldi, pallone e povertà: ecco il Mondiale”. A sinistra: “Delitti”. A destra: “Amori”. In basso: “La chiesa dica che quel vescovo non è morto per accidente”.

L’UNITÀ – In apertura: “Manovra analfabeta”. (red)

 

 

2. Donne in pensione a 65 anni, il governo accelera

Roma - Scrive IL GIORNALE: “La manovra economica da 24,9 miliardi potrebbe assorbire, durante il viaggio in Parlamento, anche le nuove norme sul pensionamento delle impiegate pubbliche. Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi si appresta a intavolare una trattativa con Bruxelles sulla base di due proposte intermedie: una più soft, cioè l’accelerazione del percorso verso i 65 anni d’età dal 2018 previsto a fine 2016; una seconda più hard, cioè l’equiparazione uomini-donne entro il 30 giugno 2014. Il governo, annuncia il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, ne discuterà alla prossima riunione del Consiglio dei ministri. Molto dipenderà dall’atteggiamento della Commissione, che però non sembra ben disposta. Ma non sarà questa, probabilmente, l’unica modifica alle norme pensionistiche previste nella manovra. Nel mirino anche il prolungamento della vita lavorativa per chi supera i 40 anni di contributi, imposto di fatto dalla riduzione delle finestre d’uscita. Dalla maggioranza giungono invece molte smentite alle voci riguardanti l’introduzione di un mini-condono edilizio. Il presidente dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri, l’esclude. «La polemica è pretestuosa: parlare di emendamenti alla manovra è quantomeno prematuro», si legga in una nota del gruppo Pdl al Senato. E Claudio Sarro, indicato come probabile presentatore della modifica precisa: «Non ho presentato alcun emendamento che possa prevedere condoni o mini-condoni». Gli unici emendamenti ammessi saranno quelli ‘bollinati’ dai vertici del Pdl. Quanto al blocco delle retribuzioni della Pubblica amministrazione, Brunetta spera almeno di poter premiare ‘i più bravi, quelli che mandano avanti la baracca’, cercando risparmi alternativi di spesa, dagli affitti alle auto blu.

Dopodomani, davanti alla commissione Bilancio del Senato, sfileranno i sindacati per esprimere il parere sulla manovra. Si confermerà la frattura fra Cgil da una parte e Cisl-Uil dall’altra. Il sindacato di Guglielmo Epifani ha già proclamato uno sciopero generale il 25 giugno, e per sabato 12 organizza a Roma una manifestazione del pubblico impiego. In prima fila, nella protesta, insegnanti, medici e magistrati. I giudici hanno annunciato uno sciopero per il primo luglio, ma nel frattempo attueranno altre forme di protesta. L’Associazione nazionale magistrati, il sindacato delle toghe, parla di scioperi a difesa dell’equità. Ma deve far fronte a un fuoco di fila di contestazioni. Per il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, si tratta di uno sciopero politico e dunque l’Anm ‘vada a manifestare insieme alla Cgil’. Gli avvocati denunciano la ‘natura corporativa’ dello sciopero, a difesa di ‘privilegi economici’. Ancora più grave, secondo l’unione delle camere penali - è il preannuncio di scioperi bianchi, diretti a ‘realizzare il sogno inconfessabile: farla da padrone negli uffici giudiziari, annientando il diritto di difesa dei cittadini’. Se i magistrati vogliono davvero il bene dei cittadini come dicono, afferma il Codacons, ‘facciano la loro lotta lavorando di più’. L’estate ‘calda’ incomincia proprio oggi, con la protesta, in piazza Navona a Roma, contro i tagli alla cultura, promossa dal ‘Movimento di emergenza’ che raggruppa tutte le sigle sindacali di spettacolo e cultura. Anche gli insegnanti aderenti ai vari Cobas sono sul piede di guerra, e potrebbero ritardare le operazioni di scrutinio, anche se le norme in vigore prevedono che un docente non possa assentarsi per più di due giorni dai consigli di classe di fine anno. Poi toccherà ai medici: sono già previste due giornate di sciopero, il 12 e il 19 luglio, mentre il 16 giugno si terrà una manifestazione a Roma, accompagnata da assemblee negli ospedali”. (red)

 

3. Manovra, Frattini: Rigore ma spazio per migliorare

Roma - Il ministro degli Esteri Franco Frattini – in una intervista al CORRIERE DELLA SERA - parla della manovra e di quello che si può migliorare. “Si può fare di più sui tagli agli sprechi. Le Province? ‘Non basta abolirne cinque o sei’. I microcomuni? ‘Si possono aggregare’. Ma smentisce anche contrasti con gli Stati Uniti sulla nostra politica energetica: ‘Obama mi ha ringraziato per la disclosure che abbiamo operato’. E se qualcuno intravede zampini americani dietro l’inchiesta su Finmeccanica il ministro degli Esteri risponde così: ‘Sono balle, gli Stati Uniti sono e restano il nostro primo alleato nel mondo in termini di sicurezza’, ma ‘chiunque abbia interesse a destabilizzare i nostri grandi gruppi industriali è un nemico giurato dell’Italia’. La manovra chiede sacrifici, sono ben distribuiti? ‘Credo che in questa prima impostazione abbia dato un segnale. Ci vuole rigore, siamo allineati al contesto internazionale. Stiamo anche meglio di altri Paesi. Un margine di miglioramento serve per fare di più’. Cosa si può toccare? ‘In primo luogo il sistema degli enti locali. Parlare di sole sei Province è riduttivo. Può essere l’inizio di sforbiciata, ma si può anche puntare a quelle che hanno sforato il patto di stabilità. Una soppressione tout court non si può fare con un tratto di penna, ma almeno quelle che non sanno tenere i conti a posto vanno messe in mora. Potremmo dare un tempo di due anni, conseguendo un straordinario incentivo a rientrare nei conti. Ne ho parlato con Formigoni, la ritiene un’ipotesi seria’.

Un altro esempio? ‘Esiste anche un fenomeno di microcomuni, con tanto di macchina burocratica. Vogliamo un percorso di incentivi per l’aggregazione di Comuni così piccoli. Un altro tema è la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, le cosiddette municipalizzate. Abbiamo promesso di abolire i carrozzoni. Mario Valducci in Parlamento sta lavorando a un ddl che dovrebbe portare a un serio rilancio delle privatizzazioni’. E’ sicuro che la Lega sia d’accordo? ‘Credo il nostro programma non si debba annacquare in ragione della nostra alleanza con la Lega. Si eliminerebbe fra l’altro quel fenomeno, molto costoso, di consigli di amministrazione pagati con denaro pubblico, diventati un refugium peccatorum non per manager ma per politici non rieletti’. Nella manovra si parla di Ice. ‘Ho proposto di sciogliere quella rete, perché confluisca in un unico snodo di comando alla Farnesina, fondendosi alle ambasciate. Non funziona a dovere con la collaborazione fra due ministeri, Sviluppo economico ed Esteri. La cabina di regia deve essere unica, i risparmi saranno di almeno il 30%’. Lei èmagistrato, condivide lo sciopero dei suoi colleghi? ‘Credo che abbia ragione Alfano nel definirlo un sciopero politico. Detto questo per i giovani magistrati, che entrano in carriera con 40 mila euro lordi, in alcuni casi specifici, come l’assegnazione di sedi disagiate e rischiose, forse quel taglio andrebbe ripensato’.

D’Alema dice che con la manovra paga il bidello e non il ricco, come Berlusconi. ‘Battute da propaganda elettorale. Come sulla modifica della Costituzione a proposito della libertà d’impresa. C’è chi a sinistra dice ragioniamo, come Morando, e chi fa battute da comizio. I bidelli non pagano di più perché i loro contratti vengono rinviati, avranno anche gli arretrati. I cosiddetti ricchi perdono il 10% dello stipendio, non lo riavranno’. La manovra rimanda ancora il calo della pressione fiscale. Centrerete mai l’obiettivo? ‘Intanto non aumentiamo le tasse, a differenza di altri Paesi europei. Poi i numeri sono numeri, la crescita dell’Italia è stata maggiore di Germania e Francia, c’è un clima di fiducia. Da qui alla fine della legislatura, se sarà possibile, faremo di più’. Le donne e l’età pensionabile: l’Europa è troppo pignola? ‘Se non ci adeguassimo andrebbe dritta alla Corte di giustizia. Credo si possa ottenere una ragionevole mediazione, penso al 2014. Lo status quo non è sostenibile in termini giuridici, ci costerebbe qualche miliardo di sanzioni’. Voci di condono edilizio. Lei sarebbe contrario? ‘Il prezzo politico sarebbe più alto del beneficio’. Le dimissioni di Scajola, i sospetti su Verdini, le voci di Palazzo su altri casi: quanto è stabile il governo? ‘Oggi credo sia molto stabile. Abbiamo subito almeno cinque affondi, dalla vita personale di Berlusconi all’infamia di un attacco sistemico contro la Protezione civile. Mi sembra che sia finito l’interesse di provocare questi tentativi, si è capito che i cittadini non abboccano. Se ce ne fossero altri saranno respinti, non abbiamo paura di nulla’.

