Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Secondo i quotidiani del 23/07/2010

1. Le prime pagine

Roma - CORRIERE DELLA SERA – Editoriale di Giovanni Bianconi: “Troppi segreti poche verità”. “Scontro sulla Fiat in Serbia”. In un riquadro: “Senza aiuti conta il mercato”. Fotonotizia: “Ritorno in Cina dove vola il cigno nero”. A centropagina: “Tremonti: il no delle regioni? Scenderanno dai grattacieli”. In un riquadro: “I giudici: Ciancimino vuole il tesoro del padre”. In basso: “Il web e il passato che non passa mai”. “Un ubriaco alla guida: uccide ragazza in bici”.

REPUBBLICA – Editoriale di Ezio Mauro: “La centrale del fango”. “Intercettazioni, la norma salva-P3”. In un riquadro: “L’Aja: Kosovo indipendente. Pristina esulta, l’ira di Belgrado”. “L’invidia di Obama per l’Inghilterra di Cameron”. A centropagina: “La Fiat va in Serbia si riapre lo scontro”. In basso: “I cinquemila ristoranti della mafia”.

LA STAMPA – Editoriale di Luigi La Spina: “Un paese senza politica industriale”. “Il governo: un tavolo sulla Fiat”. In un riquadro: “Urso: ora è importante riuscire a evitare strappi”. “Sul tedesco l’inutile guerra all’Alto Adige”. A centropagina fotocolor: “La montagna infernale sconfitta da un abbraccio”. “Intercettazioni, primo sì anche con voti di Pd e Udc”. “Manovra, no dagli enti locali. Tremonti: verranno a trattare”.

IL GIORNALE – “I tradimenti di Fini annunciati dalla Fallaci”. “I giudici vergogna beffati anche dal boss ‘eccitato’”. “Non solo politici, i disonesti sono ovunque”. “Sono i sindacati a portare all’estero la Fiat”. In basso: “I dubbi degli islamici: in paradiso si fa sesso?”. “Nord e Sud: così i vip si dividono la Sardegna”.

IL TEMPO – “Il partito di Roma c’è”. A centropagina fotocolor: “Ora è il Cav che vuole il divorzio”. In basso: “Belle e veraci: ‘Er calippo e a bira’”.

L’UNITA’ – “Meglio non sapere”. In basso: “Stuprata ma il governo non risarcisce”. “Fiat, protesta bipartisan: ‘Riaprire subito il tavolo’”.

LIBERO – Editoriale di Mario Mastrigli: “Chi racconta tutti i guai del Cav gliene evita altri”. “Caccia alle toghe azzurre”. Fotocolor: “Nel 2011 il premier 2. Ma è solo un aereo”. A centropagina: “‘Non distinguo più Fini e Bersani’”. In un riquadro: “Lega, attenta al Nord è più leghista di te”. IN basso: “Sempre ubriaco, falcia 4 ragazzi. Lui: ‘Può succedere’. Solo in Italia”. “Il peccatore Mel Gibson usato per crocifiggere ancora Gesù”.

IL MESSAGGERO – “Fiat in Serbia, no del governo”. “Europa e Usa, la crisi è una pallina da ping pong”. Fotocolor: “Adriano: ero depresso, ora voglio vincere tutto”. A centropagina: “Intercettabili anche gli onorevoli”. In un riquadro: “Carboni e Lele Mora in affari per i casinò”. In basso: “Santoro e Dandini in video a settembre. Masi insiste: dovranno trattare con me”. “‘Na bira’, due ragazze e un gelato: ecco il tormentone dell’estate”.

IL SOLE 24 ORE – Editoriale di Michele Ainis: “I mille virus che vogliono attaccare la Costituzione”. “Federalismo al primo passo”. Fotocolor: “Kosovo in festa. Per la corte Onu l’indipendenza è legittima”. A centropagina: “Stress test e trimestrali ridanno fiducia ai mercati”. “Il governo in campo sulla Fiat in Serbia: aprire subito un tavolo”. (red)

 

 

2. Fiat in Serbia, il governo: riaprire il tavolo

Roma -

“Si è aperto un altro fronte per la Fiat, proprio nel cuore dell’impero, a Torino Mirafiori, dove la tensione sta salendo dopo l’annuncio a sorpresa dell’azienda sul dirottamento in Serbia degli investimenti destinati alla produzione della nuova L-0, la monovolume che sostituirà Musa, Multipla e Palio – scrive il CORRIERE DELLA SERA -. Il ‘problema’. Non è tanto una questione di costi, ma di affidabilità. ‘Se non ci fosse stato il problema Pomigliano l’avremmo prodotta in Italia’, ha spiegato l’amministratore delegato Sergio Marchionne. Le proteste. Sindacati, governo e opposizione hanno fatto quadrato attorno a Mirafiori. Il ministro Maurizio Sacconi ha chiesto l’apertura di un tavolo di trattativa, seguito dal segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, preoccupato per ‘la dispersione delle risorse industriali’. Anche la Cisl non ha gradito l’improvviso dietrofront. E il leghista Cota sottolinea che ‘Mirafiori non è Pomigliano’. La mina Pomigliano è stata (quasi) disinnescata. Per Termini Imerese c’è un tavolo in corso e alcune possibili soluzioni. Adesso però si è aperto un altro fronte per la Fiat, proprio nel cuore dell’impero, aMirafiori, dove la tensione sta salendo dopo che a sorpresa il Lingotto ha annunciato il dirottamento in Serbia degli investimenti destinati alla produzione della nuova L-0, la monovolume che sostituirà Musa, Multipla e Palio, prodotte nella fabbrica torinese. Così, il giorno dopo il via libera al piano di scissione della Fiat e il ritorno all’utile, che ha fatto guadagnare ieri in Borsa un altro 2 per cento ai titoli del gruppo, sull’asse Roma-Torino è iniziata una nuova partita. In cui governo, opposizione e sindacati si sono schierati sulla stessa linea a difesa di Mirafiori. Il cambio di programma non è tanto una questione di costi ma di affidabilità. ‘Se non ci fosse stato il problema Pomigliano l'avremmo prodotta in Italia’ ha spiegato Sergio Marchionne, ‘ci fosse stata la serietà da parte del sindacato, il riconoscimento dell'importanza del progetto, del lavoro che stiamo facendo e degli obiettivi da raggiungere con la certezza che abbiamo in Serbia, la L-0 l'avremmo prodotta a Mirafiori’. Ma i piani ora sono cambiati. A Mirafiori erano sicuri che i 350 milioni stanziati dalla Fiat per il nuovo modello sarebbero arrivati presto. E invece prenderanno la strada di Kragujevac. Strada che però sta diventando ora dopo ora sempre più impervia. Sindacati, governo, opposizione, hanno fatto quadrato attorno a Mirafiori. Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi ha chiesto subito l’apertura di un tavolo, seguito a ruota dal leader del Pd, Pier Luigi Bersani preoccupato per ‘la dispersione delle risorse industriali del nostro Paese’”.

“Andrea Ronchi, responsabile del dicastero per le Politiche europee, ha assicurato che ‘se questa ipotesi dovesse concretizzarsi, la nostra opposizione sarebbe fermissima’, auspicando tuttavia che quella di Marchionne sia solo una ‘boutade estiva o un modo per forzare la mano’. Sacconi non crede sia così e ha chiesto di riaprire ‘quanto prima un tavolo tra le parti per discutere l'insieme del progetto Fabbrica Italia, quel progetto che vuole realizzare investimenti nel nostro Paese se accompagnati da una piena autorizzazione degli impianti secondo il modello già concordato a Pomigliano’. Per il ministro del Welfare quella della Fiat non può essere una scelta irreversibile: ‘Io credo — ha spiegato — che ci sia modo di saturare i nostri impianti alla luce dei buoni risultati che il gruppo sta conseguendo negli ambiziosi progetti che si è dato’. Ma i sindacati devono fare la loro parte, ‘occorrono relazioni industriali cooperative perché invece le attività che in qualche modo fermano la produzione non incoraggiano questi investimenti’. In questo clima non è semplice. Per la Cgil è l’ennesima ‘ritorsione nei confronti del sindacato e dei lavoratori’. Anche la Cisl non ha gradito il dietrofront. Il leader Raffaele Bonanni vuole che ‘Marchionne fermi le bocce, faccia luce sugli investimenti dell'azienda e avvii una discussione aperta col sindacato, per tutti gli stabilimenti del Lingotto’. E in serata è scesa in campo anche Emma Marcegaglia. Il presidente di Confindustria incontrerà Marchionne ‘nei prossimi giorni’ ma non si è voluta sbilanciare: ‘Ci confronteremo un pò in generale’. Torino è sotto shock. Sarebbe ‘davvero paradossale — per il sindaco Sergio Chiamparino — se fossero i lavoratori e la città a pagare le conseguenze della vicenda Pomigliano’ e ha promesso che difenderà ‘in tutti i modi il diritto dei torinesi a vedere rispettati gli impegni della Fiat sul futuro della città’ – conclude il CORRIERE -. ‘A Mirafiori esiste una realtà diversa da Pomigliano— ha aggiunto il governatore del Piemonte, Roberto Cota —. Voglio incontrare il più presto possibile Marchionne e se occorre sollecitare una presa di coscienza da parte di tutti su quanto sia necessario difendere il lavoro senza arroccarsi su posizioni ideologiche, farò senza dubbio la mia parte nell'interesse del Piemonte’”.

