Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Secondo i quotidiani del 09/06/2010

1. Le prime pagine

Roma - CORRIERE DELLA SERA - In apertura: “Berlusconi all’attacco dei pm”. Editoriale di Luigi Ferrarella: “Divieti irrazionali”. Di spalla: “Conti della Sanità: Tutti i tagli del federalismo”. In un box: “Il coltello censurato del pacifista”. Al centro: “L’assicurazione auto costa il doppio chein Germania”. In basso: “Bocelli: ‘Mia madre disse no all’aborto. E sono nato’” LA REPUBBLICA – In apertura: “Il Pdl blinda la legge-bavaglio”. Editoriale di Ezio Mauro: “Il popolo e la libertà”. Fotonotizia: “Roma, via libera ai grattacieli”. Al centro: “Province da abolire, il governo ci riprova”. In basso: “Quella donna rapitrice per un amore malato” e “‘I massono di sinistra? Nelle logge sono 4mila. LA STAMPA – In apertura: “Intercettazioni, legge blindata”. Editoriale di Marcello Sorgi: “Sconfitti e vincitori per finta”. Fotonotizia al centro: “Tre miliardi per chiedere scusa a Geronimo”. Due box: “Il governo va sotto. Bagarre su Rosy Bindi” e “Quattro Province sono a rischio-taglio”. IL GIORNALE - In apertura a tutta pagina: “Berlusconi esasperato: ‘Adesso si fa come dico io’” di Alessandro Sallusti. Fotonotizia centrale: “Di Pietro torchiato per 4 ore”. Al centro: “Torna il taglio alle Province. Col trucco”. In basso: “Morgan all’esorcista: ‘Benedicimi la casa’” e “Il problemia di Benitez: non è bello come Mou”. IL SOLE 24 ORE - In apertura: “Dal 2012 lo scalone-pensioni”. Editoriale di Enrico Brivio: “Frau Merkel, il vizio della virtù”. Fotocolor centrale: “Dietrofront di Berna: ‘No’ all’accordo Usa-Ubs”. Al centro: “Le tariffe Rc auto costano il doppio rispetto all’Europa. IL MESSAGGERO - In apertura: “Intercettazioni, intesa sulle regole”. Editoriale di Carlo Azeglio Ciampi: “Il fossato che l’Italia deve riuscire a colmare”. Fotonotizia: “Italia, il saluto di Totti: ‘Amici azzurri, vincete’”. Al centro: “Finmeccanica, nuove accuse”. In un box: “PioXII scrisse a Roosevelt: non bombardate Roma”. In basso: “Assicurazioni auto, in Italia costi record” e “La Rai è ancora un’azienda?”. IL TEMPO - Apertura a tutta pagina: “Il complottone”. Editoriale di Mario Sechi: “Chiudete i rubinetti del pozzo dei veleni”. Fotonotizia al centro: “‘Luca è nato due volte’”. L’UNITÀ - Apertura a tutta pagina su Silvio Berlusconi: “Se questo è un premier”. In basso: “Sicurezza sul lavoro. Inutile optional per Brunetta-Calderol ” e “‘Una stangata’. Il Pd scende in piazza contro la manovra”. (red)

 

 

2. Intercettazioni, il testo finale: restano le sanzioni

Roma - “Irrigidito o ammorbidito? Come viene modificato il ddl intercettazioni dagli emendamenti preparati dal relatore della legge al Senato, Roberto Centaro? Giudizio sintetico: ammorbidito. Resta però immutato il ‘nocciolo duro’ del progetto in rapporto alla libertà di stampa: quello che vieta la pubblicazione delle intercettazioni fino all’udienza preliminare con pesanti sanzioni pecuniarie per editori e giornalisti, in contrasto con le sentenze della Corte europea di Strasburgo”. Il CORRIERE DELLA SERA pubblica una scheda riassuntiva del ddl. “Mentre nuove multe agli editori vengono introdotte fino a oltre 450 mila euro quando vengono pubblicate intercettazioni di cui sia stata ordinata la distruzione. Ecco il dettaglio. Con l’emendamento del relatore all’articolo 1 comma 12 lettera d) sparisce la ‘sostituzione automatica’ del magistrato responsabile di aver rilasciato dichiarazioni o violato il segreto in fase di indagini preliminari: la decisione viene affidata al capo dell'ufficio ‘al fine di valutare la effettiva sussistenza di ragioni oggettive per provvedere alla sostituzione’. Intercettazioni ambientali. Si potranno effettuare anche senza la condizione di imminente commissione di un reato, ma non in ambienti privati. Viene disposto infatti che possono essere effettuate, anche se non vi è ‘fondato motivo di ritenere che nei luoghi’ dove sono disposte ‘si stia svolgendo l'attività criminosa’. In pratica un pm con ‘decreto eventualmente reiterabile’ dispone le operazioni ‘per non oltre tre giorni’. Proroga degli ascolti. Dopo il termine massimo di 75 giorni per gli ascolti è possibile prorogare, nel caso in cui vi sia motivo di ritenere che sia necessario per le indagini, l'ascolto di tre giorni. Si procede in questo modo dopo che il pm ha fatto richiesta al tribunale collegiale che decide entro tre giorni. La richiesta di proroga è reiterabile potenzialmente per tutta la durata delle indagini preliminari. Servizi segreti. Viene soppresso il comma riguardante il divieto di ascolto di conversazioni in cui sono coinvolti agenti dei servizi. Cadrà inoltre con un emendamento del governo l’apposizione del segreto di Stato. La materia, come annunciato dalla maggioranza, verrà trattata con provvedimento ad hoc. Intercettazioni utilizzabili. Quelle disposte per un reato potranno essere utilizzate per provarne anche un altro, purché il fatto sia lo stesso. Pedofilia. Viene soppresso l’emendamento che aveva generato molte polemiche nei giorni scorsi sugli atti sessuali di minore entità (verranno ritirate anche le sanzioni per i reati sessuali tra minori. Il governo presenterà una legge ad hoc sugli abusi sessuali. Norma ‘Radio Radicale’ . Ora le parti non si potranno opporre alla ripresa radioteleviva. La decisione viene affidata al presidente della Corte di Appello, ‘quando sussiste un interesse sociale particolarmente rilevante per la conoscenza del dibattimento’. Sanzioni agli editori. In relazione alla commissione del delitto di cui all'articolo 617-bis del codice penale, si legge nell'emendamento, si è introdotta la sanzione pecuniaria fino a 300 quote. La nuova sanzione in questo caso— spiega il sottosegretario alla Giustizia Caliendo— è dovuta al fatto che altrimenti ci sarebbero state multe per la violazione meno grave. Per la pubblicazione delle intercettazioni ex art. 684, le sanzioni erano state abbassate con gli emendamenti presentati dal Pdl, ma non sarebbe stata sanzionata la violazione più grave cioè la pubblicazione di intercettazioni espunte o di cui fosse stata decretata la distruzione. Procedimenti pendenti. Le nuove disposizioni si applicano ai procedimenti pendenti, alla data di entrata in vigore della legge. È esplicitamente ‘fatta salva’ la validità delle intercettazioni precedentemente disposte, ma ‘le stesse non possono ulteriormente proseguire, a decorrere dalla data di entrata in vigore delle nuove norme, per un tempo superiore alla durata massima’ stabilita: cioè 75 giorni, eventualmente prorogabili”. (red/dam)