L’inchiesta su Finmeccanica: qualcuno scorge uno zampino statunitense. C’è chi gioca sull’instabilità? ‘Quelle sugli Stati Uniti mi sembrano solo balle. Si è cominciato con l’energia, il progetto South stream come ragione di veleno da parte della Casa Bianca. Ho detto alla Clinton che avrei fornito tutte le informazioni sul dossier, abbiamo creato una task force congiunta, Scaroni ha incontrato il loro dipartimento dell’Energia. Il caso si è chiuso, ammesso che si fosse mai aperto. Obama ci ha mandato il suo ambasciatore, Morningstar, per ringraziarci di questa disclosure. Gli Stati Uniti sono il nostro primo alleato nelle strategie sulla sicurezza. Detto questo se ci sono interessi occulti che hanno interesse a destabilizzare i nostri grandi gruppi industriali, strategici per il Paese, vanno contrastati. Guarguaglini ha fatto bene a fare una denuncia contro ignoti; forse c’è anche un attacco agli interessi nazionali, chiunque abbia in mente qualcosa di fatto è un nemico giurato dell’Italia’”. (red)

 

 

4. Manovra, il Pdl frena sul condono

Roma - Scrive LA REPUBBLICA: “(...) continua a infuriare la polemica sulla manovra finanziaria del governo, in particolare sulla possibilità che un emendamento parlamentare apra la strada a un nuovo condono edilizio. Ieri i senatori del Pdl hanno escluso in una nota congiunta che vi siano emendamenti già decisi alla manovra, mentre il loro presidente Maurizio Gasparri ha smentito con forza che vi sia la volontà del suo gruppo di introdurre in sede parlamentare una sanatoria edilizia. ‘Non ci sarà nessun condono - ha dichiarato Gasparri - e mi stupisco che se ne continui a parlare’. Tuttavia la nota dei senatori del Pdl non chiude completamente la porta a un eventuale condono edilizio: ‘È prematuro parlare di emendamenti - si legge - Siamo evidentemente in una fase interlocutoria. Stiamo valutando varie ipotesi che il vertice del gruppo Pdl potrà fare proprie e decidere di sostenere con convinzione. Ciò non toglie che ciascun parlamentare abbia il diritto, previsto dal regolamento, di presentare proposte di modifica, che non necessariamente saranno approvate’. Sull’eventuale sanatoria edilizia è intervenuto anche il segretario dell’Udc, Pier Ferdinando Casini: ‘No ai condoni, sì a modifiche della manovra. A forza di condoni mini o grandi questo paese perde il senso della legalità’. Un tema ripreso anche da Felice Belisario dell’Idv: ‘L’idea di far cassa con il terzo condono edilizio dell’era Berlusconi sarebbe l’ennesimo schiaffo in faccia agli italiani onesti’”. (red)

 

 

5. Manovra, una “cabina di regia” anti-emendamenti

Roma - “Dietro la proposta sul condono dei mini abusi edilizi c’è un giallo che ha fatto suonare un campanello d’allarme nelle stanze dei capigruppo Pdl a Palazzo Madama. Chi ha messo nel circuito delle agenzie gli emendamenti fantasmi alla manovra economica che ‘alcuni senatori’ della maggioranza vorrebbero presentare? (...) Il campanello d’allarme – scrive Amedeo La Mattina in un retroscena su LA STAMPA - è che si possa aprire il vaso di Pandora degli emendamenti con il rischio di stravolgere la manovra e non controllare i parlamentari. Per questo presso il gruppo del Senato verrà presto istituita una commissione, una sorta di cabina di regia per selezionare le proposte ed evitare il florilegio di modifiche. Solo alcuni, pochissimi e fondati emendamenti potranno essere presi in considerazione e sostenuti ufficialmente dal centrodestra. E’ vero che Berlusconi ha aperto alle modifiche, fermo rimanendo il saldo di 24,9 miliardi. Un’apertura, spiegano nel Pdl, dovuta e apprezzata perché il premier ha voluto valorizzare e coinvolgere i parlamentari. Ora però i gruppi devono gestire con forza e responsabilità il proverbiale assalto alla diligenza. Fare proposte è un diritto, precisano a Palazzo Chigi, ‘ma non sarà come nell’ora di ricreazione’. Nell’opposizione il sospetto è che qualche senatore della maggioranza sia stato mandato avanti da Berlusconi e Tremonti per poter dire che il condono edilizio lo vuole il Parlamento e non il governo. E questo dopo che lo stesso ministro dell’Economia lo aveva escluso pubblicamente.

Insomma, un doppio gioco secondo il Pd: non è un caso che tra i primi promotori dell’emendamento fantasma ci sia Nicola Izzo, un berlusconiano di ferro che aderisce ai Club della libertà fondati da Mario Valducci. Se i nomi cominciano a venire fuori e i sospetti di far saltare il banco non possono ricadere sui finiani come qualcuno tra i berlusconiani ha pensato, rimane il problema su come e cosa passare al setaccio per non stravolgere la manovra. Quelli di Mario Baldassarri, il presidente della commissione Finanze del Senato vicino a Fini, non sembrano proprio quelli più adatti a tenere ‘le briglie strettissime’ come annuncia Quagliariello. Molto probabilmente salterà la tassa di soggiorno per il turismo, ma poi c’è tutto il capitolo dei tagli alla Difesa e all’ordine pubblico. Su questo si stanno battendo i ministri Maroni e La Russa. Il responsabile della Difesa dice di capire il blocco degli stipendi, ma ‘i militari non possono subire altri sacrifici’. Tremonti ha tagliato del 10% le spese dei ministeri ma con l’accordo che ogni ministro avrebbe deciso come e dove tagliare. Cosa che invece sembra essere rimasta lettera morta. Ora La Russa rivendica questa ‘flessibilità’ e autonomia (‘io so come usare il bilancino della spesa e di tagli ne ho già fatti tanti’). Il responsabile dell’Economia però sostiene che non può mettersi a discutere con ogni dicastero e che ci sono problemi insormontabili soprattutto per la Difesa.

Ma La Russa insiste. O i tagli li gestisce lui oppure i soldi si dovranno trovare da qualche parte. ‘A differenza degli insegnanti, dei magistrati e di altre categorie del pubblico impiego, i militari non possono scioperare. Ma non per questo devono essere penalizzati. C’è un ministro che parla per loro e il mio appello, dopo averlo fatto a Tremonti, lo rivolgo al Parlamento’. Ecco, allora, che tra i pochi cambiamenti alla manovra potrebbero arrivare quelli che riguardano le forze dell’ordine e le Forze Armate. Berlusconi lo ha promesso il 2 giugno alla cena offerta dal comandante dei Carabinieri, Leonardo Gallitelli. Ma il guardiano di via XX settembre è disposto a concedere poco. Tremonti sa che dentro la maggiorana c’è una forte pressione a favore della Difesa che viene da ambienti autorevoli. Dai capigruppo di Camera e Senato del Pdl, Cicchitto e Gasparri, a tutta la lobby di parlamentari legata alle stellette. Tremonti ha fatto presente al premier (e anche ieri a La Russa) che se comincia a scoprire un fianco della manovra si apre un varco difficilmente controllabile. Gli è stato replicato che le modifiche saranno selezionatissime e che il saldo finale non verrà messo in discussione. Da domani, con la manovra in pista al Senato, si comincerà a vedere cosa accadrà. Il campanello d’allarme del condono edilizio è suonato. La precisazione di Gasparri e Quagliariello (‘condoni non ce ne saranno’) è stata netta. E ha anche l’obiettivo di avvicinare l’Udc e convincere questo partito a votare i provvedimenti economici, dopo che Casini ha detto che di sanatorie non bisogna parlare”. (red)

 

 

6. Napolitano: L’Unità d’Italia non è centralismo

Roma - “‘Unità nazionale e coesione sociale non significano centralismo e burocratismo... non significano mortificazione delle autonomie, delle diversità e delle ragioni di contrasto e confronto sociale e politico’. Giorgio Napolitano – riporta il CORRIERE DELLA SERA - celebra il bicentenario della nascita di Cavour, ‘sapiente artefice e regista’ dell’unificazione italiana, e sottolinea ancora una volta che la costruzione dello Stato nazionale cominciata nel 1860 e il federalismo non sono affatto incompatibili. E se qualcuno volesse sincerarsene — spiega — basta che si tenga ancorato alle più serie ricostruzioni, ricche di nuovi studi, invece di piegare la storia in chiave politica. Insomma: basta che non si voglia restare prigionieri da un lato di un ‘nostalgismo meridional-borbonico’ o, dall’altro, di un ‘cavourismo immaginario’, che ora pretende di tramandare un’immagine di Cavour ‘idoleggiato e chiuso in un orizzonte nordista, travolto senza volerla dalla liberazione del Mezzogiorno’. Tutto questo non dovrebbe neppure essere necessario ricordarlo, secondo il presidente. Ma lo richiama, alla vigilia del Giubileo della Nazione e in chiave anti-revisionista, per due motivi. Anzitutto perché serve una definitiva consapevolezza che il Risorgimento fu il frutto di una molteplicità di apporti, e infatti ammonisce che ‘non si può giocare a fare i garibaldini o i rivoluzionari contro i moderati cavouriani, né separare il ruolo svolto da Cavour, fermo restando il riferimento all’autorità del Re, dall’iniziativa di Garibaldi, dagli impulsi di Mazzini e dalle intuizioni di Cattaneo’ E poi, messo questo punto fermo sul piano storico, perché gli pare che sia giunto il momento di rafforzare ‘unità e coesione’ nella maniera più appropriata. Superando cioè antichi ‘nodi ancora da sciogliere’ e ‘vizi d’origine dello Stato unitario da cui sono scaturiti pesanti fenomeni degenerativi’ (e viene da pensare alla mafia, per esempio): zavorre che continuano a impedirci di ‘competere e progredire nel mondo d’oggi e di domani’.