 (red)

 

 

3. Fiat in Serbia, Urso: L'importante ora è evitare strappi

Roma -

“‘Vorrei lanciare un appello a Marchionne: restiamo uniti, evitiamo strappi, ‘Fabbrica Italia’ è progetto larghissimamente condiviso. Non mettiamo in difficoltà i sindacati responsabili, non diamo fiato agli estremisti’. Parla Adolfo Urso, viceministro del Commercio estero, un po’ sconcertato per l’annuncio dell’ad Fiat, proprio il giorno in cui vengono diffusi i dati secondo cui gli investimenti esteri in Italia sono passati da 17 a quasi 31 miliardi di dollari, mentre quelli italiani all’estero sono rimasti stabili a quota 43 miliardi – riporta LA STAMPA -. Viceministro Urso, un dato positivo, ma una notizia che non le piace proprio. ‘I dati Unctad sono buoni: l’Italia è l’unico tra i paesi avanzati che segna un raddoppio dei flussi di investimenti in ingresso. Una performance straordinaria: nel peggiore anno che si ricordi per l’economia le imprese italiane hanno continuato a cogliere opportunità nei paesi emergenti. Un grande segno di vitalità del nostro sistema produttivo e sociale, anche grazie a Fiat’. Ma l’annuncio sul trasferimento del progretto L0 da Mirafiori non l’ha certo preso bene... ‘È una cosa che ha colto tutti di sorpresa. Mirafiori è il cuore del sistema Fiat, senza quella fabbrica nemmeno il nome Fiat ha ragion d’essere. È sorprendente che senza nessun preavviso si contraddica quanto l’azienda aveva concordato a Palazzo Chigi. Un tavolo che evidentemente dev’essere riconvocato per capire ed agire, noi ci auguriamo insieme. Stupiscono ancor di più delle modalità le motivazioni che sono state addotte, che francamente sono sconcertanti e controproducenti’. Marchionne parla di sindacati poco seri e cita il caso di Pomigliano. ‘Non si può fare di tutta l’erba un fascio. Ci sembra sbagliato mettere in difficoltà proprio quei sindacati che hanno contribuito in modo responsabile alle scelte che hanno determinato il salvataggio di Pomigliano. A Marchionne vorrei chiedere che cosa c’entra mai Pomigliano con Mirafiori! A Pomigliano si è fatto un referendum, e con la mobilitazione dei sindacati più responsabili alla fine ha vinto il buonsenso. La Fiat giustamente ha deciso di mantenere gli impegni presi, investendo 720 milioni per produrre la Panda, ovviamente a condizioni lavorative molto dure ma necessarie per garantire la produzione. Dire che la decisione su Mirafiori nasce dal fatto che una parte del sindacato si è schierato contro quel progetto, non fa altro che dare fiato agli estremisti’”.

“E che cosa propone, allora? ‘Di riconvocare, appunto, il tavolo a Palazzo Chigi per discutere in maniera seria di come si possa garantire fino in fondo il progetto Fabbrica Italia, compreso questo modello L0, così importante’. Insomma, chiede a Marchionne di ripensarci – conclude LA STAMPA -. ‘Certo: sulla scommessa di Pomigliano molti hanno messo la faccia, e non ci sembra opportuno che Mirafiori paghi perché qualcuno in Campania ha cercato di fermare un progetto, senza peraltro riuscirci. Questo senza togliere nulla al progetto internazionale della Fiat che deve andare avanti, anche in Serbia, tanto più guardando al mercato dell’Europa Orientale. Non cambia il giudizio positivo, Fabbrica Italia è il fondamento di tutto, e infatti prevede un aumento della produzione in Italia. Ci auguriamo che Marchionne abbandoni questa scelta, non annunciata, non condivisa, che ha sorpreso perfino la Confindustria. Una linea che si ritorce contro tutti coloro - la maggioranza - che hanno lavorato perché passasse il progetto di Pomigliano. In un contesto che tutti riteniamo necessario di internazionalizzazione della Fiat, anche in Serbia, come in Brasile, o negli Stati Uniti’”.

 (red)

 

4. Berlusconi al Pdl: restiamo uniti

Roma -

“L’appello alla coesione arriva tramite una lettera sul web, indirizzata al sito forzasilvio.it e anticipata, tra le polemiche, dal sito del Tg1 – riporta LA STAMPA -. ‘Sono riprese contro il governo e contro il Pdl furibonde campagne mediatiche’, accusa il premier Berlusconi: lui, ricorda, ha ‘ripreso in mano la situazione e sto lavorando con il consueto impegno’, ma siccome ‘i nostri avversari sono maestri nelle chiacchiere e nelle falsità’ e cercano di ‘oscurare il tanto di buono che abbiamo fatto’, occorre restare ‘uniti’, ritrovarsi in un Pdl ‘coeso tra leader, dirigenti e popolo’. Per aiutare a diffondere il verbo, ‘contro le calunnie e le campagne mediatiche’, voilà l’”Operazione memoria”, un dépliant, il primo di una serie, che riassume le cose fatte dal governo, da distribuire da settembre in tutte le feste di centrodestra, ‘nelle Feste della Libertà, a Gubbio, ad Atreju, alla Summer school di Magna Carta, ai banchetti dei Promotori della Libertà, ovunque sia possibile’, incluso ‘i tuoi amici in Internet’, chiede il premier. ‘La forza del nostro stare insieme è nella moralità del fare. Proprio per questo cercano di toglierci l'orgoglio di essere nel Popolo della Libertà’, galvanizza i suoi militanti, ‘coprendo con un mare di fango e calunnie il nostro movimento e il nostro governo’. L’accorato richiamo all’unità non fa in tempo a essere diffuso dal sito del Tg1 che arrivano le reazioni. Alle dichiarazioni del Cavaliere, certo: ‘Berlusconi è inutile che si lamenti con la stampa, si deve lamentare solo con se stesso e con i propri parlamentari’, giudica il leader dell’Udc Casini; ‘Sono sue le chiacchiere: meno tasse per tutti è una chiacchiera o no?’, aggiunge il segretario del Pd Pierluigi Bersani. Ma la polemica investe anche il direttore del Tg1 Minzolini, per aver messo in homepage il messaggio: ‘Un Tg pagato coi soldi dei cittadini megafono di Berlusconi’, strilla Pancho Pardi dell’Idv, e d’accordo con lui sono alcuni del Pd e il Pdci. Replica Minzolini: ‘Follia polemizzare se una qualunque testata giornalistica riesce ad avere una notizia prima degli altri’”.

“Attacchi al Tg1 a parte, resta il tentativo del premier di serrare i ranghi e coprire le crepe sempre più evidenti nel suo partito. Mercoledì sera, in una cena con alcuni parlamentari (che gli hanno regalato un piccolo timone d’oro con la dedica “Quando il timone è nelle tue mani la rotta è sempre sicura”), ha raccontato di voler passare agosto a lavorare per il partito, rilanciarlo e radicarlo meglio. Nel pomeriggio di ieri, poi, c’è stato un summit con i vertici del Pdl: all’uscita, Berlusconi dichiara ottimista ai giornalisti a cui mostra un mosaico che ritrae lui e mamma Rosa: ‘Tutto bene, tutto a posto’. Meno male che va tutto bene, perché se ci fossero frizioni chissà cosa si direbbero. Ieri mattina, ospite a La7, il finiano Italo Bocchino giudica con queste felpate parole il partito di cui fa parte: ‘Non esiste, nel mondo occidentale, un altro partito come il Pdl che non ha sedi, circoli, segretari di sezione, consiglieri regionali eletti dalla base. Esiste in Sud America e in alcuni Paesi asiatici’. Rispondono piccati alcuni colleghi di partito. E il capogruppo Fabrizio Cicchitto fa sapere che, nel vertice, si sono ‘rilevate negativamente’ le dichiarazioni dei giorni scorsi sulla mafia dell’altro finiano più battagliero, Fabio Granata – conclude LA STAMPA -, notizia confermata dal ministro La Russa, ‘qualche parlamentare forse è andato oltre le righe’. ‘Sorprendente che anziché occuparsi della questione morale, stigmatizzino la mia posizione’, risponde a tono Granata. ‘Per quanto tempo andremo avanti così?’, si interroga Bersani. Che invoca una soluzione: un ‘passaggio di transizione’”.

 (red)

 

5. Manovra, Tremonti alle Regioni: Scendano dai grattacieli

Roma - “‘Alla fine scenderanno dai grattacieli e torneranno al tavolo’. Con questa battuta il ministro dell’Economia Giulio Tremonti liquida il parere negativo espresso da governatori e sindaci sulla manovra correttiva ritenuta ‘insostenibile per le ricadute sui bilanci’ – scrive il CORRIERE DELLA SERA -. Tremonti si mostra, insomma, convinto che le stesse Regioni si ripresenteranno al tavolo del governo per discutere sul federalismo fiscale. ‘Anche il sindaco di Torino e presidente dell’Anci, Sergio Chiamparino — argomenta in proposito il ministro durante una conferenza stampa a palazzo Chigi per illustrare il secondo decreto attuativo del federalismo fiscale — ha detto che era negativa. Ma poi si è seduto al tavolo per trattare. Mica possiamo pensare che il giudizio diventi positivo. Il parere delle Regioni resterà negativo, ma poi pensiamo che verranno al tavolo e parleremo. Sono un po’ più lontani ma il clima è buono’. Tremonti non appare particolarmente preoccupato per la bocciatura, decisione che del resto era nell’aria da tempo e che ieri è stata formalizzata. La contestazione riguarda i minori trasferimenti agli enti locali che ammontano a 6,3 miliardi di euro nel 2011, 8,5 nel 2012 e 8,5 nel 2013. Alle Regioni saranno tagliati 4 miliardi nel 2011 e 4,5 a partire dal 2012. L’ipotesi su cui lavora il governo è quella di compensare i minori trasferimenti con una maggiore autonomia impositiva che il federalismo consentirà alle Regioni. Il percorso, lo ammette lo stesso Tremonti, è lungo: ‘Se la questione delle Province è di risoluzione abbastanza semplice, sulle Regioni ci sarà invece da discutere per non commettere sbagli’”.