 

 

3. Ddl intercettazioni: Cura da cavallo

Roma - “Anche se alla Camera l'opposizione annuncia una battaglia che sfocerà probabilmente nell'ostruzionismo, l'accordo siglato ieri al vertice del Pdl ha due obiettivi chiarissimi, uno di sostanza e uno politico”. Lo scrive Marcello Sorgi sulla STAMPA . “Il primo è l'approvazione in tempi brevi, costi quel che costi, anche uno scontro parlamentare con l'ostruzionismo che una parte dell'opposizione ha già annunciato, della brutta legge sulle intercettazioni. Un testo, va detto, rimasto praticamente quasi com'era, con i limiti alle indagini dei magistrati e la censura ai giornali, alle tv e ai loro editori sui contenuti dei verbali. Com'era prevedibile, e largamente annunciato - malgrado la rottura del 22 aprile, quando Berlusconi e Fini si erano presi pubblicamente a pesci in faccia -, i due cofondatori hanno ritrovato l'intesa, al punto che il capo della minoranza interna, fin qui molto battagliera, del partito del presidente, s'è accontentato di qualche limatura, come quella che sposta da 48 a 72 ore il termine per la proroga delle intercettazioni dopo i 75 giorni previsti come tempo massimo. E di un gioco delle parti con il premier, degno di quel ‘teatrino della politica’ che il Cavaliere dice ogni giorno di aborrire. Al termine dei lavori, sbrigati nello spazio di una mattinata, Berlusconi infatti s'è astenuto, unico in tutto il sinedrio dei dirigenti del centrodestra, per testimoniare la sua insoddisfazione sul compromesso finale. E poco dopo, davanti all'assemblea degli albergatori italiani, ha ripetuto il solito ritornello del presidente del Consiglio che in Italia non ha alcun potere, dell'impossibilità di fare una legge come si deve, attraversando i mille passaggi previsti dalla Costituzione proprio per limitare il potere del premier, e di un Paese governato in realtà dalla magistratura di sinistra e dalla lobby dei giornalisti. Si fingeva, insomma, insoddisfatto, mentre in cuor suo gongolava per aver portato a casa la posta a cui aveva puntato fin dall'inizio. Allo stesso modo, e quasi contemporaneamente, Fini recitava la parte del vincitore. In una dichiarazione seguita alla conclusione della riunione del Pdl, il presidente della Camera, fino a ieri l'avversario più risoluto del Cavaliere, gli dava atto della sua disponibilità alla resa, ricordandogli come, con gesto responsabile, pur non avendo rispettato fino in fondo le promesse fatte ai suoi elettori, fosse riuscito a mantenere l'impegno più importante: quello ‘in materia di lotta alla criminalità e di difesa della legalità’. La messa in scena tra i due leader tornati alleati rimane l'unica vera novità politica della giornata. Se sono arrivati al punto da concordare un copione così preciso, in cui il vincitore recita la parte dello sconfitto e viceversa, allora è vero che il lavoro diplomatico seguito alla crisi di un mese e mezzo fa ha dato i suoi frutti”.

“Da oggi in poi Berlusconi – riprende Sorgi – sa che dovrà assicurare a Fini tutta la visibilità di cui ha bisogno, senza tante storie di lesa maestà. E Fini, al dunque, lo ripagherà riportando all'ordine le sue truppe più riottose. Il centrodestra, nel suo insieme, ha davanti altri tre anni di legislatura al potere, e non vuol certo giocarseli perché qualche anima bella della sinistra vagheggia governi tecnici o istituzionali, pur di far fuori Berlusconi. Il quale ieri, tra l'altro, a riprova della sua effettiva contentezza per il risultato della partita, è arrivato perfino a scherzare sull'eventualità che anche con le limitazioni introdotte i giudici possano ancora divertirsi a registrare le conversazioni con le fidanzate. Purtroppo ormai, al di là del modo in cui ci si arriverà, visto il vento di tempesta che già spira a Montecitorio, la legge-bavaglio s'annuncia come realtà. I cambiamenti decisi ieri e già presentati come emendamenti al Senato, in modo che alla Camera giunga un testo definitivo, se del caso da approvare a colpi di fiducia, non sono in grado di rendere più accettabile una riforma gravida di serie conseguenze. Va ricordato: per la prima volta, malgrado la volontà ripetutamente dichiarata di lotta sempre più dura contro la criminalità, si riducono i mezzi posti a disposizione della magistratura e delle forze dell'ordine per praticarla. La limatura imposta ai limiti per le intercettazioni ambientali, così come a quelli per la ricusazione dei giudici, unita al risibile allungamento temporale di sole 24 ore per le registrazioni, non sono tali da mutare la sostanza di una legge sbagliata e malfatta. Che ci sia stato in passato qualche eccesso nel modo di intercettare è evidente. Ma è altrettanto sicuro che la malattia, se di questo veramente si trattava, non meritasse una tale cura da cavallo”. (red)

 

 

4. Ddl intercettazioni: medicina necessaria

Roma - “Per sconfiggere una malattia grave e ormai cronica la medicina deve essere forte altrimenti si muore. Contro il cancro – si legge in un editoriale di Alessandro Sallusti sul GIORNALE - , l'unica cura possibile è la chemioterapia, che non è certo una cosa bella né priva di effetti collaterali, alcuni anche dolorosi e pericolosi. Ma non c'è alternativa, è il prezzo da pagare per sperare in una guarigione. In questo Paese ci sono dei cancri che si stanno diffondendo con rapidità e che appaiono inarrestabili. Per esempio l'uso selvaggio, politico e mediatico che una certa magistratura fa delle intercettazioni telefoniche. Per esempio l'uso privato e partigiano che certi conduttori fanno delle trasmissioni Rai pagate con soldi pubblici. Per esempio il tentativo, da parte di alcuni pm e della sinistra, di distruggere la Protezione civile, colpevole forse di qualche malaffare ma certamente strumento indispensabile, ed efficace, per la sicurezza dei cittadini. In tutti e tre i casi i protagonisti si trincerano dietro leggi e diritti tutelati dalla Costituzione, dall' autonomia dell'attività investigativa e giudiziaria alla libertà di espressione e di informazione. Ma in una società organizzata lalibertà non è un valore assoluto, è tale solo fino a che non lede altre libertà, anche queste garantite dalla Costituzione. Come quella dei cittadini alla privacy, l'autonomia della politica e del legislatore, il potere del primo ministro di governare come da mandato popolare”.

