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Legge Intercettazioni: altro che cambiamenti

Dunque pare che qualche cambiamento ci sarà. Le ultime notizie in merito alla legge sulle intercettazioni indicano l'introduzione di una "udienza filtro" nella quale, caso per caso, un gip, con accusa e difesa, decide cosa possa essere pubblicato dai media o meno.

Naturalmente si tratta di fuffa data in pasto ai cittadini che, tra mancanza d'ossigeno per le temperature elevate di questi giorni, e sfinimento fisico e psicologico, più che mettere a fuoco la situazione non vedono l'ora di andare in ferie. Almeno per quelli che abbiamo visto rispondere e commentare la cosa nei telegiornali di ieri sera.

Il punto è naturalmente un altro. E non riguarda la libertà o meno di pubblicare le intercettazioni: anche se questa è una battaglia che la stampa (quasi tutta) ha svolto e sta svolgendo, al di là di mere curiosità gossippare del nostro Paese (in grado di incrementare un po' le copie vendute dei quotidiani in asfissia da decenni) il vero punto importante di questo ddl non riguarda i giornali, ma l'ambito delle intercettazioni in sé. Ovvero la loro efficacia nello scoprire crimini. Efficacia che tale legge vuole spuntare.

Perché i cardini di questo ddl, rammentiamolo solo di passaggio, sono due: da una parte (quella minore) mettere il bavaglio a una informazione, che peraltro lo ha già indossato da sé da decenni; dall'altra parte (la maggiore) evitare proprio che con le intercettazioni vengano scoperti i crimini commessi da chi evidentemente ha timore di essere intercettato. I casi di questi giorni, e quelli dei passati mesi recenti, lo dimostrano.

Il fatto stesso che Alfano dichiari che questo è l'unico punto di compromesso possibile puzza di bruciato, converrete.

Ora, che sia un gip a stabilire le intercettazioni "rilevanti" da poter pubblicare o meno è una cosa ridicola. Come se un gip si potesse sostituire a un editore o a un giornalista. E su questo aspetto ridicolo, media e politica, stanno costruendo la notizia di questi giorni, la lotta interna al Pdl, il balletto dell'opposizione, le dichiarazioni di Fini soddisfatto (di cosa?) il rinvio sì o il rinvio no.

Mancando naturalmente di specificare che il punto chiave di questo ddl, quello investigativo, ovvero legato alla giustizia, non è stato minimamente modificato.

Ultima cosa: non si capisce il gioco delle tre carte delle forze di governo - o forse si capisce benissimo... - nel sentire le dichiarazioni dei vari esponenti. Perché se da una parte molti del Pdl gridano allo scandalo (addirittura Berlusconi dichiara che così facendo si stravolge la legge e l'Italia arretra nella classifica dei paesi civili...) non si capisce allora il motivo per il quale viene visto come fumo negli occhi il rinvio a settembre della legge stesse.

Insomma delle due l'una. Se la legge, così modificata, non piace al governo che la ha ideata, perché lo stesso governo, in ogni caso, vuole votarla il prima possibile? E ancora: non sarà forse che queste modifiche (come noi sosteniamo) non cambiano la natura dei fatti e la legge (malgrado le dichiarazioni di circostanza del premier) a lor signori va comunque benissimo così?

 

Valerio Lo Monaco

Prima pagina 21 luglio 2010

Intervista: a 21 anni (quasi) senza speranza