“Vasco Errani, governatore dell’Emilia Romagna e a capo del parlamentino dei presidenti di Regione, replica alla battuta di Tremonti con un filo di irritazione: ‘Noi siamo con i piedi ben piantati per terra e chiediamo da tempo di fare una vera trattativa e non a parole, considerando che, come è ormai evidente a tutti, i tagli della manovra sono insostenibili. Il vero problema è che per fare un confronto vero servono le condizioni. Ma come si gestiscono le competenze con una decurtazione così radicale di risorse?’. I governatori hanno così accantonato l’idea originaria di restituire le deleghe al governo, dopo che questa ipotesi era stata respinta dai presidenti leghisti del Piemonte Roberto Cota e del Veneto Luca Zaia. L’obiettivo, insiste Errani, è ‘discutere per cambiare il peso quantitativo e qualitativo dei tagli’. I governatori chiedono anche (e lo hanno ufficializzato ieri in una lettera indirizzata al capo del governo Silvio Berlusconi) l’istituzione di una ‘commissione straordinaria per la verifica dei costi di funzionamento di tutte le pubbliche amministrazioni’, in pratica un’indagine sugli sprechi. Non solo. Viene richiesta l’attivazione di un negoziato per ‘accelerare la piena attuazione del federalismo fiscale e per costruire un percorso condiviso, al fine del riequilibrio della ricaduta dei tagli entro il 1 gennaio 2011’. Al momento, però, la possibilità di modificare in profondità il provvedimento governativo, come sollecita Errani, appare assai remota. Lo provano, ad esempio, le parole del ministro per rapporti con le Regioni. Raffaele Fitto ribadisce l’’utilità’ di un tavolo aperto ai governatori e a tutti i rappresentanti degli enti locali – conclude il quotidiano di via Solferino -, ma avverte che ‘i saldi non possono essere modificati’ e che ‘la manovra è giusta, equa e necessaria’”. (red)

 

 

6. Manovra, pressing dei sindaci sulla tassa unica

Roma - “L’incertezza sulla sorte dell’Imu, l’imposta immobiliare unica sulla quale dovrebbe fondarsi l’autonomia fiscale dei Comuni e rispetto alla quale ci sarebbero dei dubbi da parte del premier Silvio Berlusconi, ha messo in allarme gli enti locali – scrive il CORRIERE DELLA SERA -. Ieri mattina, Sergio Chiamparino, presidente dell’Anci, l’associazione dei Comuni italiani, in una conferenza stampa ha chiesto al governo di fare chiarezza: ‘Ho letto sul Corriere della Sera (l’articolo di Sergio Rizzo pubblicato ieri, ndr.) che ci sarebbe un ripensamento sull’Imu. Chiedo quindi un chiarimento al governo perché l’Anci ha firmato un accordo col governo che prevede appunto l’emanazione entro il 31 luglio del decreto legislativo sull’autonomia impositiva degli enti locali’. Il provvedimento nel quale appunto dovrebbe figurare l’Imu, ‘non una nuova tassa — ha precisato — ma un’imposta unica che accorpa quelle già esistenti sugli immobili’. ‘Manca una settimana alla fine del mese— ha concluso Chiamparino — ma il governo non ci ha ancora detto niente e quindi vorremmo capire che cosa andrà in consiglio dei ministri. Se c’è bisogno di una settimana in più, siamo anche disposti a rinviare le vacanze’. Una primo risposta, non esaustiva, è arrivata a stretto giro di posta. Nella conferenza stampa al termine del consiglio dei ministri che ha varato il decreto legislativo sui costi standard, altro pezzo del federalismo fiscale, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha garantito che non c’è ‘alcuna retromarcia’, aggiungendo che ‘poi saranno i Comuni con proprie delibere a scegliere che menù fiscale vogliono offrire ai cittadini’”.

“Nel pomeriggio si è quindi riunita la conferenza unificata governo, Regioni ed enti locali. Alla fine, lo stesso Chiamparino è sembrato solo in parte rassicurato: ‘il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, ha confermato tutti gli impegni presi dal governo sull’attuazione del trasferimento di imposte ai Comuni. Questa è una sede istituzionale, ne prendo atto. Ma chiediamo di vedere anche i contenuti’. Secondo il presidente dell’Anci sarebbe inoltre ‘utile unificare il tavolo di confronto con le Regioni, per accompagnare l’attuazione del federalismo fiscale’. Chiamparino, infine, si è mostrato dubbioso sulla possibilità che il decreto legislativo sull’autonomia impositiva degli enti locali possa essere presentato dal governo entro la fine del mese: ‘Finora ci sono stati solo incontri tecnici che si sono fermati alle premesse. Non abbiamo ancora visto contenuti tali da pensare che i tempi possano essere mantenuti’. Per il resto, Comuni, Regioni e Province hanno confermato la bocciatura della manovra che sta per tagliare il traguardo alla Camera – conlcude il CORRIERE - consegnando al governo un documento col loro parere negativo, in particolare sui tagli ai trasferimenti dalla Stato”. (red)

 

 

7. Intercettazioni, primo sì con i voti del Pd e dell'Udc

Roma - “Contrordine. Il capo che si accoda ai seguaci più saggi, Berlusconi che scende a miti consigli, o che forse s’ispira a quel che Sun Tzu consigliava per i momenti di vera difficoltà, truccare i propri carri come fossero quelli del nemico – scrive LA STAMPA -. Fatto sta che il premier tiene fermo un unico punto: votare il ddl sulle intercettazioni ad agosto, e votarlo nonostante quegli ‘sbianchettamenti’ operati da Giulia Bongiorno e Angelo Alfano che tanto lo avevano scontentato. Al piano nobile della Camera, mentre spira l’improvviso buonismo berlusconiano, tale che in Rai a sorpresa si calendarizzano Santoro e Dandini, si tiene il punto: ‘Per le votazioni, la priorità è ai decreti’, fanno sapere dallo staff di Fini, aggiungendo ‘per noi non è cambiato niente’. Si vedrà cosa accadrà alla prossima capigruppo. Ma intanto, anche Italo Bocchino intravede in quella sede ‘la possibilità di un compromesso’. Perché poi, a suo dire, ‘votare in agosto o settembre è uguale’. Al momento, insomma, i finiani non vogliono alzare il livello di uno scontro che, complice anche l’avvio del weekend, s’è improvvisamente abbassato. Se non fosse che manca il previsto parere sulla legge del Csm, bloccato da una nota del Quirinale che ‘non ha avuto il tempo di esprimersi sull’ordine del giorno’, e che ha nuovamente rinviato tutto al prossimo, futuro Csm: intoppi burocratici, ma che suonano come una presa di distanza di Napolitano. In commissione Giustizia alla Camera il famoso emendamento che toglie il bavaglio alla stampa passa con la solitaria contrarietà di Di Pietro. È un emendamento del governo, è vero, per quanto scritto dalla finiana Giulia Bongiorno, ma riceve il via libera anche di Udc e Pd, ‘sono state accolte le nostre tesi, non potevamo dire di no’, quasi si giustifica Donatella Ferranti. Soprattutto in una mezza giornata s’è chiuso il lavoro. Giulia Bongiorno ha depennato le multe agli editori, che verranno puniti solo se si pubblicano ‘intercettazioni di cui è stata ordinata la distruzione’”.

“Il pidiellino Enrico Costa ha avuto il via libera alla proroga di 15 giorni in 15 giorni, che adesso possono avvenire anche in presenza di soli indizi di reato, e che per l’acquisizione dei tabulati telefonici basta l’autorizzazione del giudice, e non di un intero collegio di magistrati. E un emendamento bipartisan, Bongiorno-Pd, ridà la possibilità di spiare i sospetti in auto o negli uffici. Per iniziativa dell’Udc, si potrà continuare ad ascoltare un parlamentare ‘incappato’ nell’ascolto senza dover richiede l’autorizzazione parlamentare. Insomma, marcia indietro tutta. Salvo che per una norma che non a caso è intitolata a Giovanni Falcone che estendeva alle grandi organizzazioni criminali non mafiose le stesse procedure investigative che si adottano per la mafia: ‘Una vera porcata’, dice Di Pietro, e il Pd ha annunciato che in Aula su questo punto chiederà il voto segreto, considerando peraltro con Bersani che ‘gli emendamenti risolvono il problema della libertà di stampa, ma non quello della legalità’. Una posizione non dissimile da quella dell’Udc, per il quale le correzioni condivise sono un buon risultato, ma non sono abbastanza. Si tratta, è bene ricordarlo, solo di emendamenti, anche se il pidiellino Costa li definisce ‘un punto di convergenza definitivo’ È presto per dire se i finiani terranno il punto, e cosa potrebbe accadere se poi la pregiudiziale di costituzionalità non passasse. È proprio quel punto di scontro che si vuol evitare – conclude LA STAMPA -. Anche Berlusconi vuole evitarlo, e per questo ieri glissava, sopiva e leniva. Ma poiché Fini ha fatto della legalità la propria bandiera, tutto consiglierebbe ancora un rinvio alle calende greche, più che a settembre”. (red)

 

 

8. Berlusconi a Fini: Fa trattative in stile Fiom

Roma - “‘Non possiamo rincorrere chi vuole fare le trattative tipo la Fiom’. Per Berlusconi quella con Fini è una storia finita – scrive LA STAMPA -. E una volta tolte di mezzo le due pistole cariche sul tavolo del governo - la manovra economica e il ddl intercettazioni - si arriverà ad un vero regolamento di conti con il presidente della Camera. Come e quando questo avverrà è avvolto nella nebbia e la sensazione tra alcuni berlusconiani è che il Cavaliere urla ma non ha l’arma letale. Il fianco scoperto delle inchieste giudiziarie e la ricerca disposta dai magistrati nei conti di Denis Verdini consente a Fini di cavalcare la tigre della legalità. Tuttavia il premier sostiene che un garantista come lui non manda a casa le persone per certe cose dette al telefono e riportate dai giornali. ‘Questa storia della P3 è una buffonata’. Se poi dovesse venir fuori qualcosa di clamoroso e concreto, allora il coordinatore del Pdl potrebbe saltare, senza aspettare il congresso del 2012 per mettere da parte il triumvirato. È una situazione comunque in bilico che rende incerta l’azione politica di Berlusconi. Così come una contraddizione appare l’intenzione di mettere addirittura la fiducia sulle intercettazioni, nonostante che avesse detto che così come è venuta fuori la legge non serve ad evitare che gli italiani vengano spiati al telefono. È chiaro che il premier qualcosa porta a casa e se pensa di mettere la fiducia è perché vuole chiudere subito il discorso e non darla vinta a Fini che non esclude di fissare il voto a settembre. ‘Tenere aperto il Parlamento sembra quasi che si faccia una cosa che interessa loro’, ha infatti osservato Italo Bocchino le cui dichiarazioni mandano in bestia il Cavaliere. Per non parlare poi di quelle di Fabio Granata, che dà credito ai racconti di Gaspare Spatuzza sulle stragi mafiose del ‘92-93 che lambiscono Forza Italia. In una cena organizzata da Mazzocchi e Labocetta con una ventina di deputati Pdl, il premier è andato in escandescenza”.