“Ieri – riprende Sallusti - è successo che Silvio Berlusconi ha detto con forza e semplicità, come solo sa fare nel panorama politico, che non permetterà che alcune libertà spariscano divorate da cancri. E ha indicato le medicine che intende usare. Contro le intercettazioni selvagge, blindare al Senato e alla Camera il voto sulla legge messa a punto dalla maggioranza; contro la tv dei vari Santoro tagliare i fondi pubblici alla Rai; a difesa della Protezione civile ritirare gli uomini dalle zone terremotate dell'Abruzzo perché se qualcuno si convince che sono stati mascalzoni e assassini la loro vita allora è in pericolo. Si tratta di terapie (la seconda e la terza sono solo intenzioni verbali) discutibili e non esenti, come dicevamo, da effetti collaterali. E potrebbero apparire addirittura incomprensibili se non si tenesse conto degli eccessi, di libertà e di potere, che le hanno generate. Per Berlusconi siamo in piena emergenza, il Paese rischia di essere comandato da poteri ( quello giudiziario, le lobby finanziarie che controllano l'informazione) e singole persone (come i conduttori tv che si autoproclamano santoni intoccabili) che non solo non sono stati legittimati dal corpo elettorale, ma che addirittura non hanno neppure i diritti che reclamano. Evidentemente gli estenuanti tentativi di mediazione voluti dalle colombe non hanno dato gli effetti sperati. Così il premier, esasperato ha deciso: adesso si fa come dico io. Speriamo che, dopo tanti annunci, sia la volta buona. E che ricordi, già che c'è, di buttare anche uno sguardo sulla manovra finanziariache si sta discutendo in Parlamento. Perché se Stato di polizia non deve essere, non lo sia neppure di polizia fiscale”. (red)

 

 

5. Show del Cavaliere, il Pdl ricompattato

Roma -

“Gran teatro del Cavaliere. In pubblico ripudia l’accordo sulle intercettazioni, recita la parte dello sconfitto, svela di essersi astenuto (lui solo) nell’Ufficio di presidenza del Pdl, sputa fuoco e fiamme sui magistrati e sulla Consulta. Ma nella realtà il compromesso non gli dispiace”. La cronaca della STAMPA. “Anzi Silvio si prepara a stipularne di nuovi con l’odiato Gianfranco (sul partito, sulla giustizia, su tutto) perché il personaggio ha i piedi piantati per terra. E d’accordo, lui avrebbe preferito una legge ancor più draconiana: lo grida, come ieri mattina all’assemblea di Federalberghi, per giustificare la ritirata agli occhi dei ‘pasdaran’. Però incassa il bottino: questo testo ‘migliora le cose perché riduce le fughe di notizie con pesanti sanzioni penali, limita a 75 giorni le intercettazioni, proibisce di pubblicarle’. Non era ciò che Berlusconi desiderava? Era quello. E se Fini crede di aver vinto, dopo le sudatissime correzioni, tanto meglio. Guarda caso, dal giro del Cavaliere nessuno si sogna di ribattere al presidente della Camera (in altri momenti li avremmo visti tutti all’assalto). Dice Fini: ‘Va ad onore di Berlusconi essersi astenuto sul disegno di legge perché a suo avviso non manterrebbe in toto gli impegni presi sulla privacy’. E aggiunge quasi beffardo: ‘Sono certo che Berlusconi concordi con me che la nuova formulazione non contrasta con altri impegni, quelli in materia di lotta alla criminalità e di difesa della legalità...’. Il premier alza le spalle. Tanto l’obiettivo è raggiunto. Così la storia di questi giorni va tutta riscritta. Compresa la favola dello scontro all’ultimo sangue tra Berlusconi e Fini, messa in giro proprio dal premier. Svariati visitatori si erano sentiti raccontare la storiella del magistrato di sinistra che va ad Arcore e chiede un favore. Dopodiché, grato, mette in guardia: ‘Attento, Presidente, che Fini ci ha chiesto di picchiare duro su di te. In cambio ha promesso tutte le leggi possibili a favore dei magistrati...’. L’apologo, di bocca in bocca, è giunto alle orecchie finiane. Sorpresa? Irritazione? No, ilarità. E comunque: acqua passata. Le intercettazioni dimostrano che i due possono collaborare. Certuni teorizzano addirittura che si siano divisi i compiti tipo ladri di Pisa, i quali di giorno litigavano e di notte, invece...”. “Andrea Augello, senatore finiano con ascendente sul premier, avanza cauto un pronostico: l’intesa sulle intercettazioni porta qualche ‘elemento utile verso il superamento del clima di contrapposizione’ tra i due. Ottimista dicono sia pure il ministro Alfano, le riforme sulla giustizia non sono un’utopia. Il resto, a cominciare dagli attacchi contro i pm, fa parte della commedia. Resa credibile da una frustrazione sincera. Come quando il premier si sgola davanti ai notabili Pdl (‘sono due anni che lavoriamo a questo testo, adesso basta, non lo si cambia più’) o di fronte agli albergatori (‘altro che despota, io non ho poteri, per fare una legge devo passare sotto le forche caudine, magari penso a un cavallo e mi viene fuori un dromedario’). Raccontano intorno al premier che ‘il Capo non si danna più come una volta, tanto qualunque cosa lui proponga gliela blocca l’Europa, la contraddice Tremonti, la osteggia Napolitano’. Oppure, per dirla con Berlusconi, si scatenano ‘le lobby dei giornalisti e delle toghe’, soprattutto di sinistra: ‘Se una legge non piace a quelli di Magistratura democratica, vanno dalla Corte Costituzionale e si fanno abrogare la legge’. Il risentimento verso le procure è incontenibile. ‘Un cittadino, dopo il primo giudizio che lo veda innocente, avrebbe il diritto di non essere più richiamato nel girone infernale dei processi’. Invece accade. E la spiegazione del premier sfiora l’insulto: a tormentare la gente perbene ‘i pm, visto che è il loro mestiere, ci guadagnano’. Altra spiegazione: ‘Vogliono asseverare il loro teorema accusatorio’. Ultima ipotesi: ‘pregiudizio politico’. E lontano dai microfoni (ma pure i muri hanno orecchie) Berlusconi dice ai suoi: ‘Ho ordinato alla Protezione civile di non tornare in Abruzzo perché magari qualcuno gli spara’ alla luce dell’inchiesta sull’allarme terremoto. Uno spettacolo che a Napolitano mette i brividi. A sera il Colle prende le distanze dal compromesso nel Pdl, non lo considera ‘blindato’ e, in modo sibillino, annuncia che il Presidente giudicherà solo alla fine, quando ci sarà da mettere la controfirma. Prende il largo pure Casini: se nel Pdl torna l’amore, a reggere il moccolo lui non ci sta. E voterà contro”.

