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L’estate indiana della RAI

Quando arriva l’estate le emittenti televisive, dando per scontato il ribasso dell’audience, raschiano il fondo del barile propinando format di seconda scelta, che fanno schifo come quelli di successo, o riproponendo repliche a tutto spiano, ma l’assenza di ansia da prestazione auditel può anche avere aspetti positivi, facendo sì che possa far capolino nel palinsesto qualche acuto di qualità e innovazione.

La sorpresa in questi giorni di caldo tropicale la fa la RAI che, quando non è impegnata a suicidarsi a favore delle TV del Presidente, ogni tanto si ricorda che è in grado di svolgere degnamente il suo ruolo di servizio pubblico e così giustifica parte del canone digitalmente estorto trasmettendo, di sabato e in “prime time”, un ciclo di film “Bollywoodiani”. La “B” non è un refuso, proprio di “Bollywood” si tratta: la RAI esce dagli schemi commerciali statunitensi e propone un’interessante rassegna di film indiani.

L’interesse del ciclo va oltre quello di soddisfare una ristretta nicchia di cinefili, ma arriva ad offrire una interessante chiave di lettura della realtà indiana contemporanea, perché se il cinema non è l’esatta rappresentazione della realtà è però specchio della società che rappresenta. L’India è passata in pochi anni da emblema del sottosviluppo a potenza prepotentemente emergente, forse l’unica in grado di competere con la Cina, dando vita ad una società densa di contraddizioni, dove tradizione e modernità si incontrano e si scontrano, diventando un oggetto forse più misterioso dell’India di Salgari.

Una realtà, quella dell’India, che è opportuno conoscere e sulla quale giornalisti, saggisti, sociologi si sono sbizzarriti pubblicando il pubblicabile, ma spesso i film, al pari delle opere di narrativa, possono spiegare meglio di mille trattati la realtà che raccontano, quindi è un’occasione da non perdere per chi voglia entrare in contatto con l’evolversi della più “grande democrazia del mondo”.

Il “35 millimetri”, se non è il modo migliore, è senza dubbio il più economico per cominciare a conoscere l’India. Certo recarsi sul posto forse sarebbe il miglior modo per conoscere il subcontinente, ma, oltre a non essere alla portata di tutti, non è detto lo sia: spesso chi viaggia ha i suoi pregiudizi e vede solo quello vuole vedere, e se non lo trova lascia che la conoscenza sia sopraffatta dalla delusione, magari in questo senso il ciclo proposto dalla RAI può essere propedeutico per chi abbia intenzione di andare a conoscere direttamente quel paese.

Per una volta dobbiamo esprimere apprezzamento per l’operazione della RAI dunque, e non solo da un punto di vista esclusivamente cinematografico, anche film mediocri sono in programmazione e non solo le perle che la vivacissima cinematografia indiana ha saputo produrre, ma anche, se non soprattutto, questi film mediocri possono aprire una finestra sulla società indiana contemporanea. 

Peccato solo che l’estate indiana della la RAI durerà poco e tornerà presto l’autunno dei format, magari Endemol, e delle più trite fiction, specchio invece di una società decadente e non emergente come quella indiana.

 

Ferdinando Menconi

Secondo i quotidiani del 21/07/2010

Prima pagina 20 luglio 2010