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Denaro garantito? Mica tanto: non più di 100 mila euro

È più sicuro il materasso o una Banca? Oppure ancora altro?

Non è, o non dovrebbe essere, una novità assoluta almeno per i nostri lettori, ma il piano a tutela del risparmiatore (sic) di cui si è parlato giorni addietro in seguito al varo di una normativa europea da parte del Commissario Ue, è in realtà qualcosa di molto allarmante. O comunque in grado di poter far riflettere molti. Almeno quelli che abbiamo la voglia di leggere sul serio la realtà.

Il piano prevede delle garanzie, per chi ha del denaro depositato in qualche Banca, fino al massimo di 100 mila euro. In Italia attualmente la garanzia è di 103 mila euro, mentre a livello europeo era fino a poco tempo fa di appena 20 mila euro, quindi tale limite venne innalzato a 50 mila e sarà, appunto, di 100 mila euro entro la fine dell'anno.

Cosa significa? In parole molto semplici: se si ha un conto in banca, e tale Banca fallisce, il massimo di deposito garantito che si riuscirà ad avere indietro sarà di 100 mila euro. E l'eventuale somma in più depositata sul proprio conto? Svanita. Del resto, se ci si affida a una Banca per depositare e custodire il proprio denaro, nel momento in cui la Banca fallisce non è che si possa lagnarsi più di tanto, o no?

Il punto, ben oltre l'aspetto prettamente monetario, è comunque più sottile. E va messo a fuoco. Riguarda in generale il concetto di sicurezza, di futuro. Il denaro questo è, una promessa di futuro, per dirla alla Fini. Oltre al fatto che si tratta di carta, con sopra scritta una cifra, la quale ha valore unicamente perché è accettata come pagamento. Altrimenti non varrebbe nulla. Ora non è neanche più banconota, visto che si tratta unicamente di una cifra scritta in un software. Insomma, è tutto finché tale denaro è in circolazione ed è accettato, ed è letteralmente il nulla nel momento in cui decade come valore condiviso. 

Figuriamoci quanto possa valere se rappresentato da una cifra scritta in un conto corrente. Per di più, in un momento in cui veder fallire delle Banche è cosa che non rappresenta più un episodio da film dell'orrore quanto eventualità tutt'altro che remota. Siamo sull'orlo (e qualcuno lo ha già oltrepassato) del fallimento degli Stati interi vorrete che non possano fallire delle Banche? Certo, si può pensare, le grandi Banche non vengono lasciate fallire, ci sarà (come è già stato, nel caso) un intervento pubblico per non farle fallire. Il che equivale a dire - come accaduto a diversi istituti, per esempio negli Usa - che lo Stato stamperà moneta da dare alle Banche affinché esse non falliscano. In sostanza, per non far fallire le Banche e conservare il proprio denaro all'interno delle stesse, ci si tasserà (il denaro stampato dallo Stato è in pratica denaro dei cittadini) per continuare ad avere denaro in banca. Sistema diabolico: una vita per lavorare per mettere denaro in banca, e un'altra vita per lavorare ancora per ripagare lo Stato del denaro stampato al fine di non far fallire la Banca all'interno della quale abbiamo il denaro.

Ma se quanto detto è valido unicamente per chi ha denaro in banca, il punto pratico deve impegnare invece la riflessione di tutti.

Va da sé infatti, o così dovrebbe essere, in primo luogo prendere coscienza di questo fatto: il denaro eventualmente accumulato e depositato in banca è garantito fino a un tot. Non oltre. Se la Banca fallisce lo si perde. In secondo luogo, e il che è molto più sottile e interessante, bisognerebbe domandarsi cosa è, al giorno d'oggi, con le tempeste finanziarie ed economiche, il bene che ha realmente valore. 

Parliamo di bene fisico, naturalmente, per una volta almeno. Brutalmente: ha più valore una cifra scritta su un software di una Banca oppure, ad esempio, un terreno da qualche parte? Ha più valore un appartamento a un terzo piano di una palazzina nel centro di una grande città, con marciapiedi e cemento intorno, oppure un locale, seppure piccolo, ma con un giardino? Ha più valore una automobile, legata incontrovertibilmente a tasse, assicurazione e carburante, oppure una bicicletta legata unicamente alle proprie gambe?

Il punto è chiaro. Ma va affrontato meticolosamente. Ne parleremo sul mensile molto presto.

 

Valerio Lo Monaco

Secondo i quotidiani del 14/07/2010

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