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Spot Berlusconi per il turismo: Ciack 2

Dobbiamo ritirare alcune malignità ingiustificate sullo spot voluto dalla Brambilla per leccare l’ego del premier che ha così potuto commentare la “Magica Italia”. E per l’esattezza le nostre malignità erano riferite proprio alle immagini che scorrevano mentre pronunciava la suddetta suadente frase per convincere gli italiani a passare le vacanze in Italia: l’aver passato le immagini di un museo straniero, vaticano per l’esattezza, non è stato dovuto a ignoranza o a pegni da pagare oltre all’otto per mille, ma a causa di forza maggiore.

Il non usare musei nazionali è stata pura causa di forza di forza maggiore, null’altro. Nel paese dell’immagine, dove l’arte la si promuove a ma non la si tutela: i musei si inaugurano, magari addirittura due volte, ma poi restano chiusi al pubblico e quindi negli spot bisogna ripiegare su quelli esteri. Immagine, dare spazio alla voce suadente del Premier, questo fa il Ministro preposto, non pensa certo a rendere agibile il museo di Ercolano, inaugurato nel '77 e nel '93, ma ancora clamorosamente chiuso, con vetrine ancora imballate come a volerle tutelare al pari dei reperti, che finché stavano sotto le ceneri del Vesuvio erano più al sicuro.

Che importanza ha aprire quel museo? L’importante sarà riuscirlo a inaugurare per una terza volta, magari con banda municipale, nastro tricolore e tv del Presidente: volete mettere che effetto sui sondaggi, quasi come per lo spot? I visitatori, magari stranieri, invece, non darebbero altrettanto consenso, in urne o sondaggi, a chi fa la ruota del pavone su ricchezze che ha contribuito a distruggere fra incuria e scempi condonatori. Questa è l’Italia dello spot voluto dalla Brambilla: immagini patinate, mentre potremmo avere in quel museo ricchezze archeologiche della Roma imperiale come non ce ne sono in tutti i musei del mondo riuniti, grazie ad una immane tragedia che oggi farebbe gioire come non mai le “cricche” prossime alla protezione civile. Hanno riso per un terremoto, che in altre zone altrettanto sismiche non altererebbe la routine quotidiana degli abitanti, figuriamoci cosa non farebbero o riderebbero al telefono se oggi si ripetesse una delle maggiori catstrofi dell’antichità, ma per fortuna a quei tempi Roma era retta da uno dei suoi migliori imperatori, altra statura d’uomo che i secessionisti sapeva come trattarli.

Ercolano e Pompei, al momento della loro riscoperta,  hanno avuto un significato epocale per tutta la cultura europea e noi giriamo spot tenendo chiuso quello che potrebbe essere uno dei più visitati musei del mondo. Viene da dire meno male che Napoleone ha saccheggiato le nostre opere d’arte: almeno queste stanno al Louvre, uno dei più bei musei del mondo, a parte la discutibile ma funzionale piramide del faraone Mitterand, tutelate e coccolate come mai sarebbero da noi: dove si spendono soldi per gli spot, ma le opere d’arte restano nei magazzini, meglio se con infiltrazioni acqua.

Parigi, Londra, le grandi capitali hanno grandi musei, vere vetrine della nazione, a Roma nulla, manca il museo della capitale, e ce ne sarebbe di roba in questa nazione per riempirlo, lasciando al contempo ai musei periferici più ricchezze di tanti musei che sono il vanto nazionale per molti stati esteri. Un vero museo degno di una Capitale, anzi della Capitale, è forse chiedere troppo in questi tempi di crisi, dove investire nel turismo potrebbe portare ricchezza, ma non lo è certo chiedere di cambiare orari e investire in efficienza, anziché buttare risorse in spot celebrativi che non avranno alcun ritorno per i cittadini, e la loro unica invidiata eredità storico-culturale, di questo paese.

 

Ferdinando Menconi


Secondo i quotidiani del 13/07/2010

Declino e (in)cultura