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Come un cane in Chiesa? Sicuramente meglio che in Moschea

Il clero iraniano lancia fatwa contro il possesso di cani e quello anglicano per tutta risposta concede loro l’eucaristia: è accaduto a Toronto, dove un prete anglicano ha comunicato, oltre un neofita, anche il suo cane. Questo mondo ha superato i confini della follia: è stato giusto aprire le porte dei manicomi, è il pianeta stesso ad essere diventato un enorme reparto psichiatrico.

Amare gli animali è bello, specie i cani, ma se fino ad ora ci eravamo trovati solo davanti ad eccessi ancora nel limite della sanità mentale, l’attenzione per la tutela degli animali pare aver superato quella per gli uomini. Frequentando i social network, infatti, si può notare come molti ostentino più preoccupazione per la condizione animale che per quella umana, ma questo è soprattutto un chiaro segnale della potenza delle armi di distrazione di massa, che sanno pilotare le ossessioni delle masse verso questioni che non disturbino il manovratore.

La sensibilità ecologica è stata una grande conquista, ma le crociate animaliste, specie nelle frange più fondamentaliste, hanno spesso varcato il limite del ridicolo, pur prendendosi maledettamente sul serio, o forse proprio per quello. Queste crociate, tuttavia, erano rimaste “laiche”, mentre adesso la chiesa anglicana fa scendere in campo anche dio. Non ci interessa interferire con le questioni interne alla confessione anglicana, come per tutte le questioni interne di ogni religione finché, però, restano questioni “interne”, ma non ci sembra che un istituto fondamentale per il cristianesimo come l’eucaristia possa essere concessa con tale leggerezza ad un cane: per un credente quello è il corpo del Cristo, non un croccantino.

Cosa dobbiamo dedurne, che uomini e cani siano tutti fratelli davanti a dio e che dal fango oltre ad Adamo fu plasmato anche Fido? Perché se Fido può ricevere la comunione significa che Gesù scese in terra anche per i cani e mondarli dai loro peccati, è quindi evidente che, nell’Eden, Eva convinse anche Fido a mangiare la mela sprofondandolo nel peccato, che sia per il condividere la stessa colpa i cani siano così legati a noi? In effetti, loro amano il prossimo umano come loro stessi e spesso di più, in questo senso sono spesso migliori cristiani dei loro padroni. Deve essere così, almeno per gli anglicani, poiché se così non fosse non ci sarebbe motivo per un cane ricevere la comunione, anche se nessun vangelo riporta che all’ultima cena sotto il tavolo c’era anche un cane, dimenticato da Leonardo e il cui mistero Dan Brown non ha saputo svelare, che ricevette anche lui il pane spezzato.

Chissà se il cane canadese, però, sapeva che ricevendo la comunione implicitamente riconosceva di aver fin lì condotto una esistenza da peccatore? Ci si aspetta ora una forte presa di posizione da parte delle associazioni animaliste laiche in difesa dei diritti dei cani a poter professare fedi diverse da quelle dei loro padroni. Le associazioni atee si concentreranno, invece, sul ridicolo della religione in sé e cominceranno a dubitare dell’intelligenza dei cani che paiono aderire a questi retaggi di medievale superstizione.

In effetti, un gesto come quello di Toronto di ridicolo sulla religione ne getta parecchio, ma non solo sulla religione, che è cosa seria che merita dagli atei il rispetto che questi pretendono dalle religioni, ma su tutta una attitudine generalizzata della nostra società. Le critiche, ad esempio, sono state mosse più verso il fedele che, vedendo la sua religione, letteralmente, data in pasto ai cani, ha scritto indignato al vescovo, il quale non ha, finora, né risposto né sanzionato il fatto, che non al prete che ha ridotto la confessione anglicana ad una macchietta degna di Mr. Bean.

Se continua così nei libri di storia leggeremo che Caligola, facendo senatore un cavallo, si dimostrò un illuminato che precorreva i tempi e non un pazzo, anche se quello fu un calcolato gesto di chiaro valore politico che voleva gettare disprezzo sul Senato, anche se, magari, vedendola così ci ritroverà a dire che il segno di disprezzo era verso il cavallo, a confutazione va detto che i Senatori non erano quelli di oggi, fatto che invece avvalorerebbe la tesi revisionista. Solo una speranza resta: che il cane scali le gerarchie ecclesiastiche riportando un po’ di quel buon senso che gli uomini stanno irrimediabilmente perdendo.

 

Ferdinando Menconi

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Prima pagina 26 luglio 2010