Il balzo in avanti è possibile ‘solo con le riforme e la loro conseguente attuazione, con indirizzi di governo a tutti i livelli, con comportamenti collettivi, civili e morali, capaci di rinnovare la società e lo Stato, mirando ad avvicinare Nord e Sud e ad attenuare il divario che ancora continua a separarli’. Ondeggia tra la rievocazione del passato e continue proiezioni sul presente, Napolitano. Il governatore del Piemonte Roberto Cota, che lo accompagna nella tappa di Santena, dov’è il castello e la tomba di Cavour, annuisce. Coerente con il feeling dimostrato negli ultimi tempi dalla Lega verso il Quirinale, dice di non cogliere differenze tra la svolta che il partito di Bossi vuole imprimere alle celebrazioni per il 150° anniversario e le parole del capo dello Stato. ‘Siamo entrambi concentrati sul futuro e sulle riforme per uno Stato moderno e federale’. Il che è per molti aspetti vero, ma sembra marginalizzare il senso di alcune puntualizzazioni storico-politiche del presidente. E soprattutto la sua richiesta (che ha visto finora la Lega non proprio appassionata) a ‘riconoscersi tutti nell’esito esaltante del movimento per l’unità, condizione e premessa dell’ingresso del nostro Paese nell’Europa moderna’”. (red)

 

 

7. Calderoli contro calcio e Rai: Tagliare compensi

Roma - Scrive LA REPUBBLICA: “A quattro giorni dall’avvio dei mondiali di calcio in Sudafrica, nella settimana in cui la manovra approda al Senato e alla vigilia di un animato Cda Rai, Roberto Calderoli propone la sua ricetta anti-crisi. Due gli ingredienti della politica dei sacrifici: il calcio e la tv pubblica, mal digeriti (soprattutto il primo) dentro e fuori il governo, dal ministro Ignazio La Russa ai nazionali Buffon e Cannavaro. Queste le parole di Calderoli: ‘È giusto che anche il mondo del calcio partecipi ai sacrifici degli italiani di fronte alla crisi. In vista dei mondiali mi appello alla Figc affinché gli eventuali premi ai calciatori vengano ridimensionati rispetto alla crisi’. Poi tocca alla Rai, già messa nel mirino per i suoi ‘stipendi d’oro’: ‘L’emendamento alla manovra per tagliare gli stipendi della Rai verrà portato giovedì in consiglio dei ministri’. È sul calcio, però, che si scatena la polemica. La Russa non è per nulla d’accordo (‘Proposta demagogica’) e capitan Cannavaro liquida tutto così: ‘Siamo un paese ridicolo’. Gigi Buffon invita i politici ‘a smetterla con le sparate e a non cavalcare i mondiali. Se Calderoli mi dice dove dovrebbero andare i nostri possibili introiti, magari ci potrei fare un pensierino’. Il ministro replica: ‘Buffon? Se è seccato son problemi suoi’.

Più diplomatico un altro azzurro, Angelo Palombo: ‘Pagherei di tasca mia per vincere il mondiale’. Ma poi aggiunge: ‘In ogni lavoro, quando raggiungi un obiettivo, c’è un riconoscimento, anche economico’. Per gli azzurri, in caso di vittoria, sarebbero 240mila euro netti a testa, stessa cifra del 2006. Già ridotti, invece, i premi per il secondo (130mila anziché 150mila) e per il terzo posto (30mila invece di 70mila). Premi che la Figc paga con le cifre versate dalla Fifa. E nel 2006 alla federazione calcio italiana dopo i ricavi Fifa rimasero 1 milione e mezzo di euro di utili. Polemica sui premi a parte, Calderoli, tifoso dell’Atalanta, insiste sul calcio e critica l’Inter: ‘Ho dei dubbi a ritenerla una squadra italiana. Vince il titolo senza italiani, facendo giocare due minuti Materazzi. Non è italiano neppure l’allenatore’. Non solo. Perché Calderoli sprona ‘le società di calcio a ridurre gli ingaggi tenuto conto che i Cip 6 hanno drogato il mercato. Mentre sugli stipendi dei calciatori non possiamo intervenire sui Cip 6 sì’. E i Cip 6 altro non sono che gli incentivi per l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili e ‘assimilate’, comprese le raffinerie petrolifere.

Un riferimento agli imprenditori nel settore energetico presenti nel mondo del calcio: la famiglia Moratti, la famiglia Sensi e la famiglia Mantovani, rispettivamente proprietari di Inter, Roma e Sampdoria. Per nulla d’accordo con Calderoli il ministro della difesa La Russa, tifoso dell’Inter: ‘Calderoli mi piace molto più come ministro che come commentatore sportivo anche perché la sue conoscenza calcistica si limita alla vittoria della Padania’. Poi aggiunge: ‘La sua proposta è condivisibile anche se un po’ demagogica perché trattandosi di un comparto privato risulta impossibile intervenire. Quello che trovo incomprensibile è l’attacco all’Inter’. Un botta e risposta che il Pd ‘è un segnale di divisione della maggioranza anche sul calcio. Tutti i multi-milionari che giochino o posseggano società di calcio, a partire dal premier, contribuiscano ai sacrifici’. D’accordo con Calderoli l’Idv che però considera la proposta ‘una boutade per far dimenticare la manovra’. Ironico l’invito di Renzo Ulivieri, presidente dell’associazione italiana allenatori: ‘L’idea del ministro è buona. Cominci lui’”. (red)

 

 

8. “Roma ladrona”: Marchisio e il giallo dell’inno

Roma - “Roma ladrona. L’espressione che ha segnato un’epoca della politica della Lega non era mai arrivata a toccare un simbolo dell’unità nazionale: l’inno di Mameli. Ad alzare l’asticella ha provveduto, secondo quanto compare su YouTube, un calciatore e non un politico: Claudio Marchisio, centrocampista della Juventus che Lippi ha convocato per i Mondiali in Sudafrica. Nel filmato – riporta LA STAMPA - lo si vede mentre canta vicino a Cannavaro e Iaquinta, in piedi davanti alla panchina dell’Italia prima della partita di sabato a Ginevra con la Svizzera: al punto in cui Mameli ha scritto il verso ‘che schiava di Roma’ Marchisio aggiunge in effetti qualcosa che dalle immagini non si riesce a interpretare. Anche dopo la ripresa al rallentatore restano i dubbi. Potrebbe essere in effetti la parola ‘ladrona’, come sostiene l’anonimo che si cela dietro la sigla Ciprianistaff, o qualunque altra cosa, forse la ripetizione della parola ‘Roma’ visto che il coro era fuori tempo rispetto alla esecuzione della banda. L’unica cosa certa è la reazione di chi si trova al fianco dello juventino: Cannavaro si volta verso di lui e Iaquinta lo guarda con un’espressione interrogativa. Evidentemente hanno carpito una variazione sul tema. Tanto è bastato per scatenare le polemiche. Nel Palazzo c’è chi chiede a Lippi di escludere il centrocampista dalla Nazionale, come successe durante il ritiro al Sestriere per la provocazione di De Rossi sulla ‘tessera del poliziotto’.

Ormai sta diventando un’abitudine. ‘Se questa cosa fosse vera Marchisio meriterebbe immediatamente l’allontanamento dalla squadra - ha dichiarato Paolo Cento, presidente del Roma Club di Montecitorio - L’inno nazionale è il nostro simbolo. Mi auguro che ci sia un intervento tempestivo delle autorità calcistiche e che il ministro Maroni lo stigmatizzi in maniera dura’. Come fece con De Rossi, idolo del parlamentare romanista. Marchisio nega tutto. ‘Mi hanno avvertito del filmato - ha spiegato - ma non l’ho visto. Mentre la banda suonava, noi, come quasi tutto il pubblico, eravamo fuori tempo e ho fatto segno a Cannavaro che si doveva rallentare. Tutto lì. Ho sempre cantato l’inno anche quando non giocavo, figuratevi se mi permetto di offenderlo proprio quando sono in Nazionale. So benissimo, come i miei compagni, che ormai le telecamere riprendono qualunque nostra espressione, anche uno sbadiglio: non mi sarei esposto a quel modo’. Marchisio è, con Gilardino, uno dei due piemontesi nell’Italia mondiale. È nato a Chieri, cittadina collinare che è passata l’anno scorso sotto una giunta di centrodestra ma non guidata dalla Lega, e vive a Vinovo dove il sindaco è addirittura del Pd: anche in un mondo com’è il calcio, decisamente di destra ma in cui si nascondono il più possibile le tendenze politiche, non si è mai saputo di una sua particolare simpatia per la Lega.

