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NO all'acqua privata? Parte la contro-manifestazione Pdl...

Nel momento in cui a piazza Navona durante la manifestazione contro la privatizzazione dell'acqua si posava l'ultima scatola rappresentativa delle scatole di firme - ben 1.400.000 - presentate alla Corte di Cassazione per un referendum in proposito, Cazzola, Della Vedova, Gozi, Iannamorelli e Falasca presentavano il loro comitato anti-referendum dal titolo quanto meno "fanciullesco": "AcquaLiberAtutti". Due parlamentari del Pdl e due del PD, tanto per non farci mancare nulla. 

La prima motivazione di "AcquaLiberAtutti" è che "nessuna legge, in Italia, ha privatizzato l'acqua". Ci mancherebbe che in un Paese comunitario, dove il Parlamento europeo ha dichiarato che "essendo l’acqua un bene comune dell’umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata alle norme del mercato interno" si possa legiferare in questo modo. Eppure, secondo la Legge Ronchi, entro il 30 giugno 2013 gli enti pubblici non dovranno essere presenti nella gestione dei "servizi pubblici essenziali" - tra cui, appunto, l'acqua - per più del 39%, lasciando dunque la maggioranza ai privati. 

La seconda motivazione è che "i referendum negano la necessaria separazione delle funzioni di indirizzo, governo, controllo da quelle gestionali". Appunto: con la privatizzazione alle società private verrà ceduta la gestione delle tubature, degli impianti di depurazione e di tutti gli apparati idrici, come anche la fatturazione delle bollette. Queste ultime sono invece una delle ragioni più comprensibili di chi di questa privatizzazione non vuole saperne: è vero che la tariffazione sarebbe stabilita dall'autorità pubblica ma, essendo stato fissata l'adeguata remunerazione del capitale al 7%, è il gestore a determinarla, stabilendo la quota capitale (quanto ha speso tra gestione e investimenti). Inoltre da quando la corsa alla privatizzazione è iniziata - nemmeno un anno - già sono fioccate segnalazioni di abusi e casi quantomeno controversi in merito. Un esempio su tutti è quello di Frosinone: l'ACEA ATO5 s.p.a.  (privato che gestisce l'acqua nella città) ha applicato alla tariffazione dell'acqua un aumento del 20% ritenuto illegittimo dalla stessa Commissione di vigilanza del ministero dell'Ambiente.

Una delle ragioni più forti addotte da chi invece questa privatizzazione la vuole sarebbe lo stato tremendo della gestione dell'acqua in Italia. Il 30% dell'acqua immessa nelle tubature si disperderebbe prima di arrivare nelle case a causa del cattivo stato delle tubature e della mancanza di investimenti nel settore. Ma la fiducia nel privato viene da non si sa quale convinzione che questo abbia voglia di impiegare risorse nel risanamento delle opere idriche. Il che non è affatto detto. L'esperienza della privatizzazione in Italia è di segno contrario a questo: Autostrade spa, tanto per citarne una, continua a aumentare le tariffe di pedaggio senza migliorare e costruire nuove strade nella misura nella quale invece dovrebbe. D'altra parte il fine del privato è il proprio utile economico, non l'utilità dei cittadini.

Gli stessi cittadini che, considerando l'acqua - e la sua gestione - un bene pubblico, e quindi non passibile di essere sottoposto alle regole del mercato né ai capricci e agli interessi dei privati, sperano che il governo, dato il numero incredibile di firme raccolte, ascolti quello che hanno da dire e avvii una moratoria degli affidamenti dei servizi idrici fino allo svolgimento del referendum che, a questo punto, ci sarà. 

Ma i referendum in questo Paese, nella remota possibilità che raggiungano il quorum, si sa già che rimangono spesso inascoltati. È palese: altrimenti non si capisce che ci faccia in questi giorni a Washington la Prestigiacomo, a nostre spese, a parlare di nucleare.

 

Sara Santolini

 

*http://noreferendumacqua.wordpress.com/

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Prima pagina 21 luglio 2010