 (red)

 

 

6. Demolizioni, governo sotto: Bindi sotto accusa

Roma -

“La sosta alla buvette, la solita corsa dei deputati verso i banchi, un voto chiuso, dicono i ritardatari, in fretta. E scoppia la bagarre. La Camera affossa il decreto che aveva sospeso fino al giugno 2011 le demolizioni di costruzioni abusive in Campania, disposte dall’autorità giudiziaria. All’ultimo voto sul provvedimento, già passato al Senato, il governo e la maggioranza vanno sotto: 249 a 231 e passa la questione pregiudiziale di costituzionalità presentata dall’Idv”. La cronaca del CORRIERE. “Sul banco della presidenza in quel momento c’è Rosy Bindi, presidente del Pd. Troppi gli assenti, se ne contavano 64 tra le file del Pdl e 15 tra quelle della Lega, o troppo stretto il tempo in cui è rimasta aperta la votazione? ‘Quasi un minuto’, si difende la Bindi, che dopo alcuni momenti di tensione con il capogruppo della maggioranza Fabrizio Cicchitto e il ministro Roberto Calderoli, chiama il presidente della Camera Gianfranco Fini e accoglie la richiesta di convocare la conferenza dei capigruppo per oggi alle 8.30. È questa la sede in cui Pdl e Lega chiederanno a Gianfranco Fini di annullare il voto: c’era molto nervosismo ieri sera ai vertici dei gruppi parlamentari e i capigruppo Reguzzoni e Cicchitto hanno scritto una lettera al presidente della Camera per chiedere una vera e propria inchiesta sul voto, con tanto di visione dei filmati, di convocazione dei testimoni, i segretari d’aula. ‘ Ho aspettato 51 secondi e ho consultato gli uffici: ritengo di non aver commesso irregolarità”.

“Né credo che la Conferenza dei capigruppo abbia poteri di annullare votazioni valide’, si è congedata dall’assemblea Rosy Bindi, che dopo il voto aveva anche ammesso alcuni deputati del Pdl tra cui Gabriella Carlucci che aveva denunciato il mancato funzionamento del suo pulsante. Ma non i ritardatari, rimasti sulle scale dell’emiciclo. Quello di stamattina sarà comunque un passaggio delicato visti i rapporti tesi dentro la maggioranza tra Fini e Berlusconi. E se il presidente della Camera, seguendo la prassi finora consolidata, deciderà di mantenere il voto, la maggioranza dovrà cercare una soluzione per recuperare in qualche modo il contenuto del decreto bocciato. Ne discuterà eventualmente il Consiglio dei ministri di domani: il fatto che la Camera abbia votato l’incostituzionalità del provvedimento che bloccava ruspe e pale meccaniche già pronte a intervenire in Campania, impedisce che possa essere ripresentato così com’è almeno per i prossimi sei mesi. In Aula, dopo una pausa di 20 minuti in un pomeriggio di votazioni, c’era una certa distrazione e quando la presidente Bindi ha aperto la procedura è stato tutto un correre dei deputati ai propri scranni. Il voto resta aperto per quasi un minuto, poi la Bindi lo dichiara concluso. Quando dai banchi della maggioranza si accorgono del risultato, chiedono che venga ripetuto, ma la Bindi dice no. Scattano sospetti e recriminazioni. ‘ Una prevaricazione inaccettabile’, attacca Cicchitto. L’altro vicepresidente della Camera, il pdl Maurizio Lupi attacca la collega: ‘Su questo voto c’è in gioco la democrazia del Paese, la rappresentatività del Parlamento e la prerogativa dei deputati’. Sull’ipotesi di ripetere la votazione c’è già un no secco dell’opposizione: ‘Non esiste, il voto è regolare e non si ripete — taglia corto Dario Franceschini, presidente dei deputati del Pd —. Nemmeno se ci fosse una richiesta di tutti i 630 deputati si potrebbe votare di nuovo, perché altrimenti ogni volta che c'è un voto sgradito questo si dovrebbe ripetere, non esiste’”.

 (red)

 

 

7. Rai, Masi sotto processo? Il caso Santoro

Roma - “Al settimo piano di viale Mazzini, nel salone del Cda, il direttore generale della Rai Mauro Masi è più aggressivo del solito, tanto è vero che lui - sempre così ingessato - ad un certo punto si rivolge a Giorgio Van Straten, consigliere di area Pd, con parole davvero inusuali: ‘Risponderai di quel che hai detto in tutte le sedi...’. Più tardi – si legge in un retroscena su LA STAMPA - , privatamente, Masi si scuserà con Van Straten, anche perché oramai per il direttore generale i problemi più seri cominciano ad arrivare dai suoi amici del centrodestra. Per ora è tutto sotto traccia ma ieri mattina, durante la riunione del Cda che doveva deliberare sul reintegro di Paolo Ruffini, ad un certo punto il consigliere Antonio Verro, area Pdl, ha chiesto di interrompere la seduta per valutare la questione-Ruffini in tutte le sue sfaccettature. E quando i consiglieri di centrodestra hanno capito che l’eventuale inottemperanza della sentenza avrebbe comportato conseguenze penali - tra di loro, in contraddittorio con Masi, ma sempre in via riservatissima - hanno contestato al direttore generale una gestione ‘poco felice’ di tutta la vicenda. E d’altra parte l’8 giugno duemiladieci resterà una delle giornate meno eccitanti nella gestione Masi. Dopo aver dovuto ‘ingoiare’ e deliberare il reintegro di Ruffini, Masi ha presentato ai consiglieri i tanto attesi palinsesti per la prossima stagione, suscitando un certo sbalordimento, esplicito da parte di alcuni consiglieri, più riservato in altri”.

“‘Annozero non tornerà. Io vado avanti per la mia strada sia su Santoro sia sulle serate della Dandini’”. Questo invece il retroscena sulla stessa materia su REPUBBLICA.“Un altro giorno in trincea per Mauro Masi. Assediato da tutte le parti, costretto a cedere su Paolo Ruffini che torna direttore di Raitre, in difficoltà con la stessa maggioranza di centrodestra che lo accusa di aver gestito malissimo i dossier tanto cari a Berlusconi. Il direttore generale deve ottenere almeno lo scalpo di un "nemico" del Cavaliere e i riccioli di Santoro sono in cima alla lista. La minaccia di stracciare il contratto di servizio agitata dal premier ieri mattina ha fatto capire a Masi che non è il momento di alzare bandiera bianca. Bisogna combattere e Masi è pronto a sfidare l’evidenza, le sentenze dei giudici, le scelte dei direttori di rete (il vero obbiettivo è ridurre a una serata settimanale Parla con me), l’ostilità ormai manifesta di alcuni consiglieri di amministrazione del Pdl”. “Masi fa finta di non vedere l’esito del suo lunedì nero. Soprattutto, il botta e risposta tra il presidente Garimberti e il conduttore di Annozero concluso con un messaggio inequivoco: da settembre, il giovedì sera, tornerà su Raidue l’"uso criminoso" della tv di Santoro. ‘Quello che c’è scritto sui giornali è acqua fresca. Michele deve dire a me che l’accordo raggiunto per la sua uscita salta’, avverte il direttore generale. Convinto di avere ancora delle carte da giocare. Ha messo sul piatto addirittura un rilancio dell’offerta economica. Si parte da 10 milioni, tre di liquidazione e 7 per la produzione di docu-fiction. Masi ha contattato l’agente di Santoro Lucio Presta alzando la posta: si può arrivare a 12 milioni. ‘L’aumento c’è. Ma non più di tanto’, ammettono al settimo piano di Viale Mazzini. È un vicolo cieco, una mossa da ultima spiaggia”. (red/dam)