Insomma è possibile che si stia scatenando la tempesta in un bicchiere d’acqua. ‘Marchisio è un ragazzo fantastico, serio, esemplare: non credo che abbia detto una cosa del genere’ lo ha difeso Lippi che a risposto con un ‘ma per favore’ all’ipotesi di punirlo. Anche in Federcalcio si escludono provvedimenti ‘perché nessuno ha provato con certezza quello di cui lo si accusa’. Lo juventino è tranquillo ma infastidito: ‘Mi dispiace che si approfitti di un episodio per aumentare le polemiche sulla Nazionale - ha aggiunto -. Attorno a noi si sta creando un clima molto difficile’. È vero però che gli azzurri si stanno mettendo d’impegno per debordare in questioni che sconfinano dalle cronache del campo. De Rossi e le critiche alla tessera del tifoso, con la Polizia che insorge. Borriello e le accuse a Saviano per il ritratto camorristico dell’angolo di Campania da cui proviene il centravanti milanista. Come minimo la si può definire una Nazionale ‘politicamente scorretta’ e, almeno in questi giorni, ‘calcisticamente scarsina’”. (red)

 

 

9. Intercettazioni: il Pdl stringe, scontro sul comma Ghedini

Roma - Riporta il CORRIERE DELLA SERA: “Prendere o lasciare, il ddl intercettazioni non subirà altre modifiche significative. L’avvocato Niccolò Ghedini non si ferma neanche di domenica: ‘L’unico lusso è quello di poter lavorare a casa, comunque abbiamo raggiunto un buon punto di equilibrio...’, si limita ad osservare il consigliere giuridico del premier che sta mettendo a punto i dettagli dei 7-8 emendamenti concordati nella Consulta del Pdl e destinati a far ‘digerire’ il testo Alfano anche ai finiani. Domani in aula al Senato, infatti, il relatore Roberto Centaro (Pdl), d’intesa con il governo, presenterà gli emendamenti anche se l’ultimo via libera politico spetta all’ufficio di presidenza del Pdl, convocato sempre per martedì mattina, nel corso del quale dovrebbe arrivare il sì (totale o parziale) di Gianfranco Fini. Eppure, nonostante la mediazione del presidente Renato Schifani, e l’obiettivo di chiudere ‘con o senza fiducia’ entro la settimana, la strada del ddl è in salita. Al sì condizionato dei finiani, si aggiunge il no del Pd e dell’Idv e ora anche Pier Ferdinando Casini boccia l’offerta della maggioranza: ‘Pensiamo che non si debba indebolire la sfida contro la criminalità’. Casini si riferisce al punto cardine del ‘pacchetto-Ghedini’ che prevede di prorogare il periodo massimo degli ascolti, limitato a 75 giorni dal testo della commissione, allungandolo con mini-proroghe di 48 ore se sta per essere commesso un nuovo reato.

In pratica, una volta consumato il limite ordinario, il pm ‘dispone con decreto motivato’ una prima proroga di 48, ma anche una seconda e una terza e così via. Sarà però il giudice collegiale del distretto (informato entro 24 ore) a confermare entro 48 ore se sussistono i presupposti: ‘Se il decreto del pm non viene convalidato nel termine stabilito, l’intercettazione non può essere proseguita e i risultati di essa non possono essere utilizzati’. Su questo meccanismo — dopo i primi 12 mesi di prova in cui sarà ancora il gip monocratico a convalidare — Ghedini dice che forse si possono rivedere i limiti temporali concessi al giudice collegiale. Il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro parla di ‘limite temporale irragionevole che paralizzerebbe i magistrati davanti a un computer’. Eppure, conferma Spataro, per evitare il voyeurismo giornalistico’ l’unica soluzione è ‘un archivio riservato presso la procura che obblighi alla segretezza le parti’. Il ddl Alfano, invece, limita la lotta al crimine: ‘E se io fossi uno dei magistrati che lavorano al ministero, ai quali si chiede di giustificare tecnicamente questa legge, di sicuro me ne andrei’”. (red)

 

 

10. Scontro Casini-Di Pietro: ‘Sciacallo’, Idv insorge

Roma - Riporta IL GIORNALE: “‘Di Pietro è uno sciacallo, che costruisce la sua fortuna politica sulle disgrazie del Paese’. Non ha peli sulla lingua, davanti alle telecamere di SkyTg24, il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, sull’ex pm e leader Idv. E mentre i dipietristi fanno quadrato, il Pd si spacca tra chi si schiera con Idv e chi, come Giorgio Merlo, è d’accordo col leader dell’Udc. Le dichiarazioni di Casini. ‘Di Pietro – afferma – ci ha spiegato per anni che un conto sono le verità processuali, un conto sono le necessità che un politico ha di essere al di sopra di ogni sospetto nei comportamenti. Ora Di Pietro valuti se il suo comportamento da magistrato e da uomo politico è stato al di sopra di ogni sospetto. Non è la moglie di Cesare’. Immediata la ridda di dichiarazioni dal fronte dipietrista: dal portavoce nazionale Leoluca Orlando all’eurodeputato Luigi De Magistris, contro Casini è un coro. Qualche voce contro, come quella di Franco Monaco, si leva anche dal Pd. Fuori dal coro il democratico Giorgio Merlo: ‘Credo che le parole di Casini sul ruolo politico dell’Idv siano poco discutibili. Quando un partito lavora per il noto ‘tanto peggio tanto meglio’ non c’è da stupirsi se qualcuno periodicamente lo ricorda’”. (red)

 

 

11. Appalti, scoperto il prestanome di Balducci

Roma - Riporta il CORRIERE DELLA SERA: “Conti correnti bancari ‘riconducibili alla famiglia Balducci, ma intestati a Fernando Mannoni’. Il verbale di sequestro del materiale trovato nello studio del commercialista Stefano Gazzani rivela l’esistenza di un prestanome che custodiva i soldi del Provveditore ai Lavori Pubblici. E ne svela l’identità, individuandolo come uno dei collaboratori del professionista che curava anche gli affari di Diego Anemone. Esiste dunque una provvista di denaro che Balducci aveva intenzione di far sfuggire ai controlli. Dopo la scoperta di un conto in Lussemburgo con circa 3 milioni di euro, i carabinieri del Ros afferrano la traccia di un nuovo tesoretto. L’esame dei documenti già acquisiti presso gli istituti di credito dovrà adesso accertarne la provenienza, anche se le prime verifiche hanno già fornito dettagli di interesse investigativo su passaggi che portano direttamente al costruttore privilegiato nell’assegnazione degli appalti per i ‘Grandi Eventi’. La perquisizione risale a circa tre mesi fa. Quando i militari dell’Arma entrano nello studio del commercialista chiedono di poter visionare tutte le carte relative a Balducci, Anemone e Mauro Della Giovampaola, il funzionario delegato alla gestione del G8 a La Maddalena arrestato per corruzione e tornato in libertà per scadenza dei termini. Trovano gli estratti relativi e centinaia di conti e si soffermano su quelli intestati agli indagati. Analizzando le movimentazioni si accorgono però di un’anomalia che riguarda le disponibilità di Balducci e dei suoi figli.

C’è un nome che ricorre, pur non avendo alcun legame evidente con loro. È, appunto, quello di Mannoni. Chiedono chiarimenti e scoprono che in realtà l’uomo è uno dei collaboratori di Gazzani. Il suo computer, insieme a chiavette Usb e altro materiale informatico, è stato appena sequestrato. La circostanza appare subito sospetta: che motivo ha, la famiglia Balducci, di intestare i propri conti a un prestanome se la provenienza dei soldi è lecita? Ma soprattutto, come mai è stato scelto un collaboratore del commercialista che il Provveditore ha in comune con Anemone? L’ipotesi degli investigatori, che avrebbe già trovato primi riscontri, è che quei depositi siano serviti a far transitare il denaro che il costruttore versava dopo aver ottenuto gli appalti. E dunque che il prezzo di quelle assegnazioni non fossero soltanto gli appartamenti, i viaggi con l’idrovolante, le vacanze e persino i domestici assunti e messi a disposizione di Balducci e di sua moglie. A fare la differenza sarebbero stati i contanti per Balducci che Gazzani avrebbe provveduto ad occultare grazie alla disponibilità di una persona che lavorava al suo fianco. Il commercialista, a sua volta titolare di decine di depositi, è stato segnalato dalla Banca d’Italia per alcune operazioni sospette riconducibili alla ‘cricca’. Iniziative finanziarie che potrebbero nascondere l’acquisto di beni o il passaggio di denaro da utilizzare come tangente.

