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Ucci ucci, sento odore di pendolarucci

Cosa facevano i briganti? Si piazzavano nei luoghi di passaggio, fuori dalle città importanti, e derubavano quelli che ci volevano entrare. O quelli che ne uscivano. Le strade non erano molto numerose e le alternative scarseggiavano. Transitare per certi punti era una scelta pressoché obbligata, per i malcapitati viandanti, e i grassatori si regolavano di conseguenza. «In alto le mani!». Pum, pum. «O la borsa o la vita». Pam-pam. Per  i tapini, per lo più, non c’era scampo.

Altri tempi. E altri briganti. Quelli attuali non impugnano lo schioppo e non corrono nessun rischio. Il viandante, loro, lo depredano a norma di legge. Tipo lo Sceriffo di Nottingham. Tipo gli sgherri di un qualsiasi signorotto di stampo feudale. Vuoi passare di qua? Paga la gabella. E non ti lamentare. Non hai letto l’editto? Non hai sentito il banditore che lo annunciava? Affari tuoi. Noi lo abbiamo scritto e tu sei obbligato a rispettarlo. Vuoi entrare in città? Paghi. Vuoi uscire dalla città? Paghi. Più chiaro di così...

Il viandante, che nel frattempo si è trasformato in pendolare, non è molto contento. Di solito mica se l’è scelto lui, di abitare “fuori porta” (parecchio “fuori porta”, spesso) e di lavorare in città. O è originario della provincia, e viene a raccattare uno stipendio nel capoluogo perché dove vive non trova di meglio, oppure è addirittura un ex residente che ha dovuto fare fagotto e allontanarsi. Prendi Roma: i prezzi di vendita degli immobili sono schizzati alle stelle da anni e anni; gli affitti pure. Chi non può permettersi di spendere ogni mese dagli ottocento euro in su (parecchio più in su, spesso) per la rata del mutuo o per il canone di locazione, è costretto a levarsi di torno. Rifluendo, appunto, nell’hinterland. Dove quello che non paga in quattrini lo paga in tempo di trasferimento. Oppure sia in quattrini che in tempo, nel caso in cui i mezzi pubblici non siano adatti alle sue esigenze e debba utilizzare un veicolo privato, autovettura o furgone o camion che sia. Tot di benzina e tot di eventuale autostrada. Tot di pedaggio sulle tangenziali, come a Milano. 

Una logica alquanto curiosa, invero: siccome sei un poveraccio vivi fuori città; ma se vieni in città, quand’anche perché non puoi fare altrimenti, ti tratto da benestante. Vuoi entrare? Paghi. Vuoi uscire e tornare a casa tua? Paghi di nuovo. A Roma, in particolare, la situazione sta assumendo connotati grotteschi. Sul Grande Raccordo Anulare si continuerà a non spendere niente: altrimenti, assicura il sindaco Alemanno, provvederà egli stesso a salire in auto – o forse su un carro armato, magari messo a disposizione dall’ex camerata missino, e attuale ministro della Difesa, Ignazio La Russa – e ad abbattere di persona gli eventuali caselli. Agli ingressi autostradali del circondario, invece, si pagherà eccome. Il cittadino romano dell’estrema periferia, che magari prende l’autostrada per pochi chilometri e solo per non finire imbottigliato nel caos delle consolari, soggiace al balzello. Il suo collega meno decentrato la scampa. Il non cittadino romano, ma pur sempre cittadino dell’hinterland e quindi in predicato di diventare cittadino della decantatissima “città metropolitana”, che dovrebbe sostituire tutta la Provincia o buona parte di essa, paga pure lui. Pari pari, anche se fa il lavorante al McDonald’s o l’impiegatuccio chissà dove, come l’affermato professionista che abita lontano dal centro perché così gli aggrada. Per essere più vicino, ad esempio, al suo amato campo da golf, dove oramai si fa sempre più onore. O al porticciolo dove tiene ormeggiata la “barchetta”, su cui veleggia come l’indimenticato, e indomito, Gianni Agnelli. O al maneggio dove si diletta di cavalcare un buon purosangue, ritrovando la perduta armonia con la Natura.

In questo, bisogna riconoscere, l’odierno legislatore si palesa egualitario: prende al povero e al ricco senza fare distinzioni. Il povero, purtroppo, non lo capisce e non lo apprezza, presumibilmente perché è offuscato dalle ristrettezze economiche. Oppure perché non ha letto i maestri dell’iper liberismo. Oppure, ahimè, proprio perché è povero. E i poveri, si sa, non sono mica tanto svegli.

Ps Le prime reazioni di marca leghista, o similmente nord-ottusa, sono del genere: «E alùra? Qui da noi la tangenziale si paga già da quel dì! Adèss, finalmente, si pagherà anche a Roma (ladrona)». Bravi pirla, fratelli – o cugini – padani. Il ragionamento da fare è tutto il contrario. Il balzello è sbagliato ovunque. E ovunque, perciò, andrebbe rifiutato con la stessa durezza, quanto meno da parte di chi il pendolare lo fa per lavoro. Mica per hobby.

Federico Zamboni

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