Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

George Peppard, l’originale Hannibal Smith, soleva dire “adoro i piani ben riusciti” ma la trasposizione cinematografica della mitica seria “A-team” non lo è. Inevitabilmente non lo è, quelle atmosfere, e anche quelle ingenuità, delle serie tv anni 80 non sono più riproponibili, quello che manca è proprio il cuore, esattamente ciò che le rendeva così godibili.

A nulla servono gli effetti speciali di ultima generazione, quelli che hanno reso inguardabile il Charlie’s Angel cinematografico: non possono supplire alla simpatia dei personaggi. Anche se va detto, a suo onore, che questo “cineremake ci va con la mano leggera con gli effetti, per gli standard attuali comunque, e cerca di ricreare la simpateticità dei personaggi, l’operazione non riesce in pieno, ma almeno, stavolta il tentativo, c’è, e andare a vedere A-team in queste sere d’estate, in una sala ben climatizzata, non è una opzione sbagliata, ma non crediate di ritrovare i quattro eroi della tv di un quarto di secolo fa, per quello meglio andare su “FOX retro” della piattaforma SKY.

Un filmetto divertente per famiglie e adolescenti di oggi e di ieri, un “Blockbuster” più gradevole di altri ma che conferma la crescente crisi di creatività a Hollywood, che sempre più si rifà a temi già sfruttati: siano vecchie serie, remake o trasposizione di fumetti, nulla di nuovo dal fronte dei creativi da box office. Gli anni 80 sono, poi, la miniera più sfruttata: anni di indubbia creatività commerciale, ma per la creatività innovativa e profonda il decennio che li precedette resta insuperato. Ma fu proprio la seriosità di quel decennio a creare e motivare l’edonismo reganiano degli eighties.

 Da noi il revival eighties ha attecchito ancora di più, i 70 nostrani furono un decennio fondamentale ma che si macchiò di troppo sangue, divennero tetri e così la reazione degli 80 fu forte e la voglia di far esplodere la solarità fu soverchiante e vinse, sorretta all’inizio, dalla creatività residuale dei tardi 70. Il denaro che cominciava a ricircolare in gran quantità fece il resto. Anni da bere, anni ricchi, anni di mito che in questi anni di vacche sempre più magre sono diventati una moda che non tramonta.

Solo che ci si dimentica che, forse più che ricircolare, il denaro riciclava, che quella opulenza si fondava su debiti che stiamo ancora pagando e che si ampliano sempre di più, che la creatività da radio libera si trasformò in pianificazione da tv commerciale, che proprio in quel decennio cominciava ad inquinare gusti e coscienze, innescando una mentalità che è proprio quella che fa sì che vengano riproposte in chiave diversa le vecchie serie, ma allora c’era allora della spontaneità creativa, che però in sé aveva già il seme del prodotto costruito a tavolino: senz’anima, ma di sicuro successo.

Gli anni ottanta sono stati anni gai, da rimpiangere, ma se c’è rimpianto è proprio per il seme avvelenato che portavano in sé, i cupi anni che stiamo vivendo sono derivazione diretta di quel decennio, che se ebbe qualcosa di buono fu perché era contiguo ai 70, che sono anni troppo lontani da noi ormai, ma che dovrebbero loro essere il revival da seguire, conoscendone gli errori, per raddrizzare l’oggi, invece di farci continuare ad inebetire dai videocratici 80. Magari si potesse chiamare il vecchio A-team e vederlo risolvere i nostri problemi con i suoi brillanti escamotage da guerriglia contro le forze del male.

Ferdinando Menconi

No denaro no vita. Come siamo messi oggi

Secondo i quotidiani del 2 luglio 2010