Del resto lui stesso ha avuto un ruolo attivo negli interventi di ristrutturazione nelle case di politici e funzionari dello Stato: è socio con Anemone della società ‘Tecnowood srl’ che ha effettuato numerosi lavori, compresi quelli nel villino del capo della Protezione Civile Guido Bertolaso. E dunque è a conoscenza di tutti i rapporti personali gestiti dall’imprenditore, delle frequentazioni che gli hanno consentito di ottenere poi una posizione privilegiata quando si trattava di aggiudicarsi appalti e commesse. Le intercettazioni telefoniche hanno rivelato che proprio Gazzani si recava ad incontrare il generale della Guardia di Finanza, poi passato ai servizi segreti, Francesco Pittorru che prometteva rivelazioni sulle indagini in corso e per questa sua disponibilità ha ottenuto due appartamenti e l’assunzione della figlia presso il Salaria Sport Village. Insieme all’architetto Angelo Zampolini, il commercialista è certamente uno degli uomini più fidati di Anemone. Dal suo studio i carabinieri del Ros hanno portato via anche 34 faldoni che documentano la contabilità delle aziende, l’elenco dei fornitori, quello dei consulenti. Migliaia di fogli che disegnano la rete dei contatti. E per questo fanno paura a molti”. (red)

 

 

12. Terremoto, Boschi accusa: Verbale fatto dopo la tragedia

Roma - Scrive LA REPUBBLICA: “(...) l’interrogatorio ‘chiave’ è stato quello reso da Enzo Boschi, presidente dell’Ingv. È stato lui a raccontare alla Polizia che ci fu un ‘falso’ nella stesura del verbale della riunione della Commissione Grandi Rischi all’Aquila. Un ‘falso’ in quanto il verbale fu redatto solo dopo la tragedia. Cinque giorni dopo, quindi. La firma su quel documento, datato 31 marzo, fu chiesta a Boschi da Mauro Dolce (capo dell’ufficio rischio sismico della Protezione Civile) proprio il 6 aprile, quando L’Aquila era già crollata, nel pieno del caos di tendopoli, vigili del fuoco e centinaia di persone sotto le macerie. Questo ha raccontato Boschi agli agenti della squadra mobile. Precisando che ‘convocare una riunione della Commissione Grandi Rischi, chiamata a valutare un’emergenza, e non stendere nell’immediato un verbale equivale a non farla...’. E per la prima volta - invece di stendere un verbale - si decise di fare una conferenza stampa per ‘rassicurare la popolazione’ alla quale ‘io non venni invitato’, ha messo sempre a verbale Boschi davanti agli inquirenti. A quell’incontro con la stampa locale De Bernardinis e Barberi (quest’ultimo consulente della Protezione Civile) rassicurarono la popolazione: ‘La comunità scientifica conferma che non c’è pericolo, perché c’è uno scarico continuo di energia; la situazione è favorevole’. La riunione della commissione durò meno di sessanta minuti. ‘Una seduta del genere - ha aggiunto nella sua deposizione il presidente dell’Ingv - fatta con serietà, dura almeno alcune ore. Figuriamoci se si fosse voluto davvero capire la vicenda aquilana, prendendo in esame tutte le ricerche e i parametri geologici e scientifici. Sarebbe durata ore...’. Invece, andò tutto diversamente. ‘L’Ingv - ha spiegato Boschi alla Polizia - ha sempre fatto il suo dovere, inviando alla Protezione Civile tutte le informazioni utili sullo sciame sismico ed evidenziandone la pericolosità. Non spetta ai sismologi prendere decisioni su evacuazioni o stato d’allerta...’. E’ nei compiti della Protezione Civile, dice la legge”. (red)

 

 

13. Rai: Ruffini dopo Mineo? Oggi anche decisione Santoro

Roma - "‘Se Paolo Ruffini prendesse il mio posto alla direzione di Rainews 24? La considererei una grande vittoria (...)’. Corradino Mineo, attuale direttore di Rainews 24 – scrive il CORRIERE DELLA SERA -, rischia di passare alla storia Rai come l’unico direttore prossimo alla rimozione che si rallegra pensando al suo possibile successore. Da ieri le voci si fanno sempre più insistenti: Mauro Masi avrebbe deciso di nominare Paolo Ruffini direttore di Rainews 24. La sentenza con cui il magistrato lo reintegra al suo posto impone alla Rai di restituirgli la direzione di Raitre ‘sino all’assegnazione di mansioni editoriali equivalenti'. Masi vorrebbe giocare d’anticipo, evitare il reintegro (che per lui si tradurrebbe in una pesantissima sconfitta personale di difficile gestione sul piano dell’immagine: ma la mancata inadempienza della sentenza coinvolgerebbe lui e il Consiglio tutto in una azione di responsabilità dai risvolti penali) e offrirgli subito una direzione ‘equivalente’. Altra novità aziendale: oggi si riuniranno in assemblea i quadri dirigenti di Raitre. Quasi certamente la riunione si concluderà con un documento di appoggio alla linea del direttore Antonio Di Bella che, nella proposta di palinsesto, ha inserito quattro seconde serate con Serena Dandini e le quattro puntate di ‘Vieni via con me’, il nuovo programma Endemol che Fabio Fazio dovrebbe realizzare con lo scrittore Roberto Saviano. Ieri sera dal gruppo di lavoro di Fazio trapelava una precisazione: nessuno ci ha parlato di un dimezzamento delle puntate semplicemente perché il progetto dev’essere ancora messo a punto.

Oggi a mezzogiorno parlerà in conferenza stampa alla Rai Michele Santoro. Avrà accanto il direttore di Raidue, Massimo Liofreddi, anche lui (secondo le voci di viale Mazzini) prossimo a un ricambio con Gianvito Lomaglio. La presenza di Liofreddi farebbe propendere per un annuncio della fine della trattativa. Santoro, insomma, potrebbe dire ‘resto alla Rai’. Ma sono solo voci, prive di qualsiasi conferma. Domani sarà la giornata della presentazione dei palinsesti. Ma soprattutto sarà la giornata in cui Masi dovrà spiegare al Consiglio di amministrazione come si chiuderà il ‘caso Santoro’ (per il direttore generale la trattativa per la sua uscita dalla Rai continua). E soprattutto come intende concludere la vicenda Ruffini. L’interessato ha già dichiarato di non voler trattare avendo come punto di forza la sentenza. Ma Masi non intende ricollocarlo a Raitre perché significherebbe auto-smentirsi. Di qui l’ipotesi Rainews 24. Dice ancora Mineo: ‘Siamo circondati da un silenzio assordante da almeno un anno. Ogni richiesta cade nel vuoto. I vertici non ci rispondono mai. A dicembre ho dovuto cedere al Tg3 il vicedirettore Riccardo Scottoni, il miglior uomo macchina Rai ma non abbiamo avuto nulla. In quanto a me, nella logica feudale in cui ogni uomo Rai è vassallo di un altro, sono considerato un uomo morto in quanto direttore voluto dall’allora consigliere Rai Sandro Curzi...’”. (red)

 

 

14. Fiat, senza intesa la Panda si fa altrove

Roma - Riporta LA STAMPA: “L’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, invita sindacati e lavoratori a ‘fare uno sforzo’ per trovare un accordo sullo stabilimento campano di Pomigliano d’Arco, dove il Lingotto è pronto a portarvi le linee per la produzione della nuova Panda, investendo 700 milioni per la trasformazione dell’impianto. Ma i metalmeccanici della Fiom mantengono delle resistenze nei confronti del progetto di Fiat, che chiede per Pomigliano più flessibilità e il massimo utilizzo dell’impianto. Per sbloccare l’accordo, non è escluso che la palla passi nelle mani di Guglielmo Epifani, il leader della Cgil, che potrebbe tentare la mediazione con la Fiom. Già domani mattina a Torino ci sarà l’incontro con i sindacati presso l’Unione industriale. E intanto l’atmosfera che si respira sotto la Mole resta ancora tesa. ‘Per Pomigliano speriamo di trovare un accordo, ma lo sforzo lo devono fare tutti, le nostre richieste non sono niente di straordinario’ ha detto ieri Marchionne a margine della visita del presidente Napolitano al quotidiano La Stampa. ‘Se l’accordo si trova - ha aggiunto l’ad del Lingotto - partiamo con la produzione nel 2011. Se no, la andiamo a fare altrove. L’auto (la Panda attualmente prodotta in Polonia, ndr) è da farsi, non abbiamo scelta’. Marchionne ha, poi, sottolineato che ‘stiamo vivendo in un mondo che non esiste più realmente’ e che occorre ‘riconciliare i principi del passato con il presente’.

‘Questi principi - ha detto l’ad del Lingotto - sono un mercato e un’industria che cambieranno nei prossimi 20 anni’. Marchionne ha rimarcato che la scelta ‘deve essere condivisa coi sindacati: andiamo a domandare agli operai di Pomigliano se vogliono lavorare o meno’. L’obiettivo è un’intesa unitaria con i sindacati. A margine della visita alla Stampa, dove tra i presenti c’erano anche il presidente di Fiat ed Exor, John Elkann, e il direttore Mario Calabresi, Marchionne e Napolitano hanno parlato dello stabilimento di Pomigliano e l’ad di Fiat ha ribadito che questa è la settimana cruciale. Il Capo dello Stato ha espresso tutta la sua preoccupazione nell’eventualità che non si riesca ad arrivare a un accordo. Napolitano ha chiesto che venga fatto ogni sforzo. Entrambi hanno, poi, convenuto sul fatto che sarà importante vedere nei prossimi giorni quali segnali arriveranno dalla Cgil e dal suo segretario Guglielmo Epifani. Sabato, da Trento, il segretario nazionale della Fiom, Giorgio Cremaschi, non aveva usato mezzi termini per parlare della vertenza: ‘Fiat sta usando la crisi a Pomigliano per distruggere il contratto nazionale e per ritagliarsene uno proprio’.