 

 

8. Rai, Beha: Santoro un epurato? Sì, ma di serie A

Roma - “Oliviero Beha, amico di Santoro, compagno di mille epurazioni”. Comincia così un’intervista sul GIORNALE all’opinionista Oliviero Beha”. “‘Amico non direi – risponde –. Anzi direi che gli sto sulle palle. Non mi invita mai’. Suvvia, un po’ di solidarietà. ‘Guardi, premetto che Michele fa un programma importante che deve restare in Rai perché fa inchieste che appassionano il pubblico. Basta vedere gli ascolti che ha’. Finita la premessa, passiamo allo svolgimento. ‘Ecco, ma non parliamo di censura’. Come no? ‘L’idea di una censura assoluta è una favola che non esiste’. Guardi che Travaglio la toglie dal borderò del Fatto quotidiano. ‘Mi spiego. Il criterio su cosa voglia dire “censura” e su chi è o non è “censurato” o “epurato” in Rai è molto relativo’. Per esempio lei. ‘Ecco, io per esempio. Nel ’96, quando al governo c’era Prodi, e in Rai il presidente era Enzo Siciliano, chiusero tranquillamente la mia trasmissione Radio Zorro, che faceva un milione di radio ascoltatori, e non fregò niente a nessuno, nessuno parlò di censura’. E perché per Santoro sì e per altri no? ‘Perché in Rai ci sono censurati di serie A e censurati di serie B. Io non facevo parte né della destra né della sinistra, e quindi ero fuori da ogni gioco, il mio destino non interessava alle segreterie di partito’. Mentre Michele... ‘Michele è un grande professionista, verso cui ho molta stima, ma ha una biografia che conosciamo’. Riassumo – prosegue l’intervistatore – : entrato in Rai col Pci, poi organico a Telekabul, poi parlamentare europeo del centrosinistra. ‘Santoro, senza parlare della sua bravura, del suo narcisismo e dei soldi che prende, adesso è diventato poco digeribile dai partiti, ma fino all’altro ieri è rimasto dentro il gioco destra-sinistra, lui ha condotto un percorso all’interno del sistema politico. Io invece sono stato un meteco, senza diritto di cittadinanza. E c’è una bella differenza tra un meteco e un bravissimo conduttore fazioso come Santoro, col suo maoismo salernitano’. Cioè, Santoro lamenta l’invadenza dei partiti in Rai, ma ne ha fatto parte lui stesso. ‘Be’ ma non scopriamo nulla. È o non è stato candidato ed eletto al Parlamento europeo? Se non vuol dire far politica questo... La Gruber stessa. Adesso che fa? Lavora su La7, sganciata dalla politica? C’è qualcuno che pensa davvero che in Italia si possa occupare posti di responsabilità in tv sganciati dalla politica?’. Però Santoro è campione della libertà di espressione. ‘Ma l’atteggiamento da censurato non gli si addice. La vera censura è quando non parlano di te. Finché Santoro, se rischia di essere chiuso, sta in prima pagina a nove colonne sui giornali, questa è una censura relativa. La censura è l’altra faccia della libertà di stampa, c’è una lotta continua tra le due, è fisiologico che sia così’”.

“La Rai – chiede ancora il GIORNALE – ha diritto di scegliere cosa e chi mandare in onda? ‘Il problema – risponde Beha –sono le motivazioni. Santoro fa ottimi ascolti, ma fa buona informazione? Secondo me sì, ma il vero problema è chi lo deve decidere’. E chi lo deve decidere? ‘Il pubblico? La Commissione di Vigilanza? Il direttore generale della Rai? Il presidente della Rai? Il leader dell’opposizione? Chi deve decidere se Annozero è una buona o cattiva trasmissione? Secondo me il pubblico. Se è il consenso che decide, allora valga anche per i conduttori tv’. Santoro è rientrato in Rai grazie a una sentenza. ‘E io ne ho avute quattro di sentenze di reintegro, e non mi hanno mai reintegrato’. Ci sono reintegrati di serie A e di serie B. Lei però è sempre in B, Santoro sempre in A. ‘Quindi purtroppo non basta la sentenza, è un discorso un po’ più complesso. Conta la notorietà, la visibilità, la storia personale. Lui si è meritato il proscenio, le sue battaglie lo hanno portato a questo punto che ogni cosa che fa diventa un caso nazionale’. Ma perché è convinto di stare sulle palle a Santoro? ‘Perché quando rientrò in Rai, con i capelli tinti di biondo, io scrissi in prima pagina sull’Unità che se avessero dato la prima serata a me mi sarei tinto di rosso per superarlo a sinistra’. E lui non si divertì... ‘La considerò una presa in giro, un atto di lesa maestà, un insulto alle istituzioni, nemmeno avessi detto che il presidente della Repubblica è pederasta. Da allora – conclude Beha – mi detesta, anche se difendo a spada tratta le sue trasmissioni’”. (red)

 

 

