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In pensione a 70 anni. Per ora. Cioè mai

E insomma ci stiamo arrivando. Passo passo, senza dare troppo nell'occhio. Cosa facile, considerata la capacità sempre più acuta, da parte degli italiani, di non riuscire a vedere - figuriamoci ad agire - ciò che gli sta accadendo intorno.

Parliamo dello spostamento dell'età pensionabile: 65 anni per le donne e ora 70 per i giovani. Alla faccia del patto generazionale e dei sacrifici di tutti: i sacrifici li farà solo chi è arrivato dopo. 

Dunque si paventa, al momento, che i giovani andranno in pensione a 70 anni. La parola chiave per capire il tutto è quel "al momento", considerando il fatto che tale norma inizia a prendere piede in questi giorni ma, come tutti dovrebbero aver visto, e preso atto dell'attuale riduzione delle finestre per andare in pensione nei confronti di chi dovrebbe giustamente andarci nel 2011, le cose possono cambiare, da un momento all'altro, anche fino a un attimo prima di andare in pensione.

Chi doveva farlo adesso non potrà farlo nei tempi previsti, con un cambio norme proprio in "zona Cesarini", a mezzo metro dall'agognato traguardo. Figuriamoci tra 40 anni. Ovvero quando sarà il momento, per i "giovani" d'oggi, di andare in pensione da ultra settantenni.

Motivazioni della proposta? Ma certo: allungamento delle aspettative di vita. Diabolica sciocchezza, frutto di perversione e ignoranza. La vera motivazione risiede nel denaro, che è finito già adesso, figuriamoci tra 40 anni. A essersi allungata, inoltre, non è la vita, ma la vecchiaia semmai, che è cosa un tantino diversa, converrete. Ciò che si prospetta - al momento - per i giovani che navigano da un call center all'altro e da un lavoro precario a lunghi periodi di inoccupazione, è dunque la affascinante aspettativa di lavorare poco, male, sottopagati e senza alcuna garanzia, per poi poter andare, finalmente, in pensione proprio nel momento in cui non si avrà la forza, o quasi, neanche più di giocare a bocce.

E questo per quanto si prevede ora. Facile intuire, visto la velocità con la quale negli ultimi anni, negli ultimi mesi e anche negli ultimissimi giorni si susseguono norme del genere, che in realtà, da qui a 40 anni - ovvero semplicemente attenendoci a questa proposta - di spostamenti in là ne verranno fatti diversi altri.

Tra un po' - perché no? - si proporrà la pensione a 75, poi 80, poi anche 90 anni. Ovvero si cercherà di fare il secondo grande furto sulle spalle dei lavoratori: non lasciarli andare mai in pensione.

Il Tfr è stato già scippato da un pezzo. Confluito nei fondi pensione, ovvero nei mercati - nei mercati! Capito? Capito che è già sparito per sempre? - e in sostanza rastrellato, eliminando un diritto sacrosanto del lavoratore, l'obiettivo attuale migliore, per uno Stato nello stato in cui si trova quello italiano, è che il lavoratore sgobbi tutta la vita, versi contributi finché ce la fa ma, occhio, schiatti prima di andare in pensione. Magari sulla scrivania del proprio posto di lavoro, qualche giorno prima di congedarsi, alla soglia degli ottanta anni. Versamento costante per qualcosa che lo Stato incamererà ma non darà mai indietro.

Fantastico. Ce ne sarebbe per una rivoluzione immediata. Se solo si avesse ancora una spina dorsale. Ma quella ce la hanno tolta poco a poco, tv dopo tv, e molto prima di levarci tutto il resto, come la pensione, aspettando il momento - cioè ora - nel quale non siamo praticamente in grado di fare nulla per riprenderci ciò che ci spetta.

 

Valerio Lo Monaco

Prima pagina 9 giugno 2010

Aboliremo le Province! Addirittura quattro...