Tornando all’incontro di ieri col Capo dello Stato, Elkann, che presiede anche l’Editrice la Stampa, ha detto: ‘È una visita che ci inorgoglisce’. E dopo aver accompagnato Napolitano a vedere il nuovo archivio digitale del quotidiano torinese, che raccoglie tutto ciò che è stato scritto dal 1867 ad oggi, Elkann ha aggiunto che con il presidente della Repubblica ‘si è parlato di tutti i temi che gli stanno a cuore e Fiat è uno di questi’. Infine un appello perché sulla fabbrica campana di Fiat si raggiunga subito un’intesa è arrivato dalla Cisl. ‘L’interesse a chiudere rapidamente la trattativa Fiat per lo stabilimento di Pomigliano è soprattutto dei lavoratori e del sindacato’ ha affermato ieri in una nota Giuseppe Farina, segretario generale della FimCisl, per il quale la trattativa che riprende domani ‘è alle battute conclusive’. ‘Altro tempo non ce n’è e non è necessario - aggiunge il sindacalista - le condizioni del negoziato e dell’intesa sono chiare, c’è solo da decidere e da concentrarsi nella trattativa di domani su ciò che serve in flessibilità e turnistica a Pomigliano per produrre la Panda. Sui temi della esigibilità degli accordi sindacali e delle sanzioni nei casi di assenteismo non giustificato, la Fim è disponibile a proseguire il confronto con Fiat e trovare soluzioni, ma sono temi che hanno ambiti che vanno oltre Pomigliano’. Spero e credo, ha concluso Farina, ‘in un accordo sottoscritto e sostenuto da tutti i sindacati. Se così non fosse la Fim è in ogni caso pronta ad assumersi le sue responsabilità e a fare di tutto, con il consenso dei lavoratori, per impedire che radicalismi irresponsabili facciano fallire il progetto Panda a Pomigliano’.Scioperi in arrivo per il settore dei trasporti. Oggi si ferma per quattro ore (dalle 12 alle 16 ) il personale addetto ai servizi di assistenza a terra degli aeroporti nazionali. Mentre domani è la volta dei dipendenti della Tirrenia che incrociano le braccia per 24 ore. Motivo della protesta: la mancanza di adeguate garanzie occupazionali, dopo la privatizzazione del gruppo di traghetti. Venerdì lo sciopero toccherà, con modalità diverse, il personale del trasporto pubblico locale”. (red)

 

 

15. Disney pronta a vendere Miramax

Roma - Scrive LA STAMPA: “Potrebbe essere un magnate delle costruzioni di Los Angeles a mettere le mani su Miramax, il gioiello di Walt Disney, che vanta un archivio di 661 pellicole. L’imprenditore in questione è Ron Tutor, presidente e amministratore delegato del gigante Tutor-Saliba che secondo le stime del magazine americano Forbes gli garantisce entrate annuali per circa 11,5 milioni di dollari. Secondo indiscrezioni pubblicate dal quotidiano Usa Los Angeles Times, Tutor avrebbe messo sul piatto un’offerta compresa fra 650 e 700 milioni di dollari assieme al partner David Bergstein, un navigato finanziere del mondo del cinema dove gli viene attribuita l’intenzione di diventare in tempi stretti il pioniere della nuova distribuzione digitale. È stata proprio la considerevole cifra offerta ad accelerare nel fine settimana i negoziati con Walt Disney, che controlla Miramax dal 2005, quando i fratelli Harvey e Bob Weinstein che l’avevano creata nel 1979 decisero di uscirne. La gara per l’acquisto della casa cinematografica che ha realizzato film come ‘Il piccolo Buddha’ e ‘Pokemon’, ‘Pulp Fiction’, ‘Shakespeare in Love’ e ‘Chicago’, è stata fino a questo momento fra tre concorrenti: i fratelli Weinstein che puntavano a riconquistarne il controllo facendo valere il fatto che sono ancora i titolari dei diritti di molte pellicole che potrebbero avere dei seguiti sul grande schermo - come ad esempio i molto gettonati ‘Scream’ e ‘Scary Movie’ - i milionari fratelli Tom e Acel Gores e il tandem Tutor-Bergstein.

Da oltre un mese Walt Disney stava negoziando con i Weinstein e i Gores, ritenendoli più credibili in base all’esperienza accumulata a Hollywood. I Gores in particolare stanno tentando anche l’acquisto di Overture e Starz Media puntando a fonderla con Miramax sotto la guida di Chris McGurk, ex top manager della stessa Disney. Molto avanti erano andati i contatti con i Weinstein che, grazie al sostegno del magnate dei supermercati Ron Burke, erano arrivati a formulare una possibile cifra d’acquisto offrendo 600 milioni di dollari rispetto ai 700 che sono stati richiesti da Walt Disney. Ma negli ultimi giorni tutte le trattative in corso si sono arenate e Ron Tutor è stato così in grado di riaprire la partita alla sua maniera, offrendo una cifra superiore a quella dei concorrenti, che ha riscosso l’immediata attenzione del venditore. Per Miramax però, se l’operazione Tutor-Bergsteinb dovesse andare in porto, potrebbe iniziare una fase assai delicata in quanto Bergstein è noto per essere stato negli ultimi tempi al centro di brusche ristrutturazioni aziendali, avvenute passando attraverso la procedura della bancarotta sotto amministrazione controllata con la conseguenza di ingenti tagli economici e riduzioni di personale, per fare fronte all’impatto della crisi economica anche negli studios di Hollywood.

Miramax potrebbe andare incontro ad una simile sorte in ragione delle serie difficoltà finanziarie in cui versa e che hanno già obbligato la multinazionale del divertimento, Walt Disney, alla fine del 2009 a decidere di ridurre il personale del 70 per cento e il numero delle produzioni ad appena tre, dimezzandole rispetto all’anno precedente. Da qui l’ipotesi, sulla quale circolano molteplici indiscrezioni a Hollywood, sul fatto che il patto fra Tutor e Bergstein celi in realtà l’ambizioso progetto di quest’ultimo di sfruttare la piattaforma di Miramax per realizzare qualcosa di molto differente dall’attuale casa di produzione. Di che cosa potrebbe trattarsi? Di una rete globale di distribuzione digitale, scommetendo sulla possibilità che in pochi anni Internet e canali televisivi via cavo ad alta definizione siano destinati a sostituire le sale cinematografiche come principale vettore per raggiungere il grande pubblico. Tutor si sente a tal punto forte nella gestione della trattativa da aver fatto sapere a Walt Disney che ha tempo fino al 17 giugno per accettare la sua proposta, data oltre la quale 650-700 milioni di dollari ‘non saranno più sul tavolo’. Ma resta ancora da vedere se i Gores o i Weinstein tenteranno delle contromosse in extremis”. (red)

 

 

16. Business energia dal Montenegro, Abruzzo in rivolta

Roma - “Un cavo sottomarino che, una volta riemerso a Pescara, bucherà mezzo parco della Maiella. Un tracciato allungato del doppio del suo percorso. Perché in origine – scrive LA REPUBBLICA -, l’elettrodotto della discordia, un serpentone lungo 415 chilometri, dal Montenegro doveva andare dritto a Foggia (piano energetico nazionale, governo Prodi). Poi si è pensato che, sempre allo scopo di importare energia dall’ex Paese del contrabbando - energia prodotta dall’italiana A2A che nel frattempo si è comprata quasi la metà della società energetica pubblica montenegrina - bisognava modificarne il cammino: 200 km più a nord. A Pescara. E poi ancora avanti, nell’entroterra abruzzese. Un giro a zig zag con lo stesso capolinea originario: Foggia. Il progetto faraonico - benedetto dal nostro governo e da quello ‘amico’ di Podgorica, e spinto con tutte le forze dai maggiorenti pescaresi del Pdl - sta facendo imbestialire gli abitanti di una ventina di Comuni abruzzesi. I quali l’elettrodotto Tivat-Villanova-Pescara, costo 750 milioni, progetto di Terna, concessionario statale e principale proprietario della rete di trasmissione di energia elettrica sul nostro territorio, se lo ritroverebbero letteralmente sotto i piedi. Per questo, tra denunce in procura e consigli comunali straordinari, dicono che per bloccarlo sono pronti a tutto. ‘Il cavo è inutile e illogico - tuona Lorenzo Valloreja, anima del comitato ‘Nessuno tocchi il nostro futuro’ - Ci sono delle cose che non tornano. Che bisogno c’era di portarlo fino a Pescara? Se andava direttamente a Foggia si risparmiavano soldi. Nel bilancio 2009 - aggiunge - Terna dichiara che la richiesta energetica dell’Italia è calata del 6,6%. Perché questa fretta di fare arrivare energia dal Montenegro quando manco ne abbiamo bisogno?’.

