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Il Film: Solomon Kane

Sarebbe facile liquidarlo con quella che sta diventando la triste tiritera di “a Hollywood non hanno più nuove idee per i blockbuster”, visto che il film è tratto da un fumetto a sua volta ispirato da un romanzo del creatore di Conan. Sarebbe facile ma falso. Certo Solomon Kane non è Conan, specie cinematograficamente, specie se si fa il parallelo con “Conan il barbaro”, il primo di un sequel altrimenti deludente (che ci auguriamo di poter trattare diffusamente sul mensile nei prossimi mesi) ma è un prodotto decisamente riuscito.

Anche andando a vedere il film con tutti i possibili pregiudizi da spocchiosi intellettuali, questo conquista subito: è uno dei migliori film del genere fantasy dell’ultimo periodo. Solomon Kane è un pirata, corsaro, mercenario, al servizio di sua maestà britannica nel 1600, uno fra i più crudeli e, militarmente, fra i più efficienti: guerriero più che soldato. Un guerriero che quando incontra l’emissario di Satana, che esige la sua anima, non piega il ginocchio, si ribella in armi con successo e poi cerca la redenzione cercando di diventare un “uomo di pace”.

“Uomo di pace”, una sorta di Ghandiano ante litteram, missione che gli riuscirebbe pure, nell’Inghilterra che comincia ad essere divorata dal dilagare del triste puritanesimo, solo che il satanico male irrompe violento sulla scena e Solomon scopre che la sua redenzione è ridiventare il guerriero che era. Qui è lo snodo del film, il messaggio, forse involontario, da cogliere: contro la violenza del “male” la risposta non è nella passività della “non violenza”, ma nell’essere più violenti e spietati del male stesso. Dimenticare i sofismi, cui soccombe anche l’Orwell di 1984, che dicono se usi i mezzi del “nemico” sei come il “nemico”, la differenza è nel “perché” si usa la violenza: sì il fine giustifica i mezzi, ma non va mai dimenticato qual era il fine di Machiavelli, mai.

Certo è più semplice scegliere bene e male in un film dove c’è il demonio e il dio suo contraltare, anche se c’è un meraviglioso passaggio sulla potenza degli Dei pagani (è solo un breve scambio di battute fra una guaritrice e il protagonista cui salva la vita ma la insulta) però è molto in un film destinato principalmente ad un pubblico puritano o comunque abramita. Nella vita, politica e sociale, di ogni giorno, invece, è più difficile scegliere dove sono bene e male o, ancor più, quando arriva il momento di insorgere in armi, vista anche l’ampia diffusione che ha avuto il mito castrante della non violenza, il miglior regalo che la sinistra, un tempo rivoluzionaria, potesse fare al potere: se Ghandi avesse operato nel XIX anziché nel XX secolo, con le propagande legate alle sue guerre mondiali soprattutto, non avrebbe cavato un ragno dal buco; immaginatevi la non violenza contro le legioni di Roma o immaginatevi un Churchill “non violento” contro Hitler.

Solomon Kane, e qui si riconosce la penna del suo creatore è un film che, scavando sotto gli effetti speciali, può aprire a interessanti riflessioni, anche se a costo di sembrare gente che vuole “sovvertere” - stando alla grammatica del “Presidente” - lo stato delle cose. Nasce, è vero, come un blockbuster, ma può aiutare ad aprire la mente e poi, cosa non secondaria per un film, è bello: giusta fotografia “gotica”, perfetta ambientazione di periodo storico giusto, magia presente ma non dominante e gran bei duelli. Un eccellente film di genere, insomma, in cui un plauso speciale va ai “cascatori”, in italiano “stuntmen”, troppo spesso dimenticati ma ancor più spesso determinanti per la buona riuscita di un film.

Solomon Kane, forse la migliore scelta cinematografica del momento, quando da noi è stanca mentre negli USA è alta stagione: grande spettacolo ad alto budget e buoni spunti di riflessione, e azione, per chi si vuole ribelle.

 

Ferdinando Menconi

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