“‘Mi accusano di cose abominevoli, mostruose. Io, che non ho fatto mai del male a nessuno in vita mia. Sono scandalizzato’. Anche al vertice di ieri a Palazzo Grazioli (era presente anche il presidente del Senato Schifani) la difesa fatta da Granata di Spatuzza in una intervista al quotidiano arcinemico ‘Il Fatto Quotidiano’ è stato considerato scandaloso. Scandaloso soprattutto perché è fatto da un vicepresidente dell’Antimafia in quota Pdl. Molti al vertice si sono chiesti se uno come Granata è un battitore libero oppure è farina del sacco che tiene Fini. Eppure nei sondaggi la bandiera della legalità premia il presidente della Camera e fa male al Cavaliere. Non sono stati solo i Matteoli e La Russa a far notare che si tratta di una bandiera popolare nel campo del centrodestra (altro che immigrazione, l’altro cavallo cavalcato in passato da Fini). A sottolineare questo aspetto sono stati pure Tremonti e Frattini. ‘Su questo terreno non possiamo stare in difesa. Non ci giova’, avrebbe detto il ministro dell’Economia, che qualche giorno fa ha detto che esiste una ‘questione morale’, anche se nel partito si tratta solo di ‘una cassetta di mele marce’. Silenzio di Verdini, ma alla riunione di Palazzo Grazioli i più avvertiti hanno ovviamente capito che Tremonti in quella cassetta ci mette anche Denis. Quale è stata la risposta di Berlusconi alle sollecitazioni a non consegnare nelle mani di Fini il tema della legalità? ‘È un tema che bisogna affrontare, ma non in modo giustizialista e dipietrista. Noi siamo e rimaniamo garantisti’. Denis ha tirato un sospiro di sollievo, almeno per il momento. Sono tanti le questioni che il premier deve sminare. Al vertice si è parlato pure delle nomine degli otto membri laici del Csm. E Berlusconi intende congelarle fino a quando non sarà trovato un accordo sulla vicepresidenza. ‘Ma perchè - si è chiesto il Cavaliere - non possiamo esprimere un nostro rappresentante? Abbiamo la maggioranza parlamentare e vogliono escluderci.... Non si può sempre cedere su tutto’. Tra le ipotesi che circolano ieri – conclude LA STAMPA -, è spuntato il nome dell’ex presidente della Consulta, Annibale Marini”. (red)

 

 

9. Csm, linea dura del Pdl: no a veti sul vicepresidente

Roma - “L’opacità che l’inchiesta sulla presunta loggia P3 ha fatto calare anche sul Consiglio superiore della magistratura in scadenza fa dire al vicepresidente che per il futuro bisogna cambiare il sistema delle correnti. Così Nicola Mancino — che non ha negato di conoscere il geometra Pasquale Lombardi, uno dei ‘lobbisti giudiziari’ del gruppo di Flavio Carboni finiti in carcere su richiesta dei pm di Roma — insiste con i suoi richiami all’equilibrio – riporta il CORRIERE DELLA SERA -: ‘Sono per una composizione più equilibrata del nuovo Csm dando sì la maggioranza ai magistrati ma consentendo anche un equilibrio, evitando il fenomeno delle correnti che qualche volta fa male anche agli stessi appartenenti alle correnti’. Mancino tuttavia ci tiene anche a salvare il buon nome del Consiglio che ha guidato per 4 anni e cita, ad esempio delle buone cose fatte, la nomina all’unanimità del primo presidente della Cassazione Ernesto Lupo. Ecco, conclude, il vice di Giorgio Napolitano al Csm, ‘il Consiglio non è quello di cui si parla ultimamente’. La crisi del Csm investito dalla questione morale ha una spiegazione non complessa, spiega il consigliere Giuseppe Berruti (Unicost): ‘Questo Consiglio è sotto attacco per colpa di quei magistrati che abbiamo emarginato’. Berruti, fa capire che un caso Alfonso Marra (il presidente della Corte d’Appello di Milano sulla cui nomina il plenum si è spaccato mentre dietro le quinte agiva il lobbista Lombardi) non ci sarebbe mai stato se a prevalere fossero state le semplici logiche correntizie. Lo ‘scandalo’ è scoppiato perché, paradossalmente, le correnti non hanno lavorato bene. Eppure, la questione morale ora rischia di sviluppare un effetto domino con la questione politica che riguarda il nuovo Consiglio. Eletti ormai da venti giorni i 16 togati, ancora ieri (e nonostante i due appelli del capo dello Stato) in Parlamento è andata deserta la quarta seduta comune per l’elezione degli otto laici. Prossimo appuntamento martedì 27 ma la fumata bianca potrebbe arrivare solo giovedì 29 quando ci sarebbero forse le condizioni per far scattare il quorum (tre quinti dell’assemblea), raggiungibile solo se interverrà un accordo tra i partiti. Per ora i dati certi sono tre”.

“Il Pd non è in grado di esprimere un candidato forte per la poltrona di vicepresidente (che verrà poi eletto in plenum dai 16 togati, dagli otto laici e dai due capi di corte membri di diritto) mentre l’Udc sta facendo scaldare l’avvocato torinese ed ex sottosegretario alla Giustizia Michele Vietti che avrebbe il gradimento della componente togata, senza la quale a Palazzo dei Marescialli non si va da nessuna parte. Questa marcia in più non è concessa ai candidati del centrodestra tra i quali c’era fino a poco tempo fa anche Gaetano Pecorella poi ritiratosi. Bene, questo meccanismo di ‘esclusione preventiva’ sta creando molto disappunto nel Pdl che ieri ha trattato la questione nel vertice convocato a casa di Berlusconi. Il capogruppo Maurizio Gasparri è furioso perché, dice, non è accettabile alcun tipo di veto per una nomina così delicata: ‘Per la vicepresidenza del Csm, il nome di Annibale Marini (già presidente della Corte Costituzionale, un tempo vicino alle posizioni di Fini quando c’era An, ndr) è una delle ipotesi che circola ed è giusto che sia così perchè non ci possono essere veti soprattutto sui nomi autorevoli come quelli di un presidente emerito della Consulta’. Il Pdl dunque gioca la sua carta — alternativa alla vicepresidenza Vietti sostenuta dall’asse Pd-Udc-togati— e paventa un blocco delle votazioni aspettando un segnale da una parte dei 16 magistrati. Tuttavia, l’ago della bilancia è rappresentato da Unicost (il gruppo di centro che conta 6 consiglieri più uno di area) che si è espressa per le ‘candidature che unifichino e non che dividano’. Nel Pd, poi, c’è qualche mal di pancia per l’accordo al ribasso raggiunto con l’Udc. Oltre ai 40 senatori che vorrebbero saperne di più, ora ci sono anche Donatella Ferranti e Lanfranco Tenaglia che non nascondono la loro contrarietà: ‘Il Pd deve presentare due candidature che possono aspirare alla vicepresidenza’, dice Tenaglia. Che poi – conclude il CORRIERE -, aggiunge di non avere nulla in contrario se Niccolò Ghedini venisse indicato dal Pdl come laico del Csm: ‘D’altronde nella rosa dei nomi del Pd c’è l’avvocato Calvi che ha difeso non il partito ma singoli esponenti. E questo non mi sembra possa rappresentare un ostacolo alla sua elezione’”. (red)

 

 

10. Pd, Bersani stoppa Vendola: Errore dividerci ora

Roma - “L’autocandidatura di Nichi Vendola s’insinua dentro il Pd. È lo schema Puglia dove a chiedere le primarie sconfiggendo il piano di Massimo D’Alema non furono solo gli elettori e la base. Fu la rivolta dei dirigenti democratici locali, che preferirono il governatore uscente al candidato scelto dai vertici del partito – scrive REPUBBLICA -. Vendola sta gettando una rete che va dagli intellettuali alle associazioni, dalle sue Fabbriche sparse in Italia e all’estero all’appoggio trasversale nei partiti. Ma come per la battaglia pugliese il suo obbiettivo è colpire al cuore il Pd. La riunione dell’altro ieri con dieci parlamentari democratici di ogni provenienza (c’era la prodiana Albertina Soliani, l’ex dc Di Giovampaolo, veltroniani, sinistra interna) ha messo in agitazione la segreteria. Pier Luigi Bersani ha bacchettato Vendola e i partecipanti all’incontro: ‘Una riunione fuori contesto. Il problema è dall’altra parte del campo, adesso non dobbiamo aprire una discussione tra di noi’. I parlamentari coinvolti nella riunione di mercoledì spiegano, precisano. ‘Abbiamo parlato di iniziative comuni’, dice Vincenzo Vita. ‘Sono stato amico di Leoluca Orlando. So che non bastano le madonne pellegrine’, ricorda Roberto Di Giovampaolo. Sarà. Ma l’incontro avrà un bis prima dell’estate. D’Alema alza il muro: ‘Vendola mette il carro davanti ai buoi’. Gliel’ha detto anche a quattr’occhi, la scorsa settimana, durante un colloquio a Bruxelles. Franco Marini lo boccia: ‘Non c’è bisogno di candidati per sparigliare. Il mio resta Bersani’. Goffredo Bettini lo frena: ‘Adesso è l’ora delle idee. Poi verrà quella del leader’. Ma il governatore segue altri sentieri, distanti dalle liturgie partitiche. ‘Se la situazione precipita lui è l’unico già in campo - "minaccia" l’ex deputato Ds Arturo Scotto -. Se si vota nel 2013 meglio ancora. Girerà l’Italia venti volte e conquisterà il Pd pezzo a pezzo’. Uno spicchio democratico ha già subito il fascino della narrazione vendoliana. La corrente di Ignazio Marino sta quasi tutta con lui, a cominciare dal senatore-chirurgo. Lo sostengono anche il responsabile politiche Ue Sandro Gozi, Pippo Civati, Paola Concia. A loro si aggiunge il gruppo riunito l’altro ieri”.