In questi giorni i tecnici di Terna stanno incontrando gli abruzzesi per provarle a convincerli della bontà del progetto. Finora con scarsi risultati. Adel Motawi l’altro giorno era a Ceppagatti. ‘Portiamo energia qui perché ce n’è bisogno. E la pagheremo a minor prezzo. Da Tivat non si poteva andare a Foggia perché la linea energetica da Foggia a Villanova non può trasportare corrente’. Terna promette benefici per tutti: risparmio, posti di lavoro, più sicurezza nel sistema energetico. Ma le polemiche lievitano. Quello che si sta consumando a Pescara sembrerebbe l’ennesimo scontro tra ambientalisti, da una parte, e investitori, dall’altra. Ma è anche qualcosa di più. Visto da vicino il caso del cavo assomiglia molto alla saldatura italiana della partita di giro sull’energia messa in piedi da Roma e Podgorica. Dell’asse Berlusconi-Djukanovic per ‘privatizzare’ il Montenegro (accordo del 6 febbraio 2009) avevamo già parlato. Così come del fiume di denaro pubblico italiano - più di 300 milioni - versati da A2A - la multiutility quotata in Borsa nata dalla fusione delle municipalizzate di Milano e Brescia - e finiti sui conti della Prva Banka controllata dal fratello di Djukanovic. L’operazione era l’acquisto da parte di A2A del 43% della società energetica pubblica Elektroprivreda.

Il tutto avvenuto dopo le spedizioni in Montenegro di due ambasciatori di Berlusconi: prima Valentino Valentini (rapporti internazionali) e poi l’allora ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola (sua la firma sui contratti stesi il 16 giugno, sempre a Podgorica, 5 miliardi di investimenti). Adesso la scena si sposta in Abruzzo. Al vaglio di sei procure c’è una denuncia. Oltre a studi che testimoniano ‘una relazione tra l’esposizione ai tralicci della corrente e le patologie tumorali’ - come spiega Antonella La Morgia, associazione ‘Ambiente salute e territorio’ - contiene la ricostruzione della cronistoria dell’elettrodotto: compresa la presentazione alla popolazione del progetto fatta da Terna prima che Berlusconi e Djukanovic siglassero l’accordo. Sbucato a Pescara dai fondali dell’Adriatico, il cavo taglierebbe 12 mila ettari di parco della Maiella forando 16 comuni e almeno 300 proprietà private. Una fatica necessaria se, come si prevede, l’elettrodotto dovrà congiungersi con un altro ‘binario’ elettrico di prossima realizzazione. Il Villanova-Gissi. Chi lo costruirà? Facile: A2A (attraverso Abruzzo-Energia). E cioè il fornitore della corrente (grazie a quattro nuove centrali che verranno impiantate in Montenegro). La sensazione è che le mire italiane sul Montenegro, nuovo Eldorado dell’energia, camminino su un percorso dove gli affari sono gestiti da una cabina di regia pubblica e istituzionale (...)”. (red)

 

 

17. L’austerity di Londra e Berlino

Roma - “Lacrime e sangue per l’Europa in crisi – scrive LA REPUBBLICA -. I leader di Regno Unito e Germania promettono nella sostanza la stessa ricetta a britannici e tedeschi per affrontare le conseguenze della peggiore recessione economica del dopoguerra e i deficit che questa ha provocato sui loro bilanci. David Cameron, il premier britannico, parla di sacrifici ‘dolorosi’ per lungo tempo. Angela Merkel, cancelliere tedesco, vara già i primi tagli alla spesa pubblica, secondo le indiscrezioni del settimanale Spiegel. E il messaggio che viene da due delle maggiori economie del continente suona come un monito per l’Europa intera, alle prese con i medesimi problemi, da Atene a Roma, da Madrid a Budapest. L’economia britannica si trova in uno stato peggiore di quanto si fosse precedentemente capito, dice Cameron, e i tagli necessari saranno ‘dolorosi’. Intervistato dal Sunday Times, il primo ministro conservatore torna a battere sul tasto dell’enorme debito pubblico, eredità del governo Brown e delle iniezioni di credito a banche ed economia nei due anni di acuta crisi economica. ‘Se non facciamo qualcosa finiremo per pagare interessi sul debito di 50, 60, 70 miliardi di sterline, cifre pazzesche, più di quanto spendiamo per l’istruzione o per la difesa’, afferma il premier, avvertendo che occorre ‘rifare i conti dello stato sociale, del settore pubblico, della dimensione della burocrazia’.

Il vice - premier Nick Clegg, leader dei liberaldemocratici nel governo di coalizione formato dopo le elezioni del mese scorso, getta però un po’ di acqua sul fuoco: ‘Spesa responsabile non significa tornare agli anni Ottanta’, ossia ai brutali tagli della Thatcher, dice Clegg interpellato dall’Observer, ‘noi faremo le cose diversmente, non permetteremo il ritorno alle diseguaglianze tra il nord e il sud del paese’. Il leader dei lib-dem, partito dall’anima in larga misura progressista, ricorda in proposito che alcuni dei pacchetti di riduzione della spesa pubblica più rigorosi sono stati portati avanti recentemente da governi di centro-sinistra, come ‘i socialdemocratici in Svezia, l’amministrazione di Clinton negli Usa e i liberali in Canada’. Quanto alla Germania, Angela Merkel si appresta a un drastico colpo di scure per risanare le finanze pubbliche, tagliando fra l’altro 15 mila posti di lavoro nel pubblico impiego per ottenere un risparmio di almeno 800 milioni di euro l’anno. Secondo le indiscrezioni dello Spiegel, nella riunione di governo di ieri e oggi centrata sulla manovra, la cancelliera punterà a un taglio di 10 miliardi di euro all’anno fino al 2014.

Tra le misure colpite ci sarebbe la ricostruzione del castello del Kaiser, nell’area in cui sorgeva il palazzo del leader comunista Erich Honeker: un progetto da 400 milioni di euro, affidato all’architetto italiano Franco Stella. Verrebbero inoltre congelati gli aumenti ai dipendenti pubblici previsti per il prossimo anno, e 500 milioni di euro verranno tagliati sugli incentivi ai padri disposti ad accudire per i primi mesi i figli appena nati. La riduzione del welfare tedesco passa anche attraverso una stangata per i disoccupati, i cui sussidi non verranno più corrisposti automaticamente ma a discrezione dei funzionari degli uffici del lavoro. Inoltre le ferrovie tedesche dovranno versare allo Stato ogni anno un dividendo di 500 milioni di euro sui loro utili, e i grandi gruppi energetici tedeschi, in cambio dell’allungamento dei tempi per l’uscita dal nucleare, verseranno annualmente una tassa sul combustibile nucleare pari a 2 miliardi e mezzo di euro”. (red)

 

 

18. Marea nera, chiazza di 320 Km. Il tappo funziona a metà

Roma - “La capsula calata in mare dalla British Petroleum cattura più della metà del petrolio che fuoriesce dai fondali del Golfo del Messico ma la Guardia Costiera resta molto prudente sugli esiti dell’operazione. Intanto le dimensioni della marea nera continuano ad aumentare: il raggio misura ormai circa 320 chilometri e gli animali trovati morti negli ultimi giorni ammontano a quasi ottocento. Ad affermare che il quinto tentativo di tamponare la falla ‘sta funzionando’ è l’amministratore delgato di British Petroleum (BP), Tony Hayward, che in una serie di interviste tv ha spiegato come la capsula ‘cattura almeno 10 mila barili dei 12-19 mila che ogni giorno fuoriescono’ dal tubo sottomarino danneggiato dall’esplosione della piattaforma ‘Deepwater Horizon’, avvenuta il 20 aprile. Incalzato dalle rivelazioni sulla possibilità di un suo defenestramento, Hayward si è presentato ai talk show domenicali per affermare che la ‘grande maggioranza del greggio fuoriuscito’ finisce dentro la capsula di contenimento, che nelle prossime 24 ore ‘chiuderà i boccaporti’ che ha volutamente lasciato aperti, puntando a interrompere completamente il flusso di greggio. Se tutto filerà liscio, nel prossimo fine settimana BP posizionerà sul fondale una seconda capsula di contenimento, al fine di aumentare ancora la percentuale di ‘cattura del greggio’.

Ma Thad Allen, il comandante della Guardia Costiera al quale il presidente Barack Obama ha affidato la gestione dell’incidente, sceglie la prudenza: ‘Ci sono dei miglioramenti e ne siamo contenti, ma è presto per parlare di risultati, perché ci troviamo di fronte a un nemico insidioso che sta attaccando le nostre spiagge. Avremo fuoriuscite di greggio per i mesi a venire, l’unica maniera per bloccarlo completamente è cementare la falla’. Per avvalorare la scelta della cautela nei confronti dell’ottimismo di BP, Allen ha spiegato che ‘l’area di contaminazione ha 320 chilometri di raggio’ ed è destinata ad aumentare. Inoltre il numero degli animali trovati morti è vertiginosamente aumentato negli ultimi giorni, lasciando temere una strage in arrivo: sono 792 gli uccelli marini, duecento le tartarughe marine, trenta i delfini, senza contare altre decine di specie trovate senza vita a causa del greggio. A rischio è anche il pellicano marrone, l’uccello simbolo della Louisiana, che dopo essere stato per molti anni in pericolo di estinzione solo l’anno scorso era stato cancellato dalla lista delle specie a rischio di sopravvivenza.

