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La "marcia (indietro) di G. Fini su Roma"

Come al solito Gianfranco Fini se la fa nelle mutande e fa marcia indietro. Ora tratta. Anzi "offre". Sono bastate un po' di pallettoni sparati contro da giornali, colonnelli, varie e avariate, qualche casino interno relativo al "tesoro di An" e insomma, tutto il gran chiasso fatto in diretta mesi addietro, e giorno dopo giorno, tra correnti e colpi d'aria, o sarebbe meglio dire colpi di sole, si risolve naturalmente in un nulla di fatto.

Tutti dietro a Berlusconi allineati e coperti, insomma. Del resto dove altro andare?

Già il dissolvimento di An senza uno straccio di congresso doveva far capire la situazione, così come la guida iper personalistica dell'ex Msi, negli ultimi quindici anni, avrebbe dovuto - ma così non è stato - far compiere almeno ai "duri e puri" di quel partito una bella rivoluzione interna. Ma il mito del capo, si sa, da quelle parti è stato sempre molto rispettato.

E se mito del capo deve essere, allora nulla di strano quando "il capo" riconosce un "capo" più capo di lui, cioè ciò che Fini ha fatto con il Presidente del Consiglio. E tutti dietro a seguire, una poltrona di qua, una poltrona di là, imboscati vari in commissioni, ministeri, assessorati di vario tipo, qualche fondazione in più dove infilare gli pseudo intellettuali embedded in cerca della pagnotta quotidiana  e insomma finalmente per loro fuori dalle fogne a potersi spartire un bottino per troppo tempo precluso.

Ora cosa vogliono i colonnelli? Cosa blaterano tutti gli altri?

Infuocati per quelle (cesellate e studiate) parole di Fini in quel congresso in diretta tv, presto compressi nuovamente nel silenzio e nell'anonimato, non pensavano mica che il Gianfranco nazionale avrebbe potuto davvero salire sul ring con Berlusconi e tutto quello che ciò comporta, no?

E fa un po' tenerezza - o pena, dipende dai punti di vista - vedere la frizzante inutilità dei vari circoletti culturali tenuti su a caffeina e contributi pubblici dirottati, cercare di fare sponda, o fronda, al proprio referente economico (e politico) nel momento del bisogno.

Stiano calmi, basso profilo, e nessuna spinta in avanti, e lo stipendio a fine mese sarà assicurato. Che a rimanere nel posto giusto per tutto il tempo necessario ci pensa Fini, con passi lunghi e ben distesi quando serve, seguiti da immobilismo assoluto, marce indietro, proclami da Generale Diaz o bollettini da ciclostile di sezione alla bisogna. Sempre in giacca e cravatta e ben sbarbato, però. Che il capo vuole così.

 

Valerio Lo Monaco

Prima pagina 29 luglio 2010

Secondo i quotidiani del 29/07/2010