“Walter Veltroni coltiva un feeling con Vendola, ospite domenica della scuola di politica Democratica. Non un rapporto privilegiato però. Perché il leader di Sinistra e libertà punta al dialogo con tutti e perché Veltroni non ha rinunciato all’ambizione di una candidatura in prima persona. Nell’Italia dei Valori l’interlocutore principale è Luigi De Magistris. Ma la spina dorsale della corsa di Nichi non sono i partiti, ‘corpaccioni moribondi’ della politica. In un’intervista al Tg5 ha sentenziato: ‘Oggi le associazioni formano molto di più l’opinione pubblica’. Ne ha citate tre: Emergency, Libera di don Ciotti e Slow Food di Carlin Petrini. A queste va aggiunta sicuramente la vicinanza con l’Arci. Anche l’approccio con il mondo intellettuale ha una sua originalità. Non mancano, tra i suoi fan, volti noti come Dario Fo e Fiorella Mannoia. Molto più vicini a Vendola sono però gli scrittori pugliesi Nicola Lagioia e Mario Desiati, editor di Minimun Fax, Einaudi e altre case editrici. Lagioia e Desiati sono stati con il governatore anche all’Expo di Shangai, per dire. Amico di Vendola è il produttore della Fandango Domenico Procacci. E la Puglia Film Commission costituisce la struttura su cui Vendola poggia la sua comunicazione. ‘La rete di Nichi non sarà un’operazione ingegneristica. Puntiamo ad allargare la fascia di popolo che si riconosce in lui’, dice il suo braccio destro Nicola Fratoianni, pisano emigrato al Sud. Scotto aggiunge: ‘Non basta il consenso di Sel per partecipare alle primarie e vincerle’. Sinistra e libertà ha certamente un ruolo nell’autocandidatura, in particolare con le figure di spicco Gennaro Migliore e Franco Giordano. Il Manifesto ha già fatto il suo endorsement ma anche gli imprenditori del Nord Est sono rimasti colpiti dalla novità dell’ex comunista leader della sinistra radicale come ha raccontato Ilvo Diamanti nella Bussola. Come è successo a David Thorne, l’ambasciatore Usa a Roma incontrato a maggio, che sarà in vacanza in Salento ad agosto e rivedrà il governatore. Poi c’è il fulcro della sua azione politica nazionale. Le Fabbriche di Nichi, luogo di aggregazione di senza partito e di tutte le tendenze: 338 in Italia, 16 all’estero una addirittura in Thailandia. Non a caso – conclude REPUBBLICA - al loro meeting Vendola ha scelto di lanciare la sua rincorsa. La rete di partenza che può diventare molto più grande”. (red)

 

 

11. Rai, Santoro andrà in onda. Masi: Ma risponderà a me

Roma - “Sul resto ha dovuto abbozzare. Ovvero: Michele Santoro andrà regolarmente in onda dal 23 settembre, stessa rete (Raidue), stessa ora (giovedì, prima serata), perché così ha deciso compatto il Consiglio di amministrazione – riporta il CORRIERE DELLA SERA -. E perché c’è una sentenza del giudice del lavoro che pende su viale Mazzini. Ma sulla sostanza, il direttore generale della Rai, Mauro Masi, ha puntato i piedi e ribadito i ruoli: ‘Come per ogni altro dipendente, se intende andare in onda, dovrà essere lui a trovare un accordo con me’. Altrimenti detto: caro Michele, qui comando io, che ti piaccia o no. Pare di capire che Annozero, così com’era, non tornerà più. Non è un caso che nei verbali ufficiali il programma non sia indicato con il vecchio nome, ma genericamente come ‘Spazio Santoro ‘ . Dettaglio che non è sfuggito a Marco Travaglio: ‘Il via libera ci rende tutti felici. Michele mi ha detto: tieniti pronto e io lo sarò. Ma è senza dubbio singolare che sia stata usata una formula equivoca, neanche Annozero fosse una parolaccia’. Titolo e contenuti dovranno essere concordati tra conduttore e dg e si prevede battaglia. Il primo è appena partito per le vacanze: ‘Che sia Annozero o Spazio Santoro, noi andremo in onda dal 23 settembre, come il pubblico si aspetta da noi’, ha confermato seccamente. Il secondo non ha fretta. Nella proposta di Masi, in realtà, all’inizio mancava anche una data precisa, è stato il presidente Paolo Garimberti a pretendere che fosse messa nero su bianco. ‘È andata come doveva andare’, ha commentato dopo 5 ore di riunione. Per il consigliere Nino Rizzo Nervo ‘alla fine ha vinto la ragionevolezza. Con gli spot durante Annozero la Sipra ha raccolto 13 milioni di euro. Non si potrebbe rinunciare ad una trasmissione così senza determinare un danno economico all’azienda’”.

“E questo è un messaggio per Masi, qualora volesse nuovamente tagliare Santoro. In lode del quale ieri si è espresso pure il presidente della concorrenza, Fedele Confalonieri: ‘Me lo riprenderei a Mediaset, è un signor giornalista, uno che ti fa il 20 per cento di share, ci pensi su 3 mila volte e poi lo assumi. Se venisse da noi almeno non farebbe più il martire’. Il capitolo Serena Dandini è stato chiuso (per ora) con meno intoppi. Si riprende in autunno e restano le 4 seconde serate su Raitre. Ma anche qui Masi è intervenuto sui contenuti. La satira è libera, ha spiegato, ma se a Parla con me si fa politica, allora c’è l’obbligo di seguire le regole di par condicio. ‘Stiamo ragionando su come realizzare un programma più equilibrato e pluralista’. Da gennaio una serata potrebbe essere ceduta alle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia. I consiglieri di centrosinistra però non sono dell’idea. Quanto al resto, dal Cda arriva l’ok anche per il nuovo programma di Maria Luisa Busi, venerdì sera su Raitre. Sì unanime anche al piano fiction, tranne che per la produzione di Luca Barbareschi sul maratoneta Dorando Petri. Ufficialmente c’è un vizio di forma (risolvibile) ma l’attore e deputato pdl paga le sue pubbliche dichiarazioni anti-Rai – conclude il CORRIERE -. ‘Ha la pessima abitudine di esternare insultando l’azienda’, accusa il consigliere Antonio Verro. ‘Non può prendere i soldi e poi sputare nel piatto dove mangia’. La replica: ‘Mi epurano, sono come Santoro’”. (red)

 

12. Istat, in Italia è emergenza consumi

Roma - “Continuano ad arrivare numeri che confermano la profondità della crisi – riporta LA STAMPA -. Dice l’Istat che nel 2009 il reddito complessivo delle famiglie italiane è diminuito del 2,6 per cento. Di conseguenza c’è stato un drastico calo dei consumi, pari all’1,9 per cento doppiamente grave perché c’era già stato un -0,8 per cento l’anno precedente). Si può notare, scorrendo i numeri, che il regresso dei consumi è stato meno pronunciato di quello dei redditi, e questo si spiega col fatto che certi consumi indispensabili (cibo, bollette, istruzione dei figli) non si possono ridurre; perciò in qualche misura si continua a consumare intaccando i risparmi. Infatti l’Istat rileva che la capacità di risparmio si è assottigliata di 0,7 punti percentuali scendendo all’11,1 per cento, cioè ‘il valore più basso dall’inizio degli Anni Novanta’. Evidentemente si tratta di una media fra chi ha risparmiato un po’ meno e centinaia di migliaia di famiglie che sotto i colpi delle crisi non sono state in grado di risparmiare proprio niente. Secondo l’associazione di consumatori Codacons c’è una quota di popolazione composta da 15,5 milioni di italiani sulla soglia della povertà che si indebitano non solo per spese di lungo termine come la casa, la salute o la macchina, ma anche per acquistare il cibo. Come prima misura ‘queste persone rinunciano a comprare i prodotti più costosi, meno carni rosse e più pasta insomma. Una situazione da Terzo Mondo’. L’Istat segnala pure che nel 2009 le imposte a carico delle famiglie sono diminuite del 3,1 per cento. Al miglioramento hanno concorso il -2,9 per cento del gettito Irpef, il -5,8 per cento sui redditi da capitale (in particolare -70,3 per cento sul risparmio gestito) e la riduzione dei contributi sociali versati dalle famiglie agli enti di previdenza e ai fondi pensione. Insomma si pagano meno tasse e contributi non perché siano stati decisi dei tagli ma semplicemente perché si guadagna di meno e questo riduce la base imponibile. Tutti questi dati dell’Istat, va notato, riguardano il 2009, quindi si può sperare che nel 2010 con la ripresa economica già avviata le cose vadano meglio. Ma una ricerca fatta insieme da Censis e Confcommercio stima che nel primo semestre i consumi siano cresciuti appena dello 0,4 per cento, e il cane si morde la coda, perché pochi consumi significano a loro volta un prodotto lordo debole, che infatti (sempre secondo Censis-Confcommercio) crescerà quest’anno appena dello 0,7 per cento”.

“Ci vorrà del tempo per avviare davvero una spirale virtuosa in cui i consumi e il Pil si sostengano a vicenda; ancora nel 2011 lo studio prevede un prodotto lordo italiano in recupero di appena l’1 per cento. Nel rapporto si legge che ‘il quadro generale di incertezza, dovuto anche al susseguirsi di notizie di crisi finanziarie e possibili default di conti pubblici, si riverbera negativamente sul clima di fiducia delle famiglie che raggiunge il minimo dal gennaio 2009. Ben il 68 per cento delle famiglie prevede per i prossimi mesi consumi stabili’, e qui bisogna intendere: consumi stabili rispetto al livello già bassissimo toccato nell’ultimo anno. Confcommercio segnala che addirittura il 58 per cento degli italiani non andrà in vacanza. Purtroppo il Centro studi di Confindustria valuta che ‘la ripresa globale è destinata a frenare: dopo la potente accelerazione nella prima metà del 2010, i prossimi mesi si delineano di assestamento’. Frenare, sia chiaro, non significa arretrare, infatti il Csc precisa che non vede ‘rischi di ricadute recessive’. In Italia la produzione industriale ha fatto +13,0 per cento negli ultimi tre mesi rispetto al corrispondente periodo dell’anno scorso. Ma questo ancora non basta al recupero dai crolli del 2008 e 2009. Anche la Federalberghi, come Confcommercio, valuta che circa metà degli italiani quest’estate non andrà in vacanza; i numero delle due associazioni non corrispondono esattamente ma la tendenza è la stessa. Secondo gli albergatori il 54,9 per cento degli italiani non viaggerà per risparmiare, e fra questi il 46,8 per cento sarà costretto a casa dalla mancanza assoluta di denaro. In tale contesto – conclude LA STAMPA -, è paradossale la crescita del giro d’affari: +20 per cento. ‘Questo aumento - spiegato il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca - non è determinato da una crescita del turismo ma dall’incremento delle notti da 10 a 12 e soprattutto dei costi del viaggio e degli spostamenti interni al Paese’: pedaggi autostradali +5,5 per cento, biglietti ferroviari +12,7 per cento e carburanti +13,3 per cento”. (red)

 

 

13. Alfano agli industriali:Cause civili sono zaino di piombo

Roma - “Il ministro della Giustizia Angelino Alfano lo ha definito uno ‘zaino di piombo’. Sono le 5,6 milioni di cause civili pendenti nel nostro Paese – scrive il CORRIERE DELLA SERA -. E il governo si è impegnato in una riforma del processo civile che possa partire dallo smaltimento di questi milioni di cause pendenti, che gravano soprattutto sulle imprese limitandone la competitività: è il messaggio recapitato agli industriali dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, presente ieri alla giunta di Confindustria su questo tema. ‘Se la giustizia civile non funziona — ha detto il guardasigilli — l’Italia èmeno competitiva’. ‘Lavoreremo insieme— ha spiegato — per dare alla giustizia un assetto più efficiente e moderno: processi più veloci che diano esiti in tempi più ragionevoli ai nostri cittadini e un piano straordinario di smaltimento dell’arretrato civile (con un ddl), per eliminare in tempi rapidi 5,6 milioni di cause civili pendenti’. Un altro punto toccato dal ministro: ‘l’introduzione della mediazione civile come risposta al sovraffollamento dei tribunali’. Per la leader degli industriali, Emma Marcegaglia, è stato ‘un buon incontro, molto positivo. La lungaggine dei processi è un problema di certezza del diritto ed un grande ostacolo all’attrazione degli investimenti’. Per Confindustria, però, la giornata di ieri non si è chiusa all’insegna solo della giustizia. Ma anche del fisco. L’associazione degli industriali presenterà infatti a breve al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, una ‘proposta di riforma fiscale complessiva’: lo ha annunciato Marcegaglia, sottolineando che la decisione di formalizzare una proposta sul fisco è stata discussa nella riunione di giunta, e aggiungendo che gli industriali cercheranno di condividere il progetto di riforma con i sindacati”.