‘Anche nel migliore degli scenari il lavoro di pulizia del Golfo durerà fino a tutto l’autunno’, assicura Allen, facendo capire che Barack Obama dovrà fare i conti con l’impatto politico del disastro ambientale fino alle elezioni per il Congresso, in programma a inizio novembre. Ad avvalorare la tesi delle conseguenze di lunga durante è anche Gary Hart, l’ex senatore del Colorado e candidato alla presidenza negli Anni 80 considerato una delle voci più ascoltate del partito democratico. ‘L’incidente alla piattaforma di Deepwater Horizon ribadisce quanto dimostrato dagli incidenti alle centrali nucleari di Cernobyl, in Russia, e di Three Mile Island, qui da noi’, afferma Hart, spiegando che ‘ci troviamo ad affrontare il problema che la grande produzione di energia si accompagna a grandi rischi’. La genesi di tale situazione, a suo avviso, si origina ‘nella seconda metà del XX secolo quando nuove tecnologie per la produzione energetica, dalle centrali nucleari alle perforazioni in profondità fino alle super-petroliere, aumentarono di scala senza essere accompagnate da garanzie di sicurezza’, come dimostrato dal fatto che BP non aveva un piano di emergenza per fare fronte al rischio di un’esplosione delle tubature a 1524 metri di profondità”. (red)

 

 

19. Israele, no a inchiesta Onu sulla “flottiglia”

Roma - Riporta LA STAMPA: “L’Onu non ha voce in capitolo per investigare il blitz israeliano sulla nave Marmara, conclusosi lunedì scorso con la morte di nove passeggeri turchi: lo hanno ribadito i dirigenti di Israele, respingendo nella sostanza il progetto del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon di affidare all’ex premier neozelandese Geoffrey Palmer l’incarico di far luce sul drammatico episodio, assieme con esponenti di Israele, Turchia e Usa. Al Consiglio di difesa del suo governo il premier Benjamin Netanyahu ha proposto un’altra formula, forse accettabile per gli Stati Uniti. Si tratta della formazione di una commissione di verifica israeliana con la partecipazione di osservatori stranieri di alto rango. In ogni caso, hanno chiarito Netanyahu ed il ministro della Difesa Ehud Barak, ‘non sarà permesso che i nostri militari vengano interrogati’. Contatti diplomatici serrati erano in corso ieri fra Gerusalemme e Washington per verificare se questa proposta, unita all’annuncio di un allentamento del blocco di Gaza (per quanto riguarda l’introduzione di merci destinate alla popolazione palestinese) possa essere approvata dal presidente Barack Obama.

‘Noi non abbiamo niente da nascondere’ ha assicurato il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman, secondo il quale al contrario proprio la Turchia dovrebbe spiegare la presenza a bordo della nave Marmara di alcuni elementi che l’intelligence di Israele ‘collega a terroristi’ di Hamas, della Jihad islamica, di Al Qaeda e dei separatisti ceceni. ‘Sono saliti a bordo in un porto diverso rispetto agli altri passeggeri, non sono stati ispezionati’ ha rincarato Netanyahu, lasciando aperta la possibilità teorica di collusioni fra i servizi segreti di Ankara e gli organizzatori islamici della missione presentata come umanitaria. E sulla stampa ci sono indiscrezioni secondo le quali sulla Marmara c’erano apparecchi di trasmissione ‘degni di un servizio di intelligence di un Paese importante’. Questi toni polemici non hanno peraltro avuto alcun effetto sui dirigenti turchi che hanno continuato a martellare Israele. ‘Istanbul e Gerusalemme hanno il medesimo destino’ ha esclamato il premier Recep Tayyp Erdogan. ‘Così pure Ankara e Gaza. Noi non ci fermeremo fino a quando il blocco di Gaza non sarà tolto, fino a quando non cesseranno i massacri e il terrorismo di Stato in Medio Oriente non sarà considerato come tale’.

Nel nome di questa nuova fratellanza la Turchia ha spalancato le porte a un dirigente di Hamas, Mohammad Nazal, mentre il vicepremier israeliano Dan Meridor è stato costretto a rinunciare ad una visita ad Istanbul perché nella metropoli sul Bosforo - gli hanno detto i servizi segreti israeliani - la sua vita sarebbe stata in pericolo. Ieri intanto Israele ha espulso le 19 persone (otto membri dell’equipaggio di diverse nazionalità e undici passeggeri pacifisti malesi e irlandesi, tra i quali la premio Nobel per la Pace nordirlandese Mairead Maguire) della Rachel Corrie, la nave diretta a Gaza con aiuti umanitari e intercettata nella giornata di sabato. La partenza di Mairead Maguire, celebre avvocato di 66 anni, simpatizzante per la causa palestinese, e degli altriattivisti irlandesi è stata ritardata per il loro rifiuto iniziale di firmare il foglio di via sottopostogli dalle autorità israeliane, in cui affermano di rinunciare a ricorrere presso la giustizia israeliana contro l’espulsione. Gli attivisti malesi hanno già promesso che riproveranno con una nuova missione. E altre navi della ‘Freedom Flotilla’ si stanno organizzando per rompere il blocco di Gaza”. (red)

 

 

20. M.O., appello del Papa: Evitare bagno di sangue

Roma - “Bloodshed, ‘ bagno di sangue ‘ . Non capita spesso che il Papa scelga parole così. Dopo la messa nel palasport, l’universalità delle preghiere in greco e in arabo, in inglese e in lingua filippina, dopo l’immagine-simbolo dell’arcivescovo ortodosso di Cipro Crisostomo II che sale verso l’altare a scambiare il segno di pace con il pontefice, Benedetto XVI ‘consegna’ ai vescovi delle Chiese cattoliche orientali il documento comune di lavoro del sinodo di ottobre e scandisce: ‘Prego che i lavori dell’assemblea aiutino a volgere l’attenzione della comunità internazionale sulla condizione di quei cristiani in Medio Oriente che soffrono a causa della loro fede, affinché si possano trovare soluzioni giuste e durature ai conflitti che causano così tante sofferenze’. Poi alza lo sguardo: ‘Ripeto il mio appello personale per uno sforzo internazionale urgente e concertato al fine di risolvere le tensioni che continuano nel Medio Oriente, specie in Terra Santa, prima che tali conflitti conducano a un bagno di sangue ancora più grande’.

Benedetto XVI lo aveva detto appena arrivato a Cipro, quando gli chiedevano dell’attacco israeliano alla nave diretta a Gaza, ‘la soluzione non è la violenza ma la pazienza del bene’. Prima di ripartire, all’aeroporto, torna a riferirsi ai conflitti e allo spargimento di sangue nel Mediterraneo orientale, ‘come abbiamo tragicamente visto negli ultimi giorni’. Ma il ‘bagno di sangue’ è quello di tutto il Medio Oriente. Come nell’intera regione, non solo a proposito dei muri fisici come a Gaza o a Cipro, si tratta di ‘abbattere le barriere tra noi e i nostri vicini’, invoca il Papa durante la messa. I problemi che le comunità cristiane si trovano ad affrontare sono innumerevoli. Il documento dei vescovi orientali— un testo di lavoro, non definitivo, che servirà da base alla discussione del Sinodo — parla del ‘conflitto israelo-palestinese’ come del ‘focolaio principale’ dei vari conflitti, denuncia ‘il non rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani’ e ‘l’egoismo delle grandi potenze’ che ‘da decenni’ hanno ‘destabilizzato l’equilibrio della regione’, ma insieme parla degli ‘attacchi contro i cristiani’ in Iraq e lancia l’allarme sull’estremismo dell’Islam politico, il ‘terrorismo mondiale’, l’assenza di laicità nei paesi islamici ispirati alla sharia e lo stato di ‘non cittadinanza’ dei cristiani.

In una situazione simile fanno testo le parole del Papa, che danno per così dire la linea al Sinodo. Benedetto XVI non si rivolge solo alle comunità internazionale. L’appello a non dimenticare le comunità orientali è anche per i cristiani d’Occidente e l’invito ad ‘abbattere le barriere’ è diretto a tutti i fedeli che devono ‘essere il Cristo’, dice: ‘Siamo chiamati a superare le nostre diffidenze, a portare pace e riconciliazione dove ci sono conflitti, ad offrire al mondo un messaggio di speranza, ad estendere la nostra attenzione ai bisognosi’. La via della pace è il ‘trialogo’ tra ebrei, cristiani e musulmani, aveva spiegato l’anno scorso in Terra Santa. E ora, rivolto ai vescovi orientali, ripete: ‘Voi desiderate vivere in pace e in armonia con i vostri vicini ebrei e musulmani’. Ma chiede che i diritti dei cristiani ‘siano sempre più rispettati, compreso il diritto alla libertà di culto e alla libertà religiosa, perché non soffrite giammai di discriminazioni di nessun tipo’. Del resto, ricorda, il Medio Oriente ‘ha un posto speciale nel cuore di tutti i cristiani’, e ripete la stessa espressione già usata nell’incontro con gli ebrei americani per definire il popolo eletto: ‘Fu proprio da lì che Dio si è fatto conoscere ai nostri padri nella fede’”. (red)

Settimana calda affrontata senza armi (dai nostri politici e non solo)

Film: "The last station"