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Repressione del fumo: ma non staremo esagerando?

Che il fumare sia una cattiva, per quanto piacevole, abitudine per la salute siamo tutti d’accordo, fumatori e non, e che si debba dissuadere dall’iniziarsi al vizio, (ma allora ci vorrebbero campagne meno irritanti di quella di Pozzetto) nonché, soprattutto, tutelare chi non fuma, è convincimento comune. Anche se la legge Sirchia pare un po’ troppo restrittiva, non tanto nella parte in qui “banna” il fumo, ma nei requisiti delle zone fumatori rendendole quasi impraticabili per i gestori dei locali.

La citata legge del moralizzatore Sirchia prevede, fra l’altro, anche il raddoppio della sanzione se si fuma, laddove vietato, in presenza di donne incinta, e non è cosa sbagliata, solo che arrivare, come è stato proposto da Claudio Giorlandino, ginecologo e presidente della Società italiana di diagnosi prenatale e medicina materno fetale (Sidip), a multare le donne incinta che fumino va troppo oltre.

Certo una donna in gravidanza non dovrebbe fumare, molti effetti nocivi sono provati, altri solo supposti ma dati per scontati, ed andrebbe convinta a non farlo, però da qui a multarla ce ne passa. L’intromissione nel privato è enorme, ed anche l’applicabilità è dubbia: avranno gli ispettori diritto a fare irruzioni a sorpresa nei domicili delle donne in dolce attesa? La base giuridica della punibilità della gestante si baserebbe, poi, sul fatto che il feto è non fumatore e che quindi ha diritto alla salute.

Funzionerebbe anche, solo che andrebbe specificato che questo diritto viene a maturarsi in capo al feto solo allo scadere del novantesimo giorno dalla data del concepimento, visto che prima può benissimo essere abortito. Non vogliamo qui aprire dibattiti e polemiche sull’aborto, ma evidenziare alcune possibili contraddizioni dei provvedimenti proposti: una gestante al secondo mese potrebbe essere multata per lesa salute del feto anche nel caso la contestazione avvenisse mentre si sta recando ad abortire. Tutela di diritto ad essere abortito sano insomma.

Una situazione che ha del ridicolo nella sua drammaticità, ma dopo i 90 giorni acquisirebbe di nuovo una certa coerenza, anche se andrebbe multato pure chi fuma in casa della fumatrice consenziente. E poi perché solo il fumo? Certo quello è il vizio assoluto, quello contro cui ciecamente scagliarsi, ma anche una dieta sbagliata fa male al feto, per tacere del bere, probabilmente andrebbero previste tabelle stile bar per commisurare la sanzione alla quantità di alcol assunta dalla gestante. Multe per le donne che fumano, bevono e mangiano male. L’assunzione di farmaci, meglio se psico, non dovrebbe però essere toccata, quelli aiutano il suo equilibrio psicologico, il termine “equilibrio mentale” è assolutamente fuori luogo però.

Fumare è pessimo per una donna incinta, siamo d’accordo, ma questa continua ridicola ossessiva penetrazione legale nel quotidiano di ogni cittadino è una china pericolosissima, rischiamo veramente di vedere diete obbligatorie e non solo per le donne incinta: non più diritto alla salute ma dovere alla salute.

Cosa accadrà domani? Limiti settimanali di assunzione di carni rosse e di alcol, anche se non si guida? Mentre il guidare avendo assunto farmaci che alterano le capacità reattive o con stati febbrili sensibili resterà senza sanzione. Giusto reprimere l’ebbrezza alla guida, ma questa non dovrebbe essere sanzionata perché bere è male quanto perché si mettono a repentaglio gli altri e questo avviene anche in molti altri casi che la legge non prevede. E un bel febbrone rientra fra questi. Non si dica che uno che sta male deve poter recarsi al lavoro, uno che sta male non ha il diritto di guidare: ha il diritto di curarsi nel suo letto.

Il buon senso, ma pare essere anch’esso divenuto un vizio da reprimere, vorrebbe che la gestante fumatrice debba essere informata sui rischi del comportamento e che abbia anche diritto ad una bella lavata di capo da parte del suo ginecologo, ma il multarla rasenta il ridicolo e l’emanazione di leggi in tal senso aprirebbe una ulteriore breccia nella pervasività dei terzi e dello Stato nelle nostre vite per imporci il comportamento unico obbligatorio, quando invece vorremmo vivere la nostra vita alla nostra maniera. Poco importa se il modo è “socialmente” sbagliato, ma è la nostra vita e finché non danneggia quella degli altri abbiamo diritto a viverla alla nostra maniera.

 

Ferdinando Menconi

Secondo i quotidiani del 23/07/2010

Prima pagina 22 luglio 2010