“Due parole anche sull’Irap: ‘Non ne abbiamo mai chiesto l’abolizione— ha detto il presidente —. L’Irap è una tassa enorme. Abbiamo invece chiesto che gradualmente venga tolta la componente "costo del lavoro" sull’Irap. Ci rendiamo conto che è una tassa da 33 miliardi di euro. E in un momento di rigore dei conti pubblici è molto difficile abolirla’. E sulle tariffe minime: Confindustria— ha aggiunto Marcegaglia— ribadisce la ‘contrarietà al ritorno delle tariffe minime dei professionisti. Il ministro ci ha detto che ci convocherà insieme con i rappresentanti degli avvocati e di altri professionisti per avviare un confronto’. Da viale dell’Astronomia sono arrivate anche alcune previsioni sull’economia: per il secondo trimestre il Centro studi stima un aumento del Pil dello 0,6 per cento rispetto al trimestre precedente. La produzione industriale— sottolinea ancora il Csc nella sua congiuntura flash — sale al 2,5 per cento, sempre nel secondo trimestre. Il ritmo del recupero, secondo le stime – conclude il CORRIERE -, sembra destinato a rallentare, restando su buoni livelli ma non altrettanto alti, e l’inflazione resta bassa, tanto che si correrebbe il pericolo deflazione”. (red)

 

 

14. Borse euforiche spinte dalle trimestrali Usa

Roma - “Indici a tutto gas, da una sponda all’altra dell’oceano – riporta REPUBBLICA -. I mercati hanno preferito mettere per un giorno la sordina ai motivi di prudenza, chiudendo in rialzo del 3 per cento a Parigi, del 2,5 per cento a Francoforte e un po’ meglio - del 2,7 per cento - a Milano, mentre Londra è salita dell’1,9 per cento e Wall Street per buona parte della giornata si è tenuta sopra il 2 per cento di guadagno. Nelle piazze europee sono andati bene i titoli bancari, nella sempre più diffusa convinzione che gli stress test (i cui risultati saranno resi noti oggi) siano andati mediamente bene. In particolare, in Italia i cinque istituti coinvolti (Unicredit, Intesa, Ubi, Montepaschi e Banco Popolare) dovrebbero aver tutti superato la prova con buoni voti. Ma la quasi totalità delle 91 banche coinvolte sarebbe stata in grado di mantenere la soglia minima del 6 per cento dell’indice Tier1 con alcune eccezioni: nei giorni scorsi i rumors parlavano di Hypo Re e di alcune casse spagnole. Oggi, a mercati chiusi, ci sarà il responso ufficiale. A dar fiducia agli operatori oggi ci sono state le trimestrali Usa, ma anche da qualche spunto in Europa: ad esempio l’indice manifatturiero Pmi, cresciuto nell’eurozona in modo inatteso fino a quota 56,5 nel mese di luglio, contro una stima di 55,2. In crescita anche l’indice di fiducia dei consumatori, che nell’eurozona è migliorato in modo "significativo" (spiega la Commissione Ue, che lo monitorizza) mentre i nuovi ordini industriali nell’eurozona a maggio sono saliti del 3,8 per cento su base mensile e del 22,7 per cento su base annua. Inoltre ieri Ben Bernanke ha usato accenti che hanno in parte rassicurato gli osservatori: il numero uno della Fed ha ripetuto al Congresso che la priorità è abbassare il tasso di disoccupazione e ha raccomandato al governo di mantenere gli stimoli economici nel breve termine”.

“Un accenno, quello alla disoccupazione, particolarmente tempestivo visto che ieri sono state rese note le richieste di sussidi negli Usa, aumentate più del previsto, mentre le vendite di case esistenti a giugno sono diminuite del 5,1 per cento, in questo caso meglio di quanto si attendessero gli analisti. Anche il superindice americano è sceso in giugno, dello 0,2 per cento, ma tuttavia le stime erano per un meno 0,3 per cento, quindi tutto sommato i mercati hanno plaudito al dato (che tuttavia dimostra quanto sia ancora fragile lo stato dell’economia). Segnali incoraggianti e positivi poi sono arrivati invece dai conti aziendali: Ups, l’azienda leader nelle consegne e considerata insieme a FedEx un termometro dell’economia internazionale, ha chiuso il secondo trimestre con profitti e ricavi superiori alle attese e ha migliorato le stime per l’intero anno (+6 per cento a Wall Street). Bene anche Caterpillar (+1,70 per cento) che ha archiviato il secondo trimestre con utili in crescita del 91 per cento e ha migliorato le stime per l’intero 2010. Sale Ebay (+4,2 per cento) premiata da risultati superiori alle stime del mercato e corre l’azienda di chip per telefoni cellulari Qualcomm che guadagna l’8,3 per cento in Borsa dopo aver alzato le stime sugli utili 2010 e registrato nel trimestre vendite superiori alle previsioni. At&t sale del 2,9 per cento dopo aver archiviato utili superiori alle attese, grazie all’aumento dei contratti per l’iPhone. A rasserenare i mercati anche il caso Ungheria dove ieri è stato votato il pacchetto di misure economiche, con i tagli e con la tassa per le banche. Con questa mossa – conclude REPUBBLICA -, il paese considera chiuso l’accordo col Fmi e di conseguenza deve rinunciare all’ultima rata del credito (circa 5 miliardi di euro)”. (red)

 

 

15. L'Aja: Giusta l'indipendenza del Kosovo.Belgrado minaccia

Roma - “L’indipendenza del Kosovo non viola le leggi internazionali. Lo ha stabilito la Corte internazionale nel parere consultivo richiesto dalla Serbia e reso ieri all’Aja – riporta REPUBBLICA -. Per essere più precisi, secondo i giudici della Corte l’indipendenza da Belgrado proclamata unilateralmente da Pristina il 17 febbraio 2008 è coerente con la risoluzione 1244 delle Nazioni Unite, ossia con quella decisione che il 10 giugno 1999 pose il Kosovo sotto l’amministrazione provvisoria dell’Onu, dopo due anni di guerra tra le truppe dell’allora presidente jugoslavo Milosevic e l’etnia kosovara albanese. Un pronunciamento atteso quello dell’Aja, e destinato ad avere profonde implicazioni anche sul rapporto tra i movimenti separatisti diffusi nel mondo, quali quelli baschi, corsi o ceceni, e i governi dei loro rispettivi Paesi. Più localmente, l’attenzione si concentrerà sui possibili scenari per risolvere una disputa che tuttora si configura come un muro contro muro fra Pristina, che ritiene ormai chiuso il discorso sulla sua sovranità nazionale, e Belgrado che continua invece a considerare il Kosovo come una sua provincia meridionale. Le ipotesi per uscire dall’impasse sono fondamentalmente tre: uno scambio di territorio, la concessione di una larga autonomia alla parte nord del Kosovo - quella a maggiore concentrazione di popolazione serba - o un assetto politico e territoriale analogo a quello esistente a Cipro. Nel pomeriggio, Pristina ha chiesto a Belgrado di trattare il Kosovo come uno Stato sovrano. ‘Mi aspetto che la Serbia cambi atteggiamento e si rivolga a noi per affrontare numerosi temi di reciproco interesse e importanza’, ha detto il ministro degli Esteri, Skender Hyseni. Immediata la reazione del suo omologo serbo, Vuk Jeremic, il quale ha dichiarato che il suo paese ‘non riconoscerà mai la proclamazione unilaterale di indipendenza del Kosovo’. Per la Serbia, i giochi non sono conclusi, perché ‘la questione è politica ed ora la parola passa all’Assemblea generale dell’Onu’”.

