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Italia, noi non ci arrendiamo

Si confermano fiducia e attestati di stima tra loro, si dichiarano tutti estranei ai fatti, si avvalgono della facoltà di non rispondere e soprattutto fanno di tutto, da anni, per non farsi processare. Mentre la Magistratura di mezza Italia gli dà la caccia presentando costantemente montagne di carte, di conti correnti, di spostamenti di denaro, di intercettazioni e percorsi che definire cristallini, per capire il tutto, è poco, i quali attesterebbero, se solo si potesse arrivare a fare un processo e a una sentenza, una incontrovertibile verità: è la classe politica più corrotta, immorale e desolante che la storia d'Italia abbia mai avuto.

Dal dopoguerra in poi almeno.

I giornali sono pieni - ancora, e ancora per poco, vista la Legge Bavaglio - di ricostruzioni e resoconti, di paginate di cronaca in fin dei conti inutili. Di interviste, dichiarazioni e controdichiarazioni e di spiegazioni su cavilli giudiziari che rallentano all'infinito le possibilità di arrivare a un punto.

Inutilmente. Perché al punto chiunque può arrivare da sé, in modo intuitivo o semplicemente guardandosi attorno, vedendo in che stato è ridotto il nostro Paese, anche senza aspettare il corso della giustizia.

O almeno lo si dovrebbe fare. E questo è il punto, ma lo vedremo a breve.

L'attualità politica del nostro paese è nauseante. E non è un caso che su queste pagine ne parliamo poco spesso e solo di sfuggita. Cosa altro c'è da dire? Quale il motivo per andare a fondo di una realtà che è già chiara e sotto gli occhi di tutti?

Se nel momento stesso in cui crolla la stessa istituzione politica del nostro Paese il Capo dello Stato non trova di meglio che dire che bisogna fare sacrifici, che gli italiani tutti si devono impegnare per risanare i buchi di bilancio (che questa stessa classe politica ha creato) quale può essere il commento ulteriore da fare?

Sinteticamente e brutalmente - perdonate: la politica del nostro Paese è composta da un sottobosco di mignotte e ladri. Spesso entrambi allo stesso tempo. Che a livello mondiale non contano nulla ma che nel nostro piccolo, purtroppo, contribuiscono a farci pesare e pagare una situazione già difficilissima.

Il punto centrale però è un altro ed è sempre lo stesso: evidentemente, ci meritiamo tale (sotto)classe dirigente. Se è vera la quantità dei voti che hanno preso e che continuano a prendere in modo imperterrito (sia chiaro, una parte e l'altra) allora vuol dire che il problema risiede altrove. Nelle capacità e nelle coscienze - nella cultura e nella intelligenza - di un popolo, noi, che continuiamo a lasciare che le cose vadano in questo modo. Anche - o forse soprattutto - nel continuare a non capire che questa democrazia parlamentare, che continuare a dare un voto a una parte o l'altra, a credere nell'alternanza invece di spingere nella sola direzione di una vera alternativa, sia la cosa più sbagliata da fare.

Ancora è sempre, la battaglia da fare è dunque culturale. Velleitaria? Forse. Ma la resa ci ripugna. E comunque non saremo stati complici.

 

Valerio Lo Monaco

Prima pagina 28 luglio 2010

Secondo i quotidiani del 28/07/2010