9. Manovra, Tremonti: imposta dalla crisi, è blindata

Roma -

“La manovra non si tocca; avanti tutta col federalismo fiscale; nessun problema dalla lotta all’evasione che ‘darà frutti migliori delle attese’. Dalla sala stampa lussemburghese del Consiglio Ue, Giulio Tremonti – ripreso da LA STAMPA – punta tre paletti cruciali per il percorso parlamentare della correzione da 24,9 miliardi ai conti pubblici che s’inizia al Senato. Lo fa perché assicura di credere nella ‘cifra etica’ del provvedimento e perché ‘l’Italia è nel gruppo di testa europeo e vuole restarci’. Lo confortano i numi a dodici stelle: il commissario all’Economia Olli Rehn, dichiara che quelle di Roma sono ‘decisioni importanti’. Dal cuore del vecchio Continente sembra una partita scontata, ma come si dispongono lungo il Tevere maggioranza, opposizione e parti sociali, l’impressione è tutt’altra. Per questo, Tremonti si affranca a dal principio secondo cui ‘in Europa si parla solo d’Europa’ e s’inoltra nelle cose nazionali. Vuole patti chiari, ‘va bene la discussione in Parlamento, ma deve restare a saldi e soldi invariati’. In una frase, ‘la manovra deve restare così com’é’, visto che ‘abbiamo fatto la cosa giusta al momento giusto e nel modo giusto’. Ovvero, si è messo in cantiere un piano che riporterà il deficit sotto il 3% del pil nel 2012. ‘Lo avremmo fatto anche senza Europa’, assicura il ministro, è stata la crisi a imporlo. Da Roma il premier Berlusconi aggiunge ‘in questa manovra sono stati chiesti pochi sacrifici’. Tutto avviene nell’interno con il leader stabile dell’Ue, il belga Herman Van Rompuy. C’è anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: ‘Ci sono problemi complessi e seri da affrontare - commenta -, tuttavia è possibile farlo senza danneggiare le prospettive di ripresa’. Parla anche dell’euro, il capo dello Stato, lo definisce ‘una geniale creazione’. Nel gran ducato, dove si sta proprio cercando di blindare la moneta unica con nuove regole di governo comuni, Tremonti spiega la ricetta italiana, cominciando dal perimetro, cosa che esclude la riduzione delle province che rinvia al Carte delle Autonomie, strumento di riordino a livello locale. ‘Dire che si sono persi dei pezzi è sbagliato - afferma - Questo è un decreto fiscale, dove si possono solo ridurre i finanziamenti alle province, cosa che abbiamo fatto’. Il passo conduce al federalismo, chiave con la quale Tremonti ritiene di poter modificare radicalmente l’organizzazione della pubblica amministrazione. ‘Non abbiamo una finanza locale dagli anni ’70’, afferma, e via con gli elenchi dei trasferimenti ai comuni che ‘nessuno conosceva’. Il messaggio è che ‘col federalismo diamo agli enti locali la responsabilità di spesa’. E questo, a suo avviso, è l’inizio del nuovo mondo, scenario che si sposa con la ‘componente etica della manovra’, di cui Tremonti si dichiara soddisfatto. Seguono i singoli esempi. Chi è in una commissione statale’prende il rimborso e non il gettone’. Sono stati tagliati ‘i costi non propri della funzione pubblica’. Si è dichiarata guerra ai falsi invalidi, senza toccare gli assegni di invalidità, o le pensioni in genere. ‘Si sono chiusi enti pubblici inutili, un segno di moralizzazione: lo Stato deve scegliere a chi dare i soldi se non li prende al bancomat’. Dice il ministro che ‘abbiamo distrutto la società civile perché la spesa è sempre stata fatta a debito; ora deve passare l’idea che la spesa è indipendente dal debito’. Non dalle entrate, però. Aiuterà la lotta all’evasione fiscale, promette Tremonti. Puntualizza che la caccia a chi non paga le tasse e i contributi, azione congiunta dell’Agenzia delle Entrate e dell’Inps, ‘nel 2011 porterà 1,3 miliardi a cui si aggiungono entrate di altra natura sino a quota 1,8’. A regime, nel 2013, e’ previsto un gettito annuo strutturale di 6,6 miliardi. L’evasione, precisa l’uomo di via XX settembre, non è a copertura delle spese, ma a correzione del bilancio. Funzionerà? ‘Le cose vanno bene - garantisce Tremonti -. È un capitolo che ci darà delle belle sorprese’”.

 (red)

 

 

10. Manovra: via quattro Province, altre tre in bilico

Roma -

“Dopo lo stralcio dalla manovra, il taglio delle Province ricomincia a camminare. La commissione Affari Costituzionali della Camera – riferisce REPUBBLICA - ha infatti approvato ieri un emendamento del relatore al disegno di legge sulla Carta delle Autonomie, Donato Bruno (Pdl). Prevede che la popolazione delle Province non possa essere inferiore ai 200 mila abitanti. L’emendamento è passato con i voti di Lega e Pdl mentre le opposizioni hanno votato contro. Le Province che dovrebbero essere abolite perché sotto i 200 mila abitanti sono quattro: Vercelli (180.111 abitanti, secondo i dati Istat del 2009) in Piemonte; Isernia (88.895) in Molise; Fermo (176.488) nelle Marche; e Vibo Valentia (167.334) in Calabria. Altre tre province sono ancora in bilico perché, pur avendo meno di 200 mila abitanti, potrebbero salvarsi dato che hanno il 50% di territorio montano: si tratta delle province di Biella e Verbano-Cusio-Ossola in Piemonte e di Crotone in Calabria. La crisi economica è stata oggetto ieri delle parole del Capo dello Stato. I Paesi dell’Unione Europea - ha detto Napolitano che ha incontrato il presidente del Consiglio europeo, Van Rompuy - si trovano ad affrontare ‘problemi complessi come il riequilibrio dei bilanci e la riduzione del debito. È possibile farlo senza danneggiare la ripresa economica europea e mondiale’”. “Il presidente della Repubblica, che ha definito l’euro ‘una creazione geniale’, ha aggiunto che le difficoltà che si sono registrate sul fronte economico negli ultimi mesi ‘hanno anche un’origine speculativa’. Napolitano ha inoltre osservato che le economie ‘non possono essere stravolte da logiche di sfrenato arricchimento e di illecito profitto’ come quelle che guidano ‘ristretti circoli di potere finanziario’. Intanto la manovra da 24,9 miliardi avvia il suo iter al Senato. Berlusconi ha spiegato che ‘riduce la spesa e incentiva la ripresa’, ha aggiunto che la tassa di soggiorno per Roma è stata fatta ‘all’ultimo minuto e alle sue spalle’ e non ha escluso ‘miglioramenti’. E il Pd si avvia a protestare contro il provvedimento il 19 giugno con una manifestazione nazionale a Roma, come ha annunciato ieri il segretario Pier Luigi Bersani. Ieri il ministro dell’Economia Tremonti ha illustrato la manovra in Lussemburgo ricevendo un sostanziale via libera dal commissario Olli Rehn. La manovra correttiva sarà ‘a saldi e a soldi invariati’, ha detto Tremonti. Il ministro dell’Economia ha sottolineato che dall’evasione fiscale è previsto un gettito di 6,6 miliardi a regime, nel 2013, e di 1,8 miliardi già dal prossimo anno: cifre che comunque Via Venti Settembre giudica ‘ampiamente sottostimate’. Tremonti si è soffermato anche sulla riforma delle pensioni varata con il combinato disposto della manovra e del regolamento di sette commi per l’innalzamento dell’età legato alle aspettative di vita: riforma che porterà la "vecchiaia" a 70 anni nel 2050. ‘La messa a regine della riforma delle pensioni è stata completata a luglio 2009 e il regolamento è stato approvato nei giorni scorsi. Ne risulterà il sistema più stabile d’Europa’, ha concluso il ministro. Ma la Fiom con Cremaschi a proposito del regolamento parla di ‘massacro sociale’. Sull’innalzamento dell’età per le impiegate pubbliche Tremonti ha tagliato corto: ‘I risparmi sono estremamente bassi’”.

