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Guerra e notizie

A distanza di pochi giorni, due tra le fonti che seguiamo in redazione hanno riportato dei dossier piuttosto interessanti in merito agli Stati Uniti d'America e al loro comportamento, per la precisione in ambiti relativi alla guerra e a quella che essi stessi chiamano lotta al terrorismo

Si tratta di Wikileaks e di Internazionale (quest'ultimo ha ripreso una inchiesta del Washington Post). Il primo - ma chi è abituato a utilizzare internet per la propria informazione dovrebbe già conoscerlo - è un sito ai limiti della clandestinità (pochissimo si sa del suo gestore) il quale pubblica praticamente in modo costante una serie infinita di documenti riservati, derubricati ma spesso dimenticati, quando non proprio provenienti da fonti anonime eppure di importanza decisiva. Il secondo in Italia è più conosciuto ed è un settimanale che ha, tra le altre cose, il pregio di rendere disponibile in lingua italiana una serie di articoli pubblicati in altre lingue da altri media. Buona parte di essi è molto interessante. Forse è uno dei pochissimi casi di media cartacei con una certa diffusione che vale la pena acquistare e leggere.

I due dossier si riferiscono nel primo caso a situazioni non conosciute dal grande pubblico in merito alla guerra all'Afghanistan e nel secondo caso a una rete piuttosto imponente di para-istituzioni, negli Stati Uniti, che in modo più clandestino che alla luce del sole lavorano, come una intelligence segreta, per quello che il governo americano intende come controllo globale: parliamo, tra le altre cose, di 1.7 miliardi di email e messaggi sottoposti a screening ogni giorno.

Inutile entrare nei dettagli, li potete trovare facilmente perché sono ormai a portata di click con tutta la pletora di commenti di vario genere. Ciò che interessa è mettere a fuoco, a questo punto, ciò che è facile intuire e che scriviamo (non solo noi) da tanto tempo: le notizie che ci arrivano quotidianamente sono, in modo esclusivo, quelle che vogliono farci arrivare. Dai campi di battaglia, con i giornalisti e le agenzie di stampa embedded e anche al di fuori di essi. Tutta l'informazione di massa è in pratica controllata, indirizzata e messa in prospettiva da pochissimi attori, naturalmente collegati e sotto stretta sorveglianza (per via dei finanziamenti che ricevono, dei CEO che siedono nei loro consigli di amministrazione e a cascata nei direttori che vengono scelti, nei caporedattori e via di seguito) di chi ha interesse che le informazioni vengano veicolate in un modo e in un modo solo. Tacendo regolarmente su ciò che essi reputano scomodo - e sconveniente - far sapere.

Ogni tanto qualcosa, quasi sempre su media non ufficiali, viene fuori. E generalmente si tratta di cose interessanti. Come in questi due casi.

Dal che se ne deduce in primo luogo che, ancora una volta, per capire meglio cosa accade in ambiti delicati (come quelli dei teatri di guerra o di attività da grande fratello mondiale) i media tradizionali non siano solo inutili, ma nella stragrande maggioranza dei casi anche fuorvianti. E se ne deduce, immediatamente dopo, che gli unici avamposti per poter avere delle informazioni di un certo calibro siano quelli del tutto non ufficiali.

Internet in tal senso gioca al momento un ruolo fondamentale. Anche in chi si riconosce autenticamente ribelle al nostro mondo e alla modernità - internet incluso - non deve ottusamente rifiutare tout court questo mezzo. Non lo facciamo noi per primi. Lo usiamo, finché possibile, per portare avanti la lotta nella quale siamo impegnati. Fanno di tutto per controllare e ostacolare, con leve economiche e di lobby (aumento delle tariffe postali, ad esempio) tutte le attività di informazione che non rientrano nel giogo a essi assoggettato, e anche per internet, passo passo, stanno prevedendo norme al fine di limitarne l'uso. Poi ci rimarrà solo il rapporto uno a uno, a voce. In piazza negli angoli delle strade, fino a che non sarà reato fare anche quello.

Ma in ogni caso, fino a che la controinformazione non arriverà nei media di massa (e come?) l'opinione pubblica rimarrà ancorata alle verità ufficiali. Inutili per capire la situazione, utilissime per continuare a far andare avanti lo status quo.

 

Valerio Lo Monaco

Secondo i quotidiani del 27/07/2010

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