“Due giorni fa, il primo ministro kosovaro, Hashim Thaci, aveva incontrato a Washington il vicepresidente americano Joe Biden, per farsi ribadire il pieno sostegno degli Stati Uniti ‘a un Kosovo indipendente, democratico, unito e multietnico e il cui futuro si iscrive fermamente nell’ambito delle istituzioni europee e transatlantiche’. Ieri invece il segretario di Stato Hillary Clinton ha esortato tutti i Paesi, inclusa la Serbia, a riconoscere il Kosovo dopo il ‘decisivo’ pronunciamento della Corte internazionale. Oltre che dall’America, il Kosovo è già stato riconosciuto da 68 Paesi, tra i quali il Giappone e 22 membri dell’Unione Europea. Mentre a definire "illegale" la dichiarazione di Pristina sono stati, oltre a Belgrado, la Russia, la Cina e la Spagna. Ieri, in seguito alla decisione dell’Aja, Mosca ha ripetuto che la posizione di non riconoscimento dell’indipendenza resta invariata. Quanto all’Italia, essa riconobbe l’indipendenza del Kosovo qualche giorno dopo la dichiarazione unilaterale. All’epoca, il presidente del Consiglio italiano era Romano Prodi. A Mitrovica, intanto, nel nord del Kosovo, dove è più alta la percentuale di serbi, e dove negli ultimi anni si sono verificati gli scontri più cruenti, le forze dell’Onu sono nuovamente in stato di allerta. La ‘battaglia per il Kosovo non è persa’, urlavano ieri sera dalla roccaforte della minoranza serba a nord della città. Mentre a sud del fiume Ibar – conclude REPUBBLICA -, dove vivono gli albanesi, la gente aveva invaso le strade per festeggiare il parere della Corte”. (red)

 

 

16. Usa, Obama cade nella trappola del razzismo

Roma - “La Casa Bianca scivola su un episodio di falso razzismo evidenziando le perduranti difficoltà di Barack Obama nell’affrontare le tensioni fra bianchi e neri – scrive LA STAMPA -. La vicenda ha al centro l’afroamericana Shirley Sherrod, un alto funzionario del Dipartimento dell’Agricoltura nello Stato della Georgia, che lunedì scorso è stata accusata di ‘razzismo contro i bianchi’ da Andrew Breitbart, blogger ultraconservatore sostenitore del movimento dei Tea Party. Breitbart ha messo online alcuni stralci di un discorso fatto lo scorso 27 marzo da Sherrod a un banchetto della Naacp - la più rappresentantiva organizzazione degli afroamericani - nel quale lei ammetteva di non aver aiutato un agricoltore bianco ‘come avrei dovuto’, visto che ‘sta tentando di dimostrarmi che è superiore a me’. Fra le frasi più incriminate c’era quella in cui Sherrod confessava imbarazzo perché ‘mentre tanti neri avevano perso la loro terra io mi trovavo ad aiutare un bianco a salvare la sua’. Ne è scaturita una tempesta di polemiche che ha visto la Naacp fare il vuoto attorno a Sherrod e il ministro dell’Agricoltura Tom Vilsack affrettarsi a licenziarla. Martedì mattina Sherrod era per l’America il volto del razzismo anti-bianchi, la tv Fox cavalcava il caso mandando a ripetizione le immagini del video e i blog conservatori rincaravano la dose ricordando come durante la campagna elettorale del 2008 i militanti delle Pantere Nere avessero intimorito i votanti in alcuni seggi in Pennsylvania. Il tutto nel silenzio totale della Casa Bianca guidata dal primo presidente afroamericano. Ma Sherrod è andata al contrattacco, recuperando testo e video completi dell’intervento, che martedì sera sono stati trasmessi da Cnn e Msnbc. La versione integrale scagiona Sherrod perché si evince che le frasi sotto accusa altro non erano che una drammatica confessione dei sentimenti con cui si trovò a combattere arrivando alla conclusione che ‘non si tratta di aiutare bianchi o neri ma solo gente che ha bisogno’. E ancora: ‘Lavorare con l’agricoltore bianco mi ha fatto comprendere come stanno le cose, che siano bianchi, neri o ispanici ho realizzato l’importanza di tendere la mano a tutti i poveri’”.

“A questo punto è iniziata una generale marcia indietro da parte della Naacp e soprattutto dell’Amministrazione Obama. Prima con Vilsak, che le ha chiesto ‘perdono’ reintegrandola nei ranghi con l’offerta di un nuovo lavoro ‘all’altezza delle sue capacità’ e poi con Robert Gibbs, portavoce della Casa Bianca, che tradendo emozione durante il briefing di mercoledì ha detto: ‘Senza dubbio la signora Sherrod merita le scuse, gliele porgo a nome del governo’. Il mea culpa di Gibbs è stato di tale portata da innescare il sospetto che Obama possa aver avuto un ruolo nella decisione di licenziarla. Da qui l’accusa, lanciata alla Casa Bianca dalla popolare conduttrice ultraliberal della Msnbc, Rachel Maddow, di aver dimostrato di essere ‘succube di Fox’, rilanciando il sospetto che per accattivarsi gli elettori bianchi Obama tenda ad assumere posizioni pubbliche non troppo favorevoli agli afroamericani. Tali sospetti hanno tenuto banco ieri mattina nelle interviste che Sherrod ha dato a tutti i maggiori talk show, esprimendo con insistenza il desiderio di ‘parlare con il presidente’: ‘Lui non ha provato nella vita quello che ho provato io, quello che prova una persona di colore’. Obama le ha telefonato e durante una conversazione ‘durata sette minuti’ - come ha puntualizzato la Casa Bianca - le ha espresso il proprio ‘rincrescimento per i fatti avvenuti negli ultimi giorni’, definendo ‘sincere’ le scuse di Vilsack e chiedendole di accettare l’offerta di tornare al Ministero dell’Agricoltura. Sherrod però non scioglie ancora la riserva, limitandosi a vestire i panni di vittima del razzismo alla rovescia. L’intera vicenda – conclude LA STAMPA -, conferma quanto la piaga del razzismo resti aperta in America, nuocendo in primo luogo a Obama, come dimostra il sondaggio Cnn secondo cui il sostegno al presidente è legato al colore della pelle: è al 93 per cento fra i neri, al 57 per cento fra gli ispanici e solo al 37 per cento fra i bianchi”. (red)

 

 

17. Gb, Cameron: servizio civile per formare buoni cittadini

Roma - “C’è un’altra faccia della meravigliosa Gran Bretagna che noi amiamo e rispettiamo – scrive REPUBBLICA -. È il volto sfigurato dall’alcool di tanti dei suoi ragazzini, figli di una struttura sociale che permette che migliaia di "pre-teens" entrino precocemente nell’adolescenza attraverso la porta dell’esagerazione e della violenza. Ragazzine di 11-12 anni che hanno rapporti sessuali con coetanei, che imitano i loro genitori affogandosi di vodka e birra per avvicinarsi al sesso o semplicemente per socializzare. Bambinoni di 13-14 anni che si aggirano in città e periferie, armati di coltelli come camorristi di una volta, per rubare e seviziare. Il tutto aggravato da quell’abisso di diversità che divide comunità di razza e nazionalità diversa, e le divide soprattutto per il solito, maledetto motivo: gli inglesi o gli immigrati più poveri, pachistani o cingalesi, non hanno abbastanza soldi. Sterline per permettersi scuole e case, per costruire famiglie normali che mantengano i loro figli lontani dal degrado. Nella lunga marcia di avvicinamento al potere, cinque anni fa David Cameron aveva promesso che avrebbe fatto qualcosa per i giovani. Ieri il premier ha iniziato a definire meglio la sua idea: vorrebbe spendere 50 milioni di sterline per un servizio civile, o meglio una serie di "campus civili" che addestreranno migliaia di adolescenti britannici per tre settimane, durante la pausa estiva”.

“Lo scopo è quello di aiutare i ragazzi a crescere e integrarsi: prima una settimana fuori casa facendo attività all’aperto, poi una settimana a studiare diverse discipline in un campus universitario, e infine una settimana per attività benefiche nelle loro comunità locali. Un progetto pilota è già in corso, e guarda caso è stato avviato da una ong vicina al partito conservatore: 500 ragazzi seguono le attività di "Challenge Network", l’associazione benefica guidata da Lord Wei, il filantropo che è dietro l’idea e lo slogan di "Big Society", il mantra che Cameron ha lanciato in campagna elettorale e che definisce le linee della sua politica sociale. Craig Morley, direttore di "Challenge Network", dice che le tre settimane dovrebbero essere ‘come un rito di passaggio’ dall’adolescenza all’età adulta, costruito per incoraggiare la comprensione dei ragazzi tra razze e strati sociali diversi. Ma non tutti credono a Cameron e alla sua ricetta: alcune ong, come "nfpSynergy" scrivono che non esistono prove che un progetto simile serva a promuovere il volontariato tra i giovani, e tra l’altro molti ragazzi partecipano già a numerose attività socialmente utili con le loro scuole. Ma soprattutto sostengono (Sthepen Bubb di Acevo) che ‘ai corsi parteciperanno i figli delle famiglie più agiate, o della middle class, che già frequentano ad attività sociali del genere. Da una parte – conclude REPUBBLICA - tagliamo i fondi al volontariato, dall’altra facciamo piani generici che non aiutano chi deve essere aiutato: le famiglie povere, dove nascono e crescono gli adolescenti più difficili’. La risposta è controversa, ma onore al merito: Cameron il problema non lo nasconde”. (red)

 

18. Gb, "Calamity Clegg" e la gaffe sull'Iraq

Roma - “I giornali ormai lo chiamano Calamity Clegg. E, probabilmente, il vicepremier quel soprannome se l'è meritato dopo il suo disastroso esordio di mercoledì al question time della Camera dei Comuni – riporta il CORRIERE DELLA SERA -. Nervoso, a tratti strafottente, poco ligio al cerimoniale, Nick, che sostituiva il premier in viaggio negli Usa, ha inanellato una gaffe dietro l'altra facendo infuriare sia i deputati conservatori che quelli laburisti e creando non pochi problemi al governo di coalizione. Lo scivolone più grave durante uno scontro con Jack Straw, quando ha definito la guerra in Iraq illegale: ‘Magari dovremo aspettare l’uscita della sua biografia— ha detto riferendosi all’ex ministro degli Esteri— ma forse un giorno ci spiegherà il suo ruolo nella più disastrosa delle decisioni, cioè l’invasione illegale dell’Iraq’. Parole che hanno fatto rabbrividire l’aula perché potrebbero aprire la strada a una serie di azioni legali internazionali contro la Gran Bretagna. ‘Una dichiarazione pubblica in parlamento da parte di un ministro del governo— ha detto al Guardian Philippe Sands, professore di legge allo University College of London— sarebbe ritenuta interessante da una corte internazionale che indaga sulla legalità o meno della guerra’. Infatti Downing Street, attraverso un suo portavoce, si è affrettata a sottolineare che Clegg parlava a titolo personale e che ‘il governo non ha ancora espresso il suo punto di vista sulla legalità o meno del conflitto’. Indignate le forze armate che in Iraq hanno spedito 45mila uomini, di cui 179 sono morti. ‘Il procuratore generale mi assicurò che la guerra era legale, ho ancora il pezzo di carta’ ha dichiarato alla stampa Lord Boyce, che ai tempi dell’invasione nel 2003 era il capo di Stato maggiore della Difesa. Una parabola discendente quella di Nick Clegg. Prima delle elezioni era stato dipinto come l’uomo del futuro. Bello abbastanza da bucare il video, amato dai vip e dalla gente comune, poliglotta e internazionale, si pensava che avrebbe potuto oscurare Cameron. Poi il risultato elettorale deludente lo ha ridimensionato. E ora siamo alla presa in giro dichiarata. Ieri le vignette sui giornali inglesi lo mostravano come un bambino. E il Times scriveva: ‘Il piccolo Nick Clegg ha sostituito Dave, una vera impresa per un burattino come lui’. Secondo un sondaggio la popolarità dei Libdem è in picchiata, se si votasse oggi conquisterebbero solo 15 dei 57 seggi attuali”. (red)