 (red)

 

 

11. Pomigliano, venerdì scatta il D-Day

Roma -

“Da ieri è più che mai nelle mani dei sindacati il destino dei 5.200 dipendenti dello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco, insieme a quello di tutti i lavoratori dell’indotto e delle aziende fornitrici”. Lo scrive IL GIORNALE. “Se venerdì prossimo, all’incontro di Roma sul documento conclusivo presentato da Fiat con alcune piccole limature sulla riorganizzazione del lavoro nella fabbrica, dai sindacati arriverà una risposta negativa, il futuro di Pomigliano potrebbe ricalcare quello di Termini Imerese: adieu. Gli investimenti (700 milioni) saranno con tutta probabilità dirottati su Tychy, in Polonia, e la nuova Panda nascerà all’Est, facendo compagnia all’attuale modello, che continuerà a essere prodotto, e alla 500. Il ‘suicidio’ di massa, dunque, sarebbe compiuto. Insieme all’affossamento della fabbrica campana, i suoi dipendenti perderebbero anche i 3.200 euro lordi annui previsti dal Lingotto per il rilancio dell’impianto. Ieri, a Torino, nove ore di trattativa non sono servite a sindacati e Fiat per trovare un accordo. L’azienda ha presentato il suo testo conclusivo dopo avere accolto alcune delle richieste dei sindacati, ma le distanze rimangono. Fim, Fiom, Uilm e Fismic consulteranno le loro strutture interne, poi domani faranno una riunione unitaria con i delegati campani e i segretari generali nazionali. L’appuntamento finale, a questo punto, è stato rinviato a venerdì pomeriggio in Confindustria, al termine del tavolo su Termini Imerese convocato al ministero dello Sviluppo economico. Sulla trattativa ha aleggiato per un po’ di tempo lo spettro di un accordo separato, indicato a metà giornata dalla Fismic, ma alla fine del confronto tutte le sigle hanno preferito parlare di ‘lavoro comune’, auspicando ‘una conclusione condivisa’”. “Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha accusato la Fiom di ‘rifiuto anacronistico e inspiegabile’. ‘Dichiarazioni inaccettabili, da respingere al mittente. Si rivolga alla sua associata Fiat che vuole cancellare un contratto nazionale di cui è firmataria’, ha replicato Giorgio Cremaschi, del sindacato legato alla Cgil. ‘Stiamo cercando di arrivare in fondo tutti insieme perché vogliamo portare lavoro a Pomigliano, ma il testo è complicato soprattutto per quanto riguarda le deroghe. Ha bisogno di manutenzioni’, riconosce Bruno Vitali (Fim). Giovanni Sgambati, segretario generale della Uilm Campania, parla di ‘uno snodo cruciale e difficile che richiede responsabilità di tutti’, mentre per il segretario generale della Fismic, Roberto Di Maulo, ‘ci sono stati passi avanti, ma ancora insufficienti’ e il segretario confederale dell’Ugl, Cristina Ricci, spera in ‘una soluzione condivisa da tutte le parti’. L’irriducibile Enzo Masini (Fiom) dice chiaramente ‘di non essere soddisfatto’ e che ‘non si è di fronte a un accordo separato’. E, tanto per cambiare, pone un altro problema: ‘Su permessi ed esigibilità non c’è stato alcun passo in avanti e a questi si aggiunge anche quello sulla legge elettorale per quanto riguarda i permessi per i rappresentanti di lista’. ‘Se non ci fossero in gioco migliaia di posti e uno stabilimento - aggiunge - avremmo già rotto la trattativa’. Comunque, è come se lo avessero già fatto. La parola, a nostro parere, dovrebbe passare subito ai dipendenti di Pomigliano. Sono loro al centro del problema, sono le loro famiglie che rischiano seriamente di piombare nel baratro. Anche loro potrebbero decidere la via dell’’harakiri’, ma potrebbero anche sposare, nero su bianco, il piano Fiat e lo sviluppo che il rilancio di Pomigliano assicurerebbe all’economia del Sud. Quindi, comincino a farsi sentire. Il tempo è tiranno”.

 (red)

 

 

12. Rc auto, polizze italiane tra le più care d’Europa

Roma -

“Premi Rc auto doppi in Italia rispetto a Germania, Francia e Spagna. È la denuncia , anticipata dal CORRIERE meno di un mese fa, ripetuta da Giancarlo Giannini, presidente dell’Isvap (Istituto di vigilanza sulle assicurazioni), in occasione della relazione annuale per l’anno 2009. In Italia il premio medio è stato di 407 euro contro i 222 della Germania, i 172 della Francia e i 229 della Spagna. L’aumento dei prezzi, secondo l’Autorità, ‘non è la risposta corretta: è solo la leva più immediata e a più rapido effetto in un mercato in cui il cittadino è obbligato a assicurarsi’. Il dito di Giannini punta contro ‘l’assetto delle strutture liquidative delle compagnie che è ancora lontano dall'efficienza e che genera costi, i quali poi vengono scaricati sui clienti’. Sul punto la replica dell’Ania (Associazione delle imprese assicurative) è arrivata in diretta: ‘I prezzi Rc auto sono alti in Italia perché i costi sopportati dalle imprese di assicurazione sono abnormi, i più alti d'Europa’. Dunque, ‘le inefficienze e le distorsioni sono esterne al settore assicurativo’ e sono causate da una ‘anomalia italiana’ che trova le sue radici nell'inadeguato contrasto delle frodi. Ma dalla relazione sono arrivati anche altri spunti, come il sorpasso del ‘ramo vita’ rispetto a quello ‘danni’: le polizze del primo tipo sono cresciute del 49%, in particolare quelle tradizionali, a causa della ‘riallocazione del risparmio che ha portato le famiglie verso forme d’impiego che privilegiano la sicurezza dell’investimento’. E, a proposito di famiglie, Giannini ha annunciato il varo di un regolamento per bloccare le superprovvigioni percepite dalle banche per le polizze legate a mutui immobiliari e a prestiti. La norma vieterà alle banche di essere ‘contemporaneamente beneficiarie e intermediarie delle polizze’”.

 (red)

 

 