 

 

19. Farnesina, via al giro di ambasciatori

Roma - “Sgombrato in parte il campo da un ostacolo contenuto nella prima versione della manovra finanziaria, che rendeva improrogabile l’obbligo di pensione a 65 anni e ne metteva a rischio alcune, il Consiglio dei ministri ha varato per la diplomazia italiana la serie di nomine più consistente dell’anno e da adesso al 2012 – riporta il CORRIERE DELLA SERA -. Senza darne pubblicità, perché si aspettano i gradimenti dei Paesi nei quali saranno accreditati, il governo ha scelto come ambasciatore a Pechino Massimo Iannucci, attuale direttore generale per l’Asia della Farnesina e inviato per l’Afghanistan, che prenderà il posto di Riccardo Sessa, destinato a Bruxelles in qualità di rappresentante permanente presso la Nato. Da questa posizione si sposterà a Roma Stefano Stefanini, il quale assumerà la carica di consigliere diplomatico del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano quando, nei prossimi mesi, l’attuale consigliere Rocco Cangelosi andrà in pensione. er dirigere l’ambasciata di Mosca partirà Antonio Zanardi Landi, finora ambasciatore presso la Santa Sede, mentre ambasciatore in Vietnam sarà Enzo Angeloni e in Libano arriverà l’attuale direttore per l’Africa Giuseppe Morabito. Benché meno esposte al pubblico, sono state proprio quelle per le direzioni generali della Farnesina una parte corposa delle nomine di ieri. Con la riforma del ministero, passeranno dopo l’estate da 13 a otto. Tra le nuove, Sandro De Bernardin guiderà Affari politici e di sicurezza, Giandomenico Magliano quella per la Mondializzazione, Mario Bova quella per l’Unione europea, Maurizio Melani quella per il Sistema Paese, Giovan Battista Verderame le Risorse (il personale) e Massimo Civitelli l’Amministrazione”. (red)

 

 

20. Ora la "mozzarella blu" è anche made in Italy

Roma -

“Da quando, un mese fa, è esploso lo scandalo della mozzarelle blu, l’unica consolazione a cui ci siamo aggrappati è che in fondo si trattava di prodotti tedeschi. E invece no – scrive LA STAMPA -. Non sono sicure neppure quelle italiane: sono appena state scoperte due mozzarelle color puffo, realizzate dal colosso caseario bolognese Granarolo. La rivelazione è targata Torino. Le mozzarelle con il marchio Granarolo sono state acquistate all’ipermercato Auchan di Rivoli, alle porte del capoluogo piemontese. Il caso è già al vaglio del procuratore Raffaele Guariniello, titolare dell’inchiesta, e gli esami dell’Istituto zooprofilattico confermano che la causa dell’insolita colorazione è sempre lo Pseudomonas fluorescens. Un batterio che tende a virare al blu e che prolifera a velocità e in quantità enorme se esistono carenze igieniche nell’acqua. Non a caso, proprio l’altro ieri, i test microbilogici realizzati dal perito della procura torinese confermano l’uso di acqua sporca per la confezione delle mozzarelle incriminate. Ma in questo caso avevamo a che fare con le confezioni della ditta tedesca Milchwerk Jäger di Haag, in Alta Baviera. Ora invece l’allarme ci tocca più da vicino ed è messo in crisi uno dei fiori all’occhiello dei prodotti alimentari made in Italy. La Granarolo è una delle società più importanti del settore. Com’è possibile che anche le sue mozzarelle diventino blu? Sulle confezioni sequestrate a Torino c’è scritto chiaramente che viene utilizzato latte italiano. Perché allora hanno la stessa caratteristiche di quelle dell’azienda Milchwerk Jäger? Le indagini sono ancora in corso, tuttavia agli inquirenti risulta un legame tra le due industrie. La Granarolo acquista dalla collega tedesca materiale per ‘lavorare’ alcuni prodotti. La risposta, quindi, potrebbe forse trovarsi nel passaggio di derivati made in Germany”.

“La stessa Milchwerk Jaeger, tramite l’avvocato ferrarese Gaetano Forte, sottolinea in una nota ‘la presenza del batterio Pseudomonas fluorescens ha riguardato situazioni di tenore analogo relative anche ad altre aziende dentro e fuori il territorio nazionale’. I tedeschi, contestualmente alle indagini dei carabinieri del Nas e della procura torinese, hanno provveduto al ritiro dal mercato delle mozzarelle a rischio. Resta da vedere come si muoverà ora la Granarolo. Orgogliosi della qualità della loro attività, reclamizzano prodotti buoni e sicuri (chi non ricorda il simpatico slogan della mucca Lola?). Resta da chiarire come si sia potuto verificare lo spiacevole episodio delle mozzarelle blu. Guariniello, quindi, si trova a dover giocare su un doppio tavolo. Quello internazionale, dove sta attendendo una risposta alla richiesta di rogatoria. E quello casalingo, per verificare le responsabilità del caseificio bolognese, di cui è stata già inoltrata notizia alle autorità regionali e ministeriali. Le ipotesi di reato sono sempre due. La violazione della legge del 1962 sugli alimenti e il commercio di prodotti pericolosi per la salute e la frode in commercio. Finora, sono state iscritte nel registro degli indagati dieci persone: due tedeschi e otto importatori e distributori italiani. Si attendono nuovi sviluppi. In tutta Italia: dal Piemonte al Lazio, dall’Abruzzo alla Sardegna, dall’Emilia alla Puglia. Le mozzarelle blu prodotte in Germania sono state vendute un po’ ovunque (il mercato riguarda però anche Francia, Russia e Bielorussia). Nel nostro Paese i carabinieri del Nas hanno sequestrato nei discount oltre una tonnellata di merce, a cui bisogna aggiungerne altre 13 bloccate prima di essere messe in vendita in un centro di distribuzione in Puglia. Il sequestro più consistente, comunque – conclude LA STAMPA -, è stato fatto in Piemonte, a Volpiano, provincia di Torino: una partita di 28.400 mozzarelle per il valore di 15 mila euro proveniente dall’azienda tedesca finita nel mirino del procuratore Guariniello, la bavarese Milchwerk Jager”.

 (red)

 

 

21. Università gratis per i diplomati con lode

Roma - “I neodiplomati con 100 e lode hanno, da oggi, un motivo in più per pianificare il proprio futuro all’ombra delle due Torri: l’università di Bologna ha annunciato che per il prossimo anno, le matricole più meritevoli saranno esentate dai contributi – riporta il CORRIERE DELLA SERA -. A prescindere dalla dichiarazione dei redditi. Una mossa, quella messa in atto dall’Alma Mater, che ricorda da vicino le recenti novità annunciate dal governo tedesco: uno ‘stipendio’ di 300 euro al mese per gli studenti con i voti più alti (circa l’8 per cento della popolazione universitaria), ancora una volta senza tenere in considerazione il bilancio familiare. E che, ancora di più, sembra anticipare quanto si sta discutendo proprio in questi giorni tra gli scranni del Senato italiano: il ‘fondo per il merito’ che dovrebbe premiare i più bravi, individuati con un test standard abbinato alla maturità. Anche qui, senza distinzioni tra più e meno abbienti. ‘Perché non si tratta di vitto e alloggio, o di un posto in un collegio — spiega Ivano Dionigi, rettore dell’ateneo bolognese dal 1° novembre scorso —; questo è un riconoscimento di un talento individuale. Chi ha preso 100 e lode va premiato come persona. Certo, se vivessi in un Paese dove fossi sicuro delle dichiarazioni dei redditi, prenderei in considerazione anche l’altro parametro...’. Ma a parte questo ‘piccolo tallone d’Achille’ (che fa il paio, per ammissione dello stesso Magnifico, con la questione valutazioni finali, ‘è chiaro che i 100 e lode non sono tutti uguali’), Dionigi difende senza esitazioni la sua ‘creatura’. ‘Abbiamo deciso, vista la situazione economica delle famiglie, di non aumentare i contributi per quest’anno. E a Bologna non sono bassissimi: la media si aggira sui 1.500-1.800 euro, suddivisi in tre rate”.

“Per alcuni corsi a numero chiuso si pagano fino a 2.500 euro’. Ma nell’anno accademico 2010-11, chi si presenterà con in tasca un 100 e lode non ne dovrà sborsare neanche uno (resta il ‘dazio’ minimo di tassa regionale e assicurazione, previste per legge). Quanti saranno, i meritevoli premiati, e quanto costeranno alle casse dell’ateneo? ‘Abbiamo 83mila studenti, e l’anno scorso le matricole erano 15mila; di queste, i 100 e lode sono stati l’1,3-1,4 per cento. La speranza è che il prossimo anno siano almeno il triplo. Ci verrebbe a costare circa un milione di euro, ma saremmo ripagati dall’ingresso dei talenti’. Un ‘investimento morale’, così lo definisce Dionigi. Un obiettivo non sindacabile — ‘anche il Consiglio studentesco ha votato la delibera all’unanimità’ — per raggiungere il quale ‘sono pronto a tagliare altrove. Ma diritto allo studio e internazionalizzazione non si toccano’. Bologna si sta muovendo con determinazione su questa strada, ‘giusto ieri abbiamo premiato con 150mila euro i 55 studenti migliori dell’ateneo... Stiamo cercando una doppia norma, che coniughi i grandi numeri con la "locomotiva" del merito’. Resta, è vero, il ‘tallone d’Achille’ dei 100 e lode che, ‘in alcune scuole, valgono i 90 di altre. La prova nazionale progettata dal ministero – conclude il CORRIERE -, sarebbe un primo passo’. Ma di aspettare fino ad allora, non se ne parla: ‘Credo che questa iniziativa sia una piccola luce sul moggio per confortare i nostri giovani. Oggi più necessaria che mai’”. (red)

Mensile, Quotidiano, Stage e altro: ecco il Ribelle di Settembre

Repressione del fumo: ma non staremo esagerando?