13. Iran, oggi l’Onu vota le sanzioni. Teheran minaccia

Roma -

“L’ora delle sanzioni è finalmente arrivata e l’Iran si accorgerà presto che saranno ‘le più dure di sempre’. Alla vigilia del voto previsto oggi all’Onu Hillary Clinton può alzare la voce sicura che i numeri per riportare per la quarta volta alla sbarra gli ayatollah ci sono”. La cronaca di REPUBBLICA. “Ma il segretario di Stato americano dice anche che teme che ‘l’Iran proverà a trovare qualche altro trucchetto’ come ha sempre fatto ogni volta che il momento della verità si è avvicinato. Hillary sostiene che ‘l’unità ritrovata dalla comunità internazionale è davvero significativa’. Ma se è vero che il via finale è arrivato ieri dal premier russo Vladimir Putin da Istanbul, in apertura del vertice sulla sicurezza in Asia, è pure vero che proprio la Turchia di Recep Tayyp Erdogan dopo la crisi seguita alla strage delle navi pacifiste ha guidato fino alla fine il plotoncino di ‘ribelli’ comprensivo di Brasile e Libano. ‘La Russia dovrebbe fare attenzione a non schierarsi con i nemici dell’Iran’ ha tuonato Mahmud Ahmadinejad. È il sollito copione. Ma se la partita tra i Quindici del consiglio di sicurezza finirà davvero 12 a 3 come nei pronostici della vigilia lo scopriremo nelle prossime ore. L’accelerazione sulle sanzioni è comunque una vittoria degli Usa e di Barack Obama che aveva chiesto di chiudere entro questa primavera. Dice il ministro della Difesa Robert Gates che la strategia seguita è una ‘combinazione di diplomazia e pressioni’. Ma secondo l’Ap che per prima ha raccolto il testo le sanzioni sono sicuramente più dure di quelle circolate nella prima bozza ma non così forti da prevedere il tanto promesso embargo sul petrolio. I provvedimenti dell’Onu vieteranno all’Iran di intraprendere ‘ogni attività relativa alla possibilità di incrementare la capacità missilistica e nucleare’. Viene anche creata una commissione di otto esperti che raccoglierà informazione sugli eventuali progressi nucleari mentre entro 90 giorni l’Aiea dovrà stabilire se l’Iran ha sospeso i programmi di arricchimento. Gli ayatollah, come si sa, stanno invece proseguendo la costruzione di nuove centrifughe e secondo un rapporto sarebbero già in grado di costruire due atomiche. Nella lista nera ai 40 nomi di persone già segnalati ne è stato aggiunto solo uno: quello di Javad Rahiqi, 56 anni, il capo del centro nucleare di Isfahan. Nell’elenco ci sono anche due banche: quella Export Development Bank of Iran che ha maneggiato milioni di dollari finiti nelle spese militari e la First East Export Bank controllata dalla Banca Mellat già finita sotto accusa. Oltre a 23 compagnie impegnate negli appalti della difesa per la prima volta nel mirino dell’Onu finiscono le imprese controllate dai veri nuovi padroni dell’Iran. Si tratta di 15 aziende che si fanno risalire ai Guardiani nella Rivoluzione che già Hillary aveva definito "uno stato nello stato" che tiene in pugno i governanti iraniani: l’azienda più importante è la Kahatma al Anbbiya Costruction Headquarters che ha vinto commesse per milioni di dollari. Chiudono l’elenco tre compagnie di trasporto navale. Lo showdown all’Onu è previsto per oggi: una corsa per arrivare a promulgare le sanzioni alla vigilia della manifestazioni che l’opposizione ha già promesso per ricordare gli scontri dell’anno scorso dopo le elezioni farsa finite nel bagno di sangue. L’Occidente, almeno così, prova a battere un colpo”.

 (red)

 

 

14. Israele, la sinistra fa dietrofront sulle critiche?

Roma -

“Israele è una discussione primaria nel mondo odierno, è il pomo della discordia, il pretesto preferito per attaccare l’Occidente, la migliore arma di legittimazione della vecchia bandiera sovietica totalitaria della pace a strisce, è il tarlo che rode l’anima degli ebrei di sinistra che adorano la loro legittimazione narcisistico- diasporica che li esime dalla poco elegante vicenda di essere un popolo, anzi, una nazione; e soprattutto è la questione che dà agli antisemiti la possibilità di esprimersi sotto copertura e alle maggioranze automatiche dell’Onu quella di farsi forti”. Lo scrive Fiamma Nirenstein sul GIORNALE. “È anche il migliore degli stendardi rossi da sventolare davanti al toro islamista, come hanno fatto da Istanbul A h m a d inejad, che di nuovo ha promesso di cancellare Israele, Bashar Assad dalla Siria ed Erdogan, il presidente turco che sta costruendo una carriera islamista per il suo Paese sulla minaccia a Israele. Ma il troppo stroppia e l’immensa quantità di fango rovesciata in questi giorni su Israele ha nauseato anche BernardHenri Lévy, uno dei critici più attivi (è autore del documento detto Jcall della sinistra contro il governo israeliano, e ha subito criticato Israele dopo la vicenda della flottiglia) della politica israeliana: proprio su Haaretz, foglio pacifista e ipercritico, pur conservando le sue riserve sulla ‘stupidità’ dell’operazione e del governo Netanyahu, condanna la disinformazione e la criminalizzazione antisraeliana. Il mondo ci ripensa, e forse è anche perché la lenta presa di coscienza indebolisce la pressione, Israele si fa coraggio sulla questione della commissione. Gerusalemme ha molte buone ragioni perché Israele rifiuti una commissione internazionale che, secondo il Consiglio per i diritti umani dell’Onu (l’Italia ha votato contro), dovrebbe indagare sul comportamento dello Stato ebraico durante lo sfortunato arrembaggio alla nave Marmara. Il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner la trova una buona idea e per rafforzare il senso della commissione chiede che ne faccia parte la Turchia. Strano, dato il ruolo certo non neutro della Turchia nella vicenda e dato che Erdogan soffia sul fuoco e minaccia, insieme ad Ahmadinejad, di andare sulle coste di Gaza con le proprie navi, e addirittura personalmente”. “In genere - riprende Nirenstein -, le esperienze di Israele con le commissioni di inchiesta e in genere con le istituzioni dell’Onu sono disastrose: valga per tutti quella che, diretta dal giudice Goldstone, ha utilizzato solo fonti simpatetiche con i palestinesi per stilare un rapporto devastante sulla guerra di Gaza. Di fatto, esso proibisce a Israele di difendersi e cita solo i testimoniattivisti che chiamano ‘civili’ corpi armati e scudi umani di Hamas. Israele, che sa giudicarsi molto severamente da sola, come dimostra la commissione Winograd che fu spietata sulla guerra in Libano del 2006 e fece dimettere molti civili e militari, pianifica dunque al momento due commissioni di indagini indipendenti, anche se Netanyahu sta ancora aspettando l’approvazione americana per la seconda. In realtà col passare delle ore, via via che molti osservatori internazionali, la stampa, le tv, Bernard-Henri Lévy e compagni fanno il mea culpa , le circostanze della vicenda della Marmara sono sempre più chiare. Si critica, come molti fanno, la modalità militare dell’attacco, ma che la nave dei ‘pacifisti’ trasportasse dei ceffi armati appartenenti a un’organizzazione che ha fornito armi a Hamas, alla Jihad Islamica e anche ad Al Qaida e che fosse punteggiata di personaggi che volevano guadagnarsi il paradiso diventando shahid , è certo. Quello che non si riesce a chiarire bene invece è il ruolo della Turchia, che ha varato la flotta benché avvertita del pericolo che comportava; che sapeva chi fossero gli uomini dell’Ihh e che tuttavia ha lasciato che si imbarcassero in numero cospicuo senza check in da un porto diverso, che cavalca adesso la vicenda nel modo più plateale, usando Istanbul come piattaforma di lancio di operazioni bellicose. La Turchia agisce con foga in ogni campo: si è presa una reprimenda da Angela Merkel per essersi definita primo ministro dei turchi che vivono in Germania; ha fatto sollevare qualche sopracciglio quando di fatto ha cercato di salvare l’Iran dalle sanzioni offrendosi di arricchirne l’uranio; quando un’installazione di radar dentro la Turchia è crollata improvvisamente mentre la Nato avrebbe avuto bisogno di informazioni sulla Georgia, raggiunta dal radar. Di grande rilievo il fatto che Abu Mazen si sia recato personalmente da Erdogan per spiegargli che ciò che sta facendo avvantaggia Hamas contro il suo peggior nemico, Fatah. Un incendio come quello che la Turchia minaccia di voler appiccare ai danni di Israele può diffondersi anche a danno degli incendiari”.

 (red)

Il film: "The road"

Prima pagina 8 giugno 2010